mercoledì 24 ottobre 2001

[Prs.Ptc] Esercizio 3a


mi firmo ~

che piange , inclinato orizzonte dove slitta capovolto il tramonto
tra i monti, nel nero che si forgia come terra, presto al passo
il colmo e il ricolmo che s'avvinghia in un boccale.
Onda sgoccia cristalli di sale, dolore.
Lui s'annega, lì. So. E m'arrendo anch' io.
Come il vino può ancora dare forma nel sognare e riordina ,grazie
alle opere dell' ingegno piccolo piccolo, se pure costruisce mai, così si
scrive la poesia dell'avvinazzato.
E la canto,qui.Mi firmo come è scritto su, nero su bianco,
sfregio su muro,
graffio su foglio con la biro , come.
Profondo spazio aperto sul burrone , Iside verso Osiride,gradino in
scalinata,quantè è lunga la nottata, faccia di cera in tutti i sogni. Vedo
solo fino a lì. E lì ripeto.
Lì, per un attimo.L'universo fermo io, solo io e non sono caduca forma di valutare.
Imparo a sorridere ai mille occhi, quanto è strano destino ,la nebbia:
sbiadisce il sereno affidamento.Smemoratezza a sommergere.
Il vino può ancora dare foggia nel sognare -e venire- delle cose. E
ammortizza il gelo.
Lì ,è stimolante.
Lì, lì. Lì,lì
Gli stessi volti nella pinta dove s'esenta tutto,anche il danno in pancia
cambiano d'umore.
Bevilo
-Se ora sono trenta mi spegnerò a sessanta-


L' evoluzione inesauribile nata dalla singolare posizione di noi specie
umana, si coagula alla sorte con i sogni.
Nessun dolore , lì
E là.
Lì, per un attimo l'universo è fermo.
E io, non provvisoria.
So che si accaglia la sorte, nei sogni.
Lì , per tutti i secoli ti tallonerò e tu ne sarai felice ,del ventre mio e
della mia luna. Il danno sarà che tutte queste sono solo irraggiungibili
evanescenze chiuse in cella, quando invade la stanza
il profumo del mosto passito,il lago in un cucchiaio che frizza.

Ma tu viaggi con me.

Mi chiamavo Lilli , ora Lì, lì e un ripetermi vago.
E'un linguaggio, il nostro .
~


immagine tratta dal sito
http://snipurl.com/ehkx8

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