mercoledì 16 ottobre 2013

nel cuore del ghetto di sedici ottobre

--

Per sveglia c‘era stato
come un‘eco
al rumore di gente -in movimento-
che dice ciò che sa dell‘altra gente
di cui si pensa-forse- ma non si sa.

Quindi s‘era cercato
 di intendere
 decidendo di arrischiarsi
 fino a là.


Si scorgevano le vie silenziose
e caseggiati negli occhi aperti
delle persiane,nel perso dolore
dei portoni scuri chiusi per metà,
finanche nelle lenzuola immobili
stese ai fili
da balcone a balcone,
nel pallone di stracci rotolato
in giù,dagli scalini alla fontana.

Con dappertutto un senso di
abbandono
costretto
e sgombero forzato in uno
spazio senza contenuto
per via di quel tutto, 

                             sfitto
senza l‘anima della gente
che anima,che manca.


Immaginando ciò che era avvenuto

nel rumore di fretta impartita

         <<schnell!!>>

nel cigolìo di cannoncini attraversato
come da un ritmo di
stivali e pianto

         <<schnell!!>>

nei grappoli di ombre del primo sole
salente a stola,scenario al paesaggio

-la furia ha fretta ed il colore
grigio.-

        <<schnell!!>>

Im  ma  gi  nan  do    era quantificato
 

il vuoto --il deserto a tutto
a tutti.

( un grumo di paura mentre frugano
 le dita il campanello sull'uscio
della famiglia amica per decenni.)


Di tanta morte vive
 il ricordo
di tanta morte si vive la vita.


   




Eravamo a Roma,
nel cuore del ghetto
di sedici ottobre,
millenovecentoquarantatre





mercoledì 9 ottobre 2013

Noi di quiggiù e Longarone

--
Mia mamma racconta di
quando,giovanissima,per
arrotondare in vista del
suo matrimonio,portava
la contabilità per una
ditta di import-export.

E di
Di Leo,un giovanotto
solo,forse un po‘triste,gentile
ma timido con chi non
conosceva,che poi.
S‘era
impalmato una
ragazza *bellissima*
e bionda dall‘occhio
ceruleo e l‘accento ed
i modi sinceri delle
Alte Valli del Piave.

Di Leo,pugliese,dopo
averla sposata,invece
che andare in viaggio di
nozze a Venezia (come
allora usava),passando
per Roma (in udienza dal
Papa),se ne era venuto
*giù* verso il sole e le
strade del vino moscato
delle canzoni,a respirare
le onde sugli scogli ed i
gelsomini.

E la ragazza alta,bionda
dall‘occhio ceruleo come il cielo delle sue valli,
dopo un poco,a
proprio agio,s‘era messa
a raccogliere fior di
camomilla da far essiccare,
foglie di mentuccia ed
edera con citratella
per profumare lenzuola.
A scegliere more
per marmellate,a lavorare
maglioni per tutte.

Queste nuove,accoglienti
amiche un poco
sorprese da tanta
laboriosità.Loro
così cittadine,troppo ciarliere e
un bel poco modaiole,lei
montana dalla enorme franchezza,a tratti
silenziosa, sempre impegnata 
in qualcosa di rara creatività,
 tipica ragazzona dalla grande
poesia della gente
semplice e fantasiosa
delle Alpi.

A fine luna di
miele erano ripartiti
per la dimora nuova.
Nel lontano Nord del
Veneto.
Ma detto così *Veneto* 
è un luogo lassù, che esiste
lontano,o sulle cartine geografiche
di scuola,o dentro le conoscenze
che fai quando si viene in visita
o si viaggia.

Quando Di Leo
tornava erano
sempre lettere,dolci
e manufatti.Ricevuti
e ricambiati.Erano
il sapore dell‘altrove,tutta
l‘amicizia.

Poi era nata Iride.

Altrettanto bella.
Pelle come il latte.
Capelli a macchia nera
fitti e attorcigliati
del padre,occhi
azzurri azzurri azzurri
(mantenuti nel colore
anche a quattro anni
dalla nascita) occhi
della madre.

Principessina
delle valli,per Di Leo
che aveva cambiato
il carattere.
(come si smette d‘essere orso
per amore)
Adesso era (felice) sempre
molto più espansivo
con tutti.

Quella mattina,sulla
sua piccola scrivania
del
suo piccolo posto
di lavoro,la mia mamma
s‘era-non casualmente- portata
la radiolina *transistor*
per non perdersi la
puntata del radiosceneggiato
mentre contava entrate 
ed uscite sul suo registro.

Era Arrivato.

Di Leo con i regali,
bello che tutto allegro.
E la mamma giù a
parlare.Chiedere.
Parlare.

Quando.
Il Giornale Radio incominciò
a raccontare.

Il Vajont.
L‘acqua.La morte.
Paesi interi.Longarone.
Disgrazia.
Dolore.

Allora ci si bloccava.

All‘idea della morte
nella calamità.
Ci si bloccava sempre
pensando alla catastrofe.

Gente del
ventennio dopo la guerra
con nella mente
quelle altre sciagure
della guerra,
gente che ci é passata,
gente solidale
ferma a pensare,
a pregare (chi ancora sa).
Sempre gente
per
altra gente.

Ma la mia mamma lo capì
subito.

Di Leo,bianco
in volto,magari lì...
conosceva qualcuno.

-Lui girava tanto.
Per l‘Italia dalle strade
di polvere
macinata e alzata
dall‘utilitaria-

Il tempo di chiederglielo.

E sentirsi rispondere:
“ Mia suocera vive a
Longarone.Prima di
tornare quiggiù.Le
ho portato mia moglie
e la bambina.“

lunedì 30 settembre 2013

Ibiscus


--
Come meduse rosse appiccicate
al vuoto al grigio premere obliquo
del cielo pomeriggio mentre dice
addio (forse) l‘estate nelle ultime
sue isole di umido sciocco e pesante.

sabato 7 settembre 2013

il digiuno (moltiplicato) ha nomi

Il digiuno.
Io si.
Per MariAnna.
Ragazza Albanese.
L‘ho conosciuta anni fa su un treno.
Infermiera-disoccupata- sempre in viaggio.
-L‘amicizia nasce sempre con poco:
capita uno sguardo ironico (che diventa complice);un caldo sporco nel treno torrido di luglio;una sete da impazzire (se quello che vende bibite non passa);un bimbo che piange (e ride se fai sbucare una caramella) e un viaggio lungo,lungo.E ritardosamente lungo.Ecco come.Si chiacchiera,ci si racconta.Si diventa quasi-amiche.Eppoi ci si scambiano indirizzi.-
Anni di “Come stai?“
Poi il lavoro é arrivato.
In Siria.
Quando l‘ho rivista-solo una volta-aveva negli occhi quella terra.E ne raccontava la gente,i colori,i profumi,la luce,i sapori.I souq.L‘accoglienza per gli ospiti.La generosità.
MariAnna_che_si_immerge_in_un_treno_diverso.
Poi era arrivato anche Scott,medico canadese.‘ntipaticissimo orso puntuale,preciso,imperscrutabile.Però -alla fine-buono e gentile.
Ne scriveva sempre.
(Ed io avevo capito,pure prima di lei)
Si,si erano innamorati.
Scott era buddista.
Ed io-ridendo-chiedevo:
“Con i bambini che verranno,che farete per l‘educazione religiosa?“
“Parleremo spesso di Pace.Di come si aiuta chi ha bisogno.Poi decideranno loro, da adulti“.
Una volta MariAnna mi ha detto anche della paura.E del fanatismo che non é politico o religioso.
Poi dei pasticcini di Damasco.
E delle donne con lo chador orgogliosamente portato.
-‘Ché la Santanchè con le sue crociate per liberare le donne dal velo,blatera puttanate!-
E del cuoio inciso nei sandali,dei braccialetti in argento.
Di Maram al-Masri .
E dopo.
Qualche breve ,
breve accenno a come e quanto tutto é come in quei film biancoenero dell‘angoscia.Di Scott
che aveva difficoltà
a muoversi liberamente
nel paese.
Da due anni,*due*.
Di MariAnna e Scott
non so più.
Nulla.
Niente.
Faccio il digiuno.
Oggi.


sabato 17 agosto 2013

d'ago.sto

--

la loggia bianca è una
busta di afa

scritta

(nell' a  r i l e n t o  della controra
lenta,
monotona  e lenta  lent   len  l...)

dal singhiozzo di una cicala
dallo sputo di una fontana
dal sole che un po' si
ammala.

Meriggio eternamente
laborioso
per comitive scure di formiche
ma solo ed esclusivamente loro
verso una bottega aperta nel tufo.


Pensieri appassiti cuciono
ghiaia
martellando l'emicrania insidiosa
ansiosa,dolorosa,iosa, iosa...


Come è ricamata la monotonia
d'estate quando io qui
mi  riconosco
itinerario per tutti i rivoli
che sciolgo,sfatta,nel sudore
-accidenti- a me sempre,
 in agosto.



giovedì 11 luglio 2013

stelle e farfalle,rana di sotto

--

le stelle se ne vanno a nascondino
fra l'ovatta nera della notte,e 
un vento con il cuore a mille.

vogliono piazzarsi -bellebelle-
in quel paesetto ocra, tranquillo
con le case che si guardano mute
 nello stanzone del lago
di sotto


aspetto (nei sogni)
di poterci giocare
come una rana  che salta 
ridendo
per raggiungere 
le farfalle.





giovedì 4 luglio 2013

L‘albero dei moscerini come balla

--
c‘é
l‘albero dei moscerini
che balla per la distrazione
dei piccioni mezzo assonnati
poi
l‘illusione di una nebbia
dopo il fuoco acre della carta
che sventola
                   (é la balla nuova
         della libertà conquistata)
su vespe et zanzare appuntite.

L‘azzurro é il mio impassibile
ibiscus in fiore,ferito
da un rimbombo d‘acqua
sfuggita.

martedì 4 giugno 2013

giugno nel bianco

--


 il mare sputa  ai massi
insabbiati  nello scoppio di fuoco
del sole abbacinante
e tutto sotto a un soffio
di puzza d’alghe cotte.

una mandria selvaggia  di richiami
frana nei veli  a reti intrecciate
in un gioco d’amore, 
gabbiani.

prigionieri
siamo,
incapaci .

come
di pietra
bianca.


a picco
in un giorno 
dalle ore interminabili.










mercoledì 29 maggio 2013

il mattino nel nulla


--
inizia il dolore del giorno
in un riparo di lenzuola

la prima parola è
fra santi pellegrini 
e
caffettiere che sputano sabbia.

Si guarda verso il sole sempre acceso
ma è un liquido nel cesso
che
non ti annega.

un orizzonte di cristallo
e veleno
questo mattino ripieno di
nulla.


                                   


martedì 21 maggio 2013

degli occhi come una lima stretta e nera,orientale

--                           

la traccia degli  occhi  come una lima
 stretta e nera,orientale, si infila
 a viaggiare te che sei altrove
                                                -quindi non ci sei,per chiarire-
                       nel produrre visioni di cose altre
da attraversare in una valle senza voci.
Lo osservi  mentre non esisti.
Però -come anche lui- tu guardi
in un qualche punto niente di niente.

Comunque sempre indecifrabile
il vecchio ragazzo.

Certe volte pare lucido in una sua nebbia,quieto
nella sua penombra costruita,tranquillo,eppure.

Quei suoi occhi stretti a lima 
orientale
-vigili scudieri-
non si accucciano nello sfidare
il fumo
anzi stringono le immagini
 di chi  intorno lo vuol vedere
riprendere fotografare e portare
mbò, non si sa  dove.
                    

Quei suoi gesti fitti, aperti a scatti  
per affermare, per raccontare,
come a scolpire (ancora) una favola nuova
pronta a planare sulle platee,
spalmano nella trasparenza
un *dover essere* ed essere ( a disagio).
Incidono ombre insidiose,
meglio assestano argomentazioni 
costruite per  una  trama,
rispondono a domande ansiose
con una sorta di attenzione
rassegnata.

Ovunque
 donzelle affettuose,maree
intente a sognare sognare sognare
( Oddio che incubo dev'essere
codesto tipo di amore)
e
ricamare,ritagliare, cucire
n o t i z i e  spiando,nuotando
nell'oceano delle supPOSIZIONI
perse per le ciat i tuit ed i feisbuc
i blog le fanzine , le fan,le fan.
Fan(atica.mente) A M A N D O   
T A N T O   E 
                      T A N T O
da far(mi) paura,
per quanto vanno
oltre la misura (equa) della giusta affezione.

(Nel mondo nel delirio della tecnologia
bisogna viaggiare
sempre 
in buona compagnia
corr endo.

Paparazzi,gossip 
improvvisati 
nel gluglu-google
rifugio di pesci notturni...
abboccare in un profondissimo 
mare di nulla,
da ingoiare .)

Eppure.

Questo incomprensibile 
        personaggio 
-essere non essere riessere e non-
è un uomo che appare in una sua ombra
da rileggere ,
pare all'oscuro e scuro...
in un colore sempre è e sarà  un GRANDE 
minuscolo puntino buio a pelle 
(proprio  come un nevo)

occhiali e cappottone da prete
-tutto nero che schiva proiettili-
aspro che intimorisce,

è ora di riparlarne...

In  ogni gesto ,scolpendo,ti chiarisce
che si invecchia ( lentamente)
in una matrice che si allarga di
tempo.





la traccia degli  occhi  come una lima
 stretta e nera,orientale, si infila
 a viaggiare te che sei altrove
                                                -quindi non ci sei,per chiarire-
                       nel produrre visioni di cose altre
da attraversare in una valle senza voci.
Lo osservi  mentre non esisti.
Però -come anche lui- tu guardi
in un qualche punto niente di niente.

sabato 18 maggio 2013

Madonna fuori dal Pozzo dei grani

--


ecco il tempo nei grani dei rosari
trattenuti come fantasmi uno ad uno
come i semini nelle angurie
sputati
a litania 
invadente,
ecco.
consolazioni antiche  fra le dita
tutte
con le facce rivolte a una statua
indecifrabilmente bella e
incoronata dalle roselline
di maggio,
tutte a pregare fissando
la parete
con  l’arpeggio delle voci
                                   stonate
in sottofondo.


oltre la porta allatta sulle scale
la ragazzina rom .
                          quel  suo  bambino
appiccicato a un seno
ciuccia con gli occhi  enormi spalancati
a fissare il campanile, e l’alto.









 - ciò fuori dalla chiesa
 con la Madonna nel Pozzo-



lunedì 13 maggio 2013

questa è.(come la politica)


--

crollati in questo mondo

di lumache morte non so, davvero
nulla
nemmeno di comete
dalle lingue lucenti
versate nei bottoni neri
a lutto stretto
dei papaveri

delle serpi giovani 
                lasciate
crescere in seno ai capelli del grano.

-eppure una pioggia fresca ci lava-


bella

a tamburello
                 balla
 in un  lago trafitto

 panorama

           di piccoli occhi grigi nell'asfalto
mangiato e corso e ricorso dalle auto.





giovedì 18 aprile 2013

visitato un timido visibile

--

nei riccioli del novello tepore
un soffio leggero gonfia i boccioli 
delle prime rose scoperte
              dallo scrigno di verde.

le rondini cuciono le cascate
della luce  schizzando fra le nubi
in una lite
azzurra negli spazi.

                     sotto
              tristi  colombi
 -nel colore delle vedove-
sperdono in strada i  propri desideri
                              beccando microscopiche molliche 
che incrostano la strada
in uno spacco della chianca lucida. 

sul filo stracci appesi si arricciano 
                 devastati da palloni furiosi.

tra 
una mano e un 'altra mano 
                     amiche
passa 
un rotolino che fa fumo
vestendo la noia di due ragazzi 
intrespolati sulle moto
                              che non sembrano più dirsi del vuoto.









venerdì 29 marzo 2013

--

a Taranto i Perdoni
fantasmi ondeggiano
alla pioggia pioggiata a pioggerella.

-io che sono un niente sono niente e poco meno-

così un verso a lato        un verso accanto
porto il lutto di un me stesso Cristo
nel pianto delle nubi.
   
 (snocciola un dolore amore 
 con i piedi nudi)



                                 





per altre foto visita
http://www.manigrasso.it/default.asp?evento=taranto

mercoledì 13 marzo 2013

Messer Signore Papa Nuovo!


è questa l'esca fresca
sbiancata da storti sbadigli
                   franati lenti e beati.
               è questa l'aria fresca:
siamo
 a contare cose concrete 
 unduetre-monete,mangiare 
                 tasse pagare spread imu
                           pi a ngia mo.
E adesso cantare
                    "alleluja,allelu,
                   alleluja,
           alleluja-allelu-ja"

Mescolando fitti richiami
alle bande,poi Fratelli d'Italia
(la giovinezza in piazza è sempre flagrante)
aspettare aspettare aspettare-

Dal balcone -nuovo prigioniero-
si affaccia un buffo omino silenzioso.

Che vede facce come sogni,le strade
dei nostri sentimenti,e più. Migliori.
Siamo tutti e diventiamo.Furiosi 
nelle speranze,nelle stanze del cuore
segrete, al nome gradito
di quell'amato frate, fiduciosi
                                "fratelli miei,sorelle mie "...   (giammai clienti)
Esserci
in quel tèssere fitto di richiami
ed allungare a lui ogni viso,il braccio
cori,altre canzoni.
e
 *BUONASERA*  anche con la mano.
                               (restiamo tutti,come invitati
nella piazza,nelle vie
nelle case, dove si aspetta)
                    Sale un sorriso a quel volto nuovo
-strano come tutti siamo già
  i nna mo ra ti-
Ora ci professiamo (sempiterni) fedeli  e figli
a quel che c'è di più che 
semplice,in un buonasera.

                                                                Sera buona sia al
                                                        Messer Signore Papa Nuovo!

                                             (ovvero come il frate Sole salutava )


mercoledì 20 febbraio 2013

nero,bianco.la porta che apre.

--

Il nero è l'unica possibilità per
la luce di screziare lo scuro,
aprirlo
             penetrarvi ed 
                                      es plo de re
generando la visione. 
Il nero
così si abbatte.E si abbatte più.
Facilmente del bianco.
 Il bianco, al suo opposto,è una pennellata
difficile ma stabile, nel cromatismo delle
mie sensazioni 
vi si ve.
Assorbe e si mescola 
però senza la violenza dei colori più bui, che 
sembrano quasi aggredire con tutto quello scuro che
si confina.
               Si chiude.Come in una stanza senz'aria .Senza possibilità.
Ma ciò che è più vero è la luce.
L' arco colorato in cielo.O la saetta che correndo ti arriva improvvisa e ti raggiunge.
Oppure.
Quel qualcosa.
Come uno spiffero di un lampo che balena da una porta che si apre
soffiando tutto il calore.







giovedì 7 febbraio 2013

già-come-egli-elli: giacomelli

--
del meraviglioso seminarista 
malinconico qui,io vi dico,che
guida troppo veloce sulla  moto.

la sabbia e il vento non sono riusciti 
a disperdere il dolore che è sepolto
nell'unico suo guanto appeso al collo.

-forse il cuore...è appeso.forse,pure-

Dietro di sè ha una scia di adoratrici
beghine,farfalline un pò puttane 
disposte a tutto per un suo bacio
                      (così come han giurato 
                      scommettendosi il peccato )

è il ragazzo sbagliato (però)
 come il cacio sui peperoni.



del meraviglioso seminarista 
malinconico qui,io vi dico,che
guida troppo veloce sulla  moto.


Inafferrabile fugge dal suo paese
 di donne golose e vogliose
fresche fraschette peccaminose.
                      -qui tutto è da ridere-


dove sarà giudicato sta un prato
che beve pietre mentre l'acqua
incendia le lumachine 
spappolate su granuli di rena.

Appena appena la sua pena.
è questo vuoto che si porta dentro
come un foro

il seminarista in trasferta  in vacanza in questa stanza
che non è una cappella
                      ma la guerra di ogni giorno
(abbastanza)
se Dio non c'è e non c'è il bisogno
di cercare ancora.

(Questo è il canto della malacreanza
e il cuore ha in pezzi e la sua carne è stanca)

alta è l'ancora ancora ancorata su
                     tutti i pretini di Giacomelli 
bambini fratini piccini angiolini
che ruotano fra loro ad anelli
sani, belli belli belli.E belli.


del meraviglioso seminarista 
malinconico qui,io vi dico,che
guida troppo veloce sulla  moto.


                                  

sabato 5 gennaio 2013

la vecchina sulla scopa di saggina

--

un odor triste è nell'umile casa
millenaria, povera donna solitaria
                         -da cento e più di cento ancora
             millenni che ha vissuto-
sorride  solo al quinto giorno del nuovo anno
 e per saluto
                                 appende il vischio all'uscio.
Respira.
Poi sogghigna guardandosi intorno
e' l'unica a poter vedere di tutti il sonno.

Questo poco prima
                              che un fruscìo di sogni
                                                                 la spinga
 ad impugnare una scopa di saggina
 non per lo struscio
ma per un volo magico fra buio  e mattina.

                                      E giubilando, roca,
                                        la notte -presto presto- invoca.
Ora ride, sa
'chè dispensare doni  facile sarà
nella magia di stelle pettegole e
complici, fiammelle sull'arcano
che ogni anno -puntuale- si ripete:

quel suo volo leggero,
                        tanti i bei doni con i dolciumi
per stipare le calze ,
che stanotte, attraverso miriadi
d'astri e di costellazioni,
arriveranno a tutti i bimbi buoni
per -solo lei sa- un gran segreto.

In realtà la storia ebbe inizio con
la strada  come un nastro sottile d'alabastro
perso nel deserto.

C'erano tre saggi  in viaggio
 come miraggi
 tersi:
 varcavano vie dai sogni
 oltre la scienza ,verso prodigi iridescenti.

Tre sapienti  della magia nella scia
di una stella viva
palpitante,
che. In maniera del tutto sorprendente.

Bussarono alla porta di una donna
e quella ,stanca nonna, non volle
accontentarli, nè seguirli ,per anni e ed anni
alla ricerca di un re piccino,no!
Proprio no e no! Non volle!

Né fare un regalino
al nuovo nato sconosciuto.

Partiti i Magi d'argento, con un lamento
si rese conto di quanto fosse duro
essere sola, povera donna  millenaria
sconsolata al pensiero di un neonato
addormentato al freddo e al gelo,
senza una coperta un balocco  un dattero o
un dolcetto...
Alla fine...lei prese
 la sua bisaccia e si decise:
intraprese il viaggio, sperando di raggiungere
il piccoletto.

Ma spostarsi fu difficile: città, 
castelli,ponti e torrioni,alberghi 
da attraversare come in sogno
senza trovare quel bimbo sconosciuto
sicché- ad un tratto- prese a fare piccoli
 doni ad ogni infante che 
si trovava 
accanto.

Un balenio di perla -i denti- in tutto il nero
di un abito consunto,e una notte al gelo
stanca,ma tanto-tanto,s'addormentò. 
E sognò d'aver trovato il Bimbo
in braccio alla sua mamma: rideva
e le chiedeva ancora tanti doni, per sempre...
ai bimbi buoni!Ed ai cattivi,
ai monellacci,ai poco attenti...
 solo carboni dei focolari spenti!

E così , con un sorriso a milledenti
sul viso a mille grinze
                    (nella vecchia riconosco il mio profilo)
a mille e mille anni ,la povera anziana
 dama del viaggio, divenne la Befana!

Nera, nera,nera  come la notte 
sulla terra, nera come il dolore,
nera come il rancore,
nera come il carbone...
un qualcosa che ogni anno tornerà
a cavallo di una scopa di saggina
la Befana ( non più solitaria)
 tornerà. :-)