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della nonna, la Memoria annotata
su fogli affidati alla busta diaria
è insieme di foglie. pare bussare
su un vetro,sfilata alle ombre dei suoni
di luoghi lontani, scioglie gli enigmi
e tira pietre qui intorno,è storia
privata,della nonna,la Memoria
svelata
in un compendio finale,
storia scorticata sul pavimento
a rombi del salotto,una linea tracciata.
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Ciò che di noi non sa più l'abituale
è quanto costò attorno al collo
il fazzoletto rosso
-rotolavano voci sulla via,
sempre-
Gli anni? E i volti? dove sono i volti
che allora lessi?
giovani e disumani in più di una notte tradita
sotto gli alberi
- fra due fette di pane la luna-
nella neve
o polvere o mosche
strade
camminate, sempre
orizzonte
condito da botole in cui si calavano i morti.
(oleandri pioppi e lecci come segnalibri
per rinvenirli,
un giorno)
ciò che di me non sa l'abituale
è l' abiura mia da allora -Dio non esiste- ad ora
l'ira del dopo quelle urla di ragazzina violata,
Francesca, la mia piccola amica,impazzita
la donna affacciata al cortile,
i tedeschi, la raffica
il prete a terra, Francesco appeso all'albero,io che osservavo
l' i n a c c e t t a b i l e.
imbracciare un fucile allora fu facile.
e non.
trovare d'improvviso un senso
per distaccarsi dall'ordito lento dei giorni,la vita con il colore della morte
il passo ( uno dietro l'altro, in salita,lento) su passo al passo.
incontrare altre donne, più esperte, prendere la mira
con le braccia incerte e
il non sapere .
i cieli dell'avventura che ebbero notte giorno e tempo
e la miseria del tradimento,della paura.
gli scarponcini che misi ai piedi
e le verruche, le ciocche tagliate ai pidocchi,anche risate.
i cieli del dolore addosso ti rovina con sibilo di sasso come da una fionda
-sopra l'occhio un rivolo rosso e lo sguardo immediatamente fisso
che vede per la prima volta il Paradiso-
il rumore del tuo pianto non ha una nota, affonda
nella scodella di latte.
i cieli dell'asfalto gonfiato con la pompa della bicicletta
il saldo dei tragitti con la fretta dei fiumi, -appena fuori città
gira a destra e aspetta-.
quante strade percorse
camminando e vedere i cieli
alzarsi
e cadere
rialzarsi
e ricadere
ancora
pensando al lume sul tavolo e
al nonno che leggeva
in un lago di luce -tepore di casa, ma dov'era più casa?-
seminandomi dentro una zizzania di rimpianti falsi
(Maurizio che amavo, la cui camicia era nera,una miseria di promesse in compagnia
del nulla )
il sangue velocemente ai polsi ,
passando ,quelle ignote pupille ,troppo ardenti
invadenti domande da spia.
(certe volte gracchiavano le cornacchie
e noi andavamo in missione senza essere suore
con Laura aspettavamo un segnale da Simone
il cui vero nome era
Fernando
le fradice barche quasi nascoste nel fango
il rientro, sperando.)
ciò che di noi non sa più l'abituale
è quanto costò attorno al collo
il fazzoletto rosso
-rotolavano voci sulla via,
sempre-
Gli anni? E i volti? dove sono i volti
che allora lessi?
Sono i miei occhi,arsi .






