giovedì 1 marzo 2012

lucio



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Ho smesso di pensare
che mi scriverai ancora.
Non avrò più tue notizie. Eppure
continuerò a sperare
che un giorno tu possa tornare a cantare
nelle città, a cantare.

Come velieri trasparenti e vaghi
per i cieli, stanno
 i momenti  sereni  a dileguarsi
e io declamo allo specchio i nomi
di amici smarriti come bottoni
 e fiabe, scortecciate nei frantumi
delle stagioni impacciate degli adii.

Ecco come è che a volte
                si dissolvono gli anni :
 nei tramestii ordinati e spenti
di lunghi giorni lenti e fatti a mano.

-faremo e disfaremo appigli ,invano-

Ho smesso di pensarti
a scrivermi .
Non avrò più tue notizie. Comunque
spererò sempre, in attesa
che tu possa tornare ancora
nella città del mio cuore, di là da
dove canterai  da oggi e per sempre
come nelle città
in cui hai cantato.

Sono triste. La morte è sempre estranea
 una intrusa di cui sai il freddo mentre
 tu cammini nel sole rasente ai muri di calce.

E' difficile parlarti a distanza
dal di qua al di là
senza la chiave che apra quel cassettone
in cui è riposto il cuore (la vita?
o quel mio caldo maglione)

 Favole sfilacciate
 e scritte nei frantumi sbalorditi
dei ricordi, dei volti ,dei pensieri
oggi è marzo, al primo. e al quattro
-quasi ieri- c'era un Gesù Bambino
dal vestito in bianco e nero in tivù
- era Sanremo-. Adesso ripeto:

Io sgrano ricordi. Non sono serena.
Il passato è solo il presente
al centro di tutto, cornice al quadro
questo brutto inciampo fatto di malinconia


 Vorrei si aprisse un fiotto di chiacchiere
eppure sarebbe che dopo tanto
cercarci e ricercarci
con voce  debole con voce soffocata
non avremmo di che dirci
-magari solo annusarci i fiati-
noi due,affannati ma
estranei amici,così affiatati
nel percorso.