lunedì 8 settembre 2003

tanti auguri (autodafé)

Un autodafè trarrei da me per te
oggi ,
cerusico che preconizzi
senz'appello al dissapore delle ore
con tutte le illusioni da inventare,
un corto tempo.
(non conta che pregare)

Un autodafè che sia
condanna per
colui che ti depenna in tutta fretta
               -spoglio di camomille e fior di malva-
dal sole
che t'ammatassa giorni ore,
alle crepe
deserte d'una cava
d'argilla sottovena,
mentre la pelle al buio diventa porcellana.

Meglio stare ad autoironizzarmi questi
auguri giusto oggi,
contando compleanni nel degrado
d'un oscuro e improvviso maremoto,

( meglio scrivere versi,
meglio questo inventarsi
folletti ridanciani,
lontani e vagabondi )

Meglio.
Un gioiello tra le mani al nuovo
genetliaco, nella luce
che mi tracci incroci di una festa con
colori anche se piove
(grigio)
da un cielo di carta senza centro,
restando sempre in ombra,
dentro
questo sortilegio.

-che ne sai di me, dei giochi intrecciati per
la gloria delle ultime ore,dei mesi inventati in una messa
breve e
senza incenso quando, appoggiata
al parapetto scherzo (magari)
in metafore dettate dall'oggetto e mi
scrivo (per responso)
"tanti auguri" come adesso ?

j.




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