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Ho smesso di pensare
che mi scriverai ancora.
Non avrò più tue notizie. Eppure
continuerò a sperare
che un giorno tu possa
tornare a cantare
nelle città, a cantare.
Come velieri trasparenti e vaghi
per i cieli, stanno
i momenti
sereni a dileguarsi
e
io declamo allo specchio i nomi
di amici smarriti come
bottoni
e fiabe, scortecciate nei frantumi
delle stagioni impacciate
degli adii.
Ecco come è che a volte
si
dissolvono gli anni :
nei tramestii ordinati e spenti
di lunghi giorni lenti e fatti a mano.
-faremo e disfaremo appigli ,invano-
Ho smesso di pensarti
a scrivermi .
Non avrò più tue notizie. Comunque
spererò sempre, in attesa
che tu possa tornare
ancora
nella città del mio cuore,
di là da
dove canterai da oggi e per sempre
come nelle città
in cui hai cantato.
Sono triste. La morte è sempre estranea
una intrusa di cui sai il
freddo mentre
tu cammini nel sole rasente
ai muri di calce.
E' difficile parlarti a
distanza
dal di qua al di là
senza la chiave che apra quel
cassettone
in cui è riposto il cuore (la vita?
o quel mio caldo maglione)
Favole sfilacciate
e scritte nei frantumi sbalorditi
dei ricordi, dei volti
,dei pensieri
oggi è marzo, al primo. e
al quattro
-quasi ieri- c'era un Gesù
Bambino
dal vestito in bianco e
nero in tivù
- era Sanremo-. Adesso ripeto:
Io sgrano ricordi. Non sono serena.
Il passato è solo il
presente
al centro di tutto, cornice al quadro
questo brutto inciampo fatto di malinconia
Vorrei si aprisse un fiotto
di chiacchiere
eppure sarebbe che dopo tanto
cercarci e ricercarci
con voce debole con voce
soffocata
non avremmo di che dirci
-magari solo annusarci i fiati-
noi due,affannati ma
estranei amici,così affiatati
nel percorso.
