Capito(mbo)lo III
prima sera
addì 1novembre.
Riapparecchiava
tavola.
Stavolta con la
tovaglia bella,profumata
ed appena stirata.
I fiori al centro.
E le bottiglie in
cristallo
d‘acqua e
vino rosso.
Tovaglioli,posate
al loro posto giusto.
(!)
Ed un panino vicino
ad ogni piatto.
Al centro la zuppiera con
la Colve.
Qualche castagna intorno.
Bella tavola!
Come se si fosse in
attesa di ospiti.
Perché .Con gli ospiti
era sempre così .
Le cose migliori,per
accoglierli bene.
*L‘ospite é Sacro*.
E se sono sacri gli
ospiti vivi,figurarsi
i morti.
Quindi la nonna, ogni
anno,passava a raccontare.
La solita storia,di cui già
ho detto prima.
Ma lei la diceva
meglio,declamando come una poesia.
Che.
Quella notte.
*Solo quella notte*.
Le anime dei morti
avevano il permesso
di uscire dalle proprie
tombe e...tornare nel
mondo dei vivi.
Nelle proprie case,alle
proprie famiglie,per
controllare che lì
tutto andasse bene.
Girovagando per le
stanze,sfogliando
i propri libri,sedendo
nelle vecchie poltrone.
Controllando negli
armadi,mentre i mobili
scricchiolavano.
Quindi.
Sedendo a tavola.
Non consumavano
pasti.Semplicemente
si sedevano lì .Dove
la famiglia si
riunisce e condivide
per almeno due
volte al giorno.
Dopo la visita.
Le anima dei defunti
si spostavano.
Tutte insieme per andare
a Messa in Cattedrale,per
poi tornarsene
in processione,al Cimitero.
Nel giorno della loro
festa,ad aspettare le
visite dei vivi.
E.
In quella notte era bene
che tutti i vivi...
stessero a casa propria!
A meno che .
Non fossero medico.
O prete.
Mbà .
....
Sempre apparecchiando,la
nonna raccontava di
avere le prove
di questo ritorno...
Un‘amica
della nonna della mamma
di sua nonna,alla sua nonna da bambina,aveva
raccontato di
un episodio successo
al bisnonno dello zio di suo nonno.
(per età si risaliva,fatti
due conti,al milleeseicento???)
Il poveraccio,medico,si trovò a
decidere di mettersi in viaggio
per necessità ed urgenza legato
al suo dovere di assistenza degli ammalati.
Poco
dopo la mezzanotte di
*quella notte* in cui tutti
si sta tappati in casa
perché
i morti escono dalle tombe e vagano,nonostante
le preghiere dell‘anziana madre e della
mogliera,
s‘era
risolto ad andare a
controllare lo stato
di una puerpera che lo
preoccupava molto : lei
era giovane ma
delicata e debole,il
suo bambino
si presentava dal verso
sbagliato.
Poteva non farcela,a partorire.
E così era partito,nella notte
buia ed un poco calda,così tanto,calda.Che
una bella nebbiolina s'era abbassata giù,sino
al selciato ed alle pietre aguzze
di brecciolina della strada.
Quando era arrivato,pero'.
Lei si dondolava sotto al
porticato di casa,stringendo felice
al seno il piccolino
appena nato...s'era aiutata da sola!
A metà viaggio di ritorno,al calessino che
guidava,s‘era svitata
una ruota...e così il dottore s‘era fermato.
Già si disperava.Che.
Improvvisamente un
giovane,sbucato dal
nulla,con canna annodata ad un fardello da militare sulla spalla,spadone alla cinta e cappello,s‘era offerto di
aiutarlo,salutandolo
rispettosamente,quasi affettuosamente
e chiamandolo
*Dottore,Dottore!*
Bel volto di ragazzo,sorriso sincero.
Faccia rassicurante,educato.
-Che fortuna-
Lavoro difficile,riattaccare
una ruota in piena notte,tenere fermo il cavallo.In una nebbiolina
che faceva da velo al mondo gia
così buio,tutt'intorno!
Però.Ci erano riusciti.
Ed il dottore si era
offerto di accompagnare
il giovanotto che
rincasava,grato per l'aiuto.
-Era il minimo-.
E dove? Dove abitava???
Combinazione!
In una zona vicinissima
a casa sua.
Lui che,guidando i cavalli,
ci faceva quattro
chiacchiere volentieri,con quel giovane premuroso, si
scopriva contento,di
quella compagnia
in *quella*notte.
Il ragazzo tornava
a casa,dopo la guerra.
Dalla moglie e dal
suo sconosciuto
piccolino.Era felice.Per quel figlio.
Sognava di giocarci,prendendoselo in spalla a cavacecio.
Nel tragitto
il dottore lo scopriva sempre più
simpatico,un tipo che
vorresti per amico.
E dall‘aria
(vai a capire perché )
piuttosto inspiegabilmente,
familiare.
Il calessino procedeva lentamente,sulla strada.
Si
incrociava tanta,ma tanta
gente.Ci si incolonnava fra tutta tutta quella tanta,tanta gente.
-Cosa strana.Di notte,di
*quella notte*...-
Pareva pieno giorno.E
giorno di festa.Con persone
che si salutavano,si
riconoscevano,si
abbracciavano affabili,ridendo.
Bambini,signore.
Operai,notabili,
manovali,contadini.
Negozi aperti.Addirittura
la forza pubblica e
le carrozze delle persone
facoltose.Anche musici
e le bancarelle delle
fiere,un cantastorie
seguito da famiglie,il
teatro dei burattini
con bambini che
seguivano ridendo lo spettacolo
di Pulcinella.
Chi cantava.C‘era una
processione,con preti,monache,frati scalzi.
Scendevano
dalla
Cattedrale.O salivano,per entrare in Basilica.
Che ti fa la stanchezza!
Ed il medico
stancostanchissimo
sempre,pensò d‘aver
confuso data,pensò
ad una festa di città...che.
Già .
-La stanchezza-.Gli
aveva fatto dimenticare.
Ma quanti anziani,in
questo viavai.
E molti si scappellavano.
Tanti lo riverivano.
E alcuni...
Avevano anche volti
che gli pareva
di conoscere.O ri.Visti chissa' dove.
All‘improvviso.Anche la
bella signora
giovane,puerpera felice in abito
della festa,con
il suo neonato fra le
braccia.Già.Quella che aveva partorito in serata e lo aveva tanto,ma tanto
preoccupato!
Forse.Per grazia ricevuta,la donna portava il bimbo per la prima volta
in Basilica Cattedrale.
...
Meglio tornare a casa.
Povero dottore stanco!
Molto meglio.
Procedendo piano,fra
tutta quella gente.
Meglio tornare dalla moglie,a
dare un bacio ai
bambini che dormivano,a
chiedere la benedizione
dell‘anziana madre.(
Fu in vista di casa che se
ne accorse.
Il giovane che lo
aveva aiutato non
era più con lui.
Questi giovani!!!
Sempre imprevedibili!
Doveva essere sceso,saltando
giù,
poco prima della curva,
oltre la Cattedrale,
quando aveva
rallentato per la
processione.
Un pò gli dispiaceva.
Non gli aveva chiesto
il nome.Il Cognome.La provenienza
Nemmeno dove abitasse
esattamente....
Il tempo di smontare dal
calesse,sciogliere il cavallo
e portarlo nella
piccola stalla,privarlo della sella,entrare
in casa.
Nel silenzio della
notte
tutti dormivano.
Sul tavolo della
sala da pranzo
come ogni anno fra uno e due di novembre,
era apparecchiato per
la visita dei morti,nella notte in
cui tutti rimangono in casa,ad aspettarli
nei sogni di chi spera di rivedere in vita
chi non è più,di questa vita...
E sulla scrivania
di fronte,un piccolo
lume,e fiori,dinanzi ai
ritratti dei defunti di famiglia:il nonno,la sorella,la zia,la balia,lo zio frate,il fratellino appena nato che se n'era voluto tornare dagli angioletti.
Al centro quello ovale,il ritratto
del padre,scomparso
in guerra.Mai
conosciuto.Morto
prima che lui nascesse.
Un dolore antico.
Da sempre avrebbe
voluto parlare,ridere e
chiedere consiglio
a quel suo genitore-ragazzo.A detta
di tutti tipo generoso,e. Cordiale.
Sempre felice.
Quella notte guardò
meglio quell‘immagine,con la solita punta di dolore
fino in fondo al cuore.Immagine
amata,ma di persona
mai frequentata in vita:l'immagine
allegra e
sorridente di un giovane
che andava in guerra
sicuro di tornare vivo e presto,molto presto.A
casa sua,poco dopo.
La divisa,il cappello,lo spadone al fianco.
Lo guardò.E ancora.Strinse gli occhi.Guardando
Meglio.E ancora.Meglio.Spostando
il ritratto sotto la
luce fioca.
Lo riconosceva.
Era il ragazzo che
lo aveva aiutato
con la ruota del calesse.
Con cui aveva viaggiato.
Che gli aveva parlato.
!
Poco prima
lui aveva incontrato
suo padre,che
tornava a casa. Dalla guerra.
A casa.A casa.
Quella notte:dalla
moglie e da *lui*. Dal suo bambino.
E tutti quelli che
avevano incontrato????
Quella lunga processione diretta in Cattedrale?E la giovane,dolce Signora con il neonato fra le braccia?
?????
????
???
??
?
?
Tuttituttitutti.
Tutti.
M o r t i
!
"Anche il bambino,nonna???"
A questo punto partiva la domanda sul neonato.
Ma
la nonna,a questo punto rispondeva
non rispondendo.Mai.
...
E a noi.
cisiacccccapppponava
la pelle .
E buonanotte.
Sotto le coperte
per la paura.
prima sera
addì 1novembre.
Riapparecchiava
tavola.
Stavolta con la
tovaglia bella,profumata
ed appena stirata.
I fiori al centro.
E le bottiglie in
cristallo
d‘acqua e
vino rosso.
Tovaglioli,posate
al loro posto giusto.
(!)
Ed un panino vicino
ad ogni piatto.
Al centro la zuppiera con
la Colve.
Qualche castagna intorno.
Bella tavola!
Come se si fosse in
attesa di ospiti.
Perché .Con gli ospiti
era sempre così .
Le cose migliori,per
accoglierli bene.
*L‘ospite é Sacro*.
E se sono sacri gli
ospiti vivi,figurarsi
i morti.
Quindi la nonna, ogni
anno,passava a raccontare.
La solita storia,di cui già
ho detto prima.
Ma lei la diceva
meglio,declamando come una poesia.
Che.
Quella notte.
*Solo quella notte*.
Le anime dei morti
avevano il permesso
di uscire dalle proprie
tombe e...tornare nel
mondo dei vivi.
Nelle proprie case,alle
proprie famiglie,per
controllare che lì
tutto andasse bene.
Girovagando per le
stanze,sfogliando
i propri libri,sedendo
nelle vecchie poltrone.
Controllando negli
armadi,mentre i mobili
scricchiolavano.
Quindi.
Sedendo a tavola.
Non consumavano
pasti.Semplicemente
si sedevano lì .Dove
la famiglia si
riunisce e condivide
per almeno due
volte al giorno.
Dopo la visita.
Le anima dei defunti
si spostavano.
Tutte insieme per andare
a Messa in Cattedrale,per
poi tornarsene
in processione,al Cimitero.
Nel giorno della loro
festa,ad aspettare le
visite dei vivi.
E.
In quella notte era bene
che tutti i vivi...
stessero a casa propria!
A meno che .
Non fossero medico.
O prete.
Mbà .
....
Sempre apparecchiando,la
nonna raccontava di
avere le prove
di questo ritorno...
Un‘amica
della nonna della mamma
di sua nonna,alla sua nonna da bambina,aveva
raccontato di
un episodio successo
al bisnonno dello zio di suo nonno.
(per età si risaliva,fatti
due conti,al milleeseicento???)
Il poveraccio,medico,si trovò a
decidere di mettersi in viaggio
per necessità ed urgenza legato
al suo dovere di assistenza degli ammalati.
Poco
dopo la mezzanotte di
*quella notte* in cui tutti
si sta tappati in casa
perché
i morti escono dalle tombe e vagano,nonostante
le preghiere dell‘anziana madre e della
mogliera,
s‘era
risolto ad andare a
controllare lo stato
di una puerpera che lo
preoccupava molto : lei
era giovane ma
delicata e debole,il
suo bambino
si presentava dal verso
sbagliato.
Poteva non farcela,a partorire.
E così era partito,nella notte
buia ed un poco calda,così tanto,calda.Che
una bella nebbiolina s'era abbassata giù,sino
al selciato ed alle pietre aguzze
di brecciolina della strada.
Quando era arrivato,pero'.
Lei si dondolava sotto al
porticato di casa,stringendo felice
al seno il piccolino
appena nato...s'era aiutata da sola!
A metà viaggio di ritorno,al calessino che
guidava,s‘era svitata
una ruota...e così il dottore s‘era fermato.
Già si disperava.Che.
Improvvisamente un
giovane,sbucato dal
nulla,con canna annodata ad un fardello da militare sulla spalla,spadone alla cinta e cappello,s‘era offerto di
aiutarlo,salutandolo
rispettosamente,quasi affettuosamente
e chiamandolo
*Dottore,Dottore!*
Bel volto di ragazzo,sorriso sincero.
Faccia rassicurante,educato.
-Che fortuna-
Lavoro difficile,riattaccare
una ruota in piena notte,tenere fermo il cavallo.In una nebbiolina
che faceva da velo al mondo gia
così buio,tutt'intorno!
Però.Ci erano riusciti.
Ed il dottore si era
offerto di accompagnare
il giovanotto che
rincasava,grato per l'aiuto.
-Era il minimo-.
E dove? Dove abitava???
Combinazione!
In una zona vicinissima
a casa sua.
Lui che,guidando i cavalli,
ci faceva quattro
chiacchiere volentieri,con quel giovane premuroso, si
scopriva contento,di
quella compagnia
in *quella*notte.
Il ragazzo tornava
a casa,dopo la guerra.
Dalla moglie e dal
suo sconosciuto
piccolino.Era felice.Per quel figlio.
Sognava di giocarci,prendendoselo in spalla a cavacecio.
Nel tragitto
il dottore lo scopriva sempre più
simpatico,un tipo che
vorresti per amico.
E dall‘aria
(vai a capire perché )
piuttosto inspiegabilmente,
familiare.
Il calessino procedeva lentamente,sulla strada.
Si
incrociava tanta,ma tanta
gente.Ci si incolonnava fra tutta tutta quella tanta,tanta gente.
-Cosa strana.Di notte,di
*quella notte*...-
Pareva pieno giorno.E
giorno di festa.Con persone
che si salutavano,si
riconoscevano,si
abbracciavano affabili,ridendo.
Bambini,signore.
Operai,notabili,
manovali,contadini.
Negozi aperti.Addirittura
la forza pubblica e
le carrozze delle persone
facoltose.Anche musici
e le bancarelle delle
fiere,un cantastorie
seguito da famiglie,il
teatro dei burattini
con bambini che
seguivano ridendo lo spettacolo
di Pulcinella.
Chi cantava.C‘era una
processione,con preti,monache,frati scalzi.
Scendevano
dalla
Cattedrale.O salivano,per entrare in Basilica.
Che ti fa la stanchezza!
Ed il medico
stancostanchissimo
sempre,pensò d‘aver
confuso data,pensò
ad una festa di città...che.
Già .
-La stanchezza-.Gli
aveva fatto dimenticare.
Ma quanti anziani,in
questo viavai.
E molti si scappellavano.
Tanti lo riverivano.
E alcuni...
Avevano anche volti
che gli pareva
di conoscere.O ri.Visti chissa' dove.
All‘improvviso.Anche la
bella signora
giovane,puerpera felice in abito
della festa,con
il suo neonato fra le
braccia.Già.Quella che aveva partorito in serata e lo aveva tanto,ma tanto
preoccupato!
Forse.Per grazia ricevuta,la donna portava il bimbo per la prima volta
in Basilica Cattedrale.
...
Meglio tornare a casa.
Povero dottore stanco!
Molto meglio.
Procedendo piano,fra
tutta quella gente.
Meglio tornare dalla moglie,a
dare un bacio ai
bambini che dormivano,a
chiedere la benedizione
dell‘anziana madre.(
Fu in vista di casa che se
ne accorse.
Il giovane che lo
aveva aiutato non
era più con lui.
Questi giovani!!!
Sempre imprevedibili!
Doveva essere sceso,saltando
giù,
poco prima della curva,
oltre la Cattedrale,
quando aveva
rallentato per la
processione.
Un pò gli dispiaceva.
Non gli aveva chiesto
il nome.Il Cognome.La provenienza
Nemmeno dove abitasse
esattamente....
Il tempo di smontare dal
calesse,sciogliere il cavallo
e portarlo nella
piccola stalla,privarlo della sella,entrare
in casa.
Nel silenzio della
notte
tutti dormivano.
Sul tavolo della
sala da pranzo
come ogni anno fra uno e due di novembre,
era apparecchiato per
la visita dei morti,nella notte in
cui tutti rimangono in casa,ad aspettarli
nei sogni di chi spera di rivedere in vita
chi non è più,di questa vita...
E sulla scrivania
di fronte,un piccolo
lume,e fiori,dinanzi ai
ritratti dei defunti di famiglia:il nonno,la sorella,la zia,la balia,lo zio frate,il fratellino appena nato che se n'era voluto tornare dagli angioletti.
Al centro quello ovale,il ritratto
del padre,scomparso
in guerra.Mai
conosciuto.Morto
prima che lui nascesse.
Un dolore antico.
Da sempre avrebbe
voluto parlare,ridere e
chiedere consiglio
a quel suo genitore-ragazzo.A detta
di tutti tipo generoso,e. Cordiale.
Sempre felice.
Quella notte guardò
meglio quell‘immagine,con la solita punta di dolore
fino in fondo al cuore.Immagine
amata,ma di persona
mai frequentata in vita:l'immagine
allegra e
sorridente di un giovane
che andava in guerra
sicuro di tornare vivo e presto,molto presto.A
casa sua,poco dopo.
La divisa,il cappello,lo spadone al fianco.
Lo guardò.E ancora.Strinse gli occhi.Guardando
Meglio.E ancora.Meglio.Spostando
il ritratto sotto la
luce fioca.
Lo riconosceva.
Era il ragazzo che
lo aveva aiutato
con la ruota del calesse.
Con cui aveva viaggiato.
Che gli aveva parlato.
!
Poco prima
lui aveva incontrato
suo padre,che
tornava a casa. Dalla guerra.
A casa.A casa.
Quella notte:dalla
moglie e da *lui*. Dal suo bambino.
E tutti quelli che
avevano incontrato????
Quella lunga processione diretta in Cattedrale?E la giovane,dolce Signora con il neonato fra le braccia?
?????
????
???
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?
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Tuttituttitutti.
Tutti.
M o r t i
!
"Anche il bambino,nonna???"
A questo punto partiva la domanda sul neonato.
Ma
la nonna,a questo punto rispondeva
non rispondendo.Mai.
...
E a noi.
cisiacccccapppponava
la pelle .
E buonanotte.
Sotto le coperte
per la paura.