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irraggiava un mattino ridipinto
con la gioia nel nome- terra,
di quanto sangue sei tinta,di quanto ?-
appena un grumo di noia lontano
nei sentieri. Non esserci,lasciare
l'imbuto di macerie che svia là
da dove
inghiotto, diritto al cuore,
senza grido, non esserci tra nebbie.
Siedo su quegli avvisi che soffiano
tenebre o miele da alba a sera,
siedo di prima mattina e aspetto su
una sedia, pura di vane lingue
adesso intorno qualcosa come un grido
abiura asfodeli e mimose gialle
-donne e fogli, e gli uni dopo gli altri.-
Comincia così e si divaga il marzo
puntuale in mite splendore, nel rosa
lettere scrive su lavagna di gelo,
e regale traversa la cupola
di cielo una cicogna ,incomincia.
E le rondini sul pero
ascoltando intrecciano parole
Le stelle alla luna rossa
scavando nel transito di un sogno
senza uno sguardo sfoderano acute
sputi d'inesistenza, fiabe,
mute.
Nessun giorno come un anello
non sarà mai finito nel gran circo
del buio reame della prima notte
--vedo le foglie e gli sterpi, il nascosto
e le serpi nel terreno che s'allungano
in un duello inpari con le radici---
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