Un autodafè trarrei da me per te
oggi ,
cerusico che preconizzi
senz'appello al dissapore delle ore
con tutte le illusioni da inventare,
un corto tempo.
(non conta che pregare)
Un autodafè che sia
condanna per
colui che ti depenna in tutta fretta
-spoglio di camomille e fior di malva-
dal sole
che t'ammatassa giorni ore,
alle crepe
deserte d'una cava
d'argilla sottovena,
mentre la pelle al buio diventa porcellana.
Meglio stare ad autoironizzarmi questi
auguri giusto oggi,
contando compleanni nel degrado
d'un oscuro e improvviso maremoto,
( meglio scrivere versi,
meglio questo inventarsi
folletti ridanciani,
lontani e vagabondi )
Meglio.
Un gioiello tra le mani al nuovo
genetliaco, nella luce
che mi tracci incroci di una festa con
colori anche se piove
(grigio)
da un cielo di carta senza centro,
restando sempre in ombra,
dentro
questo sortilegio.
-che ne sai di me, dei giochi intrecciati per
la gloria delle ultime ore,dei mesi inventati in una messa
breve e
senza incenso quando, appoggiata
al parapetto scherzo (magari)
in metafore dettate dall'oggetto e mi
scrivo (per responso)
"tanti auguri" come adesso ?
j.
lunedì 8 settembre 2003
[*P.*-nemmenotanto-P.] exLibris:Guernica.

le case
erano andate dietro una nube
nera
come un sacco aperto,
bocciolo compromesso d' un'eco di ombre cupe.
Senza porte
e senza tettoie, guardando in
giù, sul
davanzale
della luna piena ispessita dal fumo, la guerra se ne
stava dietro la bara
di un nessuno.
C'erano alberi , pochi rami come storte dita al cielo,
scheletri artritici
contro un paesaggio
che per fiori aveva avuto solo bombe.
Il mio capitano aveva
attraversato il buio
per quel poco del suo amico, rimasugli
di vermiglio raggrumato
in un sacco di juta.
j.
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ufficiale tedesco:
-Siete voi che avete fatto Guernica?-
Pablo Picasso :
-No, siete voi.-
Carlo Lucarelli.
Guernica-
Einaudi -Stile Libero-
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