sabato 26 luglio 2014
ibis.cus che si concede alla morte
--
tragedia di un ibiscus rosso
(ferito dalle sue ore
fiorite guardando
il sole)
furente ed ebbro,poco prima.
di serrarsi.
Morire.E cadere.
tragedia di un ibiscus rosso
(ferito dalle sue ore
fiorite guardando
il sole)
furente ed ebbro,poco prima.
di serrarsi.
Morire.E cadere.
giovedì 24 luglio 2014
Era la pena dell‘appena appena alba
lunedì 21 luglio 2014
Bombarda.menti di riflesso
Mattinata scortecciata dal sole
--
Mattinata s.fuoc.ata,questa.
Scortecciate dal sole le nuvole
si abbattono come
una pagina grigia.
Divieto a disco rosso
per il mare,una noia.
E l‘unico pezzo di cielo
é steso ad asciugare ad un balcone.
(oggi
lì hanno fatto il bucato
non se n'è persa l'occasione) !!!:)
Mattinata s.fuoc.ata,questa.
Scortecciate dal sole le nuvole
si abbattono come
una pagina grigia.
Divieto a disco rosso
per il mare,una noia.
E l‘unico pezzo di cielo
é steso ad asciugare ad un balcone.
(oggi
lì hanno fatto il bucato
non se n'è persa l'occasione) !!!:)
domenica 20 luglio 2014
Tigre
--
Tigre
cede grandine nera
su petali all‘erba intorno, e.
Lascia scia gialla.stra
-come di livido in via di guarigione-
sulla pelle che (l'incontra) se
l‘innaffia. (!) :D
sabato 19 luglio 2014
Scrivendolo urlato su portoncini e muri
--
*A me lasciatemi far questo!*
Urlare.Su muri. Secondo graffi
come orizzonte,come meta
tracciando la calce,i tufi.
Questo mi riflette su chi osserva,finestra di
me stesso a spalanco,si
allarga
oltre lo spazio,il tempo.
Lasciatemi esser Libero (io,che)
*A me lasciatemi far questo!*
Urlare.Su muri. Secondo graffi
come orizzonte,come meta
tracciando la calce,i tufi.
Questo mi riflette su chi osserva,finestra di
me stesso a spalanco,si
allarga
oltre lo spazio,il tempo.
Lasciatemi esser Libero (io,che)
sabato 21 giugno 2014
Il blu che si restringe senza l‘afa !
--
Proprio.
La città
di notte costa un nonnulla di luci.
Straricca e povera di
sonnambuli che si incontrano
ridono urlano
seminando il tempo da perdere. :))
Posted via Blogaway
giovedì 1 maggio 2014
Il silenzio (del nuovo maggio)
--
Il silenzio -quando sgocciola
quella sua tinta leggera,
l‘alba tersa-
ha parole profumate di
quiete,immensi dialoghi
senza lemmi,conversazioni
mute.
E sospiri. :)
Il silenzio ha il sapore dello zucchero,del sale.
ilcatinodizinco blogaway
venerdì 11 aprile 2014
Ciglio e ciglia (sottosopra)
--
Sul ciglio,ciglia leggere - é lieve-
bottone arricchito da
spilli
(arancione,lilla,verdone)
Fili di erba e sole e terra (marrone)
Primo (scherzoso) colore al tepore.
(!)
ilcatinodizinco blogaway
domenica 6 aprile 2014
L'Aquila(da questo anno qua)
--
Mi ricordo
- come in un sogno e pure appannato-
s e n t i r e.
Un rumore fastidioso.
Mentre emergevo da
un qualche mare beato e tutto buio,nel sonno profondo.
Era lo squillo del nostro
vecchio
telefono grigio,a disco.
Lungo .
Squillo.
E ancora ,squillo,lungo.
Estenuante come la sveglia che non si ferma e che,se la identifichi,poi non riesci a trovare
per farla smettere.
Mi ricordo,dopo
tanto,la mammi rispondere.
(Uno squillo ad un‘ora che non é ancora giorno ma sta per,
nella nostra casa, é sempre foriero di novità.Brutte.
Così.
In questo
*dormi-sveglia-da svegliata*,
te lo dici.)
Quindi.
Una speciale sfumatura nella voce stizzita,infastidita,più che
urlata,voce alta,che parte da sussurrata a toni Everest -scalato-
ghiacciato
ma in maniera innervosita (!) :
“Ma che significa?“
Quel tanto, tanto.Tanto così .
Per farmi entrare nelle pantofole ,di corsa,ancora poco presente con la mente.
E la mammi scandire :
“Che vuol dire
La.città .non.esiste.più ?“
Quindi vederla
mettere giù
la cornetta,senza salutare,con furia.
E accendere tutto l‘accendibile : radio,
tivù.
Con ordini secchi a me che non ci capivo.
“Accendi il computer e cerca.
Tua sorella si é svegliata.Ha acceso la radio.
Il terremoto.A L‘Aquila.
La città. Non c‘é più .“
Stavolta ero io a chiedere che significasse.
Il pc si svegliava pure lui e cercava la connessione.Io riordinavo i pensieri.
Perché del terremoto.Cioè.
*Dei terremoti*
(plurali),sapevo.
Da parecchi mesi.
Pure di quello del giorno prima,Domenica delle Palme.
Alla radio,si.Adesso ne parlavano.
Ai tiggì lo ridicevano.Come fatto assodato da ore.
Ma le parole :
“Squadre di soccorso stanno convergendo da Roma.É in moto la protezione civile“
ti davano l‘estensione.
Del fatto.Comunque difficile.Enorme.
Il Web era lento a caricare,alla fine si aprirono le pagine.
Si.Tutto vero.Stavano arrivando le prime immagini.
Non il piccì,
ma il monitor sul sito di Repubblica, lo spensi immediatamente.
Sulla foto di quel che rimaneva della chiesa di San Pietro a Coppito e dei palazzi,sulla piazzetta che conosciamo
così bene.
Fu come la doccia ghiacciata dopo una corsa in piena estate;come uno schiaffo in piena faccia dalla maestra,da bambina che non impara la poesia;un lampo con tuono nel silenzio del primo pomeriggio d‘estate mentre ti leggi un libro.
Perché .
Se la chiesa,i palazzi,la piazza erano
ridotti così ...
mbè ... A pochi isolati c‘erano due case che noi conoscevamo
*ancora più bene* .
E a fare le addizioni...
quelle con gli addendi
ed il segnetto più...
Me lo aveva insegnato
da piccola, giusto la mammi.
In grado di farle benissimo anche adesso.Solo che si chiamano
“associazioni nella mente fra cose“ .
Ecco.Si.Monitor spento:niente foto.
L‘importante era preparare la mammi per gradi.
La mammi che nel frattempo cuciva informazioni radiotelevisive,borbottava,
telefonava,
accendeva candele pregando,
preparava
non so quale borsa,con non so che.
Perché .
Ci doveva andare lei.
A L‘Aquila.
Visto che né zia Lina,né zia Lucia.Nemmeno i “ragazzi“.
Le rispondevano al telefono.
Da allora,*per grazia ricevuta*
(furono tutti salvi).
Stanotte,
nella ricorrenza, noi non dormiamo.
Stiamo
incollate alla tivù.
A sentire i 309 rintocchi,i nomi.
Io aspetto sempre
quello di Angela,una ragazza che lì
studiava ingegneria,pugliese.
Tutta la sua storia me l‘ha raccontata
a telefono,in
quei giorni, la mia cuginetta Nicoletta,che era sua amica.
venerdì 28 marzo 2014
In punta
--
Siamo in punta
di equilibrio con queste
vene, in cui continua la voglia di esistere,ma.
Combattendo
con l‘aria,nei muscoli e con sforzo.
Ci siamo.
ilcatinodizinco blogaway
martedì 25 marzo 2014
Carmela,io.Ed i mandarini che .
Ieri é morta Carmela.
Abitava nel palazzo accanto al mio,ed era uno dei “volti“ storici
della mia breve strada
del centro città.
Quando ero bambina, con il marito,Michele, abitava in un “basso“ in faccia al mio portone, erano contadini,senza figli, e il primo giorno che
io tornai da scuola,dopo la morte di papà,mi chiamò,mi fece una carezza (che sapeva di mandarini) piano, sulla testa,
mi chiese come stava mamma,poi mi fece mettere le mani a coppa e,attingendo al cestino-attira-clienti che era su una sedia,davanti alla sua porta,me lo riempì di mandarini dicendo che erano “suoi“ (coltivati nel suo podere) dolci e succosi,di mangiarli noi e darne tanti alla mamma.
Poi aggiunse
*umilmente*.
(Quelli erano giorni strani assai,per me : non ci capivo niente. Di quello che succedeva,solo che.Papà.Era morto.)
Così il marito di Carmela mi riaccompagnò sino al portone di casa (undici passi) e suonò .
Dopo che consegnai i mandarini alla nonna,in cucina,lei mi fece il terzo grado.
Quindi si riavviò i capelli,si tolse la “parannanza“ -che era la sua divisa-,andò al balcone,
(in quei giorni di lutto sempre chiuso,con le persiane serrate alla luce come mani strettamente giunte) lo aprì .
E. Cosa stranissima,mai fatta prima dal balcone verso qualcuno in strada,parlò. A Carmela.
Le mattine seguenti,sia quando andavo a scuola,sia quando tornavo,lei era sempre lì,nel vano della sua casa,con una mano a trattenere la tenda
ed a guardarmi. Per sorridere.Come saluto.
Ed era una specie di appuntamento allegro.Leggero.L‘unico in quei giorni così grigi ed insipidi,anche se c‘era il sole.
Poi.
L‘anno dopo andai in collegio.E,una volta,tornando.Mi accorsi che lì ...dove lei stava sempre.Non abitava più nessuno.
La nonna disse che erano andati a Napoli.
Una ventina di anni dopo incominciarono a ristrutturare il palazzo accanto al nostro.
E. Sorpresaaa!
Ad abitare il minuscolo appartamento (il grande serviva a Don Vincenzo per la Parrocchia)... Tò: riecco sbucare Carmela.
Con il marito.
Ingrigita,ma sempre lei.
Una mattina ,sorpassandola, la salutai e mi rispose.Quasi brusca.Stava parlando con un falegname.Però. Guardandomi. E continuando,ancora.
Mi seguì con lo sguardo...attraversò la strada con me,camminò ancora per pochi passi,con me.
Rispondeva a quello,ma tenendomi sotto controllo.
La vidi riflessa in una vetrina del negozio sotto casa e mi divertii un mondo.
Strinse gli occhi ed alla fine mi riconobbe.
Fu quando io aprii il portone di casa. Quando mi voltai a guardarla mi sorrideva.Ancora.
Ero tornata da scuola.Però .Stavolta avevo i registri.Sottobraccio.
Ogni tanto ci parlavamo,e la mattina che mia sorella,vestita da sposa entrava in macchina,lei mandava baci.
Quando facevo catechismo in strada o giocavo con i ragazzi, lei,da vedova,era sempre sul suo balcone.
E d‘estate ci si sedeva .E si “sventolava“ con il suo bel ventaglio.Ci guardava.Poi parlavamo qualche minuto.
Anni difficili,a Napoli:ma la casa ai “piani alti“ se la erano guadagnata.Sempre pensando alla *nostra strada*.
Proprio per stare al fresco,d‘estate.
Io ridevo,mi era tanto simpatica.Ed ogni volta,anche a distanza,lei profumava...di mandarini!
Adesso la mammi vuole andare al suo funerale:la nostra chiesa é in restauro ed il trasporto si terrà in una lontana dalle nostre case.
A piedi,sarà. Una passeggiata.
Dice.
Io non mi sento niente bene,però .Si.Ci andiamo. La mamma insiste.
“Perché -ha detto-Quando l‘ambulanza é arrivata (é un evento,nella nostra strada) si é fermata sul passo carrabile del nostro androne e ,mentre stavano sistemando la barella,Carmela si é voltata a guardare verso il nostro portone,proprio alla mia mamma.“
Oggi,i mandarini a centro tavola,in cucina,hanno un profumo che mi punge.
Abitava nel palazzo accanto al mio,ed era uno dei “volti“ storici
della mia breve strada
del centro città.
Quando ero bambina, con il marito,Michele, abitava in un “basso“ in faccia al mio portone, erano contadini,senza figli, e il primo giorno che
io tornai da scuola,dopo la morte di papà,mi chiamò,mi fece una carezza (che sapeva di mandarini) piano, sulla testa,
mi chiese come stava mamma,poi mi fece mettere le mani a coppa e,attingendo al cestino-attira-clienti che era su una sedia,davanti alla sua porta,me lo riempì di mandarini dicendo che erano “suoi“ (coltivati nel suo podere) dolci e succosi,di mangiarli noi e darne tanti alla mamma.
Poi aggiunse
*umilmente*.
(Quelli erano giorni strani assai,per me : non ci capivo niente. Di quello che succedeva,solo che.Papà.Era morto.)
Così il marito di Carmela mi riaccompagnò sino al portone di casa (undici passi) e suonò .
Dopo che consegnai i mandarini alla nonna,in cucina,lei mi fece il terzo grado.
Quindi si riavviò i capelli,si tolse la “parannanza“ -che era la sua divisa-,andò al balcone,
(in quei giorni di lutto sempre chiuso,con le persiane serrate alla luce come mani strettamente giunte) lo aprì .
E. Cosa stranissima,mai fatta prima dal balcone verso qualcuno in strada,parlò. A Carmela.
Le mattine seguenti,sia quando andavo a scuola,sia quando tornavo,lei era sempre lì,nel vano della sua casa,con una mano a trattenere la tenda
ed a guardarmi. Per sorridere.Come saluto.
Ed era una specie di appuntamento allegro.Leggero.L‘unico in quei giorni così grigi ed insipidi,anche se c‘era il sole.
Poi.
L‘anno dopo andai in collegio.E,una volta,tornando.Mi accorsi che lì ...dove lei stava sempre.Non abitava più nessuno.
La nonna disse che erano andati a Napoli.
Una ventina di anni dopo incominciarono a ristrutturare il palazzo accanto al nostro.
E. Sorpresaaa!
Ad abitare il minuscolo appartamento (il grande serviva a Don Vincenzo per la Parrocchia)... Tò: riecco sbucare Carmela.
Con il marito.
Ingrigita,ma sempre lei.
Una mattina ,sorpassandola, la salutai e mi rispose.Quasi brusca.Stava parlando con un falegname.Però. Guardandomi. E continuando,ancora.
Mi seguì con lo sguardo...attraversò la strada con me,camminò ancora per pochi passi,con me.
Rispondeva a quello,ma tenendomi sotto controllo.
La vidi riflessa in una vetrina del negozio sotto casa e mi divertii un mondo.
Strinse gli occhi ed alla fine mi riconobbe.
Fu quando io aprii il portone di casa. Quando mi voltai a guardarla mi sorrideva.Ancora.
Ero tornata da scuola.Però .Stavolta avevo i registri.Sottobraccio.
Ogni tanto ci parlavamo,e la mattina che mia sorella,vestita da sposa entrava in macchina,lei mandava baci.
Quando facevo catechismo in strada o giocavo con i ragazzi, lei,da vedova,era sempre sul suo balcone.
E d‘estate ci si sedeva .E si “sventolava“ con il suo bel ventaglio.Ci guardava.Poi parlavamo qualche minuto.
Anni difficili,a Napoli:ma la casa ai “piani alti“ se la erano guadagnata.Sempre pensando alla *nostra strada*.
Proprio per stare al fresco,d‘estate.
Io ridevo,mi era tanto simpatica.Ed ogni volta,anche a distanza,lei profumava...di mandarini!
Adesso la mammi vuole andare al suo funerale:la nostra chiesa é in restauro ed il trasporto si terrà in una lontana dalle nostre case.
A piedi,sarà. Una passeggiata.
Dice.
Io non mi sento niente bene,però .Si.Ci andiamo. La mamma insiste.
“Perché -ha detto-Quando l‘ambulanza é arrivata (é un evento,nella nostra strada) si é fermata sul passo carrabile del nostro androne e ,mentre stavano sistemando la barella,Carmela si é voltata a guardare verso il nostro portone,proprio alla mia mamma.“
Oggi,i mandarini a centro tavola,in cucina,hanno un profumo che mi punge.
lunedì 10 febbraio 2014
Il mio prozio Franco,la mia prozia Giùannina e Capodistria.
--
Il mio prozio Franco
se ne uscì a fumare
il mezzo sigaro toscano tenuto in serbo per le grandi occasioni.
Contò le stelle più piccole
prima di decidere.
Perché. Per decidere.E
decidere *bene*
hai bisogno di
qualche cosa sicura.
E di sicuro c'erano solo
quelle. Con tutti quei racconti,
sulla "buona stella".Ne scelse sette.
Se le osservò bene.
Prima di rientrare in casa...
se la guardò .Era *casa*.
Tanto sacrificio, tutti i sacrifici.
Una stanza in più.
Ogni volta, ad ogni nuovo
bambino.
Casa.Tutto in un poco di
legno,mattoni e pietre.
Casa.E la piccola rimessa con
arnesi,legna tagliata da
ardere,biciclette.
Casa.Le altalene fissate con le
corde al palo di ferro,l'amaca
sotto la quercia.
Casa.
Dentro al piccolo giardino,in
faccia al salice sulla pozza, al
cancelletto verde.
Si rialzò il bavero.Carezzò il barbone.
Tirò un calcio al sasso.
Incominciò a fischiettare
come al solito per chiamare
la sorella di mia nonna.
Giùannina,sua moglie.
<<Subito.Ce ne andiamo .Solo
con i cappotti.E non chiudere
la porta.Penseranno che
siamo fuori e che torniamo.>>
La mia prozia Giovannina era
bionda,occhi verdazzurri di famiglia,
bellissima.Ma
invecchiò di colpo.
Fece un cenno alla sorella minore, la mia prozia Graziella
e,senza parole.Ognuna prese
in braccio una bambina
piccola,ognuna,per mano i
due più grandi.Le borsette rigonfie,i fazzoletti fra spalle e collo.
Lasciavano Capodistria.
Incominciavano una loro
guerra,da italiani con
-per unica colpa- la colpa e
solo quella,di essere italiani.
(Quando me lo raccontò,la
prima volta,il mio prozio Franco
se ne accese uno intero, di sigaro toscano.
Eravamo sulla loggia di casa,
di sera.Guardò ancora il cielo.
Le "buone" sette stelle.
Non quelle sole.Erano state parecchie.
Persone incontrate.
Invece.
La mia prozia Giùannina,
cucendo sospirò sulla parola
mobili,i suoi mobili,che
profumavano di aceto quando
li lucidava prima di Pasqua.
E il giardinetto.
Il viaggio di ritorno,la paura
che suo fratello a
Borgomanero non potesse
ospitarli, tutti.
-Erano troppi.Senza più nulla-
Poi.Abbassando la voce,china
su mia nonna,mormorò della
sua amica Margherita,quella
con quella treccia nera
raccolta sulla nuca,si.Con il
neo piccolo sulla guancia.Due
bambini.Moglie di Lorenzo
che era impiegato presso il notaio.
Loro vicini di casa.
Spariti.)
Il mio prozio Franco
se ne uscì a fumare
il mezzo sigaro toscano tenuto in serbo per le grandi occasioni.
Contò le stelle più piccole
prima di decidere.
Perché. Per decidere.E
decidere *bene*
hai bisogno di
qualche cosa sicura.
E di sicuro c'erano solo
quelle. Con tutti quei racconti,
sulla "buona stella".Ne scelse sette.
Se le osservò bene.
Prima di rientrare in casa...
se la guardò .Era *casa*.
Tanto sacrificio, tutti i sacrifici.
Una stanza in più.
Ogni volta, ad ogni nuovo
bambino.
Casa.Tutto in un poco di
legno,mattoni e pietre.
Casa.E la piccola rimessa con
arnesi,legna tagliata da
ardere,biciclette.
Casa.Le altalene fissate con le
corde al palo di ferro,l'amaca
sotto la quercia.
Casa.
Dentro al piccolo giardino,in
faccia al salice sulla pozza, al
cancelletto verde.
Si rialzò il bavero.Carezzò il barbone.
Tirò un calcio al sasso.
Incominciò a fischiettare
come al solito per chiamare
la sorella di mia nonna.
Giùannina,sua moglie.
<<Subito.Ce ne andiamo .Solo
con i cappotti.E non chiudere
la porta.Penseranno che
siamo fuori e che torniamo.>>
La mia prozia Giovannina era
bionda,occhi verdazzurri di famiglia,
bellissima.Ma
invecchiò di colpo.
Fece un cenno alla sorella minore, la mia prozia Graziella
e,senza parole.Ognuna prese
in braccio una bambina
piccola,ognuna,per mano i
due più grandi.Le borsette rigonfie,i fazzoletti fra spalle e collo.
Lasciavano Capodistria.
Incominciavano una loro
guerra,da italiani con
-per unica colpa- la colpa e
solo quella,di essere italiani.
(Quando me lo raccontò,la
prima volta,il mio prozio Franco
se ne accese uno intero, di sigaro toscano.
Eravamo sulla loggia di casa,
di sera.Guardò ancora il cielo.
Le "buone" sette stelle.
Non quelle sole.Erano state parecchie.
Persone incontrate.
Invece.
La mia prozia Giùannina,
cucendo sospirò sulla parola
mobili,i suoi mobili,che
profumavano di aceto quando
li lucidava prima di Pasqua.
E il giardinetto.
Il viaggio di ritorno,la paura
che suo fratello a
Borgomanero non potesse
ospitarli, tutti.
-Erano troppi.Senza più nulla-
Poi.Abbassando la voce,china
su mia nonna,mormorò della
sua amica Margherita,quella
con quella treccia nera
raccolta sulla nuca,si.Con il
neo piccolo sulla guancia.Due
bambini.Moglie di Lorenzo
che era impiegato presso il notaio.
Loro vicini di casa.
Spariti.)
sabato 11 gennaio 2014
Io e ARNOLDO,Ser Blakney e il bacio e Joan Sedley.
Caro Arnoldo,
come ti ho raccontato-ma ci arriviamo alla fine-
ad Assisi tanti anni fa,
quando ero piccola ti ho
odiato
in ten sa men te
in qualità di Ser Blakney,
eri troppo cattivik cattivo cattivissimo
ne La Freccia Nera.
E quando giocavo e mi
fingevo la bella,mi guardavo
sempre alle spalle
per paura che arrivassi
Tu.
Ma ti ho perdonato da
ragazzina,quando
raccontasti in tivù che
cosa avevi provato
uscendo di casa per cercar
da mangiare ed
incrociando il primo
carrarmato che vedevi con
una bandiera con la
stella di Davide:mentre
lo dicevi eri*bellissimo* e
poco cattivo.
Poi ti ho raccontato tutto da adulta e chiesto se ti potevo
abbracciare e dare un bacio
e tu,voce cattivissima
mi hai risposto,
aggrottando nel tuo volto tutto,proprio tutto l'aggrottabile,
gelido:
"No!"
E poi hai aggiunto:
"Due!Mia cara Joan Sedley!"
Improvvisamente poco truce,spianando all'allegria gli occhi,l'espressione...
Lo hanno appena detto,che.
Baci baci baci,
questa tua vecchia ammirata e poco spaventata,ammirata
Joan.
come ti ho raccontato-ma ci arriviamo alla fine-
ad Assisi tanti anni fa,
quando ero piccola ti ho
odiato
in ten sa men te
in qualità di Ser Blakney,
eri troppo cattivik cattivo cattivissimo
ne La Freccia Nera.
E quando giocavo e mi
fingevo la bella,mi guardavo
sempre alle spalle
per paura che arrivassi
Tu.
Ma ti ho perdonato da
ragazzina,quando
raccontasti in tivù che
cosa avevi provato
uscendo di casa per cercar
da mangiare ed
incrociando il primo
carrarmato che vedevi con
una bandiera con la
stella di Davide:mentre
lo dicevi eri*bellissimo* e
poco cattivo.
Poi ti ho raccontato tutto da adulta e chiesto se ti potevo
abbracciare e dare un bacio
e tu,voce cattivissima
mi hai risposto,
aggrottando nel tuo volto tutto,proprio tutto l'aggrottabile,
gelido:
"No!"
E poi hai aggiunto:
"Due!Mia cara Joan Sedley!"
Improvvisamente poco truce,spianando all'allegria gli occhi,l'espressione...
Lo hanno appena detto,che.
Baci baci baci,
questa tua vecchia ammirata e poco spaventata,ammirata
Joan.
lunedì 6 gennaio 2014
La Befana Anziana è Eva.
--
<<la buona
novella è che da ogni camino
scendo, con grande energia
adoperando
come posso la magia.>>
La Befana è una notte magica
scura e
cucita con i sogni fino a
che albeggia, saggia aspetta un anno
per premiare o punire
lei ben
conosce cosa è bene
cosa è male.
Un tempo si chiamava
Eva.
E dolciumi oggi ai buoni ed ai cattivi
in premio aglio, cipolla e carbonella.
E’ con il suo cuore,grande,di mamma
dolorosa la befana viene
speranzosa di luce nei ricordi
dei suoi bimbi non sempre buoni
-Caino e Abele- cui regalava mele
senza saper che fossero attossicate
dal male, dalla guerra, dal rancore ...
Così
lei è vestita a lutto,nel dolore
un fratricidio da accettare.
Un bitorzolone spunta fulmineo
con un bel neo sul naso
è brutta la befana anziana.
Vola fino a che albeggia
con le scarpe tutte rotte e lo scialle
sul maglione i capelli a crocchia
sotto il fazzolettone.
Più che una strega minacciosa
è un'amica affettuosa e premurosa.
Sempre in volo,in viaggio, sempre.
Da un anno
all'altro anno nuovo
è un'abitudine antica
alla speranza,
alla vita.
<<la buona
novella è che da ogni camino
scendo, con grande energia
adoperando
come posso la magia.>>
La Befana è una notte magica
scura e
cucita con i sogni fino a
che albeggia, saggia aspetta un anno
per premiare o punire
lei ben
conosce cosa è bene
cosa è male.
Un tempo si chiamava
Eva.
E dolciumi oggi ai buoni ed ai cattivi
in premio aglio, cipolla e carbonella.
E’ con il suo cuore,grande,di mamma
dolorosa la befana viene
speranzosa di luce nei ricordi
dei suoi bimbi non sempre buoni
-Caino e Abele- cui regalava mele
senza saper che fossero attossicate
dal male, dalla guerra, dal rancore ...
Così
lei è vestita a lutto,nel dolore
un fratricidio da accettare.
Un bitorzolone spunta fulmineo
con un bel neo sul naso
è brutta la befana anziana.
Vola fino a che albeggia
con le scarpe tutte rotte e lo scialle
sul maglione i capelli a crocchia
sotto il fazzolettone.
Più che una strega minacciosa
è un'amica affettuosa e premurosa.
Sempre in volo,in viaggio, sempre.
Da un anno
all'altro anno nuovo
è un'abitudine antica
alla speranza,
alla vita.
venerdì 3 gennaio 2014
quel che rimane dopo 24 anni
--
un torto fu,proprio tutto un torto
fu,
quel di lucine a festa continuare
(dal porto appannato di notte
immensa)
a ridere e conversare sul
palco
(scenico,mio) di un dolore furioso.
La luna con lunga coda di seta
- soffio di fumo,alto. Sigaretta-
AVVELENATA era
la pena stessa
che annegava sulle reti sfondate.
Adesso.
Non mi ricordo più molto.
Oltre a quel puzzo e a ferirmi la vista
il maglione di sangue arrotolato
come un papavero
non nato e rotto
lanciato,ignorato
in un angolo dell‘obitorio,poi.
Che...forbici in mano,stringendo gli occhi.
Di come... Passai tutta la notte
sull‘impalcatura del vuoto informe
con la bocca di caffè
sassi e lacrime
sotto una coperta
in de fi ni bi le
tagliuzzando la pelle
per (io) sentirmi viva
nel dolore (mio) ortiche
il duello delle ore lunghe
sino all'alba
in compagnia di me stessa,pazza.
Che se ci penso
TUTTO
mi fa male
(ancora)
di allora
di quella notte , da sola
in un naufragio di sangue.
))Accendo due lucine fra due angeli.((
un torto fu,proprio tutto un torto
fu,
quel di lucine a festa continuare
(dal porto appannato di notte
immensa)
a ridere e conversare sul
palco
(scenico,mio) di un dolore furioso.
La luna con lunga coda di seta
- soffio di fumo,alto. Sigaretta-
AVVELENATA era
la pena stessa
che annegava sulle reti sfondate.
Adesso.
Non mi ricordo più molto.
Oltre a quel puzzo e a ferirmi la vista
il maglione di sangue arrotolato
come un papavero
non nato e rotto
lanciato,ignorato
in un angolo dell‘obitorio,poi.
Che...forbici in mano,stringendo gli occhi.
Di come... Passai tutta la notte
sull‘impalcatura del vuoto informe
con la bocca di caffè
sassi e lacrime
sotto una coperta
in de fi ni bi le
tagliuzzando la pelle
per (io) sentirmi viva
nel dolore (mio) ortiche
il duello delle ore lunghe
sino all'alba
in compagnia di me stessa,pazza.
Che se ci penso
TUTTO
mi fa male
(ancora)
di allora
di quella notte , da sola
in un naufragio di sangue.
))Accendo due lucine fra due angeli.((
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