novembre, ai primi
è gli epiloghi
alle vie della gente, mentre
noi
ancora
piangiamo la nostra brocca
infranta ,qui sul lìmine del campo .
A grafia di un dio che manovra
splende
la vita a specchio del
sole e s'intarsia dei giorni dell'uomo ,
anche se.
La sua ombra cade
dove mestamente cadendo l'oscuro ancora
rovina , mozzando
il trascorso,il venturo
Di quel fragile,
restano avanzi sparsi
in
basso,
sottoterra.
E sopra noi .
Lucidando il sasso piatto che divide e tiene unite luci ed ombre,
dove s' ergono i cipressi ,
coi racconti vis à vis del come trascorre tutto,
intanto. E ancora.
Il resto che. -Sillaba segue sillaba-
E come
èndice si cede in nido ,
unico lascito l' impegno di un ritorno,
ad una volta in più, fino ad allora,
ciò che chiama e chiama dialogo
minimamente
-gratis- una 'faba'
diviene.
.it
giovedì 1 novembre 2001
Iscriviti a:
Post (Atom)