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prima che sia pioggia sogna la citta'
a notte.eccellente il furore
di certe luci oro e ad
intermittenza
come la presa di coscienza
del futuro anno che_non_si_sa
Quello che mi colpisce,da condividere. Riflessioni. -Scrivendo- E c'è un catino di zinco a contenere :-) un blog di letteratura. con racconti,poesia. Tutto senza pretese,da me. che in questi luoghi sono *gioilan* (sentita.mente)
--
prima che sia pioggia sogna la citta'
a notte.eccellente il furore
di certe luci oro e ad
intermittenza
come la presa di coscienza
del futuro anno che_non_si_sa
Natale
che non e' piu' festa
per lacrime e smarrimento
in un rantolo di muco
e bustine di quel cemento che tumula ricordi sulle facce che avevamo
segnando nella nebbia il grigiore del mattino
questo tempo di reflusso
ad occhi chiusi
intenti a rabberciare un intromesso
stupore,
quello della scelta di Dina
e del suo eterno tristissimo
pallore
che si e' tinto di vermiglio
simile al colore delle poinsezie
rosso sangue
per fare di tutto
la
f i n e .
fino a cento contiamo sotto la campana a morto che non suona
spenta
in un lago di curcuma e
lucine
spegniaccendi nelle vetrine
o nei film a tema
in televisione.
Contiamo.
Facciamo finta.
Questo tempo del Natale in festa,
Natale che non e' piu' festa
in questa baraonda
in cui si annega
il pugno nello stomaco
ti spiega
che c‘e‘ gente sola che soffre.
--
il pastore nella luce del sole
cerca e
diventa la sua ombra
per terra.
Nel presepe sul como‘ l‘angioletto argento
e‘ ferito da una spina
blu.
Anche lui sa di Dina piegata sulle vene tagliate
e noi
incastrate nel dolore
Lo spazio di una camminata
verso
le lucine avvoltolate
ai tronchi
d‘alberi sbilenchi,
Natale
sta per arrivare,entriamo in questo
perimetro buio
dello spettacolo
della malattia
che_non _si_sa.
ci aspetta l‘androne
le scale,l‘ascensore per
lo studio del dottore.
simpatico.
assicurare la guarigione
passa lievemente
per la via della simpatia
di questo tizio
in camice bianco
che ti infila un tubicino
in gola
e ci fa vedere.
(che tutto e‘ possibile
e non c‘e‘ da temere)
Estensione della speranza
la passeggiata dopo.
L‘aria di festa,la vetrina
e l‘inaspettato incontro con
Dina.
Il campanile di San Rocco ha una
cascata di lampadine.
Che dici? Andiamo da Manu,ti senti di camminare o
vediamo altre vetrine?
--
comunque.
'sta' domenica sera, osservavo il giovane ospite, barbone nipotastro maggiore,sprofondato nel lato sinistro del divano.
Con l'aria divina (!) di uno che si degna di fare una visita promessa a nonna e zia,concessione obbligata in un ritaglio di tempo fra doccia e amici con cui ha appuntamento,(!)
onnipresente smartphone sempre consultato in mano,ettolitri di profumo spruzzati addosso
(ma quanto accidenti se ne mette????).
E mi sono bloccata.
In realta', mi sono ricordata.
Un flash improvviso,come uno squarcio.
Ecco.
E' il caso di dire,come *uno squarcio* nel tempo (e nel divano).
Pomeriggio invernale,la nonna al restauro dalla parrucchiera e lui bambino proprio nella stanza dell'ava,ma nel suo lettino di legno di canne.
Io accendo la tivu'
(appuntamento irrinunciabile da anni, sintonizzata sulla Rai,uno)
perche' inizia lo Zecchino d'Oro.
Orfano di Mago Zurli',ma chi se lo perde?E' cosi' da decenni: lo Zecchino cambia,io cambio ma continuo a guardarmelo.In santa pace.
Me ne sono accertata.
Lui se la dorme.
Beatamente.
-Avra' avuto 3 anni,all'epoca.Moscerino a volte simpatico,a volte fastidioso.-
Uno Zecchino d'Oro in pace,sisisisi!
Sigla iniziata,colori e luci,Piccolo Coro dell'Antoniano in sottofondo.
Tutto un tratto me lo vedo arrivare
con il ciuccio in bocca e la coperta a mo' di strascico ,strascicata che pulisce per terra raccattando automobiline,briciole e pantofola di nonna.
Io gli dico : "e tu che fai qua?"😳
(all'epoca si svegliava *sempre* alle 17
ed erano le 16);
mi sputacchia a terra il ciuccio e fa :
"lella.
io vedo,io.
sul divano,io.
i "pimpi"cantano.io vedo,io.pure.io vedo, io "👼.
Si arrampica sul divano (esattamente dove adesso ,a distanza di anni,e' seduto 'sto' Marcantonio profumato sussiegoso e barbuto) e si accomoda.
E' tutto sudato e rosso in volto e mi rendo conto che,per raggiungermi, ha scavalcato pericolosamente le spondine del lettuccio.
Esercizio che fa spesso ,anche se
la nonna lo rimprovera.
Io.
Per non fargli prendere freddo,sprimaccio e poi sbatacchio per aria la coperta e gliela metto addosso,ma lui non la vuole.
Santissima Pazienza!Ma tu vedi che storia,'sto pomeriggio!
Io gli dico :
"fa freddo,Gabri!"
E lui,occhioni lucidi,sguardo perso
sui "pimpi"che cantano,mi da' retta a malapena,ma.
Si convince e lascia che gliela metta addosso.
Poi mi dice:
*ciuccio*.
Sta ,ancora,quasi dormendo.
Ma per lui non io non ci sono,c'e' il Piccolo Coro dell'Antoniano.
Lo sto guardando.
*Ciuccio*,ripete il dittatore.
Pazientemente lo cerco,lo trovo,mi chino,lo raccolgo,vado in cucina e
lo sciacquo sotto l'acqua tiepida.
(Addio Zecchino!Piccolo Coro vi saluto.MagoZurli',nel tuo nome faccio la brava zia.Mariele a dirigere cori lassu'...44 gatti e volevo un gatto nero. )
Senza fretta.
Tanto lui,si sta godendo lo Zecchino,beato lui.
Torno.
E mi accorgo che, mentre i "pimpi"cantano,lui :
1)si e' liberato dei cuscini e ne ha fatto
una montagna altissima,li'.di lato a dove e' seduto;
2)ha buttato per terra la coperta;
3) saltellando alla canzoncina ha
3a)sfondato il divano con un piede e
3b)sta allargando lo strappo per liberare il piede.
4)alla fine,non riuscendoci,infila anche l'altro
piede dicendomi :
*lella,vedi che ho fatto io.
lella,vieni pure tu*.
.........................
Qui e' senza parole.
...............
......
[Non raccontero' di come
quella notte, prima attesi che la nonna fosse in Ucraina,Bielorussia e Russia.
zzzzzzz zzzzz zz zzzzzz fiuuu zzz zzzzzz rifiuuuzzzz
(il suo russamento sussurrato e' segno certo che non si svegliera')
Poi riparai il divano incollandolo alla meno peggio
con colla vinilica su punti cuciti frettolosamente
con filo in tinta.
Quella notte,dalle ore 3.30 alle 5.00 perche'
la nonna non se ne accorgesse,no.]
----
[Non raccontero' di come il nipotino
zompasse
ancora, sul divano,poi.
Mentre rispondevo a telf alla sua mamma...
Dopo aver squarciato quello che
aveva squarciato, laboriosamente, si impegnava
dall'altra parte ,una volta fatto saltare in aria il castello dei cuscini,no.
Non raccontero' degli altri zompi e salti.E del pericolo.
Che il vecchio divano.si.squarciasse.del tutto.]
Guardando il giovanotto ,adesso,14 anni dopo ,seduto su
quel bucone,voragine per piedini di bambino
a squarcio riparato,sullo *squarcio* riparato, mentre la nonna gli consegna un regalino monetario per l'onomastico e lui,lentamente,
ponderatamente,si pone su un fianco,ringrazia e si cerca nella tasca posteriore dei pantaloni il portafoglio,che poi apre.Per riporci dentro i soldi.
Padrone di un fare fra mylord concessivo e cicisbeo aggraziato...
Sto per scompisciarmi.
Ma mi trattengo.
Alla nonna non posso raccontare nulla.Anche se ogni volta che ci si siede
sbofonchia un
*sento come un fosso,qua!
Sotto i cuscinoni. Nienteniente che si sia squarciato...anzi.
Sento uno squarcio*...


--
luminosamente
la volonta' di riflettere -dopo aver osservato-
dovrebbe essere la sovranita' eccellente dell'essere umano,
nell'inevitabile dimostrazione
della propria intelligenza.
Il raziocinio agisce e fonda
la liberta' democratica
che non e' la liberta' del
r e s p i r o.
il r e s p i r o e' quel vento
che l'uomo produce
fra cervello e
cuore
nell' infinito enumerare gli attimi di vita a
testimonianza
di tempo che scorre,di sangue che
corre.
la liberta' di vivere e'
_agevolmente_
la liberta' di tutti, ma solo a parole.
la liberta'
priva di confini
di dogane
di sbarra.menti
che
in questi giorni
toglie il r e s p i r o a tanti, e'
assetato bisogno di salvezza,ma
-dicevo-
la liberta'di vivere (come,dove,quando)
non esiste,di fatto,nei fatti.
n o n e s i s t e.
oggi non si
riflette,ragionare e' un pericolo.
"cogito,ergo sum"
e' un epitaffio o lo spunto
per gli sputi.
c'e'.
una sterminata piattezza
ovunque
e siamo _quasi tutti_ presi
dalla rete del banale
nell'ovvio facile facile
dei concetti fatti
a misura d'uomo minuscolo.
un nano senza tante speranze,raggirato dall'idea che "tutto sarebbe meglio se..."
e' pronto a giganteggiare sul filo delle verita'
confezionategli,tirate da un capo all'altro
dei pali del circo (camere circolari)
attraversandolo a qualche metro da terra,con un bastone in mano,forte dell'idea che dall'alto,tutto sia cambiamento.
quel bastone e' (ma non e') "l'equilibrio" per un futuro migliore.
(non cambiera' nulla,se non l'ansia di disumanita')
la folla di spettatori e' fatta da altri nani, plaude e attende allo spettacolo, riversando fischi ed improperi a chi e' nel bisogno.
qualche clown fa bene il proprio mestiere,qualche bambino piange,c'e' chi non vende.
Se il mangiafuoco sputa benzina con il fuoco, sul fuoco questo divampa.
Molto piu' pericoloso il pompiere che non conosce bene il proprio mestiere.
Se ,legiferando, il pompiere getta acqua (limpida chiara fresca dolce et umi'le acqua)
su un fuoco dove frigge olio, ecco.
il fuoco erompe continuando a friggere e devastando all'inverosimile.
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
qui ti ho scritto
il senso di cio' che e'
nel mio r e s p i r o,riflettendo.
_sul nastro dell'asfalto
centinaia di migliaia di pomodori
mentre scorre sangue
e l'aria e' una tavola di afa_
--

perche'.
se uno sta per lasciarci
-e lo sa e noi pure sappiamo-
noi lo cerchi.amo
cosi' lo capisce
-anche se non glielo dici.amo-
che noi ci si.amo.
lo abbracci.amo
(pur senza toccarlo) e ne condividi.amo
tutto,tutto,tutto
di quest'ultimo tempo
che fermi.amo.
declini.amo questo concludere
insieme
fatto di piccole parole
che annoti.amo.
noi , due punti e in ordine :
ascolti.amo
baci.amo
c o m b a t t i a m o
doni.amo
fini.amo
gridi.amo
impari.amo
lotti.amo
menti.amo
offri.amo
porgi.amo
resti.amo
scappi.amo (a piangere 'che' non ci veda)
stringi.amo (i denti e poi)
torni.amo
usci.amo (per non farci sentire e
urli.amo il nostro *non e' giusto*)
vivi.amo
insieme in queste profondita' immense di buio
e paura
li'
dove uno sta, quando sta per
lasciarci -e lo sa e noi pure sappi.amo-
ci si.amo e il solo declinare
tutto questo
diventa cio' che di piu' bello e grande
ed infinito possi.amo
(e' un minimo dimostrargli che lo
ami.amo)
--
manchevolmente
il non mi conosco è
l'ombra di ognuno,
quando ci si fugge
dal dovere di riflettere
ed io
ti leggo
scivolando in una frattura .
inequivocabili messaggi
di dolore,rimproveri
valutando l'ipotesi
in righe di memoria
fissate
nelle vorticose sudate di pioggia,
paura
ed ancora
paure.
il mio saluto e' per sempre
-sto morendo-
asperge di purezza la rena
una schiuma che infiora
passi di acqua
dove si arenano delfini
e cresce la gramigna
su scogli di tufo e terra nera
(ti capisco-poco-
perche'
non mi conosco -ancora-)
--
il ragazzo appollaiato a contemplare
lo spettacolo dopo il temporale
il vento pazzo in questo cielo arioso
nel suo guizzo mandarancio furioso
(saracinesca sul mare placido)
..........il ragazzo
si beve la bellezza
che divampa sul tenero universo
l'attimo
- noce,acino piccino
dolcissimo,vivace
luminoso-
in un'isola
di solitudine
ferma i suoi pensieri (in cerca di appiglio)
in quel corridoio di luce vermiglia
prima che Dio con le mani palmate
stenda
la notte nuova per
ungere
un nuovo giorno nuovo l'indomani.
(a rifugiarsi -allegre nelle ombre-
matasse di prime stelle cianciano
-aggrovigliate alle nubi- alla luna)
--
nella logica dei ricordi stinti
i vizi di forma sono
per sempre elencati
in certi elementi incongruenti
che si aggrappano
alle unghie,
imperfezioni che rendono annullabili
i sogni
in una realta' che ci spaura
~
due i puntichiave
in queste tracce di infinito
silenzio
per stabilire un viatico
a pensieri giovani
l'asfissia
_che assoda l'esatta causa della
catastrofe_
e
svuotarsi le tasche
_da
mozziconi,bilie,caramelle mou quasi sciolte,spille e
bottoni,
tutto in fila
per riprendersi un territorio
libero
in cui
sprofondare le mani,
dove il tempo si consuma
in un'ombra che protegge_
e'
questa raggiera
di sassi
in una
pirofila di creta
raccolti per fare scrupolo
e arginare il
n u l l a
il delinearsi dei punti fermi
...
(siamo domande)
--
Letterina
Caro nipote Caprone Gabriele,
caro nipote Caproncino Alessandro.
Oggi,9 maggio,proprio oggi,quarant'anni fa,piu' o meno a quest'ora,in casa squillo' il telefono e andai a rispondere.
Era mio zioMario,con una voce strana.
Molto seria e preoccupata.
Per dirmi che a Roma,in una Renault Rossa,avevano trovato
il corpo dell'onorevole Aldo Moro.
Cioe'.
Che Aldo Moro era morto.
Che lo avevano assassinato.
(Dopo essere stato rapito e tenuto prigioniero per cinquantacinque giorni.)
Io avevo sedici anni e ascoltai
lo zio completamente imbambolata
dalla sorpresa e pure inorridita.
Mi prendeva "dentro" un grande dolore,una brutta sensazione di vuoto.
In quel momento io non lo sapevo,pero' poi.Avrei capito che quella sensazione la provarono come me milioni di italiani.
E la provano ancora oggi,quando ci pensano.
Lui fece quella telefonata perche' io e Manuela
(che era ancora a scuola con MariaAntonietta,Anna,Milena e
non sapeva nulla)
non avevamo piu' il papa'
e lui voleva,non dico sostituirlo, ma spiegarci,affinche' noi capissimo bene , quello che era successo.
Aldo Moro,se mi ricordo dei miei pensieri di allora,fino a poco prima del suo rapimento,era solo un tizio che di lavoro faceva
"l'onorevole",cioe' il politico,ovvero nulla di piu' lontano e sconosciuto da me,che
1)avevo problemi con il Greco e la Matematica,che
2) non riuscivo a dimagrire perche' avevo sempre fame e che
3) non avevo mai soldi per comprarmi i libri
che volevo leggere.
Dunque Aldo Moro era uno qualunque, pero' potente, proprio potente perche' era politico, pure simpatico,per quell'espressione gentile e sempre sorridente che gli vedevo in faccia su giornali ed in tivu', edun poco buffo,per via di quel ciuffone bianco di capelli sulla fronte.
Niente piu'.
Ma.
Non appena fu rapito -come sempre mi capitava quando qualcuno era o e' rapito e allora di rapimenti ce n'erano tanti- incominciai
a pensarlo intensamente,chiedendomi dove stesse,come stesse.
Da qualche parte, prigioniero, solo nella sua ansia,lontano dalla famiglia,dalla moglie,dai figli,dai nipotini,dagli amici.
Con la paura appiccicata addosso.
L'incertezza.Ed il dolore.Tanto dolore.
Sapendo che - sicuramente- gli uomini della sua scorta che lo accompagnavano sempre,quasi suoi amici, erano morti
( e lui li aveva visti morire) quando lo avevano rapito,visto che i terroristi avevano sparato raffiche di proiettili giusto
per ucciderli.
A che,a chi pensasse...
Ero molto triste.
Poi incominciarono ad arrivare ai giornali delle lettere,che lui
scriveva dalla sua prigionia, chissa' da dove, e che i terroristi facevano recapitare perche' tutti le leggessero.
E tutti le leggevamo.
Con attenzione.
A volte io non ci capivo nulla,leggendo,aveva un modo di scrivere ed esprimersi completamente diverso dal mio,piu' *ricco* di termini nell'esposizione e piu' *profondo* nell'esprimere concetti,pero' mi sembrava chiaro che lui chiedesse
a i u t o ,che sperava che lo facessero
liberare, ed io tifavo per lui.
Speravo che lo avrebbero aiutato
Speravo che lo avrebbero salvato.
Speravo che lo avrebbero liberato.
Invece mi accorsi che NON sarebbe stato cosi'.
I terroristi *brigatisti*,delle
" brigate rosse"
(io odio questo nome)
dissero che lo avevano rapito,che gli stavano facendo un processo, poi ,un bel giorno , anche che lo avevano
condannato a morte.
(Mai ho capito quale fosse la *grande* colpa che -secondo loro- l'onorevole Moro avesse
commesso come politico e contro l'Italia.)
Pero'.
Che si poteva salvare.
E che per liberarlo lo Stato avrebbe dovuto liberare alcuni terroristi che erano in carcere.
La maggior parte dei politici,unita,
scelse di non liberare nessuno e la frase
che allora non capivo, fu :
"Lo Stato non scende a patti o affari con i terroristi che uccidono i cittadini",
tradotto :
"Voi che uccidete e rapite le persone andando contro la legge , non potete pretendere che facciamo uno scambio fra alcuni dei vostri e Aldo Moro".
Quindi, condanno' a morte Moro.
Una cosa sconvolgente.
Perche',si.
Lo Stato con le leggi che la maggior parte dei cittadini *rispettano* non puo' mettersi a fare trattative con dei terroristi.
Pero'.
(Secondo me allora,a sedici anni ed anche oggi...)
Lo Stato deve proteggere
TUTTI I SUOI CITTADINI,anche
un politico rapito e deve fare qualunque cosa
perche' sia SALVATO.
Passavano i giorni e quel "qualunque cosa perche' fosse salvato" non si vedeva da nessuna parte.Ed io -quando ne parlavo con me stessa- ero presa dall'ansia che *davvero* nessuno stesse facendo qualcosa.
E.Volendo aiutarlo, l'onorevole AldoMoro,
io,
proprio io (cioe' il nulla,praticamente nessuno)
- e non sapendo come fare- andavo in Chiesa,alla Madonna del Pozzo,ed accendevo una candelina.
Ogni mattina.
Un sacrificio tremendo,per me,perche'
ogni volta mi costava duecento lire,ed io che non avevo mai soldini e risparmiavo sempre, per andare a cinema o comprarmi libri...
55 giorni,duecento lire al giorno =una enormita'.
Proprio un sacrificio che mi imponevo.
Niente libri,niente cinema : io mi tassavo di duecento lire,per lui.
E per fargli compagnia con quella lucetta,quel piccolo sacrificio che
speravo,desse un aiuto,un sollievo...una speranza a quel poveraccio,da parte di questa ragazzina sconosciuta,ovunque lui fosse.
Perche' Aldo Moro,non era piu' il politico,il potente uomo dal ciuffo bianco nei capelli ,quello che vedevo in televisione,ma
*un poveraccio*,cioe' un uomo in
p e r i c o l o.
E quel termine,"poveraccio",non era offesa,ma una parola della mia nonna che
lo chiamava,in quei giorni,anche
"povero figlio".
~
Intanto che lo zio mi parlava,io accendevo la televisione,che era in bianco e nero,e dalle immagini del telegiornale si intravedeva una
automobile in una strada affollatissima.
Nell'automobile c'era qualcosa,ma distolsi subito lo sguardo
perche' non volevo vedere.
Cioe'.
Adesso che ci penso.
Io non volevo che Moro fosse stato
ucciso e per questo non volevo vedere.
Mentre lo zioMario mi diceva:
"questo e' un momento importante,stai vivendo la Storia.
Questa morte ingiusta ci fara' sentire addolorati per sempre.
E come ti ho telefonato io adesso per dirti quanto sia ingiusto,domani dovrai farlo tu con i tuoi nipoti .Perche' bisogna CAPIRE questa cosa TERRIBILE e non farla dimenticare MAI".
Eccomi qua.
Sono passati quarant'anni.
Lo zioMario non c'e' piu'.
Ed in tutti questi anni,poi. Io.
La foto di Aldo Moro, *quella foto* di Aldo Moro
come addormentato,adagiato in quella Renault Rossa,l'ho vista e mi costringo a vederla ogni volta che mi capita sotto il naso.
Ci sono tante cose che si dovrebbero spiegare o raccontare di Aldo Moro e della sua fine.
Ma spero
che ve le scoprirete da soli negli anni,come ho tentato di fare io in tanto tempo,a volte riuscendoci grazie a libri,giornali e film.
Ed ancora faccio quando ne ho l'occasione.
Solo una cosa,buona.In tutto questo.
E' da allora.
Che.
Il nostro Stato.
I nostri politici.
L'Italia,la nostra nazione,il nostro Paese.
Si adopera *sempre* per salvare la vita umana.
Cerca *sempre* di liberare e far rilasciare *vivi* i prigionieri (di guerra,di rapimenti) e salva la vita umana...
L'unica cosa buona.
Proprio perche' *allora*, la maggior parte dei politici (nonostante la maggior parte degli Italiani lo volesse far liberare e far tornare a casa *vivo*) non aiutarono
Aldo Moro.
In compenso.
Come mi disse lo zioMario.
Tutti ci portiamo dentro,fin giu' nel cuore,il dolore per la fine orrenda di AldoMoro e per la sua solitudine nella prigionia che tutti,ma proprio TUTTI gli vorremmo aver evitato.
zioMario mi telefono'.
Io.Invece.
Vi ho scritto su vuozzapp.
Di venire a leggermi qua.
-I tempi sono cambiati-.😉
Fra qualche anno dovrete farlo
voi,con i vostri nipoti.
(grazie per avermi letta fino qua,
due bacini)
si faceva mangiare dalla gente
ed e' seminato nella nostra terra
il santo
che lanciava parole
come il riso sugli sposi
bene pensante
bene dicente
beneaugurante
E poi le triglie i gelsomini,
il porto e i suoi barconi
i sedili
gli ulivi e i
melograni
i palloni,le voci
i muri sbiancati
gli altari calcati
per pregare per spiegare
don Tonino
che scoppia d'amore
sulla terra di Puglia
e viaggia -malato- verso
il ponte di Sarajevo
che non sia bombardato
indoviniamo che ci sei
ancora
e
trovi la nostra salvezza
la' sopra
velando la morte
con quel candido sfarfallio di
ali
(ci sei,ancora)
--
un sole
effimero
nella prima primavera
dolente
sulle spalle di un cielo blu obeso
spezza
la frontiera dell'ombra
e diventa un pane, convito
di rondini
a infrangere le nubi
disserrate
per riprendersi
calore.
finestre riaperte alla calce
del muro sbreccato di fronte
ombre come velieri pazienti
tende che sbattono su mobili
profumo di focaccia
ed ultimi mandarini .
e' -sicuro- questo gorgo di voci
impazienti accalorate incrociate
se i ragazzini giocano con il prete
giovane
a "unduetrestella!"
per via,prima del catechismo
che ci fa felici un poco (!)
i
(scenario dal tempo piu' lontano)
Con questa ressa di paure nel cuore
addolorato e lacrime salate
ti riguardi dentro
Madonna affranta
che stanotte cerchi tuo Figlio
e
ritrovi spada, promessa
smozzicata tra denti marci
-profezia
dal vecchio Simeone .-
ii
(scenario ripetuto nei tempi)
Geroglifici su buia polvere
notte di lodi e giaculatorie
per queste sagome che se ne vanno
ciondolando tristi,a piedi nudi.
-miserere,pieta'
per noi e per tutti-
iii
(scenario dal tempo piu' lontano)
E' un battere le strade con affanno
(verso il Sinedrio,da Pilato al buio
e ancora,cercando in strette vie
nell'ombra densa perdersi con pianto)
il manto nero disciolto,
stravolta
al pensiero di quel corpo di Figlio
sguainato ai colpi degli sgherri
corre Madonna in cerca e non lo trova
palpita e soffre orribilmente sola.
iv
(scenario ripetuto nei tempi)
Anime di bianchi penitenti
nel trapestio di cera sciolta
labbra serrate e s'infolta stanchezza.
in quest'indolenza di percorsi
devozionali
nei viaggi al buio
il freddo la fatica
accompagnano la statua
sulla salita verso la cattedrale
costeggiando quel tempo lontano
e rievocando la ricerca della
Madre
~
Maria
ed il nostro
bisogno amaro di carezze
quando la vita
ancora ci tiene
ma l'anima si
divincola dal corpo per
partire
Maria
chiedi
perdono
adesso e nell'ora in ultimo
--
dagli sguardi, come veli
togliero'
gli accenni di
quest'ansia
che m'intorbida
oltre le
lacrime,faro' argine nel
foro di una retina indebolita
e ordinero'
tessere ricostruite
negli stracci in residuo
del mio cristallino
_ spero di non brancolare
nel nulla _
la presenza della paura e'
come un moscone
irridente e fastidioso
fra l'erba color della mia iride :
verde grigio azzurro e pagliuzze dorate,
uno dei lasciti di mio padre
che
mi rende simile al suo volto
in questo avanzo di tempo
piu' lungo del suo.
faccio sogni come anelli
alle dita.
luccicano
segnalandomi il bisogno di non
dimenticare.
sapore d'intrusione certi ricordi
e in quelli vedo bene: mi sono fatta trasparente.
--
questo cielo
come un muro alto
di pietra
oceano assoluto
indurito
sulle aste delle antenne
-lische arrugginite-
fra ossa morte
di nubi.
questo cielo,si sbuccia
a fiocchi
di ghiaccio
e sputa neve che muore
nel grembo delle aiuole
.
gli aliti su vetro portano
un cuore trafitto ed il mio nome,
il maglione e' felpato
la tazza di cioccolato
la borsa dell'acqua calda
un pezzetto di zenzero
m a s t i c a t o
...
questo cielo
lascia morta la luce del sole
annichilito
e
come una muraglia alta
si oppone a noi,qui sotto.
Pesante.Tutto.Opprimente.
Dalla
malinconia di quella
vecchia
con fazzoletto in testa
che passa
l e n t a m e n t e
( non so a che pensa)
ed ha una busta
per riparare il pane da
perle minuscole e gelate
fioccate ovunque
all'auto di Raffaele parcheggiata
per far da
scudo al gatto
di quartiere -sotto-
gonfio e intirizzito.
non c'e' profumo
non c'e' allegria
non c'e' ricetta
per scalare
questo cielo
-alto muro-
appeso addosso
nel silenzio astratto
della follia dei passeri
semi assiderati
delle zanzare tigre ubriache
rimaste a guardia
per l'estate.
questo cielo
oceano assoluto
nel suo grigiore
di ore grigie, i n d i f f e r e n t e.
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E ancora. E ancora. e...
àncora aggancia àncora.
(minuscolo scrivere,oggi)
In questo mar di nulla,ancora...
...
Questa frase si rompe.
Riattaccarla e' impossibile e inane.
Terreno di scontro il duello a
pari armi :
padrini , arbitro, medico
secondo regole cavalleresche
queste donchisciottesche
esche
per il pubblico votante
e orante _speriamo che finisca presto!quando finira'?_
sono trappole inganna tempo in tivu'.
Cambi canale.
Altrove
incrociano i fioretti e duellano
parlando di governo ed elettori
-sereno deja vu -
a noi,distributori -sfiancati- di voto
tutto NON passa.
Nei venti deboli da sud
e mare poco mosso
a ridosso della noia
moto ondoso,variabile
sussiegoso "disco.rso"
"disco.r.o.t.t.o"
"disc.orso" (grrrrrr)
nove dieci undici dodici
sessanta -la gallina canta-
le elezioni
e la
n o i a.
informazione diretta con punto
interrogativo alla fine
-pero' senza il tutto non c'e' vantaggio-
e niente.
tappa finale il cambiamento
dirompente
*votate per noi certamente!*
(mah)
sembra la trama di un film francese che fai fatica a seguire, perche' non e'
altro
che un fondo senza fondo
tante volte elegante
spesso inconcludente
aggressivo.
a.mia.memoria.
n i e n t e
come questo peggio.
scrivo lenta.mente ancora
n i e n t e
(se non il peggio,concluderemo)
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mi accuccio in un angolo di zucchero
sull'unghia rotta a stemperare
di lucine mute
intermittenze
mancate in un caffe' bollente
(mi capita sempre,nel
bel mezzo della festa)
spunta un
pungitopo
picchiato a sangue
tra vischio edera spiga
e fischio
di caffettiera
amica
-pile di piatti da rigovernare-
di la' c'e'
alessandro,raccattando
finestrelle da calare su
caselle,
urlando
"ambo e quaterna"
sbarella
perche' lui *nonvincemai*
(poverastella,casomai
ci penso
io, poi )
eh.eh.eh.eh.ee.e.ee.et.ci.u'.mmm!
ecco il primo malanno,tciu'.mmm!
rimarra' presente
questo squillare
di risate
come trilli da infilare
nei dieci cent per cartella,
monetina lucente
come la superluna a "O"
maiuscola e avvolgente
di questa notte
-
segue augurio
tondo tondo tondo
*buOn capOdannO!*
duemiladiciOttO
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