giovedì 1 novembre 2001
-faba*-
è gli epiloghi
alle vie della gente, mentre
noi
ancora
piangiamo la nostra brocca
infranta ,qui sul lìmine del campo .
A grafia di un dio che manovra
splende
la vita a specchio del
sole e s'intarsia dei giorni dell'uomo ,
anche se.
La sua ombra cade
dove mestamente cadendo l'oscuro ancora
rovina , mozzando
il trascorso,il venturo
Di quel fragile,
restano avanzi sparsi
in
basso,
sottoterra.
E sopra noi .
Lucidando il sasso piatto che divide e tiene unite luci ed ombre,
dove s' ergono i cipressi ,
coi racconti vis à vis del come trascorre tutto,
intanto. E ancora.
Il resto che. -Sillaba segue sillaba-
E come
èndice si cede in nido ,
unico lascito l' impegno di un ritorno,
ad una volta in più, fino ad allora,
ciò che chiama e chiama dialogo
minimamente
-gratis- una 'faba'
diviene.
.it
sabato 27 ottobre 2001
ai due occhi annuncio di prognosi
due occhi come cucchiai raccolgono
le distanze fra il cielo e la paura mia ,
sono uno sguardo che mi segue
osserva fissa scruta indaga,nota
tra una parte imposta e la recita.
due occhi come cucchiai raccolgono
tutto il mio stupore scolpito
sopra la soglia della realtà
a mezzo fra l'ansia e la paura che, a te
(pure) succeda.
I dialoghi cui assisto,sono frode
tentano in una pacata solennità
il nuovo capitolo delle speranze
( il cerusico è un maestro nelle avvertenze)
Intanto esco da me per non soffrire.
E lui s-offre mentre s'arrossa
la faccia . Medica-mente, almeno
cerca, tenta e sarebbe divertente
Tra mille ali la fiducia
fatta di che-mio (?)- è più o sarà?-
come la cenere
che è grigia.
iglù inùtile
mercoledì 24 ottobre 2001
[Prs.Ptc] Esercizio 3a

che piange , inclinato orizzonte dove slitta capovolto il tramonto
tra i monti, nel nero che si forgia come terra, presto al passo
il colmo e il ricolmo che s'avvinghia in un boccale.
Onda sgoccia cristalli di sale, dolore.
Lui s'annega, lì. So. E m'arrendo anch' io.
Come il vino può ancora dare forma nel sognare e riordina ,grazie
alle opere dell' ingegno piccolo piccolo, se pure costruisce mai, così si
scrive la poesia dell'avvinazzato.
E la canto,qui.Mi firmo come è scritto su, nero su bianco,
sfregio su muro,
graffio su foglio con la biro , come.
Profondo spazio aperto sul burrone , Iside verso Osiride,gradino in
scalinata,quantè è lunga la nottata, faccia di cera in tutti i sogni. Vedo
solo fino a lì. E lì ripeto.
Lì, per un attimo.L'universo fermo io, solo io e non sono caduca forma di valutare.
Imparo a sorridere ai mille occhi, quanto è strano destino ,la nebbia:
sbiadisce il sereno affidamento.Smemoratezza a sommergere.
Il vino può ancora dare foggia nel sognare -e venire- delle cose. E
ammortizza il gelo.
Lì ,è stimolante.
Lì, lì. Lì,lì
Gli stessi volti nella pinta dove s'esenta tutto,anche il danno in pancia
cambiano d'umore.
Bevilo
-Se ora sono trenta mi spegnerò a sessanta-
L' evoluzione inesauribile nata dalla singolare posizione di noi specie
umana, si coagula alla sorte con i sogni.
Nessun dolore , lì
E là.
Lì, per un attimo l'universo è fermo.
E io, non provvisoria.
So che si accaglia la sorte, nei sogni.
Lì , per tutti i secoli ti tallonerò e tu ne sarai felice ,del ventre mio e
della mia luna. Il danno sarà che tutte queste sono solo irraggiungibili
evanescenze chiuse in cella, quando invade la stanza
il profumo del mosto passito,il lago in un cucchiaio che frizza.
Ma tu viaggi con me.
Mi chiamavo Lilli , ora Lì, lì e un ripetermi vago.
E'un linguaggio, il nostro .
~
immagine tratta dal sito
http://snipurl.com/ehkx8
martedì 23 ottobre 2001
[Prosa Poetica] Esercizio 2
rimpiango
dell'immobilità estrema il dilemma del se poi fosse che sia
giusto il continuare a camminare: lui
rimpatria in un baccello,il tempo .
Indugia sulla coffa ,tra le vele.
Io.
Io qui, forma sono, involucro.
Io dentro,informe sono nel tegumento.
Sordomuta.
Mia anfitriona.
Ciò che conta è che il messaggio arrivi a destinazione, mio.
Quanto mare mi - ci separa?
Devo procedere nel medesimo modo collocando le parole all'interno della
frase: il primo posto riservato a quelle che esprimono l'idea
principe.Quanto alle altre, la loro disposizione non è soggetta ad alcun
vincolo.
E' comatoso il combaciare del vivere con il morire apparente del sopore
profondo, la condizione dell'essere .
Lo stadio.È ora che la roccia accetti di sbocciare,che il travaglio abbia un
ardimento che martella nel giusto sito, il cuore.
Mi rimane quello.Ma.
Dov'è, dov'è?
Batte? Bussa?
È epoca che sia tempo di contesa ,oltre che di vita, durata e cronaca di
nuovo.Salto, falcandomi.
Parabola nel vento?
Sto ricrollandomi addosso, in vita, 'la plus estimable' fra le
incancellabili 'institution' del tempo.
Recapitando il ticchettìo per sveglia, il respiro si adegua all'alito di
morte per la sosta. E l'indugio si ammutina, fermenta.
Insorge tra le labbra l'anima.
Eppure ero in vita opàca ,ancora sempre io ai segni ;
voi dormite.
Ma possedete.I sogni.Qualche veleno.
C'è che. Sono.
Nuovamente sveglia, il vulcano da pulire.
Campi da innaffiare.
L'autunno è un posarsi, consueto.Di natura.
Quest'anno mi affermo 'una'.
Novità :
si fa deposito del mio nuovo profilo, l' ostentare verve.
Mi firmo :
~
giovedì 4 ottobre 2001
Padre Dionigi
ogni sera usciva dal portone
seduto sulla sedia sotto il gradino
brandendosi il bastone
a osservare con calma oltre la sua palma
con i piedi sopra l'orlo del marciapiede
(ahia! non nominargli la parola piede
'chè poi dovrei associare la parola *gotta*
e di come gli scotta a leggerla,meglio l'oblio)
Storia del prete seduto ogni sera ad aspettare visite ponendo l'occhio al porto, al mare
a lato della facciata della chiesa
che profuma le anime con torrenti di sole
e quanto vale
Storia del prete ( anni ottanta)
che ti salutava Allah Allah, e poi anche Mustafà.
sabato 15 settembre 2001
*a . [dilatarsi delle percezioni e in ultimo pensieri.]

ho intuito
incorporando a volo
Cercandomi, io e
d e n t r o
ho trovato Te, tutto di me.
E senza ritorno il dopo rogo
e quello ho rivisto
di me con te e di te ,ora
Nei gesti terminali
In quest'ultimo di fuoco saranno
e t e r n i
E il mio
mai trovato.
E t'ho Voluto
"Amore non scordarmi più!"
annodando al filo
In cui i sogni e in ultimo me
Gli edifici ( E te . E me) [I Noi .I Ti Amo]
~
* a Mary J. , 35 .(sessantasettesimo piano)
domenica 2 settembre 2001
stasera non voglio scrivere ( a luca)
se m'annotta persino il volere plasmarmi
di tracce in grafemi ,non svio di motivi che, graduali ,grondando,precipitano
nel nero del silenzio, allorchè l'urlo mio ,già so,rimarrà suono impercepito, fragore strozzato.
E in me ecco il risondare l'annullo del largo distendersi del muto.
Grafemi stilemi versi .
Frammista a terre dense d'immaginazione, e dolore
-orme di un moto-
il vigore sorgivo dell'ultima stilla salata sull'orlo del ciglio.
Arresa, dall'incavo del vuoto, una lacrima.
Dal niente di sogni,
gli abbagli.
Ancora il buio che annotta,privo di luna è l'incedere della resa
tra le braccia impazzite del n u l l a
E le ombre,e l'oscuro.
In quelle nascosto il dire,l'imploso del vivermi ed essermi : io.Qui.
Arresa agli idiomi ,divisa dal cianciare degli uomini.
Io, qui.
Io che non sono e se sono, m'approprio ora delle rare
barriere del
taciuto,
del poco di un tempo di quiete, un minuto-a clessidra -di gocce di vita,
baleni di sabbia ,istanti nell'abbandono al silenziarmi invocato ,
bramato.
Arresa.
L'incedere etereo è la resa,
pur esaurendo di cera,
e sgocciando clessidra di
sabbia ,
fiàccolando d'uno schizzo di tempo dischiuso
all' abdicare la vita, in quei lemmi.
Mi rode il corpo
un'appannata impressione del
tempo ,essenza-dolore.
Muta a tutto il ciarlare di stelle prima dell'ultimo buio,dell'ultimo tuffo del cuore, dell'ultimo
soffio, muta.
Muta, io.Qui.Quando.
Si
spegne
tale
riversare parole.
~ stasera, non voglio scriver-ti ~
!
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Newsgroups: free.it.arte.prosa.poesia
Subject: Re: Stasera non voglio scrivere,
NNTP-Posting-Date: Sun, 02 Sep 2001 12:51:50 MET DST
martedì 17 luglio 2001
Marilina
Una luce sincera
biancùgina
stanotte dal cavo oscuro,
somiglia alla luna, Marilina
Osservare
quell'allegra burattina
bisbigliare l'innocenza tutta sua ,
ridere, prendere il vento e recitare,
donna
in predestino naufragare
dentro se stessa ,
di un paesaggio crepacuore.
Di un fragile pensare
incurante del trucco, senza colore
sguardo sincero, frane d'amore
passioni perse e languore.
Tutta così,
spalancata persiana sulla messinscena continuata, per la gente.
Sostenere il Buongiorno ogni giorno
-gli uomini preferiscono le bionde
ogni diamante e tutto,d'altronde-
fino a quella certa sera.
S'è addormentata ,dicono.
Ma non sanno
se
fu voluto bloccafiato per fondo raggiunto di dolore, o.
In bianche lenzuola impigliata
in giri e rigiri tutta notte ,ancora sola.
Splendido franare
senza amore, sempre dare,
quel tanto
di prevedibile squallore
E alle soglie di un'alba
la sfida continuata in
sussistenza d' eccedenza
divenne volo, il più innocente.
Ora è visione,
angelo-bagliore
squallido ritorno dal cielo
alla tivù
del cavo oscuro.
E biancùgina, sciolta segretamente
e incantamenta, Marilina
sorridente.
.it
--
--- a.rrangiata,
...
buon comple-a.nno . :)
venerdì 22 giugno 2001
vecchiantistanteluna
giovedì 19 aprile 2001
(x a.) a.a.a.= ascessosposacarie
mi affligga, quando dolore alla bocca
scocca in un precipitoso esilio e corro,
mi paio aver accettato per fortuna.
Inacidisce piano quel vano che ho
in orale, miniera scavano man mano
favoriti dal glucosio e il caramello.
qui, e mi sbudello ed emicranio piano
Aspetto le nove e trenta. Con la Lacrima Christi
ci tenti, mi assisti ,ma non m'incanta
questa correzione che non è la soluzione
all'escavazione della cava in bocca.
.it*
* ( Ode (!) a.utobiografica
venerdì 13 aprile 2001
adesso e nella nona

sempre a mente l'odore di sventura e
presente in aritmia l'ombra del sovvenirmi la preveggenza informe di un
destino, strada e
sapore di morte a segnare il mio bambino
mi è compagna
s
p
a
d
a .
E il lento lacerarmi in dubbi ha preso
immagine,
l'angoscia per trent' anni e tre nel bozzo
scolora all'ora nona,
termine chiaro il compimento
nel cielo
di un crepuscolo ,memento
della fine,
profezia ,
corona .
E cremisi sulle vesti , schizzi e ciò
ch' è stato ordito è sciolto,
compìto ,nuovo vincolo
nell'ululare mio e del vento ,
squarciato il velo al Tempio e lui
trafitto
al fianco.
Madre io mi ritrovo sola
dunque icona
Madre inconsolabile
Madre di tutti , ovunque siano in fine,
qui
nell'ultim' ora ,
nona
.it *
lunedì 9 aprile 2001
vecchiavvizzire
giovedì 8 marzo 2001
da frina, giardincasa
le indomabili parole del dolore
pungono un arto.
Il dio che ha nome libertà mi insidia
dipana il tempo
piove rosso
sul mio statuto d'intoccabile e fragile concubina
Niente alchermes,niente ori,niente amore
-io mi guardo e rido-
Supina ricevo dolore a grappoli
svanire tento di frenesie
sensori incarno
fin nei pori del profondo,alla linfa
affronto l'essere donna
Ferite profumate,malgrado tutto.
Costose.
Lontano il fumo delle stoppie
mulinella nella mente a comprensibile sdegno,
l' inganno.
F-rina
sabato 27 gennaio 2001
del nonno,la memoria
lo scudiscio fu l’invito secco
a rientrare in riga
Non era rada la processione di fagotti
Noi camminavamo paralleli
gli uni gli altri
Sconosciuta, sembra che io debba
vivere o morire
forse(?)insieme a te.
No .Andava ai bagni
Unterschorfu:er
scandiva bene le parole:
“-Prevenire malattie infettive
Disinfezione
Respirare profondamente
SCHNELL!-“
Diveniva TEMPORALE l’idea ch’io fossi ESSERE
L’orchestrare d’accoglienza d\'un wiener walzer nella piazzetta
Una sorte -sono solo io solo da solo io sono - la morte
O baracche.
Come rotoli svolti alla
preghiera - la stessa di fronte al Mar Rosso - sarà sempre quella ,a sera.
arsi saremo, mucchi d’ossa
Finisce così il racconto
Incomincia una nuova Storia .
----------- da volontà d’intelletto la lucida follia ----------
Il caso è
che sia mia MEMORIA l’odio
Io tengo a mente e in sogno l’angoscia, lo scudiscio
il walzer nella piazzetta ,il bagno
M’accompagno ai bordi della strada incanutito ,ripeto tutto
a ME, la morìa,il lutto e alla domenica
non vado mai allo stadio
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Questo messaggio e' stato inviato tramite i Newsgroup di Punto
http://www.punto.it
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