mercoledì 16 ottobre 2013

nel cuore del ghetto di sedici ottobre

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Per sveglia c‘era stato
come un‘eco
al rumore di gente -in movimento-
che dice ciò che sa dell‘altra gente
di cui si pensa-forse- ma non si sa.

Quindi s‘era cercato
 di intendere
 decidendo di arrischiarsi
 fino a là.


Si scorgevano le vie silenziose
e caseggiati negli occhi aperti
delle persiane,nel perso dolore
dei portoni scuri chiusi per metà,
finanche nelle lenzuola immobili
stese ai fili
da balcone a balcone,
nel pallone di stracci rotolato
in giù,dagli scalini alla fontana.

Con dappertutto un senso di
abbandono
costretto
e sgombero forzato in uno
spazio senza contenuto
per via di quel tutto, 

                             sfitto
senza l‘anima della gente
che anima,che manca.


Immaginando ciò che era avvenuto

nel rumore di fretta impartita

         <<schnell!!>>

nel cigolìo di cannoncini attraversato
come da un ritmo di
stivali e pianto

         <<schnell!!>>

nei grappoli di ombre del primo sole
salente a stola,scenario al paesaggio

-la furia ha fretta ed il colore
grigio.-

        <<schnell!!>>

Im  ma  gi  nan  do    era quantificato
 

il vuoto --il deserto a tutto
a tutti.

( un grumo di paura mentre frugano
 le dita il campanello sull'uscio
della famiglia amica per decenni.)


Di tanta morte vive
 il ricordo
di tanta morte si vive la vita.


   




Eravamo a Roma,
nel cuore del ghetto
di sedici ottobre,
millenovecentoquarantatre