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il
cielo è quest' acqua che lascia
nelle mani canti
d'uccelli e rovine
di arpe pizzicate su,ai poggioli.
le barche ondeggiano intimorite
alle strilla dei gabbiani inferocite
come urla di prefiche
assalite dal dolore.
gli occhi di un azzurro chiaro che imprime
cumuli alla retina,sguardi.
un tutto
scuro a sprazzi,
quanto un fiume che nel suo
fruscìo si trascina e ricorda
la tinta di un cielo assonnato
se non è giorno e non è notte.
notte
di passi senza orme
quando si dorme.
