sabato 5 gennaio 2013

la vecchina sulla scopa di saggina

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un odor triste è nell'umile casa
millenaria, povera donna solitaria
                         -da cento e più di cento ancora
             millenni che ha vissuto-
sorride  solo al quinto giorno del nuovo anno
 e per saluto
                                 appende il vischio all'uscio.
Respira.
Poi sogghigna guardandosi intorno
e' l'unica a poter vedere di tutti il sonno.

Questo poco prima
                              che un fruscìo di sogni
                                                                 la spinga
 ad impugnare una scopa di saggina
 non per lo struscio
ma per un volo magico fra buio  e mattina.

                                      E giubilando, roca,
                                        la notte -presto presto- invoca.
Ora ride, sa
'chè dispensare doni  facile sarà
nella magia di stelle pettegole e
complici, fiammelle sull'arcano
che ogni anno -puntuale- si ripete:

quel suo volo leggero,
                        tanti i bei doni con i dolciumi
per stipare le calze ,
che stanotte, attraverso miriadi
d'astri e di costellazioni,
arriveranno a tutti i bimbi buoni
per -solo lei sa- un gran segreto.

In realtà la storia ebbe inizio con
la strada  come un nastro sottile d'alabastro
perso nel deserto.

C'erano tre saggi  in viaggio
 come miraggi
 tersi:
 varcavano vie dai sogni
 oltre la scienza ,verso prodigi iridescenti.

Tre sapienti  della magia nella scia
di una stella viva
palpitante,
che. In maniera del tutto sorprendente.

Bussarono alla porta di una donna
e quella ,stanca nonna, non volle
accontentarli, nè seguirli ,per anni e ed anni
alla ricerca di un re piccino,no!
Proprio no e no! Non volle!

Né fare un regalino
al nuovo nato sconosciuto.

Partiti i Magi d'argento, con un lamento
si rese conto di quanto fosse duro
essere sola, povera donna  millenaria
sconsolata al pensiero di un neonato
addormentato al freddo e al gelo,
senza una coperta un balocco  un dattero o
un dolcetto...
Alla fine...lei prese
 la sua bisaccia e si decise:
intraprese il viaggio, sperando di raggiungere
il piccoletto.

Ma spostarsi fu difficile: città, 
castelli,ponti e torrioni,alberghi 
da attraversare come in sogno
senza trovare quel bimbo sconosciuto
sicché- ad un tratto- prese a fare piccoli
 doni ad ogni infante che 
si trovava 
accanto.

Un balenio di perla -i denti- in tutto il nero
di un abito consunto,e una notte al gelo
stanca,ma tanto-tanto,s'addormentò. 
E sognò d'aver trovato il Bimbo
in braccio alla sua mamma: rideva
e le chiedeva ancora tanti doni, per sempre...
ai bimbi buoni!Ed ai cattivi,
ai monellacci,ai poco attenti...
 solo carboni dei focolari spenti!

E così , con un sorriso a milledenti
sul viso a mille grinze
                    (nella vecchia riconosco il mio profilo)
a mille e mille anni ,la povera anziana
 dama del viaggio, divenne la Befana!

Nera, nera,nera  come la notte 
sulla terra, nera come il dolore,
nera come il rancore,
nera come il carbone...
un qualcosa che ogni anno tornerà
a cavallo di una scopa di saggina
la Befana ( non più solitaria)
 tornerà. :-)