giovedì 27 giugno 2002

s-vincoli 2 ( in-ospitale)

                                 
in-ospitale





la voce

che s'ingessa

tormenta nuova d'aghi nel momento

in cui ho considerato che si fosse al

termine. Di tutto quanto, io-sola-io.



Non ravvisano la sbornia bagnata

nei miei occhi

le altre femmine sedute

sulle assolate sponde.



Loro. Che sanno che un poema è essenziale

per avere spiragli nell'Eden ,



che sanno lo sfogliarsi dei capelli

l'atroce iniettarsi stille fluenti e

fanno geografia delle polle bluastre

a pelle. Loro.Che sanno,già.

Il tumore.



Fissano quanto scorre

a letto o in un letto, avendo letto

il loro.



Io. A impregnarlo in queste pezze il

male,

in questi panni, in un delfino di luce

tra il puzzare del vomito fangoso

che mi salta io,

a stringermi le dita.



E il compitare piano respirando.

E ricordando una canzone che non sento

E fiori d'acqua

sci vo lan do dove si

oppone quanto voglio uccidermi in vita.



Una penna traccia ciò che solo e tanto è tanto che



mi lascio







--

            unghia di bri'

                                                                                      

mercoledì 26 giugno 2002

s-vincoli 1

la donna di città sul litorale
sa la sua esistenza stantìa come
l'ombra attraverso gli alberi già scuri.




Grazie alle loro voci sulla brezza
fa sue le sensazioni nella notte
                  riflessa
sul mare,
dove il fuoco
delle stelle cambiato nell'acqua in acqua
si spegne,alla fine.


La donna della città


sul lungomare, seguendo le voci
sulla brezza ,si fa sommersa visto
che
nulla può illuminare
il suo avere un senso e l'essere sola,
-la donna nel buio della sera.-


La notte riflessa nel mare
il fuoco delle stelle cambiato nell'acqua in acqua
il pianto
   non possono mutare i venti che si rompono
a notte nella notte ,
                vanti che si tendono
e intendono quel precipizio giù,
nel vuoto che è la fine


               La donna di città, sul lungomare
                       riflessa, riarsa d'occhi
fa
nodi di notte e di nulla, castelli sulle chiatte
del buio
attraverso le stelle distanti che sono tutto
e solo
ciò che vede , fuochi lontani rapinati
dalle onde.





--


       unghia di bri'



























martedì 25 giugno 2002

oltre le****************

stelle******************** ********************


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**************************************************** miriadi di stelle nella
mano



dalle finestre spalancate
su questa seducente sera
d'estate


noi due
quassù nella stanza,
in silenzio intenti seriamente
ad         andare
                            oltre
e da
ogni direzione
                     oltresempreoltre contenendo-ci -|**|-
capaci nel giuoco
e nel vino ghiacciato
                              di improvvise vampate

---dai sussurri una polla vivace---
                           
                            oltreperfettamenteoltre     -|**|-


Mille dettagli particolareggiati
formano un grappolo di stelle*************************
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                                                                                          **************************

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nella luce a lungo accese
ioturoventi * *

stelle

negli occhi dolorosamente aridi
-sciogliendo i groppi delle angosce-

peccati
spinosi come fichidindia
                            oltre le nostre due celle consuete
                                                               oltre quel
bugliolo a raccogliere
                                       -che qualche volta ci siamo-

noi siamo

***************************************************

stelle*********************************************

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unghia di bri'
                                 

lunedì 24 giugno 2002

ah! if virgolasse dalla volta blu.


se
pure il cielo
stasera fatica


s'addensa e turbina, s'irradia in ombra
vanisce rugiada e nebbia in ricami
( tutti fumi)


"Tu chiedi se così tutto vanisce.
 In questa poca nebbia di memorie"

-inciso:
dell'invernale [e ti cito Montale]-


se
pure il senno
stasera fatica




ti maiuscolo che
NON PIOVE NON PLUVIA


-nein-
ics di nulla di un nulla che annulla in X


la gócciola agognataauspicataabbagliata
che virgoli dalla volta fino a qui

" , "


stasera
-così- refolivaghezze
a sgrondare canicola chioccolando
dal bludipintodiblu.


Che pur piú non sarà. Nel denso vuoto

[ ] il vuoto è denso [ ]

- mio consueto, penso breve-

non sarà più estate fra un po' -nonono-
snuderà le bianche urla e riderà


greve l'inverno a n n e v a n d o.


Nevegelofresco, che bene!

Patologicamente illetterata,
allittero qualche termine in un verso
antiafa :


"
ghiacciolo cocciniglia mirtillo scacciaguai
- i cocci sono miei-
pensai scrissi digitai anche una @. "




-già tra la strana folla l'avevo scorta
 sola nel vapore, segue che-


"Persino la luna , stasera palla gialla, è una bacinella di calore
nel
se
pure il cielo
stasera fatica,


se
pure il senno
stasera fatica...


















--





unghia di bri'

giovedì 6 giugno 2002

Turiddu [occhialcielo] che non vedo i due -scherzo -

--                               
un vecchietto sonnecchiava pipando
avvinghiandosi due amanti lì in faccia
la simmetria raggiata sole e lui
solo.

Annuvolandosi l'espressione
-brumosa l'ira-
s'apre uno spiraglio, a fatica, nel
cipiglio :

infine
                                               aleggia

"a m m ò r e"
"a m m ò r e"
"a m m ò r e!"

E il sapore -grigio- di Q u e l l a.
Un vecchietto sonnecchiava pipando
pregio alla vista :

avvinghiati i due
avvinghianti

come una siepe ispida
presentimenti e dubbi tornano.

Svaligia le memorie
- che è che da' e che toglie
il pensiero della moglieeeeeeeeeeeee? -

[ scarapicollava in magnifiche vestaglie seta
  stendeva le tovaglie
  quell'altro avea medaglie
  poi un giorno lei è ita ]

E quelli lì
avvinghiati sempre ancora
adesso qui da un'ora.

Un arricciaburro -sicuro- sarà che avvòltola le nuvole bianche,
-penso occhialcielo- [- la pazienza!-]
si involgono i cirri,
i due, i sopraccigli e
il ricordo dell'ammòre,di lei,dell'altro
e lei,
lei che senza cuore...

         -Ma non finì a mattanza-
Pipando il
fumo bianco
si sdoppia questo quello e tutto


        "uffa" [sbuffa] : Einsistequellacoppia.!


       
                                                                           


                                                                        

lunedì 3 giugno 2002

sfregi 10

della solitudine di me che mi bevo

veleno

s'incerchia il fulgore di una malata estate.


E statemi accanto.


Il mare bianco dei vostri occhi
sbanda all'orizzonte di visioni
accese quando è
come gettare un quarto di luna a ombre insepolte
inquietanti, sottopassaggi nel buio.


Ma si, devo abbracciarmi un cuscino di piume
(sembre uno spazio di biancore è)
o, meglio, nuotare in un diluvio di foglie secche,ma.

Si.

E' giugno, che dico . E tardi arriverà il pallore dell'inverno.

C'è altro in me
d'irrefrenabile :
questi crolli di visceri, questo sangue che non trattengo.


E si parte quotidianamente,stracci sventolati al finestrino
come voli di colombe amiche,ma sono solo pensieri.

sfregi 9

combinatorio il valico
fra dovere ed essere ed essere lì a raccontare


polle d'ombra
che
sgorgano
se non fissiamo le norme per una stanca speranza che
non s'accende

Avvinazzandoci.

Langue il ricorso al destino ma non,
non sopra fogli bianchi è scritto il futuro.

Checchè ne dicano i sapienti la luce
ha sempre prezzo.

La nostra luce è in fondo al pozzo di un bicchiere
carminio
dove s'allaga il trucco per meglio
esistere.

--
dal discorso -confuso- di un'amica.

sfregi 8

sicchè l'oste si chiamava callisto,
educati noi all'addio ripetuto
ed al gran bicchiere (alzato ,riempito)
ogni strada al tavolo porta lontano.

Lungo sperpero, tepore,calore,
amici e vino da vuotare,bere
solo stelle di fari,guidare
per andare o tornare,bere e ancora.

-quando scritto è il destino ,
bicchieri
che invano gli angeli spingono
a non vuotare.-
Abbiamo una faccia stupita noi,

noi
morti degli obitori.

Ci capitò di tacere per far cogliere il tono di una vita fallita
ci capitò di voler scrivere una storia ,con callisto oste, il vino
gli angeli invano e tutto, ma proprio tutto
di una vita tradita