mercoledì 21 giugno 2006

piazza tiepolo ( a ferro a ferro)

                                                         



tra ferro e ferro,ombra dal balcone
è, un sermone nero la persiana
lunga come la sottana del prete
che s’affaccia sgranocchiando un’ave
-forse- con il tarallo alle mandorle.


Giù
la piazza bianca sporca di verde
a chiazze
maestosa con le palme dalle dita spalancate
si affanna in starnuti e urla
su inusuali pezzi di eternità :
         la rincorsa dei monelli è al pallone
e all’oro del giorno in vicolo sporco
di luce,dove si calpesta il calore
coi piedi scalzi




-uno disse è meglio morire che vivere di afa-




                   
                                                             

venerdì 16 giugno 2006

flash in ufficio ( de ribellione)

Meglio .

Chiudendo che non sia proprio questo passo
impresso melmoso al paillettando
dell’ultimo giorno, tentenno al vento
colloquiando, terso chiudere nel pugno
un :
- grosso modo -
                     “Resto si
e stai qui con me ma stai al tuo posto,
Cristo!”
Contraccambio di sassi, vagolando
carente dal lunedì al venerdì
sospiri a bolla, una strana angoscia
- come scroscia d ’innaffiatoio il cielo qui-
Nero.( Cambia mano.) Rosso . Sereno.
E muore il giorno e piove lì ,lontano.
E qui sulla gola e sopra, al viso.
A spalancarmi il vuoto in cui mi trovo
spesso. E
               d’improvviso, nuovo ruolo
forte e troppo privo di un sorriso.
Penso e ,+.Successivamente d'occhio io
vado alla cipolla
- ebbrezza d’un consolante che mi affonda-
poi meno rabbia in gola. Schiumo a modo.
Fumo.
Qui mi sento sola nell’ufficio, meglio
a scuola .Solita platea i ragazzi
i versi i canti il gioco e l’assemblea.
         Raccolgo il miasma dentro quell’ampolla
mosaicata a fregi tungsteno, 
cellofano sul collo, foro e picchietto
piano-piano sotto: segnali fumo
            e cerchi e
                meno rabbia in gola .
Arriva adesso pure la polena,
borbotta nuovi ordini ecchè si parte
E in secca l’àncora e l’ancòra e
l’ormeggio e in su
all’ogni giorno ch’è sarà nuov’arte

qualcosina rubata ad alberto- a.

                                                                 specie l' espressione "Cristo".

martedì 6 giugno 2006

in treno, dal treno.

dal finestrino il mondo  che mi lascia
pare. e pure si tinteggia il viaggio.

corona di pioggia anche sulla spiaggia.
                 corona di spine,luccicante
come di pesci azzurri   (che hanno gli occhi

                                                   fra le scaglie ) 
nelle collane di alghe lanciate sulla sabbia.

corona di sonno tra bagliori d'incendio
                       (il fuoco è un cappello da signora)
corona preoccupata di qualcuno  -cui manca lo stipendio-


corona di te -che sogno- nel diario sottochiave
di me che penso a te, il tutto
         nello scompartimento -adesso chiedo l'ora-
allora era la primavera delle corse
a perdifiato        ai treni svelti nei sottopassaggi
                 delle scarpe -così piene di pioggia- in fuga
dopo una notte di luna,mannaggia
( era una fortuna).
                        è il mattino di un
lungo viaggio
è il fiato disegnato sul finestrino
                  -un cuore appassionato-
per fare festa è l' abbracciarsi della mamma col bambino
la signora che al suo lui sversa un caffè macchiando i pantaloni
o un
"Sei proprio tu?! Non sei cambiata, mi hai portato la marmellata?"
con il tuo abbraccio ( qualcosa che mi scampi dalla
lacrimuccia raccolta nei miei guanti)
                                           -certe volte c'è un ritorno di pioggia-
                           corona
 le braccia del mio amico ritrovato dopo tanto.