e lo depose
in una parola, Salvatore.
-Cristo non passare
davanti a me in solitudine
posso accompagnarti, come una madre,
posso accompagnarti io, Tua Madre, figlio
che non voglio tu sia solo nel dolore?-
-Non piangere, donna come tutte le donne, non piangere
sii forte, Madre!non piangete donne,
non piangere Madre Mia!
Non piangete per me,madri!
Ho accettato e volontariamente io vado-
E lei lo seguiva afflitta,
la madre sua, pensando alla
mirra ch'era stato un dono dopo l'incenso, con l'oro
ricordando il vano inanellare congetture
mescolando alle paure le profezie
anno dopo anno.
-Posso accompagnarti, figlio?
-dimmi una parola-
Posso disperarmi per questo,
per questo terribile spettacolo?-
La madre sua,
seguiva sulla via,
seguiva il supplizio, i chiodi in carne, con dolore IMMENSO
in cuore, ferita inferta,
come di spada
-preconizzato aveva il buon Simeone al momento della presentazione-
-Dimmi una parola,
che io dirò parola
adesso
e nell'ora di ogni morte da adesso,
e tutti figli miei, Figlio, come mi lasci a Giovanni,
saranno
in ogni secolo !
Così vuoi e così sia-
il centurione vide.
e gerusalemme vide.
la morte
lo vide.
il nobile giuseppe, calatolo dal
legno, lo chiuse
in un sepolcro nuovo
in silenzio.
e il creato vide
e lo depose
in una parola, Amore.
*( le cose di prima sarebbero passate!)
