giovedì 19 aprile 2001

(x a.) a.a.a.= ascessosposacarie

Che l'enigmicità dei movimenti
mi affligga, quando dolore alla bocca
scocca in un precipitoso esilio e corro,
mi paio aver accettato per fortuna.

Inacidisce piano quel vano che ho
in orale, miniera scavano man mano
favoriti dal glucosio e il caramello.

Solo, al chiuso, di giorno mi rintano
qui, e mi sbudello ed emicranio piano
nella foresta dei rimpianti. Dolori
e imputridimenti tanti, renitenti.

Aspetto le nove e trenta. Con la Lacrima Christi
ci tenti, mi assisti ,ma non m'incanta
questa correzione che non è la soluzione
all'escavazione della cava in bocca.

                La cavadenti tarda.

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*               (    Ode (!) a.utobiografica
                    fra il dolorosoetl'ironico
                    esclusivamente dedicata al signor a. )


venerdì 13 aprile 2001

adesso e nella nona









sempre a mente l'odore di sventura e
presente in aritmia l'ombra del sovvenirmi la preveggenza informe di un
destino, strada e
sapore di morte a segnare il mio bambino
mi è compagna

s
p
a
d
a .

E il lento lacerarmi in dubbi ha preso
immagine,
l'angoscia per trent' anni e tre nel bozzo
scolora all'ora nona,
termine chiaro il compimento
nel cielo
di un crepuscolo ,memento
della fine,
profezia ,
corona .
E cremisi sulle vesti , schizzi e ciò
ch' è stato ordito è sciolto,
compìto ,nuovo vincolo
nell'ululare mio e del vento ,
squarciato il velo al Tempio e lui
trafitto
al fianco.

Madre io mi ritrovo sola
dunque icona
Madre inconsolabile
Madre di tutti , ovunque siano in fine,
qui
nell'ultim' ora ,

nona

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lunedì 9 aprile 2001

vecchiavvizzire


Pesasse davvero sul dorso
mi escogiterei  d'artigliare scagliando nell'oltre
   questa stanchezza  continuata e perenne
lanciandola contromano in congedo  almeno temporaneo.

L'invecchiarmi  notavo dal consumarsi dei denti, giallognoli ,
semi abrasi ,dove
 sorrisi sono un'increspatura, una
 riga a mozzare le rughe, una piega.

La deriva percorrere vacillando
               e  ogni notte uno sguardo  a quelle  che potrebbero essere le
ultime stelle
riflesse in queste mie povere
fosse.

Quando sarà,
  infiammato vorrei essere  in ultimo, per somigliare a quelle, raccolto
nell'urna
   e questa a deriva ,nel blu  scivolare.

Per ora me ne vado in giro sereno come chi si è
promesso un futuro d'acque, di semi- amniotico vitale ,di sale,
[più o meno le stesse]
 da cui
s'era fatto il partire


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