lunedì 10 febbraio 2014

Il mio prozio Franco,la mia prozia Giùannina e Capodistria.

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Il mio prozio Franco
se ne uscì a fumare
il mezzo sigaro toscano tenuto in serbo per le grandi occasioni.

Contò le stelle più piccole
prima di decidere.

Perché. Per decidere.E
decidere *bene*
hai bisogno di
qualche cosa sicura.
E di sicuro c'erano solo
quelle. Con tutti quei racconti,
sulla "buona stella".Ne scelse sette.
Se le osservò bene.

Prima di rientrare in casa...
 se la guardò .Era *casa*.
Tanto sacrificio, tutti i sacrifici.

Una stanza in più.
Ogni volta, ad ogni nuovo
bambino.

Casa.Tutto in un poco di
legno,mattoni e pietre.
Casa.E la piccola rimessa con
arnesi,legna tagliata da
 ardere,biciclette.
Casa.Le altalene fissate con le
corde al palo di ferro,l'amaca
sotto la quercia.
Casa.

Dentro al piccolo giardino,in
faccia al salice sulla pozza, al
cancelletto verde.

Si rialzò il bavero.Carezzò il barbone.
Tirò un calcio al sasso.

Incominciò a fischiettare
come al solito per chiamare
la sorella di mia nonna.
Giùannina,sua moglie.

<<Subito.Ce ne andiamo .Solo
con i cappotti.E non chiudere
la porta.Penseranno che
siamo fuori e che torniamo.>>

La mia prozia Giovannina era
bionda,occhi verdazzurri di famiglia,
bellissima.Ma
invecchiò di colpo.
Fece un cenno alla sorella minore, la mia prozia Graziella
e,senza parole.Ognuna prese
in braccio una bambina
piccola,ognuna,per mano i
due più grandi.Le borsette rigonfie,i fazzoletti fra spalle e collo.

Lasciavano Capodistria.

Incominciavano una loro
guerra,da italiani con
-per unica colpa- la colpa e
solo quella,di essere italiani.

(Quando me lo raccontò,la
prima volta,il mio prozio Franco
se ne accese uno intero, di sigaro toscano.
Eravamo sulla loggia di casa,
di sera.Guardò ancora il cielo.
Le "buone" sette stelle.
Non quelle sole.Erano state parecchie.
Persone incontrate.

Invece.

La mia prozia Giùannina,
cucendo sospirò sulla parola
mobili,i suoi mobili,che
profumavano di aceto quando
li lucidava prima di Pasqua.
E il giardinetto.
Il viaggio di ritorno,la paura
che suo fratello a
Borgomanero non potesse
ospitarli, tutti.
-Erano troppi.Senza più nulla-

Poi.Abbassando la voce,china
su mia nonna,mormorò della
sua amica Margherita,quella
con quella treccia nera
raccolta sulla nuca,si.Con il
neo piccolo sulla guancia.Due
bambini.Moglie di Lorenzo
che era impiegato presso il notaio.
Loro vicini di casa.
Spariti.)