sabato 15 novembre 2003

[ post: posta per le Poste ]

la

sabbia, che scorre alla
mattina.
        anche leggera
,
 vaporosa,lieve
,
decisa nel cervello dopo una notte insonne.


Difficile scrollarla.
E
ne ho dato, di sangue
d'inchiostro, al mio rancore!

Il sonno
stantio che mi risucchia lentamente.
Stantio dalle spalle fino ai piedi,non mi prende, mi
rifiuta e.
Ora devo scuotere la testa per liberarmi della
sabbia.
La sabbia per
le notti dopo le mie notti, ingranella fastidio,ed
io.Fissando il
foglio decisa.
Ne accumulo sulla.
Carta leggera,premurosa, e dolce. Rifugio.
Come il mio corsivo, tutte
le notti... finisce a lettere.Lettere bellissime.Chiuse a
dormire (beateloro) nel cassetto.

Per me le
notti buie sono chiare lettere bellissime.


Me le
intreccio
tutte, di nubi a pecorelle (!) per dissipare
il vento dell'insonnia con
le viste, quelle vedute che osservo non
sognando.


Uno,due,tre,cinquecento beebeeeeeeeee
all’oscuro, con quei punti sparsi di riferimento: comò di
fronte,vaso di
fiori,statua,specchio, comodino, armadio,poltrona
dormeuse,scialle bleu
abbandonato,già.


In abbandono (potessi io,l'abbandono!)
Notte.Sigaretta .
                  P e c o r e l l e .
Le volute morbide del fumo fanno anse,come il mio
volto
riflesso dal buio sul vetro della finestra.Ansa di
insania.
E la testa sul piano
della filigrana di un sogno sognato, ascoltando la sabbia
che clessidra
il t e m p o
poco prima del mattino.
E poi inzacchera dal cervello al groppo giù, alla gola,
s’accanisce e m’intorbida.
E quelle voci, voci, voci, sottili,
che mormorano
piano nel mio cassetto,s o n o un formicolare di
paroleparoleparole
senza suoni nelle lettere che.


Le curve del lapis sulla carta dissipano dal velo del non
detto, tracciando grafemi che sono anche ragnatele,tramature di
sagome.
Tutti qui, i miei dispacci alle notti.
Quando sfioro paesaggi con gli occhi
della memoria ,pianori pericolosi,covoni di pensieri affastellati.
E
.
Il desideriodelle ombre (ma ombre dal sole che
                                     riverbera)razziate al
ricordo del mio star bene.Le notti ho dato sangue d'inchiostro ai
miei sogni. Tritando mine grigiastre ho formato
corolle di fiori e ali di
farfalle,sminuzzandole
nel temperamatite.

Le notti ...Dicevo: lettere bellissime.
Aspirandone
l'odore, dolce
nel fruscio del buio, tutte le ho scritte.
                                   E mai spedite.













domenica 2 novembre 2003

[P] nella terra di tutti, in quel campo

il mare bianco sbanda all'orizzonte e

il grigio è solo una capriola laggiù
in quell'angolo ottuso di cielo


-una specie di memorandum torbido-


Sono sulla luna improvvisamente
                          - è novembre-
 veli bianchi di freddo
nell'aria

giardino morto
felci stanche
melograni ricchi
lumini
fiori
lapidi
gente nel viavai di gente.


Poche panche in questa città sfinita
di cappelle e zampette di lucertola.


Sto qui a parlare di addii
con minuscole iniezioni e patetici veli
          sperando di riincontrare- forse un dì-

gli adimensionali alambicchi umani


qui


dove


niente febbre.

"Coliba" a "Colve"

giovani facce abbiamo e
qui in attesa,
ancora impresse dal sonno sciacquato
in fretta,
nell'odore stantìo del chiuso che cova
durante la notte,
stiamo nuovamente
all'abbocco
annuale dei primi albori di novembre.

Tazze alla mano, solo per quest'oggi
colve(*) dei morti nella terracotta
sgranando
ingranelliamo a memoria,
sicchè (noi ci illudiamo) che quel che è
inarginato per morte, arginiamo.

Quel che è disciolto
così per sempre,
incateniamo.

- grano noci e acidule melagrane
noci acidule melagrane e grano-


Tramestando nel mucchio,mescoliamo.
Amalgamando impasto noi evochiamo
sgargarozzandoci in uno (s)trillo nomi
di assenti in litanie. Che recitiamo
col dolce del vincotto
nell'amaro.

- grano noci e acidule melagrane
noci acidule melagrane e grano-


-Per ora le foto sul comò e i piccoli lumini.
Il mezzobùio in casa e in testa scialli ,
i fichi nei cestini.

A fra un po' le lapidi,la baldanza
dei putti ,delle luci, delle statue
dolenti che guardano chissà dove.

(Oltre il margine delle cartoline
  di guerra ceree,delle migliaia di.
  Sventure
  Degli acciacchi che sconocchiano la vita,
  delle nostre ancestrali paure e.)

Pure.
Giovani facce abbiamo ma
intorno alle bocche lo sciamannìo degli anni
delle perdite delle rovine
ha scavato un cimitero di croci
una accanto all'altra,
avare,
che stamattina,per una volta all'anno
( ancora insieme per quanto fino a
  quando?) intazziamo
nella colve a simbolo,
distribuendo gli assenti che formicolano, in quel grano.


j.


------------------------------------------------
(*) colve .
È l'antica coliba, vivanda rituale ereditata in Puglia
dai cristiani di rito greco. Qui ed a  Trani viene
 preparata per il giorno dei defunti.
Unendo al grano brillato e lessato, una lunga
serie di ingredienti :
mandorle tritate, cioccolata a pezzetti, cedro, noci
sminuzzate, chicchi di melograno, cannella .
Condendo il tutto con il vino cotto ricavato dal mosto.
Il grano si cucina in pentola di terracotta a fuoco bassissimo,per tutta la
durata della notte fra il primo ed il secondo giorno di novembre ,declinando
i nomi dei defunti di famiglia.
                                           Ogni chicco di grano rappresenta
un trapassato, e la tradizione vuole che ingerendone più e più si liberino
così
anime
dal Purgatorio.
Un rito gastronomico-tradizionale di cui, purtroppo, si sta perdendo poesia
e
consuetudine.
Mentre si guadagnano partecipazioni a "feste" estranee come Halloween.

venerdì 24 ottobre 2003

[extra luoghi, extra gente (extracomunitariainpoesia) ]




in ogni andare errante
un fondo a rosolacci
               perde sangue ai tramonti
colmandosi di luce azzurra.
Nel respiro sgomento della zolla
                                               giù
al suolo l'uccello della frutta
si affoga a bava di uva decomposta.
Per le crepe sassose
lontano dal lungo pianto del mare
abbiamo torchiato un già esangue
cuore.

sabato 4 ottobre 2003

zia Graziella

--
Anni '60.
Alla ricerca della famiglia
sud-divisa.
Partiva da Novara di mattina
dalla casa di sua sorella minore, zia Giovannina.

Veniva in visita a mia nonna,
sua sorella Emma, a Trani.

Prima passava da L'Aquila
a trovare la maggiore, la più grande, zia Maria.
Aveva regalini per tutti ,poi andava dalla parrucchiera.
Zia Graziella aveva i capelli *saleepepe* ,ma preferiva il "riflesso" blu.
Fata turchina con il naso adunco e la vocina da gattina.


lunedì 8 settembre 2003

tanti auguri (autodafé)

Un autodafè trarrei da me per te
oggi ,
cerusico che preconizzi
senz'appello al dissapore delle ore
con tutte le illusioni da inventare,
un corto tempo.
(non conta che pregare)

Un autodafè che sia
condanna per
colui che ti depenna in tutta fretta
               -spoglio di camomille e fior di malva-
dal sole
che t'ammatassa giorni ore,
alle crepe
deserte d'una cava
d'argilla sottovena,
mentre la pelle al buio diventa porcellana.

Meglio stare ad autoironizzarmi questi
auguri giusto oggi,
contando compleanni nel degrado
d'un oscuro e improvviso maremoto,

( meglio scrivere versi,
meglio questo inventarsi
folletti ridanciani,
lontani e vagabondi )

Meglio.
Un gioiello tra le mani al nuovo
genetliaco, nella luce
che mi tracci incroci di una festa con
colori anche se piove
(grigio)
da un cielo di carta senza centro,
restando sempre in ombra,
dentro
questo sortilegio.

-che ne sai di me, dei giochi intrecciati per
la gloria delle ultime ore,dei mesi inventati in una messa
breve e
senza incenso quando, appoggiata
al parapetto scherzo (magari)
in metafore dettate dall'oggetto e mi
scrivo (per responso)
"tanti auguri" come adesso ?

j.




[*P.*-nemmenotanto-P.] exLibris:Guernica.


le case
erano andate dietro una nube
nera
come un sacco aperto,
bocciolo compromesso d' un'eco di ombre cupe.

Senza porte
e senza tettoie, guardando in
giù, sul
davanzale
della luna piena ispessita dal fumo,  la guerra se ne
stava  dietro la bara
di  un nessuno.

C'erano alberi , pochi  rami come  storte dita al cielo,
scheletri artritici
contro un paesaggio
che per fiori aveva avuto solo bombe.


Il mio capitano aveva
attraversato il buio
per quel poco del suo amico, rimasugli
di vermiglio raggrumato
in un sacco di juta.





j.








-------------
-----------------------------------------

              ufficiale tedesco:
-Siete voi che avete fatto Guernica?-
             Pablo Picasso :
-No, siete voi.-



Carlo Lucarelli.
Guernica-
Einaudi -Stile Libero-

---------------------------------------------------------


mercoledì 20 agosto 2003

in Es.trani.and(and)o,bodiniana#1

sulla terrazza sbatacchia lenzuoli

il vento                      -danza trafitta di sole-
fantasmi compiaciuti dalle viste
di sotto, muezzìn che invitano
le donne del Carmelo alla novena

                            piazza bianca,

il prete nero è un'ombra
lunga
sulle chianche a tre ore dal vespro
mesto
il richiamo del pifferaio assassino
che ridacchia

Sandrino

seduto
sui gradini, per madre ai propositi
la pipa,sereno,osservando su
                                                 giù,
soffiando ai piedi al cielo al muro
col respiro lento,quel che pure entro
di sé germoglia in rivolo di fumo.



Affacciato in giù dalla cattedrale

                                                      il
                                                  campa
                                                      n
                                                      i
                                                      l
                                                      e
                                                      a
                                                      l
                                                      t
                                                      o
alabastrìno
saetta
dal mare del porto
al turchino nei capelli alla maschietta
del sole agostino avido d'angurie .


Incrocicchia
su piazza bianca suora
nera che ogni voce abolisce perché
ombra, intorpidisce.
                                          E i richiami
degli uomini,le carte, il vino fresco
alla contróra, le figlie di Maria
arzille, sui limitari sedute,
comari per le tazzine di caffè,
-con le parole-              mille e più parole
perdute,
nemiche avvezze a raffiche di spille
e ai fichidindia   -con delizie inspìne-


Annicchia.


E fra meno di tre ore qui,
questa piazzetta in condominio comunale
a notte, avrà sapore di ricci
di mare.



j.


______________________________________


in es(tate) trani andando tour




( ricalcando Bodini)

venerdì 8 agosto 2003

im_pla_sti _chen_do_mi

che ferragosto di plastica adesso
questo
fondale nuovo privo di emo
                                   zio
                                    ni
nei palloni fatti a cuore sui
balconi,
pochi lampioni,spento.

E mi ricordo
le mattine di zio
Franco in canottiera, [ carta da pacco
                                 filo di spago e colla di
                                farina
                               raccomandando
                              "Amalgamare appena!" ]
elenco per riguardo la manfrina :

taglia intaglia sbaglia -scaglia - ritaglia
b a n d i e r i n e
fino a sera,
        ridendo.

E la canzone di herbert pagani
quella
"facciamo cin cin con gli occhiali",
i nodi alle tovaglie sugli altari
dell'Assunta,
la " bizzoca" cantare la novena,
al balcone si apriva la trapunta,
scoppiava l'acquazzone, poi la cena,
lumini accesi sotto ai gelsomini
"memento" alla cagnetta che,
defunta...

Adesso il ferragosto imbandierato
e stinto su,ai poggioli,
trasmesso
implastichito,privo dei miei odori,
estinto in
poche lampadine. I bimbi
                           gualciti
nei naufragi alla "pleistescion"

gli adulti che, puntando sei fagioli
giocano a carte prima della cena
sfumandosi in un vago ferragosto.


(è "appena-appena-appena-appena" nera
negli
  effetti perturbatori
l'aprirsi di uno spazio e d'un tempo lontani
    periglioso sbarco marina all'amarena)





--

unghia di bri'

venerdì 13 giugno 2003

[?] duello al sole ( definitivo che spento)

--
cactus
                        fa fiore inspiegato
in dè                               si de ra to il
        de                   serto di rose di sabbia
la rabbia si calzano dentro
nel centro del sole
                                    desolato il paese
la fanciulla rimase
il cowboy se la prese
e iniziò il duello
per regalo un cavallo.


ago io -ti amo- e mi aghi tu -mi ami-

raptus
                   dei due il presagio in quei due è un duello
nel sole al sole rovente il de
serto di spini, i sassi, le rocce              mi graffio le mani
che tanto non m\'ami
da qui ti raggiungo ritrovo le tracce
[e se lo
ammazzassi?!?]
                                                 ti amo e te chiero
mi spari          ti sparo
                                             -stavolta stramazzo-
davvero che è vero

ti chiamo- fai presto-
io muoio :
         ti amo.

c\'è tutto
quel fumo e va in fumo
la fiaba sì triste che triste per fiele
è l\'amore e la morte
                         che piange nel sangue
nel bacio
alla fine
c\'è il miele .







----------------------------------------------------------------------------
May you have love and raiment
And a soft pillow for your head
And may you spend forty years in heaven
Before the devil knows you\'re dead.
- Gregory Peck-

:)
arrivederci : *

j

                                                                                  

lunedì 26 maggio 2003

a dama con pedine


ORA Giochiamo uno Dama con pedine

bianche e nere sovrapposte impilate
Una sull'altra, damine Senza Volto
Una chiatta stipate su, muovendo
qui a Roma Giochiamo negando
Alla Scialuppa L'Approdo del Nero
Giochiamo al Bianco negando
Intolleranza allargando
Centro delle Nazioni Unite
d'Accoglienza in CUI lontano Punto o Dama
di Carità-damine Senza Volto-
E SARÀ Che diamine, solo e Gioco delle Nazioni Unite
Fatto di Gerundio, muovendo Ando
negando allargando giocando uno Dama.


lunedì 12 maggio 2003

quelle sono le nuvole

nella conta del tempo venti lune
d’improvviso son cento
e ora sento quel tanto che fruscia di un urlo,
                                                un lamento.

sono un mostro sordo,bianco o son gli anni
che ora invecchiano un corpo
ch’è nemico, mi guardo riguardo ed ho un viso che non mi appartiene
(mbà)
però sempre più ci faccio caso (di un caso) all'amico
come credo conviene a chi indossa un sorriso ( chiuso, senza incisivi)
di stato.
Sono io, sempre io qui che attendo e
mi chiedo perché ci ho messo tanto fra giochi e palliativi
a
capire
che son vecchio e fra un po’
toccherà anche a me
(di sparire)
come Luciano  e Felice, il mio antico barbiere.
                                          nel marciume
                              per diventare
concime come totò , chissà se si rinasce
a guardare, che quelle sono le nuvole.

                                                       

lunedì 24 marzo 2003

ammeriggani in prima domenica di quaresima

-- ammeriggani in prima domenica di quaresima

il reale degli americani illusi dalle fiabe della liberazione ultravelox pulita e senza sangue.

Tutto va bene sul fronte orientale, c'è bush in tivù e li rassicura di lì tornando
dal suo week end nello chalet al comfort, tutto
va bene, si combatte .
Il resto è norma.
"Ma mi aspetto umanità".- per i prigionieri.-
Circa Bagdad.
Il settimo cavalleria.
E dunque per la prima domenica di cadaveri che rompono lo shock and awe, poi sono lo shock and awe, ecco lo show asettico , tumefatto , pupillodilatato alla cocciolone di nostrana nonlontana memoria, una bloody sunday novità bloccata in una donna, texana,pari bush provenienza,e.

Manca John Wayne di spalle che dinoccola un pò a destra, campo lungo.
Fucile e speroni, ombre rosse tra le mani.
Manca.
E Shana che guarda.
Di lì. Di qui.
Braccia conserte.
Sinistra, destra .
Guarda e risponde.

Chissà a che pensa Shana seduta, Shana ferita, Shana irrimediabilmente SOLA, lontana e caduta.
Prisoners, persone.
Allativù intivù sunday di guerra.

Tutto va bene sul fronte orientale, ci rassicura bush tornando dal suo week end
nello chalet di vacanza,'chèdivacanza*giusto* di vacanza ha bisogno nel sogno
del petrolio,
-tutto va bene, oltre le torture, quei fagotti i cadaveri alla sabbia dominio delle mosche, tutto
ok.
Ok, ocappa, okkey.

Domenica-prima- di guerra, settimana-prima- di guerra è c'è anche un nuovo primo, il primo volto che ha portato qualche smarrimento nelle case in cui si segue e si vede, to see x to see il cruento incruento.
A migliaia di miglia. Buonaseratadidomenicaprimadiguerrabuonaserata
Lontani dall'Iraq.
In quest'ira che s'aspetta trattamento umano
ai vivi
[e ai morti].Prigionieri.


ilcatinodizinco blogaway

venerdì 3 gennaio 2003

La luna sotto la volta di tufo

La luna
sotto la volta di tufo
come
nel ventre di una madre
accogliente,(!)
beve limonata d‘ottone.
Nel reticolo della finestra
la luce é insaponata
di neve breve.
Eccomi qua.
Dove Sandrino mi ubriaca di caffè ! :)))


ilcatinodizinco blogaway