navigando fragile
è tardi e
anni in portidi calmo corallo mi graffiano gli
ultimi minuti,nel brusìo dei tanti sulle sponde,il
camice del cerusico e le onde,il commiato alla luce.Le mani intrecciate, sei tucheimmobile sempre io sogno,madresei tu, che adesso oso(splancati occhi sull'erba
nuova della morte)sperare di rivedere,
nei nuovi spazi siderali
alle cinque, oggi alle cinque.
I nomi tremano come
gigli,e
ricordo i volti,ma
poco ho ancora per
questo lento congedo
alla terra azzurra ( che io sospettavo
nei cieli relativi)
Ma sono io che
aggrumo
gli anni miei in questo gelo
di cristallo, nelle acque febbrili.
Un nudo scenario
che infila il mio arcipelago di solitudine.
Mi ricordo della luna che è un gelo di polvere
se pure è l'isola dei sognatori.
E così sia:la morte è così,ed è quel che mi avviene.

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