giovedì 5 luglio 2012

l'insopportabile primopiano di un neo

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Dammi la mano,vecchio amico e iniziamo lentamente
fianco a fianco
il viaggio in questo regno nuovo.

Se non ci sei,io sono ancora e sento.
Il grido che porto nella mia testa è
di un ragazzo che brucia ancora d'Africa.

Fenomeno la memoria che lega i morti ai vivi.

Un tanto basta,come la luce a sprazzi
rotta da folti alberi nel bosco che corre accanto all'autostrada,
se sono stanca e mi fermo.
E penso.
Io ti sorrido e trovo nella  natura una pace sconfinata
se pure nel pomeriggio di calura.Il tuo riso nella
bordura di capelvenere selvaggia.

Ricordo, una notte di  vento e poi pioggia, tanta pioggia,
la corsa quando sei venuto da me per evitare che un fiume
ti sommergesse.

Ed io,che mi sentivo come te, immediatamente
 con te, a mescolare la terra
 separando gli scarti del mio fieno dalle tue api morte.

Nel grigio mattino,insieme poi.

A raccattare il caldo nei bar in qualche tazzina di caffè, a contare i volti
nel fondo dei cucchiai, a sbriciolare
le perline di zucchero sui biscotti per farti compagnia e riderne.
Oltre.
Il volto disgustato del padrone,negli occhi buoni del garzone.

Una volta un filo dei tuoi capelli legò una luce rugginosa
sui muri dei gelsomini,e c'era il tempo e fu allora
che mi dicesti del poco tempo ancora.

E tutto da solo.

E  pensai alla tua la vita,così. Ad andare avanti.

Passato da un paese all'altro,cercando rifugio nei gusci degli scarafaggi,consumando
cipolle e patate,pungendoti 
le caviglie in una sabbia dura a fiorire, bestemmiando 
sotto i camion che elargivano passaggi,pagando cara 
la nuova terra, forse.Un lavoro.


Nell'acre odore della povertà vedere dei colori solo il carminio
 e odiare i pomodori, accigliarsi e poi sganasciarsi
ubriaco, per scrivermi dell'alba
sul cartone del latte.
Dell'oro in bocca fatto bianco e come un bianco può
imbestialire.

-non è stato facile-

Dicevi : la luna è mia madre.
Certe sere è una tua pesca in una gonna di fiamme : brucia
come una torcia di paglia intrisa di petrolio,brucia come la terra
del deserto,brucia come un cespuglio infuocato spinto da quel vento dannato.
Brucia.
Ma io  non posso ritornarle.
Ritornerò alla terra, nella terra di qui e tu mi farai bruciare.

Perchè sei azzurra.

Come una figurina nel soffitto della chiesa,come
una mattina che schiarisce contro il profilo della notte,come
 l'acqua in cui mi tuffo
se mi dici << tutto cambierà,coraggio>>

Mi farai bruciare e poi incontrare il mare : voglio imparare l'ortografia delle alghe,
voglio imparare le insolenti braccia del profondo, voglio scoprire
perché sempre ridono i delfini o come saltano i bambini cercando di fermare le onde.

Dammi la mano,  vecchio amico e iniziamo lentamente
fianco a fianco il viaggio in questo regno nuovo.

Io non sono azzurra.

Adesso sono gocce di sudore disperato.
Adesso sono un grugno intrappolato nel turbine di una società
 grigia ( 'chè dire bianco e nero fa paura),confusa dalle regole,
da questa villeggiatura  forzata negli uffici e nelle questure.

E tu sei stato bruciato.

Fanno difficoltà a che io ti mescoli all'acqua.Fanno difficoltà
a che io ti lavi d'azzurro,fanno difficoltà
e citano l'etica,l'igiene poi qui alcuni sono il potere delle leggi
che non sanno la pietas.

Però sei stato mescolato al vento.

Voglio dirti: ho imparato ad ascoltare ed alla fine
a riconoscere voci diverse da quelle più
familiari,ad osservare nelle bolle di sapone
e bene le statue ferme a pregare sotto le statue sugli altari.

E tu.
Devi essere un' esplosione  da un altro luogo fin qui
degli occhi buoni in un volto senza più parole,
in questo cielo di umido che sfilaccia le nuvole.