sabato 29 dicembre 2012

Giuseppe,eternità intorno al Bimbo

--


(non potevo fermarmi per la notte)

il bambino assonnato che pesava
addosso
con i chiodi tra le dita
-dove li avrà trovati?- Incantato
ci ha giocato lieto per tutto il giorno.
Addormentato...
                       innocente che sa.


(non potevo fermarmi per la notte)


Il carro del crepuscolo,la paura
ha per vestito l'evitare le oasi
i pozzi ornati dalle palme verdi
quando l'oscurità sembra uno strappo
e la soldataglia uccide innocenti.

(non potevo fermarmi per la notte)

Estremo viaggio da carovanare
così,con le nostre grigie stampelle
di premonizioni avvelenate
                 nate dai secoli dei secoli
da quanti confidano
in quel seme
detto Cristo,salvezza dal peccato.

La forza di essere in tre  -con l'asino-
a fissare i millenni passati
quando non si può avere questa terra
con gli anni a venire in fuga in Egitto.
La forza,
 è Dio è in un bimbo dormiente.

( ma la preghiera ci restava a fianco)



giovedì 20 settembre 2012

solo una cosa.sotto la luna.



la luna non dirà -non dice-
alla spalliera delle belle di notte
la notte quello che non ha
mai detto.

un gocciolìo di attimi lucenti
come il sorriso a pieni denti
della statua, ambigua amica
che non parla nel suo nido d'edera
       la luna
sputa laghi di chiarore sdruccioli
alla grande piazza, sotto al cielo
richiama e aduna le ombre dal sonno eterno
un attimo, uno solo a intramare
                                   sputi di mistero
brevemente
sul mare.
                                 
la luna
e scale che discendono salendo
le zanzare
( io oramai sono la comare  di una grattugia)
vampiriche  moine su gambe e braccia.

nell'inferno del calore umido
il dolore delle ossa
non passa  e
impregna scarpe ed abiti questo sudore
                                   randagio
( ci si aspetta che ci si scucia un mutamento
   nel consueto vivere
                             grazie alle previsioni del tempo)
 


 su noi vittime
adagio adagio, è estate e tutto il mondo
a notte continua  nell'adagio

un tempo allegretto suona lontano
-forse-  lì da qualche parte,sul lungomare
si lanciano le auto sulla pista ciclabile



 adorabile quel come

                                    civettano le barche con le reti
che hanno gioia di cadere in acqua
abbandonate sognando il giorno
e poi le secchiate di cefali
sul molo  a domani fatto


respiro irragiungibile 'sto vento
appena appena appena
ma vale.


mercoledì 12 settembre 2012

--

il vento nuovo gli si è spento
tra le zampe
al grillo urlante
che sempre può nuotare
nello stagno fiorito
dei mille steli che svettano ai cieli
azzurri
specchi degli abbagli per chi vola
oltre 
un vento di voci segrete.


                                      

                         

sabato 8 settembre 2012

50, la gallina canta

--
non c'è festa,non c'è ballo,niente torta
                                             ma una gran folla oltre la mia porta
in allegria,gran bella compagnia. 

Chi c'è 

        chi manca. Chi è lontano e chiama
per dirmi che mi pensa
                                 (pocopoco in verità) 
per dirmi che mi ama.


  Sogni,facce,immagini,tante strade
                e prende nome ciò che s'è perduto
nelle voragini affamate dei giorni.

I morti sono i miei sogni 

                                  tornano sparendo spesso,senza
malinconia.

I vivi sono odori
                         che si allargano in un mare avvilito
e solo mio,sempre più deserto,ristretto
(da più di un poco odio la compagnia


Gran bella cosa è la memoria a timer.

Gran brutta cosa la paura della vecchiaia
(senza averne), per colpa dell'alzheimer.
                    
                                  Cinquanta, la gallina canta.
cocco-cocco-coccodè
uno due tre
quante galline di armoniose piume
una per anno duemilaedodici 
gracidano le rane che la luna 
alta assomiglia a un pane.


-Pardon-.*Questa* gallina canta al mondo:
io sono la folla dei volti che ho incontrato
nel male nel bene sono come un 
serbatoio che contiene altre vite
che mi hanno con  ta  mi  na to.

Sgocciola una maturità nuova :

la consapevolezza 
                                 di aver fatto l'uovo 
sgocciola a un punto fisso
la libertà è riservata all'universo.


mercoledì 1 agosto 2012

cronaca dell'osservare all'alba


--

Tanto chiarore il diluirsi
dell'alba
nel bicchiere di soia latte.

Vedo un silenzio
 caduto come goccia.

                         len
                             ta
                                 men
                                         te

                                   s'allarga    in un circolo
d'acqua che s'ingravida di  ricchezza.

Cresce e nasce memoria di memorie
 andate,è il passaggio
 dalla noia
 lucidata della notte
 alla vendemmia del giorno

-mi guardo intorno-


la persiana cresce da tempo
nel suo legno fradicio.

ubriaca di birra che fa  trappola
la lumaca precipita nel vaso.

Tira il catenaccio d'afa
e rinserra l'agosto
dopo una notte incandescente.






giovedì 26 luglio 2012

una strada luminosa in una luminaria esplosa.


una strada luminosa
in una luminaria esplosa.

lacrima una ragazza
che esce sulla terrazza
ad accendere la luna,poi fuma.

la processione lenta lenta lenta
                  s'allarga e si scioglie  sotto la palma
e ha il mantello verde sant'Anna
che parla alla sua bambina Madonna.

cade l'ultima stella colorata
adesso della festa
                    finisce ogni cosa
rimane il profumo del torrone
e la carovana degli ambulanti
che raccoglie le  varie mercanzie
                  depositate nell'androne.



ma è notte che s'appicca in fuoco e afa
rovinosa.disperata apre finestra
donna Rosa torturata a borbottar
parole alla zanzara
che prova a pettinare.
lo sguardo alla parete,la mano alla ciabatta
nell'acqua immerge le dita dei piedi
e la fantasia.Un lago nel vento
 (che chiama e richiama) Un ago
nel callo che lì la ricama.

Il segreto triste del suo dramma
è riassumibile nella parola
                    spesso aggiunta *porcaputtana*.




(lontano la partoriente non si placa)

una strada luminosa
in una luminaria esplosa.

la stella si è sciolta nel tufo
del palazzo,ha teso la mano all'alba
e alla frescura in uno spruzzo
d'acqua pura.





giovedì 19 luglio 2012

sequenza di non ricordo

--

non ricordo che  il caldo.
non ricordo che  l'afa e la fretta.
non ricordo che  me e le bambine che si sbrodolavano quel  gelato che dovevo pagare.
non ricordo che  la fila a quella cassa.
non ricordo che   quella ragazza  biondoororossiccia prima di me a battagliare con l'ossesso.
non ricordo che   lei ,quella lì, quella che ostacolava la mia voglia di far presto e pagare e andare.
E scappare verso un qualunque luogo fresco.
non ricordo che  la discussione,inutile discussione.
non ricordo che  il fatto di aver voglia di farli sparire TUTTI,sole compreso, con 
un qualche bidibibodibibù che mi salvasse e ripulisse ( anche) le due bimbe.
non ricordo che  quella ragazza che cercava di far valere le proprie ragioni.
non ricordo che  il suo gesto di agitare una banconota da cinquanta per pagare 
poche lire della bibita.
non ricordo che  la maleducazione prima gelida, poi sempre più aggressiva,del
gestore del punto ristoro .
non ricordo che  il sole,accidenti a come ci batteva tutti (!)
non ricordo che una litania urlata  e riurlata e urlata ancora contro un desiderio  pacato
di trovare una soluzione al fatto.
non ricordo che lo strepito di una risposta gracchiante, perchè 
-con una banconota da cinquanta ,per pagare non puoi pretendere di pagare 
solo cinquecento lire,anche se è un qualcosa che hai già consumato!e tu non
 dovevi consumare sapendo di non poter pagare con spiccioli contati. 
non ho resto,nè posso allontanarmi di qui per andare a cambiare. 
Lascerei "scoperto" il punto ristoro.
E non sperare di andartene di qui  con la scusa di cambiare.Arrangiati,mi devi pagare-
non ricordo che  del mio spazientirmi .
non ricordo di come perdurava il dissanguamento del gelato color cioccolato 
sulle magliette delle bambine.
Non ricordo che quel cioccolato.Era un fiume appiccicoso fin sulle infradito 
e sul dito  mio (!)  allucione incerottato.
non ricordo che  della mia fretta, già detto del sole dell'afa ,e avevo fretta. Maledizione! 
io-ho- fretta! E non dico  che la fretta mi rende nervosa.
Non ricordo che  di quello sguardo di ragazza sorpresa che si sente dire :
-dai ! tiè te le dò io le cinquecento lire, basta che mi fai pagare e andare  via con le bimbe.-
Non ricordo che  la domanda
-e quando te le restituisco?...vieni con me che cambio, solo un attimo...-
 Non ricordo che  un disappunto imbarazzato alla mia risposta :
-tienile da parte e poi mettile in qualche cassettina d'elemosina
alla prima chiesa che visiti.-
non ricordo se le risposi al  -grazie,ciao.-
non ricordo che  il giorno dopo.Una  commedia, sembrava.Ripetuta:
il mare, il caldo, la strada, il ciondolare confuso della me che sempre più 
 all'afa umidiccia qui al mare im pa zz i sce se deve uscire di casa.
nella sequenza dei ricordi, non ricordo,
non ricordo che il richiamo, ripetuto -ehi,tu!-
-ehi tu, ragazza delle cinquecento lire,mi riconosci? 
Ieri.Al punto ristoro.-
non ricordo che  le cinquecento lire in mano 
e stavolta il mio imbarazzo 
per  il giorno prima e quella fretta scorbutica,maledetta fretta!
non ricordo che ero confusa per la scortesia,e
non ricordo che qualcuna ridendo
 mi annotava che no, adesso no, neanche io abbaiavo più.
non ricordo che ridevo,
non ricordo che mostravo le infradito incioccolatate per benino,
non ricordo che un
-andiamo a berci insieme un gelato (!)-.
non ricordo che  poi più di quattro ore a chiacchierare.
del più,del meno,delle canzoni, del mare e di me che cercavo di insegnare
e ad ogni concorso, una nuova  storia per non insegnare.
non ricordo che  parlavamo  di marito e figli cui badare. 
non ricordo che  il sorriso a spalanco sotto il naso a patatona.
non ricordo che  per riderne,le contavo le mie lentiggini anche sulle braccia.
-Accidenti a questo sole e a come invecchia!-
non ricordo di come persi gli occhiali quella mattina,forse sotto il menù ,sul tavolino.
non ricordo che le diedi il mio indirizzo. 
non ricordo che non mi diede il suo perchè non sapeva dove sarebbe andata a stare,mbò, o forse altro, valla a capire!
e non ricordo o non mi disse di che lavoro doveva fare .
non ricordo che  solo  un fatto strano,inusuale: si chiamava come 
mia sorella ,è buffo, lo stesso nome giusto giusto.
non ricordo che  quell'abbraccio come fra vecchie amiche.
non ricordo che  la promessa di incontraci ancora, in un sicuro primaopoi...
non ricordo che  tempo dopo mi arrivò una cartolina.
non ricordo che non ebbi mai il suo indirizzo,e ogni tanto ridendo ,ci pensavo .Eccome!
a quell'allora di cinquecento lire e cioccolato...Al primaopoi, si sa.
Ma tu guarda il caso a caso.
non ricordo che il tempo  che passava (e passa ancora)
per me che ogni tanto,ne ridevo e le auguravo marito figli e tanta gioia.
Non ricordo che mi guardavo intorno ad ogni punto ristoro,mi capitava e capita ancora.
non ricordo che prima ci fu falcone e poi borsellino.
non ricordo che di quegli scoppi a morte io,per anni , ho parlato ai miei ragazzi a scuola.
non ricordo che il tempo passa.
non ricordo che una sera, molto ma molto tempo dopo, c'era "blu notte" in  una notte
estiva fatta d'altra afa e televisione.
non ricordo che  del primo poliziotto donna ammazzata  perchè 
era di  scorta in una Italia che sputava sangue grazie al tritolo della mafia.
non ricordo che la chiamarono  emanuela, (già)  come mia sorella.
non ricordo che ascoltando mi venne un brivido e poi.
una strana idea a punta spillo  da scacciare, per la prima volta da scacciare in un -no,
non deve essere e non può-
non ricordo che aprii la connessione per cercare.
non ricordo di quel che immaginando  vidi  *dentro*una fotografia.
non ricordo di come  in una notte d'afa io gelai.
non ricordo di quel che mi successe a decenni dopo il fatto e
non ricordo di come seppi che quella ragazza non aveva avuto mai  marito e figli.
non ricordo che, non so come dire  che non ricordo che il mio vuoto e poi il dolore. 
Non ricordo,sequenza di non ricordo.
Punto.
Mettiamoci una croce.

+
non ricordo.
cioè, a volte, se ci penso ,di un ricordo faccio sequenza di ricordi.
Belli chiari nitidi presenti.Sento l'afa prima,poi il gelo.Tornano lentiggini, infradito,
e cinquecento lire, gelato al cioccolato che si scioglie

Non riconrdo che...volevo dire.
Non ricordo e adesso non so come finire.

( qualcuno mi disse che siamo che tutti quelli che incontriamo
nello spazio  di una vita.)




http://www.cadutipolizia.it/fonti/Polizia1981/1992loi.htm

giovedì 5 luglio 2012

l'insopportabile primopiano di un neo

--

Dammi la mano,vecchio amico e iniziamo lentamente
fianco a fianco
il viaggio in questo regno nuovo.

Se non ci sei,io sono ancora e sento.
Il grido che porto nella mia testa è
di un ragazzo che brucia ancora d'Africa.

Fenomeno la memoria che lega i morti ai vivi.

Un tanto basta,come la luce a sprazzi
rotta da folti alberi nel bosco che corre accanto all'autostrada,
se sono stanca e mi fermo.
E penso.
Io ti sorrido e trovo nella  natura una pace sconfinata
se pure nel pomeriggio di calura.Il tuo riso nella
bordura di capelvenere selvaggia.

Ricordo, una notte di  vento e poi pioggia, tanta pioggia,
la corsa quando sei venuto da me per evitare che un fiume
ti sommergesse.

Ed io,che mi sentivo come te, immediatamente
 con te, a mescolare la terra
 separando gli scarti del mio fieno dalle tue api morte.

Nel grigio mattino,insieme poi.

A raccattare il caldo nei bar in qualche tazzina di caffè, a contare i volti
nel fondo dei cucchiai, a sbriciolare
le perline di zucchero sui biscotti per farti compagnia e riderne.
Oltre.
Il volto disgustato del padrone,negli occhi buoni del garzone.

Una volta un filo dei tuoi capelli legò una luce rugginosa
sui muri dei gelsomini,e c'era il tempo e fu allora
che mi dicesti del poco tempo ancora.

E tutto da solo.

E  pensai alla tua la vita,così. Ad andare avanti.

Passato da un paese all'altro,cercando rifugio nei gusci degli scarafaggi,consumando
cipolle e patate,pungendoti 
le caviglie in una sabbia dura a fiorire, bestemmiando 
sotto i camion che elargivano passaggi,pagando cara 
la nuova terra, forse.Un lavoro.


Nell'acre odore della povertà vedere dei colori solo il carminio
 e odiare i pomodori, accigliarsi e poi sganasciarsi
ubriaco, per scrivermi dell'alba
sul cartone del latte.
Dell'oro in bocca fatto bianco e come un bianco può
imbestialire.

-non è stato facile-

Dicevi : la luna è mia madre.
Certe sere è una tua pesca in una gonna di fiamme : brucia
come una torcia di paglia intrisa di petrolio,brucia come la terra
del deserto,brucia come un cespuglio infuocato spinto da quel vento dannato.
Brucia.
Ma io  non posso ritornarle.
Ritornerò alla terra, nella terra di qui e tu mi farai bruciare.

Perchè sei azzurra.

Come una figurina nel soffitto della chiesa,come
una mattina che schiarisce contro il profilo della notte,come
 l'acqua in cui mi tuffo
se mi dici << tutto cambierà,coraggio>>

Mi farai bruciare e poi incontrare il mare : voglio imparare l'ortografia delle alghe,
voglio imparare le insolenti braccia del profondo, voglio scoprire
perché sempre ridono i delfini o come saltano i bambini cercando di fermare le onde.

Dammi la mano,  vecchio amico e iniziamo lentamente
fianco a fianco il viaggio in questo regno nuovo.

Io non sono azzurra.

Adesso sono gocce di sudore disperato.
Adesso sono un grugno intrappolato nel turbine di una società
 grigia ( 'chè dire bianco e nero fa paura),confusa dalle regole,
da questa villeggiatura  forzata negli uffici e nelle questure.

E tu sei stato bruciato.

Fanno difficoltà a che io ti mescoli all'acqua.Fanno difficoltà
a che io ti lavi d'azzurro,fanno difficoltà
e citano l'etica,l'igiene poi qui alcuni sono il potere delle leggi
che non sanno la pietas.

Però sei stato mescolato al vento.

Voglio dirti: ho imparato ad ascoltare ed alla fine
a riconoscere voci diverse da quelle più
familiari,ad osservare nelle bolle di sapone
e bene le statue ferme a pregare sotto le statue sugli altari.

E tu.
Devi essere un' esplosione  da un altro luogo fin qui
degli occhi buoni in un volto senza più parole,
in questo cielo di umido che sfilaccia le nuvole.


martedì 3 luglio 2012

non è

--
quelle immagini rompono gli specchi ovali della notte che percorre una valle solitaria
aspra tanto quanto serve a fissare negli occhi dilatati
l'angoscia.
E mormorii di lupi che s'imbattono nei greggi  appena incolonnati
per il rientro, sfidano la nera strada di un buio 
che fa da culla ad una luna
opaca  oltre le tende.
Rami d'alberi  secchi,morti, le dita intorpidite raccolgono i gomiti.
Non è sonno, solo ansia  che  stringe la gola

mercoledì 20 giugno 2012




--
raccogliamo le notti d'argento di giugno
senza sentiero
                              in un noccìolo d'afa
graffiando sotto la sabbia
la faccia nascosta delle cose.

Il mondo è un pozzo abbandonato
ed è bene appendere il secchio
rotto



Speranza di pioggia  in un cucchiaio
per uscire dal letamaio
delle strade  in polvere
questi versi in un pozzo
di sudore,come in agonia.


Nella noia crescono le unghie
e i ratti escono a pascolare
grani di poesia,
il sangue è bianco
il cielo è  un orso pronto a scivolarti addosso.

             
il calore di oggi a mezzodì
          brucia ancora al buio
 ogni lenzuolo steso
incartapecorito
sbiadito
 come i fogli
che non scrivo.


è un cane lacero che svolta l'angolo
assetato  nuovo angelo che nessuno
può vedere
(triste ricordo l'odore di cera
  della megera che prega sotto mentite spoglie)

l'alba fa paff dentro la fontana che si riaccende
esplode la luce
ma il calore non si spegne.





giovedì 31 maggio 2012

cerchio di mondo nel fumo ( rivista)

..

                      c’è la copia del mondo
                      in questo soffio di fumo
                  un girogiro di idee e paure in un cumulo 
                                                          leggero
             amori cuori  languori dolori  rime e pazzie
                 nate e finite in infiniti ghirigori
ispirati ed espirati
                          come l'O di Giotto
perfetto nell'imperfetto misterioso incontro di incognite
solitarie 


                ad uso e consumo di un uomo che si pipa il  suo mattino nel blu


giovedì 17 maggio 2012

mauro : at the end of my suffering there was a window


 mauro : at the end of my suffering  there was a window.

--

mauro che segue il dito
come verso un fato che si è creato
mauro che si è attaccato
poi ha superato
la ringhiera e il salto il vuoto

oltre la finestra ( il vento s’agita e
l’azione è lesta)

mauro che spicca il volo tutto d’un fiato
nodo allentato a questa vita che vuole corta
senza più scorta di gran dolore.

mauro ch’è meno solo ora che vola
incise come sagome nella memoria
mamma papà e Minuccia
mauro che s'è involato (e quanto mi hanno amato)

mauro .

ed è un fiato
che non precipita piano di piano in piano
né più si può ribellare al salto al volo
a come andrà a finire
mauro 
che sente il vento
 e mauro che dice quanto è facile
uscire dal tormento
                                     -poi niente-
quanto è facile
sgranare la coroncina del rosario  in un agoraio di spine
in questo letamaio
 che è il vuoto ,la solitudine ,molte parole vane.

mauro
rientrato infine nella terra.


(i miei segreti gridano forte
  proiettati verso altra destinazione
           mauro sordo ( e anche questa è disperazione)
                             in un penoso senso di isolamento
mauro che sente bene il vento)

e nella chiesa la bagascia bionda, quella con i capelli ad onda
epitaffia l’ultima  lagna indegna




<>

( presto solo il passato saprà quello che noi sappiamo)




Alla fine del mio soffrire
c'era una finestra che s'è fatta porta,
una porta, poi niente.
Sentimi bene: io scelgo.
 io  capisco ciò che chiamo morte.
Io scelgo, poi niente.






venerdì 27 aprile 2012

prima vi dico di come

--

Prima vi dirò di come il cielo sta
spinoso nei miei occhi
avanti che l'uragano esploda.

Penso ai fiori, come la dalia scoppia
dal suo bocciolo, al vento che gira
prima lento poi potente sui muri,
al pianto di chi,inerme, si arrende
senza esche, senza scopo, senza
più la propria mente.

Le nubi della sete sono in aumento
e me ne accorgo
dalle crepe nel fango,
dai gusci di lumaca inabitati.


Polvere vortica
con intrichi di radici bianche
rinsecchite, furiose, giacché il sole
le ha chiamate a fare da cadavere
nel suo impero di strade secche.


Taccio,
taccio davanti a uomini e bambini
sventrati da granate
che spolpano le stanze
taccio davanti ai caleidoscopi
intarsiati
sui tappeti insanguinati,
taccio alle urla silenziose
delle vecchie mute.
Guardo.
E le donne celate
                    come uccelli
oscuri  nei mantelli del nascondimento
cieche di Dio e della sua misericordia
sono inedite imago di michelangelo.

Io attraverso la vergogna di essere
una qualcuna inutile
con parole altrettante
che vuole raccontare ma non sa

Ho visto,per vivere,bare di ulivo
contorte, inseparate dalla sporcizia
accettare le stagioni coperte di muffa,
bambini dalle pance enormi cercare nei cumuli
d’immondizia,ho guardato in cielo per non vedere la terra
e ho visto il tempo.
Che stampa nella natura le linee della vita con i lampi.


Un tempo imbronciato,
un tempo nella gola come l’ urlo
che officia lo smarrimento alla cognizione
dei sacrilegi contro l'umano.

Ho visto la solitudine
tra le sue urla annodate al silenzio,
la paura.

Vi dico di come il cielo sta
nei miei occhi.
del perchè del percome
del mio vuoto dentro.
Solo
il cielo è nei miei occhi.
Immenso. E così ho il cuore
 ancora aperto (se ci penso).

                                               


domenica 8 aprile 2012

piccola cosa color di rosa

--

rosa tutta rosa la guida di seta
 sulla tovaglia è rosa
tutta rosa come il dolce con la stella
e l’uovo tinto cui s’incolla
un petalo di geranio perso
ieri, nella pioggia.

Nel  piatto c’è il disegno di una spiaggia blu
con un bel  serto di dalie ammutolite
                                                   nella  ceramica.
Punto esclamativo! Ma che sgobbata!
(mica mi ci commuovo!)

Giorno di Pasqua ed il segreto sta in questo:
fare fiorire un pezzo del mio mondo
                             nella sorpresa.( ma che sia rosa,eh)
mettendo in conto alla nota spesa
l'amara ruota della mia attesa

(fa giro giro tutto intornoquesta emicrania fa giro giro
     ma è sempre rosa)


Cronaca senza cipiglio:

Fuori i cipcip spazzano i vasi e l’enorme felce
scapigliata
poi vagano per la zona soleggiata
mendicando una mollica 
                                     
- sarà un abbaglio o  è 
Alessandro  quello che 
                  ruba la cioccolata?-

(speriamo che nella serata i nipotini  colorino la resa
 prima del sonno stanco )



venerdì 6 aprile 2012

il senso dell'insospeso in un fiato

--

tu discendi 
               tutto intriso di vento
lamento
flebile e  quasi spento del ragazzo chino
sotto le staffilate e il peso  del supplizio.

Impacchettate le nubi 
ed alle rondini non dite
che è primavera!

Il figlio dell’uomo  è
al suo mezzodì  di travaglio, nastri funerei si stringono al collo
delle tortore senza canto.

La piazza senza le sue ghiande
la mosca sopra la violetta
fontana assorta e asciutta d’acqua
...
in un momento
le pietre rotolano e
fermato sta per essere il tempo.

Solo una madre  sa a chi mandare  il suo sguardo d’amore!

Carezzando così, piano piano
 dolore e rimpianto,cercando di puntellare
-nel pianto-
la macchina perfetta del tormento nelle carni
           crea un circolo misterioso
lei-lui.Poi Madre di tutti noi.
       ( sarà il nostro firmamento luminoso)


E' l'ora nona,l'ora della morte
e calma, calma dopo un terremoto che rivolta.





La tenerezza sta nel fatto
che stia ridendo  capelvenere
lassù, sull’arco.



giovedì 1 marzo 2012

lucio



--

Ho smesso di pensare
che mi scriverai ancora.
Non avrò più tue notizie. Eppure
continuerò a sperare
che un giorno tu possa tornare a cantare
nelle città, a cantare.

Come velieri trasparenti e vaghi
per i cieli, stanno
 i momenti  sereni  a dileguarsi
e io declamo allo specchio i nomi
di amici smarriti come bottoni
 e fiabe, scortecciate nei frantumi
delle stagioni impacciate degli adii.

Ecco come è che a volte
                si dissolvono gli anni :
 nei tramestii ordinati e spenti
di lunghi giorni lenti e fatti a mano.

-faremo e disfaremo appigli ,invano-

Ho smesso di pensarti
a scrivermi .
Non avrò più tue notizie. Comunque
spererò sempre, in attesa
che tu possa tornare ancora
nella città del mio cuore, di là da
dove canterai  da oggi e per sempre
come nelle città
in cui hai cantato.

Sono triste. La morte è sempre estranea
 una intrusa di cui sai il freddo mentre
 tu cammini nel sole rasente ai muri di calce.

E' difficile parlarti a distanza
dal di qua al di là
senza la chiave che apra quel cassettone
in cui è riposto il cuore (la vita?
o quel mio caldo maglione)

 Favole sfilacciate
 e scritte nei frantumi sbalorditi
dei ricordi, dei volti ,dei pensieri
oggi è marzo, al primo. e al quattro
-quasi ieri- c'era un Gesù Bambino
dal vestito in bianco e nero in tivù
- era Sanremo-. Adesso ripeto:

Io sgrano ricordi. Non sono serena.
Il passato è solo il presente
al centro di tutto, cornice al quadro
questo brutto inciampo fatto di malinconia


 Vorrei si aprisse un fiotto di chiacchiere
eppure sarebbe che dopo tanto
cercarci e ricercarci
con voce  debole con voce soffocata
non avremmo di che dirci
-magari solo annusarci i fiati-
noi due,affannati ma
estranei amici,così affiatati
nel percorso.




giovedì 2 febbraio 2012

inverno primavera in candelora

                                                                     
--
darà alla luce il piccolo- venuto
alla luce-
un maschio
vedrà la primavera
nelle braccia della giovane al freddo.

e
con
segni luminosi e con inni
di ogni luce, dato alla luce sarà
Luce.

Sarà un passaggio
tra il buio e la
piccola madre di tutti,
sarà un omaggio
di sette spade
appuntate nel cuore!

 è la luce
del vecchio  spento simeone al
tempio
        -all'inverno dalla primavera
                           che si affaccia tra le braccia-
 è un consegnare di luce,
è un passaggio fra le braccia della giovane e le braccia del vecchio
(già detto su)   fra la primavera e l'inverno
                       fra la madre terra e il padre tempo
                       fra la speranza e   la sfiducia
 è un omaggio  di luce   che irradia                 - lui il piccolo venuto alla luce
                                è la luce del mondo nuovo
                                          è l'assemblea delle fiammelle in un torrente
che cammina verso un altare.
--
O Dio, fonte e principio di ogni luce,
 che oggi hai rivelato al santo vecchio Simeone
il Cristo, vera luce di tutte le genti,
benedici
 questi ceri  portati dalla gente che viene incontro a te
con questi segni luminosi
e con inni di lode.
                                                         
                                                           








martedì 31 gennaio 2012

C’è il gelo, intanto pure una farfalla



tu 
stai qui e  dopo un passo vai e ristai
a guardare le mosse delle barche
in un regolamento di silenzio
a spazi larghi, nel silenzio
il silenzio a guardare
le pietre in un cielo impietrito
prima della sicuramente
neve

-adesso frana in  un groviglio
si aggrappa per vento poi intarsia trame-



(fa un poco ancora infanzia ammutolita
lo stupore,sempre.    
                                -dovevo
meritarmi il tempo per capire-)





Una dissenteria degli occhi in una lama
di mare senza sole

intanto la grancassa della città
abita sempre sotto
i portici
e riflette la gente che lavora.


Tu vuoi
star qui e  dopo un passo ristai
                                        dentro te, e in te, dentro
in quella  nicchia di sbigottimento
quando hai letto

sasha che scrive per Diego
                       (con Denny -da qualche parte-farfalla)
e tutto, proprio tutto,
il suo non detto.











gelo

venerdì 27 gennaio 2012

questo mi resta qui,nel dopo allora

--






quel  tempo è  lontano  ma io sto qui
oltre tutti i groppi della mia angoscia
deflagrandomi in fondo a quelle storie
mentre.
          la tregua che ogni giorno lascia
alla notte mi trebbia.


separato
dal suolo e giammai radicato,vivo
sospeso come in una bolla incolore
 -quella del vuoto- che non scoppia.




dalla luce brevi timbri all'ombra,pigiami a righe stampigliati ai muri
-come a ininterrotte esequie richiamo
 nomi-
ad uno ad uno perdersi nel rogo
                            -morte che non si ferma nei suoi passi-
gioco
 a carte a scacchi a rubamazzo


(rimorso e sdegno, sempre in imbarazzo
d'essere ancora vivo.)