lunedì 3 gennaio 2000

renato e rosa

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stanotte vi ho telefonato in sogno,
stanotte
          ho parlato con voi che non
siete più dei nostri ( uno strano disegno)

stanotte ,
quando vi ho portato il dono
insperato
             -penso- del mio ricordo

(il mio ricordo di tutto questo tempo)

che non è gocciolato certamente
lento,
        stanotte.

                      Vi ho restituito -per
    un momento-   il nostro passato
                                     e i sorrisi
su quella gioia di un futuro
            insieme (uno qualsiasi)
                     che non è mai venuto,
purtroppo sognato non è mai arrivato

nè re-nato accanto a quella rosa rosa

ostacolato da una bolla appesa
nell'insospeso
                    reso dalla morte.

Vi ho dato l'amore che in fondo
non muore mai
                   nel mio sorriso largo :-)
                       ogni volta che
                        ascolto i ricordi
                        ergo, è là che scorgo voi, poi.


( la notte io sempre, come
  trasporto da me
  a voi).

In fondo Dio benigno
nessuno l’ha mai visto ed ora state
telefonandomi in risposta
-forse- con lui,  in un .
ancora un
sogno











dieci anni dalla morte di renato rizzo  e rosa leone.
3gennaio 1990/ 2000

sabato 1 gennaio 2000

ilcatinodizinco
-Per tracciare parole, storie.

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Ho il ricordo del catino color cenere,in zinco, bianco smalto fuori,
in cui da piccolissima mi lavavano.
Sul loggiato  a mezzo sole, d'estate.
E mi sono detta che quel catino  non solo è il ricordo "di cosa" che contiene.
Ha il ricordo dell'aggeggio desueto, quello che d'uso semplice e comune una volta ,oramai s'è smarrito.
S'è superato, magari non volendo,

Un "ricordo ricordato" all'improvviso, dopo aver letto un libro, di Margaret Mazzantini.

Nel mondo della plastica che implastica,
il catino di zinco
*che sia di zinco zinco* ,quello stesso
del lavandare accanto ai pozzi,del rifrescarsi nell'intimità delle camera da letto,del bagnetto al piccolo di casa, è il resto
di un tempo ancora vicino,ma definitivamente remoto,forse pure perso: lontano.
Nel marasma del nuovo, del comodo .Degli oggetti
procuràti in fretta+usa+getta=immediatamente.
Prodotti .
Quasi asettici.
Impersonali, apassionali.


Straabusati e straabusanti lì, ad intristirci perchè intristiti nel senza storia.
Il catino di zinco
è il bacile,quello posto a lavamano che contiene.

Acqua chiara che insapona, che tramena.
Che scivola in.
Uno sciorinìo di rimembranze.Ma contiene.

Una folla di volti, di esperienze in ressa si affannano in echi,
propaggini.


In essenze persistenti tenaci, immutabili che chiedono,
i n s i s t e n t e m e n t e
un riscontro, nuova vita.


Un solo segno di continuità in

parolesuparoledopoparoleconparole

a cincischiare nell'acqua che scivola e passa in un blog.
(ecco perché ne farò un blog).

"Il catino di zinco" prende il nome dal libro di cui su, di Margaret Mazzantini.


La storia di Antenora, ha inizio nel grigiore meschino familiare del principio del millenovecento e arriva spedito fino a
noi, passando per guerre, dittatura, dopoguerra facendo i conti con femminismo e post
femminismo,
arrendendosi solo al destino di morte che tocca comunque.Chiunque,nell'età del corpo minata dal tempo e dalle malattie.

Il catino di zinco, semplicemente accoglie, comprende,racchiude, include, ha dentro.
Trattiene.
Non solo  liscivia e freschezza d'acqua .

Da me qui scorreranno, appunto.
Parole.