lunedì 3 giugno 2002

sfregi 10

della solitudine di me che mi bevo

veleno

s'incerchia il fulgore di una malata estate.


E statemi accanto.


Il mare bianco dei vostri occhi
sbanda all'orizzonte di visioni
accese quando è
come gettare un quarto di luna a ombre insepolte
inquietanti, sottopassaggi nel buio.


Ma si, devo abbracciarmi un cuscino di piume
(sembre uno spazio di biancore è)
o, meglio, nuotare in un diluvio di foglie secche,ma.

Si.

E' giugno, che dico . E tardi arriverà il pallore dell'inverno.

C'è altro in me
d'irrefrenabile :
questi crolli di visceri, questo sangue che non trattengo.


E si parte quotidianamente,stracci sventolati al finestrino
come voli di colombe amiche,ma sono solo pensieri.

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