sabato 30 novembre 2019

si.io credo di essermene accorta,che...

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crociate in cielo di
luci anomale
prima della caduta della notte
inciampo di calde stelle e la luna
riprende lenta a scalare palazzi
inguantata di nuvole a
brandelli

scriccioli
vanno a ricucirsi il volo
sottovento
cantano a stormi d'occhi
spettinati
e bevono la vista
tra le  palme imbavagliate di nebbia
su un  lungomare
di solitudine.

(per fortuna
almeno una, è andata)








domenica 24 novembre 2019

l'uomo piegato sotto quell'ombrello

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l'uomo
anziano
che se ne va curvo
sotto un ombrello largo
-non so dove-

lentamente

altre persone e il nulla
nella via.
il sapore della legna
 bruciata
nei camini
masticato
in bocca.

Si sente lontana la risacca

il mare nel porto fiuta le
barche
poi le cavalca violento
astioso
 
ogni chianca slacciata dal selciato
coronata dall'erbetta
luccica
come di cera appena lucidata
ma è la lieve ,allargata rugiada
ch'è se n'è scivolata
di prima alba

passa sottobraccio
(e dà un
urletto
 -fesso- per gli schizzi della grandine )
la megera bionda con la bizoca
che con occhi di vaniglia osserva
 l'arciprete.quello a
sua volta affianca
 il  claudicante  vedovo in gramaglia

(è sordo.
  gli parla alzando la voce
forse lo convince a fare la pace
con la figlia non sposata e incinta
e tutti -nel vicolo- informati
di un parapiglia  triste in famiglia)


del bottegaio la storica compagna
-che
ogni giorno in più si       
        assottiglia
nel cappottone nero seta e ciniglia-
con il  pacchettino avorio
 rigonfio
di dolcetti legati,tra le dita
odorosi e alla frutta
martorana.

un sorriso e la mano passando in fretta
<<Buongiorno,cara SignoraRita,dove
se ne va di bello e in fretta stamattina ?>>

<<"Dai bambini della casafamiglia"
l'unica mia gioia
unica mia pastiglia>>

i percorsi
su strade avvoltolati
in matasse
come filacci utili     
a stringere bulloni
ingottati

i percorsi
mattutini
 seguendo


l'uomo
anziano
che se ne va curvo
sotto un ombrello largo
-non so dove-










sabato 16 novembre 2019

per come vi vedo io,adesso adesso...(scritto)

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per come ci vedo io
adesso adesso
il  piccolo sole arancio
si sdoppia
ha tre teste ed
al centro
            -scalpellato-
un  minuscolo cuore.
sta cadendo
e cadendo in gran fragore di nubi
scompare oltre le sponde
dei letti delle donne
che qui sostano,obbligate.

tutto qui intorno è gemito o
richiamo
ed io
non so che o come.
--
*Antonella comeme*
  l'infermiera, é l'unica che si rivolge a tutte le pazienti con "il lei",legge un
libro di Pasolini,accorre e sorride domandando come mai questa urgenza
veloce di chiamarla.le
rassicura,controlla qualcosa
e mi passa accanto
sibilando sempre un
"ciao,altrantonella")

nei corridoi degli ospedali
la gente.
in attesa della visita.
di un referto.
di un colloquio.
la gente.

è "paziente".

nelle stanze
della gente malata, si dice pure che è "paziente".

*impaziente*
è la speranza che vorrebbe  la vittoria sul dolore.

nei corridoi degli ospedali
la gente
è solidale e gentile
come non mai,abbatte le barriere e
si confida
scattando  di corsa se qualcuno
grida
e poi tornando indietro
a riparlare dei propri guai.

--
( MaviaElena,
la capoinfevmieva con la evve moscia
è una megera  di quelle
che Toto' direbbe
"caporalesse" : attitudine al comando, alle urla e all'impazienza con i deboli,
sfodera con strafottenza il suo potere rivolgendosi a tutti con il "tu"e abbassa gli occhi se non ci caschi e tieni la distanza marcatamente,magari chiedendole scandendo:
" Signora,mi scusi,potrebbe *LEI* "...
In faccia alla dottoressa perde sicumera
balbetta e si allontana
poi torna ad urlare con l'anziana che la chiama.
Insopportabile MaviaElena ti sbrana
con gli occhi se la incroci poi per il corridoio,e ti saluta a malapena )


nei corridoi degli ospedali.
la gente.
a volte piange . in solitaria.

se sei nei pressi   (!)
non puoi far finta di non vedere... é come se in silenzio  lì ti cataminasse
con urgenza quella cosa che si chiama
               so.li.da.rie.ta'.

nei corridoi degli ospedali.
la gente.
a volte piange . in solitaria .
se ti avvicini
senza una parola
a questa gente,molto spesso sola,scatta l'abbraccio.
un fazzoletto ed una caramella mou,un sorriso,poi.

tutto da capo e
nessun imbarazzo
-pero' diamoci del "tu"-
nei corridoi degli ospedali,la gente e' più buona.

--
( la dottoressa bionda
al telefono con una certa
Claudina, sorride,ci sorpassa e si capisce che chiede alla sua bambina la tabellina del tre.
Con l'inserviente AnnaRosa
che domanda gentilmente se vorrei  un te (d'avanzo),poi
come stanno le pazienti
della dueesessantasei che dovevano operare
ieri,dopo pranzo,mica lo sai?)


nelle stanze
della gente malata, si dice pure
 che è "paziente".

Ma è impaziente l'attesa del domani.
Anche se è presente
il terrore di domani.
--

(in sala operatoria,o poi,senza
più un seno,chi
sarò mai?)

nelle stanze della gente
che è paziente
nascono amicizie solidali
fra le donne
che raccontano.

come ci si guarda in uno specchio d'occhi altrui,di quelli di
famiglia.
Quando albero che perde foglie nella sua migliore primavera,diventi chioma ridotta di capelli.

Come si impara a fasciarsi in un turbante,come.
tutto poi avviene difficilmente
fra un vomito e gli amici che
spariscono misteriosamente
                   - sorriso-

si scambiano foto dei figli
le donne che raccontano
ridono
piangono
si incontrano
viaggiando nelle altre stanze.

Alcune sferruzzano,altre al cellulare parlanoparlanoparlano
se non scrivono,milioni di parole su un telefono che dà loro l'illusione di esser meno sole,le donne.
 Sedute sulle sponde
dei propri letti
a pescare amicizie nuove
fra le presenti.
--
(Valentina,la badante romena
è carina, sorride alla sua lucida e anziana
signorina (condannata).
Le racconta della sua giornata
fra gerani da innaffiare, comò da spolverare,vicini da informare
"ed eccomi qui,stanotte se permettono,non ti lascio sola".
Quando si china a cercare la pantofola smarrita sotto
il letto
le sfugge una lacrima,poi si tira su. E le sorride, ancora.
A me racconta
 che la sua "signorina" l'ha accolta che era bambina, è stata la sua unica famiglia in questa Italia che per lei è la più
grande meraviglia)


la mia miopia,mista a cataratta s'infittisce,ma leggo nelle voci di questo mondo in
eterno movimento
fra corridoi,stanze,letti.

giorno,notte,giorno
asprezza
la gente cambia,la paura
avanza,tanto dolore
ma tanta tanta tanta bellezza
in queste donne sedute
sulle sponde del dolore.


il sole adesso è vermiglio
sempre con tre teste
e sparisce
dietro l'asta di una flebo
solitamente fiacca
che
risplende.       

              

   

lunedì 4 novembre 2019

taglia,cuci,annoda e poi ricuci

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caciara di stelle stasera
dopo un vento
che latravano i vetri
e ruzzavano foglie

sparito
quell'umido che spiazzava

puzza di legna che arde e
 caldarroste
(salsedine che scivola
sulle aste
ritorte delle
balconate a mare)

il gregge dei dolori
ha fatto buon ritorno
dal  lontano Camposanto
nel coma
dei crisantemi sfatti
in giare di scirocco.

troppo il caldo.

sarebbe buona cosa
una
grandine d' unghie,sottile
 fede
da masticarsi fino all'alluce
della speranza bella che rinfreschi.


(sarò io quel mio ritratto
sul muro,davvero sfatto e
 rifatto
dall'amore della mia prozia?)











domenica 3 novembre 2019

do deca silla bi soffiando foglie

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Ruvido stemma per lutto su  corone
di foglie d'oro
e sfrondate barriere
di umido. oggi la presente stagione
commemora
l'abitudine del mare
di andare tornando e riandare
tornando
nella nebbia
sciolta sulle reni scure
 dei muretti a secco, nella lunga bava
di lumache in tarda fuga
sui tappeti
sotto gli alberi ad incettare
le olive.

(Le vie per le metafore sono  tracce
che  truccano il planare dello  sconforto)

Sto
osservando.mi
do deca sillabi.


sabato 2 novembre 2019

scritto in fondo,anticocciniglia

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l'oggi,oggi più
lento,
insidioso
si insinuerà al suo posto come la polvere negli scranni di un coro 
inabitato
mentre
voci afone si pianteranno nello spazio dentro  la chiesa
a togliere aria e luce ai putti
in oro
scolpiti nei calici.

Spigoli di pietra si conficcheranno
in questa faretra che mi porto in spalla
nel dolore alla caviglia
 e dentro la retina
dove da un po' sfavilla 
  t u t t o.

Pensieri dolorosi statici
da raschiare come
lo sporco giù nella stoviglia
o esperimenti in vaso
per assassinare la cocciniglia.
Tutto.
Per non fermarmi.a.pensare.
O.
D'improvviso,un lampo,e. Ti rivedrò sottile, pallida e
dolorosa
legata ad una sottile canna di 
bottiglia zuccherosa
magra ombra 
da un albero
 senza frutto,

M. A. M. M. A.

senza più parole
in attesa di qualcosa
o che passi    - tutto -
speranzosa.

Mamma.

Incompiuta 
questa mia,
in un bozzolo di rimpianto
mi blocco
e ti aspetto in
  un canto.