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Visto che a Trani ovunque c‘era l‘immagine di San Nicolino a cavallo del delfino e che lui se la guardava sempre,da bambino;visto che suo padre, originario di lì,gli aveva fatto promettere che ci sarebbero tornati,*tutti*,dopo la guerra,Francesco era diventato,nella brigata,il partigiano dal nome di battaglia,“Delfino“.
Come fu,io non so.
Ma glielo avevano detto.Anche il suo fratell.ino Mario era salito su,ai monti.
-Chissà com‘era diventato,nell‘ultimo anno! Spilungone diciannovenne sempre affamato! :) -
L‘ordine era di portarsi con i suoi in città, a difendere le officine.
Delfino decise che quella notte si sarebbero fermati,avrebbero dormito.In quel casale.Li fece alloggiare nella rimessa,i ragazzi.Lui.Si sarebbe sistemato sotto la fiancata del camion,nel cortile.Lì dove c‘era già un fagotto che dormiva.
Faceva fredda notte.
Al centro del piazzale,chissà perché,c‘era un tavolo di legno.
Sopra, una luce a lampada di oliobenzina.
Francesco si sistemò nel giaccone,steso sul fianco e come sempre pensò ai suoi,ed al fratell.ino.
Chissà dove.
Per un mondo migliore.
Chissà a che fare.
Poi.
Che fame,quella notte.
Che fame.
Dal fagotto lì a fianco,che dormiva, partiva una sinfonia per naso.Interrotta da un mezzo fischio ed un sospiro più lungo,un soffio e via da capo, riecco il tuono di naso.
E nel mezzo sonno,Francesco si disse che era simile ,questo sibilo orchestrato,a quello che Mario soffiava accanto a lui,in camera,sin da bambino.
E che risate,ad imitarlo in pieno giorno per dispetto.
Fu così che.Saltò
in piedi.Prese la lampada dal tavolo,
l‘alzò per guardare nel fagotto, e su,salendo a cercare...alla faccia con la barba.
Delfino poi la posò per terra.
Per togliersi il giaccone caldo e metterlo addosso al mio prozio Mario,che dormiva sinfoniando.
Il partigiano diciannovenne,suo fratello. :))
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