mercoledì 28 marzo 2007

scappamento ( tubi et probabilia)



--
 
{rimbomba il porto piccole
opere d'arte senza età e
fonte d'ispirazione }
 
in pochi
minuti tutti si allontanarono dal
corpo, passeggiando per
caso, nel mio vuoto,
a comprendere il catrame
 
ci impregna
con lo squillo di una tromba
la paura dei
conflitti
negli occhi dei più
 
mi
piace quando giro nei grovigli del
del centro storico,
come se sotto il
guizzo allegro della buona fiamma...
ci sia un pizzico di verità
più
che per quelle
 strade
enormi,larghe, ossigenate
dagli scappamenti e da chi scappa verso che
non sa
 

martedì 27 marzo 2007

l'itinerario sta in una candelina



-- 
la condizione del buio è  in quel  seme
di lacrime sgomente scivolando
luci ,
              appena appena dondolate
nenie di donne  dopo la compieta
e la navata priva di sussurri
 di rosari sul ciglio dell'altare.
 
una candela è accesa e  basta a  chi c'è e non
più ,
 tra quel suo fu e questo adesso ancora.
 

martedì 20 marzo 2007

--D.P.

                                                                                                           

 
--
stanotte
se n'è andata DonnaPaola,
una delle persone più buone che io abbia
mai incontrato in questo passaggio buio
certe volte, as-solato certe altre.
 
                 -Sicchè da ieri ad oggi conto un nuovo  assente.-
 
E MariaGrazia ha detto che si sente
più sola e sarà più sola,più madre e
meno figlia.
                  Vorrei dirle tante cose di
me con la sua mamma, delle violette
e dei ventaglietti di pasta sfoglia
fuor dal Caffè Centrale a tavolino
 (sempre con la signora amica vicino)
del bell'Antonio(ma già sa) e dei saluti sulle scale della Cattedrale.
Dei risolini se le mie sigarette
finivano improvvise sottoscarpa
o dei panini in fretta
al Bar e sbrodolandomi la sciarpa
Poi.
Tutta quella fragilità di bimba
(come sei) quando si invecchia 
o tu diventi vecchia,
specchio di come sarò
o --forse --non sarò
mai
filando questa vita alla conocchia.
 
 
 
stasera
tra le macchie di un vento solitario
ombre sempre più grandi che ripetono:
 

               
              Nâzim Hikmet

              Mi abituo a invecchiare, al mestiere più difficile
              del mondo,
              a bussare per l’ultima volta alle porte,
              alla separazione eterna.
              Scorrete, ore, scorrete inesorabili.
              Cerco di capire anche a costo di perdere la fiducia.
              Ti avrei detto una cosa, ma non ho potuto farlo.
              Nel mio mondo il gusto di una sigaretta fumata
              di mattina a stomaco vuoto.
              La morte mi ha mandato la sua solitudine ancora
              prima del suo arrivo.
              Invidio chi non si accorge nemmeno di invecchiare
              talmente è indaffarato.
              Mosca, 12 gennaio 1963

              Traduzione di Barbara La Rosa
 

lunedì 12 marzo 2007

su questo suo male, pace serale



--
 
sto morendo piano piano di paura
di prima fine solitaria atroce
tortura
                su disseccate  trincee
incavate appena nel sottovena
fra la mia schiena e la faccia
                   dipinta
ombra sottile l'angoscia costruita
in oceano tremulo che  inazzurra
il vuoto
                     (risogno un sogno crudele)
 
ahi ! questo trito e maledetto fato
per le arterie a contare gli agguati
e le miserie del veleno, tutto con
cautele e sempre più precaria allegria
da confinata,
                        -digrigno i molari
 latro con un  sorriso a viso ameno
                    (opera egregia di cesellatura)
se i miei altri abbaiano nuovi comandi
mi barcameno 
                        su caricatura-
stanca.
              Sono.
                         Quel che mi manca   -tanto-
al limitare dei miei corridoi
è un franco,gaio pensiero,vario.
E
me ne torno ad agucchiare
fiori  stinti  che  ricalco  dal marmo
o presi  nelle campane di vetro
strette di canapò al comò di nonna
come per  memoria d'ultima estate.
 
Suono 
           sale come  ciaramella
             di  molto intimidita e fuori tempo
barcolla e traballa con nota mozza
rastrella il canto delle fresie  spente 
in serra
               senza vento e iridescenza.

Sto morendo piano piano di poesia
   (!)
se qualcheduna  delle mie povere
parole
scatta su in un frullo come
stormo  azzurro e vola  ,
                                     vuol ribadire
che
ha buon disegno su questo foglio
come sono al momento, sonnolenta
 
-chissà a che altezza questa mia debolezza---


venerdì 9 marzo 2007

Destinazione marzo e lune rosse<(incubo)>



--
 
irraggiava  un mattino ridipinto
con la gioia nel nome- terra,
di quanto sangue sei tinta,di quanto ?-
 
appena un grumo di noia lontano
nei sentieri. Non esserci,lasciare
l'imbuto di macerie che svia là
da dove
inghiotto, diritto al cuore,
senza grido, non esserci tra nebbie.
 
Siedo su  quegli avvisi  che soffiano
tenebre o miele da alba a sera,
siedo di  prima mattina e aspetto su
una sedia, pura  di vane lingue
adesso intorno qualcosa come un grido 
abiura asfodeli e mimose gialle
 
-donne e fogli, e gli uni dopo gli altri.-
 
Comincia così e si  divaga il marzo
puntuale in mite splendore, nel rosa
lettere scrive su lavagna di gelo,
e regale traversa la cupola
di cielo una cicogna ,incomincia.
 
E le  rondini sul pero
ascoltando intrecciano parole
 
 
Le stelle alla luna rossa
scavando nel  transito di un sogno
senza uno sguardo sfoderano acute
sputi d'inesistenza, fiabe,
mute.
 
Nessun giorno come un anello
non sarà mai finito nel gran circo
del buio reame della  prima notte
--vedo le foglie e gli sterpi, il nascosto
e le serpi nel terreno che s'allungano
in un duello inpari con le radici--- 

mercoledì 7 marzo 2007

Last LOST(Episode Guide) ne lo stabbio



 
                                                                                            
                                                                        
 
 
tutto si compie talmente rapidamente che mentre si compie talmente rapidamente nel mentre si sta svolgendo
poi
scompare come se nulla fosse avvenuto, come
se tutto fosse avvenuto nel nulla
e finisce che è
come
se abbiamo
compassione
del parziale 
e
il totale
si fosse prodotto in un TOTALE nulla
come se nulla fosse stato
 
come è
che fa un residuo di luce in normali sacchi d'immondizia a buttare giù un
solo gesto una sola movenza come uno sputo, no meglio. La bava.
Una traccia unica sul fondo striscia con un errante
filosofare (*) ---daharma Dharma VISHWA NIRMALA DHARMA ---
di cristalli sfaccettati gettati ancora più giù, giù da un tavolo
con uno schiaffo di chiaro prodotto in normali zaini  di lerciume ben ancorati  a spalla.
 (i ricordi i ricordi ai ricordi i ricordi ah i ricordi)
Come se tutto e nulla fosse avvenuto
 per  germinare giù in un muro
ficcata in una crepa  un po' d'edera che s'avvinghia (ah i ricordi)
genera rumori inaspettati non di getto ma a  fondo nel profondo fondo  della selva, 
l'abisso.
 Se  IL nulla fosse ,sarebbe uno stato a
fondo, NEL fondo  l'abisso se abbiamo compassione si spalanca
su  noi stessi ( sempre senza fondo un fondo)
 
 
 
(*)

La fonte del benessere e' interiore
conosci te stesso
per raggiungere pace, equilibrio e
gioia di esistere.