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per come ci vedo io
adesso adesso
il piccolo sole arancio
si sdoppia
ha tre teste ed
al centro
-scalpellato-
un minuscolo cuore.
sta cadendo
e cadendo in gran fragore di nubi
scompare oltre le sponde
dei letti delle donne
che qui sostano,obbligate.
tutto qui intorno è gemito o
richiamo
ed io
non so che o come.
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( *Antonella comeme*
l'infermiera, é l'unica che si rivolge a tutte le pazienti con "il lei",legge un
libro di Pasolini,accorre e sorride domandando come mai questa urgenza
veloce di chiamarla.le
rassicura,controlla qualcosa
e mi passa accanto
sibilando sempre un
"ciao,altrantonella")
nei corridoi degli ospedali
la gente.
in attesa della visita.
di un referto.
di un colloquio.
la gente.
è "paziente".
nelle stanze
della gente malata, si dice pure che è "paziente".
*impaziente*
è la speranza che vorrebbe la vittoria sul dolore.
nei corridoi degli ospedali
la gente
è solidale e gentile
come non mai,abbatte le barriere e
si confida
scattando di corsa se qualcuno
grida
e poi tornando indietro
a riparlare dei propri guai.
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( MaviaElena,
la capoinfevmieva con la evve moscia
è una megera di quelle
che Toto' direbbe
"caporalesse" : attitudine al comando, alle urla e all'impazienza con i deboli,
sfodera con strafottenza il suo potere rivolgendosi a tutti con il "tu"e abbassa gli occhi se non ci caschi e tieni la distanza marcatamente,magari chiedendole scandendo:
" Signora,mi scusi,potrebbe *LEI* "...
In faccia alla dottoressa perde sicumera
balbetta e si allontana
poi torna ad urlare con l'anziana che la chiama.
Insopportabile MaviaElena ti sbrana
con gli occhi se la incroci poi per il corridoio,e ti saluta a malapena )
nei corridoi degli ospedali.
la gente.
a volte piange . in solitaria.
se sei nei pressi (!)
non puoi far finta di non vedere... é come se in silenzio lì ti cataminasse
con urgenza quella cosa che si chiama
so.li.da.rie.ta'.
nei corridoi degli ospedali.
la gente.
a volte piange . in solitaria .
se ti avvicini
senza una parola
a questa gente,molto spesso sola,scatta l'abbraccio.
un fazzoletto ed una caramella mou,un sorriso,poi.
tutto da capo e
nessun imbarazzo
-pero' diamoci del "tu"-
nei corridoi degli ospedali,la gente e' più buona.
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( la dottoressa bionda
al telefono con una certa
Claudina, sorride,ci sorpassa e si capisce che chiede alla sua bambina la tabellina del tre.
Con l'inserviente AnnaRosa
che domanda gentilmente se vorrei un te (d'avanzo),poi
come stanno le pazienti
della dueesessantasei che dovevano operare
ieri,dopo pranzo,mica lo sai?)
nelle stanze
della gente malata, si dice pure
che è "paziente".
Ma è impaziente l'attesa del domani.
Anche se è presente
il terrore di domani.
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(in sala operatoria,o poi,senza
più un seno,chi
sarò mai?)
nelle stanze della gente
che è paziente
nascono amicizie solidali
fra le donne
che raccontano.
come ci si guarda in uno specchio d'occhi altrui,di quelli di
famiglia.
Quando albero che perde foglie nella sua migliore primavera,diventi chioma ridotta di capelli.
Come si impara a fasciarsi in un turbante,come.
tutto poi avviene difficilmente
fra un vomito e gli amici che
spariscono misteriosamente
- sorriso-
si scambiano foto dei figli
le donne che raccontano
ridono
piangono
si incontrano
viaggiando nelle altre stanze.
Alcune sferruzzano,altre al cellulare parlanoparlanoparlano
se non scrivono,milioni di parole su un telefono che dà loro l'illusione di esser meno sole,le donne.
Sedute sulle sponde
dei propri letti
a pescare amicizie nuove
fra le presenti.
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(Valentina,la badante romena
è carina, sorride alla sua lucida e anziana
signorina (condannata).
Le racconta della sua giornata
fra gerani da innaffiare, comò da spolverare,vicini da informare
"ed eccomi qui,stanotte se permettono,non ti lascio sola".
Quando si china a cercare la pantofola smarrita sotto
il letto
le sfugge una lacrima,poi si tira su. E le sorride, ancora.
A me racconta
che la sua "signorina" l'ha accolta che era bambina, è stata la sua unica famiglia in questa Italia che per lei è la più
grande meraviglia)
la mia miopia,mista a cataratta s'infittisce,ma leggo nelle voci di questo mondo in
eterno movimento
fra corridoi,stanze,letti.
giorno,notte,giorno
asprezza
la gente cambia,la paura
avanza,tanto dolore
ma tanta tanta tanta bellezza
in queste donne sedute
sulle sponde del dolore.
il sole adesso è vermiglio
sempre con tre teste
e sparisce
dietro l'asta di una flebo
solitamente fiacca
che
risplende.