sabato 27 ottobre 2001

ai due occhi annuncio di prognosi

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due occhi come cucchiai raccolgono


              le distanze fra il cielo e la paura mia ,
sono uno sguardo che mi segue
                                       osserva fissa scruta indaga,nota
                                       tra una parte imposta e la recita.


due occhi come  cucchiai raccolgono
                        tutto il mio  stupore scolpito
sopra la soglia della realtà
a mezzo fra l'ansia e la paura che, a te
(pure) succeda.


I dialoghi cui assisto,sono frode
       tentano in una pacata solennità
il nuovo capitolo delle speranze


( il cerusico è un maestro nelle avvertenze)


Intanto esco da me per non soffrire.
        E lui s-offre mentre s'arrossa
la faccia . Medica-mente, almeno
 cerca, tenta e sarebbe divertente


Tra mille ali la fiducia
              fatta di che-mio (?)- è più o sarà?-
come la cenere
che è grigia.














iglù inùtile

mercoledì 24 ottobre 2001

[Prs.Ptc] Esercizio 3a


mi firmo ~

che piange , inclinato orizzonte dove slitta capovolto il tramonto
tra i monti, nel nero che si forgia come terra, presto al passo
il colmo e il ricolmo che s'avvinghia in un boccale.
Onda sgoccia cristalli di sale, dolore.
Lui s'annega, lì. So. E m'arrendo anch' io.
Come il vino può ancora dare forma nel sognare e riordina ,grazie
alle opere dell' ingegno piccolo piccolo, se pure costruisce mai, così si
scrive la poesia dell'avvinazzato.
E la canto,qui.Mi firmo come è scritto su, nero su bianco,
sfregio su muro,
graffio su foglio con la biro , come.
Profondo spazio aperto sul burrone , Iside verso Osiride,gradino in
scalinata,quantè è lunga la nottata, faccia di cera in tutti i sogni. Vedo
solo fino a lì. E lì ripeto.
Lì, per un attimo.L'universo fermo io, solo io e non sono caduca forma di valutare.
Imparo a sorridere ai mille occhi, quanto è strano destino ,la nebbia:
sbiadisce il sereno affidamento.Smemoratezza a sommergere.
Il vino può ancora dare foggia nel sognare -e venire- delle cose. E
ammortizza il gelo.
Lì ,è stimolante.
Lì, lì. Lì,lì
Gli stessi volti nella pinta dove s'esenta tutto,anche il danno in pancia
cambiano d'umore.
Bevilo
-Se ora sono trenta mi spegnerò a sessanta-


L' evoluzione inesauribile nata dalla singolare posizione di noi specie
umana, si coagula alla sorte con i sogni.
Nessun dolore , lì
E là.
Lì, per un attimo l'universo è fermo.
E io, non provvisoria.
So che si accaglia la sorte, nei sogni.
Lì , per tutti i secoli ti tallonerò e tu ne sarai felice ,del ventre mio e
della mia luna. Il danno sarà che tutte queste sono solo irraggiungibili
evanescenze chiuse in cella, quando invade la stanza
il profumo del mosto passito,il lago in un cucchiaio che frizza.

Ma tu viaggi con me.

Mi chiamavo Lilli , ora Lì, lì e un ripetermi vago.
E'un linguaggio, il nostro .
~


immagine tratta dal sito
http://snipurl.com/ehkx8

martedì 23 ottobre 2001

[Prosa Poetica] Esercizio 2

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rimpiango
dell'immobilità estrema il dilemma del se poi fosse che sia
giusto il continuare a camminare: lui
rimpatria in un baccello,il tempo .
Indugia sulla coffa ,tra le vele.
Io.
Io qui, forma sono, involucro.
Io dentro,informe sono nel tegumento.
Sordomuta.
Mia anfitriona.
Ciò che conta è che il  messaggio  arrivi a destinazione, mio.
Quanto mare mi - ci separa?
Devo procedere nel medesimo modo collocando le parole all'interno della
frase: il primo posto riservato a quelle che esprimono l'idea
principe.Quanto alle altre, la loro disposizione non è soggetta ad alcun
vincolo.
E' comatoso il combaciare del vivere con il morire apparente del sopore
profondo, la condizione dell'essere .
Lo stadio.È ora che la roccia accetti di sbocciare,che il travaglio abbia un
ardimento che martella nel giusto sito, il cuore.
Mi rimane quello.Ma.
Dov'è, dov'è?
Batte? Bussa?
È epoca che sia tempo di contesa ,oltre che di vita, durata e cronaca di
nuovo.Salto, falcandomi.
Parabola nel vento?
Sto ricrollandomi addosso, in vita, 'la plus estimable' fra le
incancellabili 'institution' del tempo.
Recapitando il ticchettìo per sveglia, il respiro si adegua all'alito di
morte per la sosta. E l'indugio si ammutina, fermenta.
Insorge tra le labbra l'anima.
Eppure ero in vita opàca ,ancora sempre io ai segni ;
voi dormite.
Ma possedete.I sogni.Qualche veleno.
C'è che. Sono.
Nuovamente sveglia, il vulcano da pulire.
Campi da innaffiare.
L'autunno è un posarsi, consueto.Di natura.
Quest'anno mi affermo 'una'.
Novità :
si fa deposito del mio nuovo profilo, l' ostentare verve.


Mi firmo :
~                                                      

giovedì 4 ottobre 2001

Padre Dionigi

Storia del prete  che
ogni sera usciva dal portone
seduto sulla sedia sotto il gradino
brandendosi il bastone
 a osservare con calma oltre la sua palma
con i piedi sopra l'orlo del marciapiede

(ahia! non nominargli la parola piede
'chè poi dovrei associare la parola *gotta*
e di come gli scotta a leggerla,meglio l'oblio)


Storia del prete seduto ogni sera ad aspettare visite ponendo l'occhio al porto, al mare
a lato della facciata della chiesa
che profuma le anime con torrenti di sole


e quanto vale

Storia del prete ( anni ottanta)
che ti salutava Allah Allah, e poi anche Mustafà.