giovedì 27 giugno 2002

s-vincoli 2 ( in-ospitale)

                                 
in-ospitale





la voce

che s'ingessa

tormenta nuova d'aghi nel momento

in cui ho considerato che si fosse al

termine. Di tutto quanto, io-sola-io.



Non ravvisano la sbornia bagnata

nei miei occhi

le altre femmine sedute

sulle assolate sponde.



Loro. Che sanno che un poema è essenziale

per avere spiragli nell'Eden ,



che sanno lo sfogliarsi dei capelli

l'atroce iniettarsi stille fluenti e

fanno geografia delle polle bluastre

a pelle. Loro.Che sanno,già.

Il tumore.



Fissano quanto scorre

a letto o in un letto, avendo letto

il loro.



Io. A impregnarlo in queste pezze il

male,

in questi panni, in un delfino di luce

tra il puzzare del vomito fangoso

che mi salta io,

a stringermi le dita.



E il compitare piano respirando.

E ricordando una canzone che non sento

E fiori d'acqua

sci vo lan do dove si

oppone quanto voglio uccidermi in vita.



Una penna traccia ciò che solo e tanto è tanto che



mi lascio







--

            unghia di bri'

                                                                                      

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