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i
movimento
Dalle suore buone del collegio ci venivano spesso
il pretebasso con i capelli tinti di
sale,a spruzzo sudato,'ntipatico pure alla ghiaia del vialetto che quando arrivava e ci passava su,saltava per non farsi imprigionare nei suoi scarponi bucati.e pure puzzosi.
Michelino, l'autista del pulmino
che portava le bimbe a scuola ,
detto anche "gigante buono"
e dispensatore di gesti come sopra, cioè buoni,tipo :
liberare il pallone dalla chioma della quercia ;
sedare rivolte contro il consommé a cena che manco
RitaPavone /GianBurrasca;
cancellare le scritte dai tronchi
"Suor Ciulia e cativisima con tuti " ;
dispensare consigli rimbrottosi e chicchi di uva passita "produzione propria" , che si portava semprappresso, in una magica scatoletta,a tutte noi educande *cattive*, perché diventassimo brave.
ma,nisba.
Lilia, che era una delle ragazze che aiutavano le buonesuore nelle faccende di casa, diciottenne con la lunga trecciona rossa e gli occhi color del cioccolato sciolto con dentro pagliuzze di miele, che avevano una luce minuscola che si illuminava quando rideva.
Lei diceva spesso "Signorì", a me che avevo anni nove e stavo in collegio, mi scompigliava i capelli e poi li pettinava , mi sistemava il fioccone del grembiule sotto il collo mentre mi raccomandava di studiare, 'chè lei non aveva potuto perché era " tarda".
(vai a capire che volesse dire perché allavoro. lei arrivava sempre per prima,mah )
Lì in collegio,le sue due lucette negli occhi,per me erano così luminose e pure calde,che mi sentivo felice .mi voleva bene perché ,per ripetere ,le spiegavo la Storia e lei,diceva che imparava. Mentre stirava,ad esempio e mi faceva pure dimande.
Eravamo praticamente amiche.
Se c'era una cosa sicura, era che Padrebasso era cattivissimo,brutto tanto quanto Lilia era bella e buona .E lui la odiava.Sicuro-sicuro.
Ma con quell'odio che io allora non sapevo,poi ho imparato ,è meschino,quando si concentra senza contenersi e senza apparenti motivi,contro chi non può difendersi, perché magari è qualcuno che non è che non possa,ma non sa proprio difendersi (che a volte farlo è un'arte).
Ed è un odiatore che a odiare lo fa così,per sentirsi migliore ,per
divertirsi ,per stabilire chi comanda, per antipatia,per il gioco di un attimo.
Però lui ,e questo è decisamente il peggio,Padrebasso,odiava Lilia nascondendosi nell'abito che indossava. Del prete .Sembrava che di quello si approfittasse e facesse il suo comodo nel trattarla male.Tanto: era prete.
E a un prete *NESSUNO* lo rimbrotta.
Io che adesso scrivo 'sta storia, dico
a te ,del mio futuro ,che mi leggi,quando leggerai : non sai quanti ,in tutto questo tempo ne dovrai
conoscere, tu, cioè
io-stessa- me -medesima .
di preti così.
"essetierreoennezetai", cioè :
stronzi...
Ma non glielo dice.
Non glielo scrive.
Nessuno.
Ci sono cose che un prete non fa
non farebbe,non dovrebbe fare
invece fa , e non te lo aspetti e poi fa male,ma tanto. E
dopo. Quando ti isoli nel.buio.prima di dormire e ci ripensi ,piangendo alle ombre e spiegando ,che. Proprio non avresti voluto,no. Che succedesse,scopri.
Che è assurdo.
La povera Lilia la trovavo spesso seduta sul muretto dell'aiuola piccola in
giardino ,che piangeva.
Allora le scompigliavo io i capelli, poi li risistemavo e le davo un bacetto sul neo piccolo ,con il peletto chiamato "Gino che non si strappa" a lato della guancia e lei rideva e mi abbracciava e mi tranquillizzava :
"Signorì,tu da grande sarai una a cui tutti vorranno bene come adesso!!! È un augurio eh! "
Non capivo:
" Come a Natale e Pasqua e al compleanno? Augurio?"
E lei rideva ,faceva si con il capo e poi diceva che doveva tornare ad aiutare Suor Ciulia ad infilare pomodorini in una collana da appendere al soffitto.
Un giorno, mentre Michelino parlava con
il giardiniere Pietro, suo padre, e Lilia raccoglieva fiori per l'altare,io
le ciondolavo dietro mentre mi raccontava che aveva lustrato i candelieri sotto l'altare,quelli di
ottone, con-segreto- la CocaCola ,arrivò Padrebasso per celebrare la Messa.
Giuro .Non facevamo niente di male,ma davvero,solo ridevamo di una farfalla che giocava con il nasone di Pucci,la cagnetta delle suore, che cercava di acchiapparla e saltava.
Padrebasso chiese a Lilia,che
stesse facendo e lei glielo disse,raccoglier fiori,( anche se .Si vedeva chiaramente),poi .
Con un tono che non era cattivo,
ma pareva come Uriah Heep del David Copperfield in tivù,falso e viscido,le biascicò lentamente :
" Una pettegola che raccoglie fiori magari per la suocera,per fingersi 'na santarella a poi a sera fa come la farfalla,anzi no, è la lucciola dei tanti spasimanti".
Mai capito che volesse dire :
uno:
Lilia non era pettegola come la mia amica Piera che sapeva i fatti di tutti e ce li ridiceva annoi,come segreto.
due:
non aveva la suocera,ma la mamma in sedia a rotelle e il fratello ,che con due amici veniva a prenderla ogni sera a fine lavoro.
tre:
con tutti quei fiori e volatili in quella frase ,mba'.
Non lo capirò mai.
Ma che era cattivo con quel sorriso,si.Lo capisco.
Me lo ricordo.Moooolto bene
Solo che Lilia diventò una statua dopo che perse tutti i fiori che aveva tra le braccia e iniziò a piangere.
E Michelino,che aveva ascoltato, arrivo' di corsa,prese il prete per il collo della camicia
lo alzò fino ai suoi occhi.
Mentre quello diventava paonazzo e dimenava le gambe
con una faccia impaurita che non
ti dico ,ascoltando il nostro gigante buono che gli ordinava
subito di chiedere
scusa "alla ragazza ,o tu,adesso basta !
ti tengo d'occhio da un po' che lo fai,tu voli via."
Quello invece chiedeva aiuto,poi assicurava che avrebbe chiamato
non so chi , tipo esercito,polizia ,voleva scendere .
E Michelino ,con Pietro ,io e tante altre bimbe che erano accorse a vedere il prete come un ragnetto nero in aria ,che muoveva gambe e braccia cercando non di risalire la sua trama ,ma di scenderla,
veloce, alla fine si rideva.
Un baccano tremendo.
Michelino ,ancora, urlava :
"Hai un vestito,prete . Come quello di un soldato ,che non devi sporcare ! Con quel tono falso e finto che fa male e offende,intendi?
Lo fece scivolare per terra
e passò a consolare Lilia,mentre quello scappava a "chiamo i carabinieri e ti faccio vedere io"
lui la teneva per le braccia distante da sé e guardandola negli occhi
le diceva che lei era esatta come sua figlia,a piangere .Invece doveva parlare,rispondere,difendersi.
Le raccomandava di non piangere perché se piangi, poi. Gli dai soddisfazione *alla vipera che striscia*.
Tutte le bimbe si allontanarono
immediatamente impaurite dalla vipera che però,io .Interessata, e
attenta ,frugando
tra le zolle non trovavo.
ii
movimento
La ragazza un po' tanto triste raccontava alle nuove amiche, che. Essendo mammà conosciuta in città per via del suo lavoro, il nuovo parroco le aveva imposto di smettere l'amato ruolo di catechista con i bimbi, per fare indagini. Già.
*Indagini.*
Presso l'ufficio dei Servizi Sociali, al Comune.
Manco la Cia,la Sûreté ,il Mossad o il KGB.
Datosi che, da un
po', ci si era accorti in Parrocchietta, che gente (apparentemente bisognosa)
chiedeva aiuto in danari, bussando al convento dei Padri, anche a notte fonda.
In seguito, e molto spesso, si scopriva che la stessa gente che supplicava, in realtà prendeva sussidio da -nell'ordine-
comune,
provincia,
regione,
stato,
gli enti o i gruppi che si occupavano di beneficienza, gli Istituti Religiosi, tutte le altre parrocchie in città e... alla fine
assommava un notevole, chiamiamolo salario, molto comodo, un gruzzolo più che congruo.
Escamotage di una inenarrabile furbizia
a vantaggio proprio e danno di terzi, che andava...evitato.
Come Luigi Lobbuono.
In "coccodrillonica Lacoste" beige, che da un po'
girava in una fiammante Mercedes verde muschio sottobosco, come diceva lui, cioè verde scuro.
Era un habitué dell'arte della richiesta a tutto spiano.
Mentre, ad esempio, il povero PadreFederico girava in bicicletta.
Anche in agosto, alle ore 14, per andare dai suoi ammalati in Ospedale, se pure con la borraccia per traverso sul petto, ed in testa, a mo' di copricapo, un fazzolettone legato ad ogni angolo con un nodo, 'ché pareva stampato, uguale.
Al buon Alberto Sordi in un suo famoso film.
Già. E l'auto non poteva permettersela,risparmiava continuamente con tutti i Padri, per aiutare la gente.
Per spiegare che c'erano persone in reale difficoltà economica che chiedevano aiuto,ed rimandate indietro con pochissimo o niente
e questo non andava bene, era ingiusto.
Bisognava capire, cercare di ricostruire, con garbo, senza parlare troppo.
Sapendo come chiedere ed a chi.
Quindi l'inghippo toccava a lei, forte del nome di mammà, indagare.
Proprio così. E il gruppo dei bimbi
che lei aveva seguito ,era stato assegnato ad altri.
Mentre mammà ,saputolo come lo aveva, s'era
scocciata assa', minacciando che, se lei, sua figlia, si fosse permessa, avrebbe dovuto espatriare.
Traduco: non fare MAI il.mio.nome. e se.scopro.che tu invece si...te ne vai
a vivere da tua zia Marghe.
Che tutti chiamavano "Maria la sanguinaria", ma Dracula
non c'entrava.
Povera lei, cioè tu che leggi adesso, cioè lei che. eri.allora...
Che situazione.
Che peccato per una che stava studiando e tanto, per insegnare ai bimbi. E qui:
piagnucolazione. Tipo miagolazione cosmica al maximo. Autocommiserazione idem in faccia alle
povere malcapitate che ascoltavano :
che, stare con i bimbi e voler insegnare loro qualcosa, mica si inventa, eh.
Lo capiscono in pochi ma ci si
prepara, si studia, si fanno riunioni, si decide, di come procedere, diventa un impegno con tutta l'anima, pensando. a quegli occhietti che quando incominci a parlare ti guardano attenti, ti raccontano cose e, se stanno andando via, ti danno
bacio, un leccalecca leccato già ("senti quanto è buono!" ) un disegno. Insomma. Cose stupefacenti. Chiacchierando con i genitori, i nonni, bello ancora tutto: si diventava davvero famiglia.
miaooooooo, e giù un nuovo.
Piagnucolamento.
Purtroppo c'era da ammettere che alla fine
succedeva: lei arrivava, si presentava in quell'ufficio al Comune, faceva domande con garbo e "senza chiedere troppo, mi raccomando (!)" come aveva detto padreCuan.
Gli interlocutori si bloccavano un po', poi le domandavano "ma la figlia di?!" e, magicamente, con fiducia riposta 'nnsisa pecchè, le informazioni necessarie, alla fine. Arrivavano.
(eppure un: "mi saluti tanto la sua mamma". "sì certo grazie" sussurato sorridendo, mentre "dentro" esondava un
roboante :
"Ricordati. Di ziaMarghe".)
Po'raccia, la ragazza con tutti i suoi problemi (!) che pure era figlia di madre minacciante ,non viveva tranquilla.
Il Padreparroco aveva ragione, sì.
Lo capisci?
Quindi, meglio così. Il gruppo dei bimbi ad altra catechista.
Ovvero:
come rendere infelice una tizia che si trovava controvoglia a fare
"l'investigatruce", ma proprio truce, legittimata dai Padri.
Sconforto TOTALE.
Ysotta, Paloma
e Gina, Marinella diBarletta, ascoltavano.
Poi Ysotta, decisa come solo lei sapeva fare, da sotto a quel suo curatissimo ed elaborato chignon rosso, negli occhiali da cui spuntavano occhi penetranti e pure un poco rabbiosi, di quella rabbia solidale che guarda e ti vede e si ribella,
sbottò.
"Vai e gli dici: no!
ENNE, O. Sono
due sole lettere, ragazza mia.
Non si fa così.
Lo facessero i preti, non tu.
NO!
Punto ebbasta, fatti rispettare!"
E anche le altre a confermare:
con i volti su giù con la testa in un "Sì" che a voce era "NO"
Le amiche.
Ripetiamo insieme:
NO NO. NO NO NO
"E 'che' poi", aggiungeva Ysotta, "una cosa non può escludere l'altra, eh? Catechismo ed investigazione."
invece, no.
In parrocchia un solo incarico ad ognuno ed il mio. Era sconsolatamente quello, sigh.
iii
movimento
Era una di quelle sere in cui il cerchio sembrava uguale a tutti gli altri lì intorno.
Si chiacchierava in piedi,tutti in cerchio,appunto.Circonferenza e conferenza insieme,amici .Che
avevano condiviso viaggi,preghiere,confidenze.
Speranze,qualche paura,certezze,incertezze,sogni .
La bellezza di rivedersi tempo dopo e mettere in comune,ancora.
Fra'PepitoOstileeFuturoMonsignore si era degnato di avvicinarsi al gruppetto di ospiti — panzuto, autorevole quanto bastava a se stesso — gli occhiali tondi sul nasone,la faccia bonaria e aveva chiesto agli ospiti giunti per la giornata conviviale ,da tante città ,anche
lontane ,cosa facessero nelle loro parrocchie di provenienza.
Maniera per inquadrare questi estranei che s'erano mossi
verso Assisi,andata e ritorno.
E da un po' gli invadevano la sua,di Parrocchia.
Arrivavano agli incontri ,partecipavano alla
preghiera.Pranzoasacco,poi si rideva o cantava o giocava o chiacchierava . Era amicizia (forse)
mbo' . Non capiva i motivi
sotto-sotto di quei viaggi,quegli incontri.
In piedi, a circolo.
Contento e Marco,fratelli.
Paloma e Gina,indigene locali beneaccoglienti, Lapo e Aurora,ragazzini.Ysotta con suo fratellone Pako che pareva un
gigante ,ma aveva solo quattordici anni "da quaglia" come lo chiamava sua sorella,vai a capire pecche',Marinella
diBarletta e lei.La ragazzona che aveva smesso di piagnucolare
per ripetere
NO NO NO,imparandolo bene ,da riferire ai preti della sua parrocchia l'indomani: No
Quando toccò a lei, rispose.
"Le indagini ai Servizi Sociali del Comune, per conto dell'Ufficio Parrocchiale per la Solidarietà ."
Una risposta innocua,pure con un sorriso che voleva essere gentile.
Una risposta scontata eh. Perché almeno *le amiche* già sapevano.
Fra'PepitoOstileeFuturoMonsignore, non aspettò un secondo.
"Hanno trovato proprio la persona giusta".
Con un tono.
Ma un tono.
Tra il dolce e gentile ,buttato lì quasi per caso,il sicuro di se' ma non ostentato, il subdolo che dice e non dice non perché non sa dire,ma perché è inutile dire, tanto per lui è già assodato .La noncuranza di chi già sa che nessuno comprenderà
benebenebene.
Fino in fondo . E un certo compiacimento.
Per averlo fatto scivolare.
L'olio del non detto nell'appena detto.
Sorpresa.
Lei rimase immobile cercandosi il
respiro.
Forse non aveva capito? O si?
Dentro le saliva il calore della certezza,una sensazione sbiadita di disagio,insieme.
Dal sapore amaro che scalava fino a su, in bocca,poi raggiungeva agli occhi.
appannati da ...che cosa?
Quasi lacrime di delusione? Annodato stretto lo spago del dispiacere?
Come la frutta martorana, dolce di Pasqua che stai mangiando lentamente e in bocca lo senti, ad un certo
punto ,l'amaro di certe mandorle armelline polverizzate e inglobate alle altre,per il retrogusto agro che prima sospetti e poi ti arriva sonoro,nella bocca.
Opite arrivato a dire " eccomi,ci sono e ti regalo un gusto nuovo al dolce. A tutto"
Ferma.
Quasi senza parole — come se la scena richiedesse una replica che non arrivava.
A volte amaro dentro è sapore,ma anche ricordo.
Lilia,il preteUriah, e .
Michelino,il gigante buono.
A volte l'amaro dentro per le mandorle armelline nella frutta martorana,solo ricordando,si trasforma in bocca, in chicchi di uva passita ,quella che tanti anni prima.
Michelino gigante buono distribuiva come distribuiva se stesso, contro.
Ciò che era ingiusto,in difesa di Lilia.
A volte poi tu ,tornando nelle tue scarpe,al tuo "oggi sono qui" cerchi parole.
Non sapendo che dire,che fare.
Che cosa è quando qualcosa succede e non vorresti che lo fosse,successa?
L'ombra.
Non quella della sera in cui 'sta commedia veniva rappresentata dopo una bella giornata serena,con amici.
Ma quella che respiri perché vivi
in un ambiente dove
l'ombra che striscia è quella dell'ipocrisia o delle certezze o delle prerogative o dell'umiltà ...
Si è in sordina,sottotono,sempre, perché si deve esserlo,alla fine . In quell'ambiente,se non "sopporti" (ahhhhhh la rassegnazione) ,se reagisci. Se ti difendi,se non accetti , già è colpa.
Quindi , per non essere mal giudicata lo diventi,soggiogata,ipocrita.E
impari a scivolare, a non occupare troppo spazio, a leggere tutto in fretta e metabolizzarlo ,il mal ricevuto o il male interpretato che ti ritaglia addosso una figuretta che - non - sei ,la sensazione che abbiano deciso per te o ci sia invidia o tutto il peggio. Assimili nel tempo,da sola.
La fatica armellina di chi ha imparato a non reagire — non per debolezza, ma per quieto vivere che .Diventa miele per la tua sopravvivenza
Come Lilia sul.muretto.
"Hanno trovato proprio la persona giusta".
Che rispondi?
A una frase brillante,pòrta dolcemente,quasi,lasciata andare a chi vuol intendere che intenda,tanto non intende nessuno però,io so di averla pronunciata. Vediamo se le arriva o forse no.Vediamo se qualcuno coglie,o no.
Tu lo cogli,invece.E.
Non è un fiorellino,ma
un insulto,non ti pare vero.
Adesso
scoppi a piangere per quello che hai capito di lui?Del frate che fino ad ora rispettavi?
Che fai ,che dici ?
Poi la ragazza smise di cercarsele,le le le le parole e cominciò a guardare.
Tutto questo fu in una frazione di secondo,girando intorno gli occhi che non erano più i suoi occhi ,ma una specie di macchina da presa ,di quelle enormi e nere per i film,che registrano su pellicola cinematografica,ecco .
Lì.
Memorizzo' tutto quello che c'era,nel momento che viveva ,incidendo immagini,suoni,voci. Una volta
le chiamavano "pizze" ,dischi argentati in cui si custodivano, riannodati, metri e metri di materiale girato da conservare,per montare tutto dopo.
O ,come in questo caso,anni dopo.
L'esattezza.
In cui in un attimo mi sono ritrovata, seduta scomoda,anzi no: in piedi . In quella sera ,dove facevamo circonferenza.Chiacchierando
Veloce,Contento fu il primo ,in faccia a lei ,da sinistra : sbottò in una risata immediata, larga,generosa,a squarciapetto e bocca, felice.
Felice ,già. Felice e Contento.Proprio.
Poi.
Si voltò dando le spalle a tutti.
Ridendo sempre forte,troppo,a
guardare verso la grande Chiesa al buio, poi tutti gli altri ragazzi impegnati in chissà che.
Alla fine
si girò di nuovo verso lei e il frate — ancora, ridendo, di gusto.
Fra'PepitoOstileeFuturoMonsignore
felice d'esser stato cosi' bene inteso ridacchiava anche lui,contento pure senza chiamarsi così, come quell'altro.
Felice,gongolava perché aveva trovato un alleato.Inaspettato.
La cattiveria pòrta su un vassoio,come una bibita dolce,facciamo sempre alle mandorle,eh .Magari
orzata ,era stata raccolta.Presa
e tanto tanto gradita.Apprezzata.
Alla ragazza lui,il frate, ricordava ,nel modo di produrre simpatia (!)sempre più PadrebassoHuriah,che ogni tanto dopo aver umiliato Lilia ,a vederla soffrire,rideva,uomo pio,di tanto gusto.
E lei pensò,guardando verso Contento,che se ci fosse Michelino a 'sti due qui...
Accanto al felice amico ridanciano — Marco, Lapo, Aurora — ridevano anche loro.
Paloma e Gina,invece la osservavano. Non sorridevano. Occhioni tristi una, preoccupata -forse solidale?- l'altra.
Marinella diBarletta, anche guardando Contento-son-felice, iniziò a ridere. Poi si bloccò.
Focalizzando un qualcosa accanto alla ragazzona che aveva di fronte.
Sai quando leggi nei libri
" e la risata morì sulle sue labbra?" Ecco. Così.
Improvvisamente,Marinella diBarletta,non rise più.
Nemmeno sorrise,guardava .
In realtà l'unica lì,forse,del cui giudizio alla ragazza sempre più in difficoltà nell'ingoiarsi sorpresa e
delusione ,importava davvero e ti dico DAVVERO, era Ysotta.
La Rouge ,la bella e indomita .Come nel libro di Tristano ,mani pulite come il cuore.Gia'.
Allora la ragazzona
cercò in sé il coraggio per guardare al suo lato,al fianco sinistro.Tremava per paura di un'altra delusione,quella di chi scopre - ancora- che non è tra persone amiche e manco lei,Ysotta .Come gli altri,forse pure...
Al suo lato del cuore.
Dove,un po' coperta da un Pako imperturbabile,c'era
Ysotta — contrariata-. Le labbra
strette,si.Ma quelle superiori ,alte in un angolo a sinistra
come a dire "che schifo" .
Fu così che la ragazza,sempre pensando al suo gigante buono incontrato nell'infanzia, trovò
le parole,che.
Tante volte, non trovava Lilia.
E le fece uscire anche per lei.
Non fu granché,ma rispose.
"Mbe'. Io faccio quello.In Parrocchia. Esattamente."
Un sospirone coraggioso,quindi:
"Ed ho solo risposto alla domanda che mi hai fatto,Padre."
Fra'PepitoOstile eFuturoMonsignore non rispose. Ridacchiò ancora.
Ma da arrogante che nemmeno ci prova,a cambiare registro.
Convinto che lei non avesse capito il senso di quella sua frasetta
lanciata lì ,come un constatare ingenuo che,invece,alla fine,a ripulirla dal tono innocente, era davvero un'offesa.
Contento smise .Pure lui, ma non come l'amica,di botto.
Gli altri ,anche.
E Paloma, cambiò discorso.
Lei,la ragazza che pensava ancora a Michelino, si voltò.
Fece qualche passo verso la grande Chiesa,nella luce dell'enorme lampione
che illuminava lì davanti,ma creava più lontano zone di ombra.
Cercò in borsa e trovo'.
Accese una sigaretta.
Spostandosi verso un muretto.
Diede le spalle al frate di San Francesco,guardando per terra,dove nemmeno stavolta,a distanza di
decenni , c'era la serpe,managgia!
Poi.
Andò da Ysotta e le disse che voleva andare via.
Ysotta chiese a Marinella diBarletta
— erano a Bari — se volesse tornare a Trani in macchina con loro. Poi da Trani avrebbero
preso il treno, lei per Barletta, Ysotta e PaKo per Foggia.O preferiva rimanere?
Marinella diBarletta disse sì.
Finita la sigaretta era tornato l'amaro tra i denti, la me stessa di allora concluse che era a disagio
e voleva andarsene subito,partire.
Non era tra persone tutte sincere,di questo era sicura.
Ed a farle cambiare idea,manco le avessero letto in faccia,Paloma che si avvicinò con Gina. Abbraccio.
E quell' abbraccio cancellò l'aspro dell'amarezza-dentro- con la caramella mou che le avevano infilato in mano,sapor di
*so li da rie ta'.*
Ecco, così ,la ragazza capì che ci erano abituate.
Alla determinazione della malignità
spruzzata per noia o antipatia,dal frate.
Da uno.A cui non importa pensare a chi la riceve,quanto il sentirsi superiore/migliore, 'na specie di intellettuale 'sperto nel giudicare.
In viaggio
la ragazza, allungò il percorso,prima di immettersi sulla superstrada come la chiamavano e c'era sempre. Il vecchio cancello che chiudeva il giardino del collegio ...
Un sorrisone con dedica a tutti i suoi fantasmi. Lilia,Michelino, le altre bimbe educande.
Pietro ,Suor Ciulia ,finanche un ragnetto a forma di pretebasso.
Lì dentro ancora. E per sempre. Come in tutti i suoi sogni,a notte fonda.
Eppoi si svegliava felice.
Nessuno fiatò.
Poi, fuori dal traffico, Ysotta.
-Come va?
-Bene.
-Hai vinto la guerra con il frate. Puoi scrivere il libro — "come far sentire di merda uno stronzo"
Scoppiarono a ridere — lei, Ysotta, Marinella diBarletta, Pako.
Poi lei disse :
-<< Non credo.Il prossimo libro.
Lo scriverò su come una risata
involontaria ,possa tradire un'amica e rivelare se stesso : uno che Sciascia chiamerebbe "ominicchio" .
E gli calza. Non me ne ero accorta, in tanta finzione, lui recita molto bene.
Grande attore.
Ma gli è sfuggita,e dalla risata, stasera gli calza,il nome .>>
Silenzio.
Ysotta
- <<Già..Che bravo, Contento. Eh?>>
Marinella diBarletta
— <<Guarda che noi abbiamo riso tutti per l'espressione della tua faccia alla risposta del frate.>>
Ysotta —,<< No. Lei ha avuto una faccia stupita *un po' dopo* l'uscita del frate. Quando lo ha capito.
Dopo averlo guardato per vedere se lo avesse inteso bene.
E non c'era da ridere.
A meno che non si ridesse della battuta del frate,leggendoci una verità che non c'è.Una risata compiaciuta. >>
Nessuno aggiunse altro.
Non correva sulla strada per Trani,andava piano.
La luna a sorriso senza denti,stretto,faceva compagnia a grossi nuvoloni bianchi in arrivo.
Divertita per quel che può succedere a volte,proprio non volendo.
Come capire che da quella sera.
Niente più fiducia nel frate Fra'PepitoOstileeFuturoMonsignore.
Come nel "forsefuturofra'Ominicchio"
-perché voleva diventare frate anche
lui,diceva-
Contento e felice,che era stato una sorpresa,la prima.
Di tante altre.
iiii
movimento
Dopo i saluti con abbracci prima del treno,eccola a casa.
Con la bocca piena di caramella mou,la luna del sorriso
e il disagio cucito sul golfino blu del primo freddo di fine estate
addosso.
La madre riferì che,quel
ragazzo là, Contento
aveva telefonato . Pure, due volte: non si erano salutati,erano partiti in fretta,bla bla.
Voleva farlo.Avrebbe richiamato ancora.
Divertente,la ragazzona pensò :
la telefonata di Contento è l'ultimo tassello del mosaico della delusione.
Una telefonata
"istituzionale", un modo per lavarsi la coscienza senza affrontare lo sguardo di chi ha tradito ,con quella meravigliosa risata sfuggita.Forse per indagare,su quanto ,di lui la telefonata aveva rivelato.
Stesso concetto di tradimento che Athos spiegava a d'Artagnan
circa Milady the Winter che poi il boia decapitò.
Solo che Contento,l'amico tanto amico e
fratello/ futuro frate ,non si poteva decapitare, però.
"Menomale che la vipera,a questo tizio gli era sgusciata dalla gola.-penso'-
mah.
Sarà rimasta là. Tra le aiuole."
DaiPadriBrigititi al porto,ogni sera
d'estate,fino alla fine del caldo,a mezzanotte si accendeva il fuoco,si recitavano rosario e compieta,c'erano tanti ragazzi, qualche anziano,tutti i Padri e il buon PadreDiòniso.
PadreDiòniso era uno che ti leggeva il libro che tu sei ,diceva,dagli occhi.
E a PadreDiòniso,era bene non
mentire. Inutile.
"Che hai,piccere'?"
E lei,inquieta,glielo disse:
-Mi è successo così, così così e pure così.-
-A certi uomini,figghia,nun ce piaciono mai le donne che
brillano.
O che si applicano troppo .
O che sono gentili.
O perché sono capaci di fare tutto da sole.
Ecco,accome atte'.
Tu brilli. Come il mare certe sere ,pe' la luna.
Non ti fa' spegnere,figghia.
Domani prendi il treno vai dal frate e gli dici
"non .si fa .accussì.".
Se vuoi
vivere dentro, e non essere uccisa più di antipatia che si insinua,come
na' vipera ,vacci.
Impara a difenderti.
Che poi,da un frate di Francesco... nun se pote sentì."
Le ricordò Michelino che parlava a Lilia delusa e amareggiata.
Ecco : la storia si ripeteva,lei era Lilia,e
poi,adesso.Tutto tornava.
Bella serata,non c'era più il caldo torrido estivo,ma queste ore buie frizzantine
con il fuoco acceso, tutti che,dopo la
preghiera, se ne tornavano
a casa,dal lungomare .
Al rientro,stavolta ,la sorella:
" ha richiamato quel ragazzo,Contento,che ha detto,eccetera"
daje!
- come commento interiore:
" che chissà se sono questi che sento, i sintomi dell'insofferenza."
Manco ascoltavo quel che Contento aveva detto a mia sorella,piuttosto ci pensavo.Scocciata assa'.
iiiii
movimento
Il giorno dopo , mentre mi guardavo le viti che correvano
per raggiungere il treno in cui ero,
la me bambina che adesso scrive,che poi era quella ragazzona che alitava sul finestrino e scriveva
Michelino❤️ con sulla "i" un cuoricino ed un cuoricione accanto alla "o" finale,cancellava tutto.
Dopo aver fulminato con lo sguardo il signore anziano di fronte che la osservava divertito
da su del muro che era la Gazzetta del Mezzogiorno spiegata ,a due ali aperte,mentre se la leggeva.O fingeva di.
('azzo ride,questo).
A treno improvvisamente fermo
per dar la precedenza al "Milano" in arrivo,la ragazzona passava a considerare l'ulivo mastodontico,perfettamente contorto che si inquadrava nella finestra.
Magnifico,un po' obliquo,come attorcigliato.
Complicato . Come quello che stava per fare, perché quando non lo vuoi fare,ma lo *devi fare*, è
così.Complicato da ripetersi:
"ma tutte amme' devono capitare."
E pure tutti gli
esse ti erre o enne zeta i ....
E poi c'era il frate.
Fra'PepitoOstileeFuturoMonsignore non aveva detto quella frase per lei.
L'aveva detta per sé.
Non gli importava se fosse vero o no.
Non gli importava conoscerla davvero, chi era, cosa faceva, perché.
Non gli importava se capiva, se ci stava male.
L'aveva capita — così credeva — e questo gli bastava.
Una frase gentile in superficie, acida dentro.
Constatazione innocente, tramestìo sotto.
Devi schiacciarla, e lo fai, perché ti fa bene.
Perché hai bisogno di sentirti migliore.
I motivi non erano in lei.
Erano tutti in lui.
La risata di Contento che approvava l'insulto velato del frate,inspiegabile ,ad una me abituata ad accettare gli amici ed il loro modo di essere senza mai pensare male di loro,pesava.
Mi ripetevo d'essere stata ingenuotta
da non capire lui,prima,adesso mi
pareva un francobollo leccato e appiccicato bello che definitivo
a spiegarmi il personaggio da presepe.
Comprendevo come e quanto si nascondesse dietro la sua facciata.
Era bravo.Fingitore bravo.
Quella
risatona sentita, così spontanea da parere sfuggita e in questo liberatoria,
era una dichiarazione di complicità, non era per me.
Era per il frate.
Si erano capiti.
Ecco tutto.
Ed era stata più traditrice di una risata calcolata perché aveva rivelato
senza volerlo.
Povero Contento.
Tutto :
"io fratello,tu sorella e vengo in pace,augh! "
"hai fatto o fai -a seconda- una preghiera per me?"
È lì che Contento si era smontato da solo.
mbe' ,quello sbellicarsi,scrivevo poco su.
Era una colonna sonora.
Accompagnava il mio viaggio in treno.
Adesso
ho un ricordo.
una sera,io.Tempo dopo,incontrando per caso Contento ,gli riservai uno sguardo.
Che manco
Ingrid Bergman a Cary Grant nel film "Indiscreto" ,nella scena del ballo ,eh già .
Mi costrinsi ad essere
gentile ,chiacchierarci ancora ,ma sempre poco convinta.
Oramai c'era la distanza che
ha il frutto della noce. Quando lo separi dal gheriglio : rimane
buono,ma sempre privo di quel
qualcosa che custodisce,la ricchezza
del valore che abbraccia e
protegge.
intorno
il saluto del frate
Fra'PepitoOstileeFuturoMonsignore, fu
-Come mai qui?
(Michelino,possente ed etereo, stava con me ,con una mano sulla mia spalla .)
-Buongiorno. Sono venuta per dire
che ieri sera ci sono rimasta male.
Non me l'aspettavo.
Perché quella tua risposta alla mia aveva il pretesto,acre, del giudizio.
Fondato su un pregiudizio.
Un pregiudizio è SEMPRE
ingiusto.
E mi ricalcava addosso quello che non sono,senza non dico fare sconti,ma approfondire me,chi sono, cosa sono e perché.
E da un frate di San Francesco proprio no,non posso accettarlo.
Buongiorno"
.
Tutto d'un fiato.
La ragazzona che era insieme la bimba e quella che ridendo scrive adesso ,atte' che te la leggi, mbe'.
Si voltò ed uscì ,che manco
Greta Garbo,ne "La Regina Cristina" ,con sul volto dignità, forza e una fiera indipendenza.
Michelino trasparente come ogni mio sogno,fantasma onnipresente tutto soddisfatto mi seguiva .
Appena fuori,il cielo era di quell'azzurro che verso l'autunno è più lento e più sincero ,per via della luce meno intensa.
La ragazza si avviò .Destinazione stazione . Di lì ,casa.
Mentre passava.
Fu che la vide.
Finalmente . Nel prato , strisciava la vipera .Ma faceva pena , così . A ridere da sola.Senza Contento e felice che chissà dov'era. E al quale. Voleva tornare in gola.
*_gioilan_*