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intenso fu per giorni e giorni l'odore
che saliva dal carcere per la morte
nell'agrore dell'erba , dal relitto
d'un seme, povero geco rivolto
al sole armato (tra i riflessi e l'afa)
povero trapassato sottovento!
come ci si putrefa nel ridicolo
approssimarsi delle ore ad ingoiare
polvere, quasi uno scherzo lento
giù, ai vicoli delle fogature
tracciate nelle chianche larghe, bianche
-miniature di rancore le nuvole
stanche, adultere del cielo
marito prigioniero dei sogni dei gabbiani-
intanto quando si muore
di sè più nulla, un abisso, nero
un vuoto un solco
UN SERIO MISTERO DI NULLA