martedì 23 ottobre 2001

[Prosa Poetica] Esercizio 2

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rimpiango
dell'immobilità estrema il dilemma del se poi fosse che sia
giusto il continuare a camminare: lui
rimpatria in un baccello,il tempo .
Indugia sulla coffa ,tra le vele.
Io.
Io qui, forma sono, involucro.
Io dentro,informe sono nel tegumento.
Sordomuta.
Mia anfitriona.
Ciò che conta è che il  messaggio  arrivi a destinazione, mio.
Quanto mare mi - ci separa?
Devo procedere nel medesimo modo collocando le parole all'interno della
frase: il primo posto riservato a quelle che esprimono l'idea
principe.Quanto alle altre, la loro disposizione non è soggetta ad alcun
vincolo.
E' comatoso il combaciare del vivere con il morire apparente del sopore
profondo, la condizione dell'essere .
Lo stadio.È ora che la roccia accetti di sbocciare,che il travaglio abbia un
ardimento che martella nel giusto sito, il cuore.
Mi rimane quello.Ma.
Dov'è, dov'è?
Batte? Bussa?
È epoca che sia tempo di contesa ,oltre che di vita, durata e cronaca di
nuovo.Salto, falcandomi.
Parabola nel vento?
Sto ricrollandomi addosso, in vita, 'la plus estimable' fra le
incancellabili 'institution' del tempo.
Recapitando il ticchettìo per sveglia, il respiro si adegua all'alito di
morte per la sosta. E l'indugio si ammutina, fermenta.
Insorge tra le labbra l'anima.
Eppure ero in vita opàca ,ancora sempre io ai segni ;
voi dormite.
Ma possedete.I sogni.Qualche veleno.
C'è che. Sono.
Nuovamente sveglia, il vulcano da pulire.
Campi da innaffiare.
L'autunno è un posarsi, consueto.Di natura.
Quest'anno mi affermo 'una'.
Novità :
si fa deposito del mio nuovo profilo, l' ostentare verve.


Mi firmo :
~                                                      

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