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ho il ricordo di un corridorio sottoterra
con un povero clown che borbottava
come dalla sua bocca sarebbe potuto arrivare fino
al cielo uno sputo lungo un pontile stretto,con su, in cima, un neon
difettoso che sarebbe stato ( pure lui ) mezzo sopito sulla
libertà e sui sogni notturni
di tutto questo mondo sepolto, ma normale, se pure astratto.
[ho il ricordo di]
C'era un incubo dal quale
poteva improvvisamente uscire una mano artigliata a
cantare in te che sotto_stavi a
l'illusione agra di
umido, di nafta,del consunto mondo di sopra che percepivi ma non
vedevi.
Rumori attutiti e carichi di una strana angoscia
imprecisa (come su),rumori e rumori che sembravano gabbie
per i pensieri.
[ bastano le mie ali ,e cariche di minaccia le vene corse da un antico cancro].
Ciò che sostava sopito nella memoria è l'anima reale del felice
irreale esistente in un qualche dove. E,e poi.
L'idea di un lui. Di un lui altro.
Che era divenuto ubriaco
di ogni giorno appena giorno, tanto da ricercare il subissato ed il buio.
E questo solo attenendosi a pochi ricordi lucidi,improbabili d'azzurro.
Sicchè, sul finire.
Si alzano le braccia meccanicamente, ma non si sa se è
la resa o la cattura del sole-----
venerdì 17 novembre 2006
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