Prima vi dirò di come il cielo sta
spinoso nei miei occhi
avanti che l'uragano esploda.
Penso ai fiori, come la dalia scoppia
dal suo bocciolo, al vento che gira
prima lento poi potente sui muri,
al pianto di chi,inerme, si arrende
senza esche, senza scopo, senza
più la propria mente.
Le nubi della sete sono in aumento
e me ne accorgo
dalle crepe nel fango,
dai gusci di lumaca inabitati.
Polvere vortica
con intrichi di radici bianche
rinsecchite, furiose, giacché il sole
le ha chiamate a fare da cadavere
nel suo impero di strade secche.
Taccio,
taccio davanti a uomini e bambini
sventrati da granate
che spolpano le stanze
taccio davanti ai caleidoscopi
intarsiati
sui tappeti insanguinati,
taccio alle urla silenziose
delle vecchie mute.
Guardo.
E le donne celate
come uccelli
oscuri nei mantelli del nascondimento
cieche di Dio e della sua misericordia
sono inedite imago di michelangelo.
Io attraverso la vergogna di essere
una qualcuna inutile
con parole altrettante
che vuole raccontare ma non sa
Ho visto,per vivere,bare di ulivo
contorte, inseparate dalla sporcizia
accettare le stagioni coperte di muffa,
bambini dalle pance enormi cercare nei cumuli
d’immondizia,ho guardato in cielo per non vedere la terra
e ho visto il tempo.
Che stampa nella natura le linee della vita con i lampi.
Un tempo imbronciato,
un tempo nella gola come l’ urlo
che officia lo smarrimento alla cognizione
dei sacrilegi contro l'umano.
Ho visto la solitudine
tra le sue urla annodate al silenzio,
la paura.
Vi dico di come il cielo sta
nei miei occhi.
del perchè del percome
del mio vuoto dentro.
Solo
il cielo è nei miei occhi.
Immenso. E così ho il cuore
ancora aperto (se ci penso).

