domenica 28 gennaio 2024

luce nel cielo del soccorso (pronto)

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alzati gli occhi ,fisse plafoniere

come un pavimento,in alto,lassù.


la luce è prigioniera di un quadrato 

di cielo e nuvole.

queste hanno volto

in un perimetro che esplode pace.

vecchi barbuti e c'è uno al 

telefono

mentre scoppiano gigli bianchi e 

fumo.


sotto, una me. distesa, in attesa.

*paziente*.

 una babele di richieste

andirivieni,incontri ,suppliche

e urla

medici-degenti infermieri


in un suffragio di  bisogni e pena.


e aspetto . ma niente.

e ancora aspetto.


sentiero traccia dal naso alla gola

un raggrumito groppo rosso, morto.

non si stacca.

manca aria.mi manca aria.


all'ancora l'affanno che non dico.

ma

sono libera in quel quadrangolo 

azzurro e nubi esplose,ci 

cammino.




24 gennaio 2024, è stato

Marcello(25 anni)che ho chiamato e mi stava vicino.










lunedì 22 gennaio 2024

laboratorio di analisi, è qui

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una fiera di ansie.'si serie,disposte

su seggiole preordinate.le attese

che osservo sono umanità svelate.


una signora, attonita ,raccoglie

un cuore da terra.domanda a tutti:

vorrebbe restituirlo.poi capisce 

che non vale un granché e

lo tiene in mano.


ciondolo luccicante e falso.oro.


Sorride appena e lo guarda e riguarda

poi spiega giusto a me -timidamente-

che è quasi un messaggio o un

segno : "da poco

ho perso mia sorella. ecco che 

è 

ancora accanto a me!" E si stupisce

perché mi faccio in avanti 

le prendo

la mano e sussurro che si,ci credo.

poi mi allontano.seduta composta.


una statua è,di stupore triste spiando

mi (per sincerarsi).e abbassa

sguardo.


(hanno sempre tante lacrime 

gli occhi.

rinnovate- respinte- ritornate )



quando attendo è capolettera per me

osservare. annotare.sorprendermi


dov'è il tempo ? non arriva -quasi-

restare immobili e solo curiosi

apre. a tutt'un mondo.in attesa.










venerdì 12 gennaio 2024

come mi sento viva al freddo freddo

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sopra ,aria gelida e aria gelida

e ancora gelo. 

io,paraspifferi

contro vento procedo e mi tengo


alamaro in bocca,cappello nero

pensieri da finire di pensare 

andando.


su pozzanghere si allunga 

il profumo di caffè del bar contro

un ricordo -passeggero- di piume. 


le piume sottocoperta del sonno,

poco.

          nemmeno sembra di portare

guance -al freddo di aria gelida e gelo-

 

via ,stretta da palazzi tormentati.

e c'è un corteo scuro di chianche

incastrate,lungo.

che mi aspettano.


di gennaio,la meta è la cattedrale

il tribunale,la piazza.al gelo. 






           




lunedì 8 gennaio 2024

intenzionale eppure culinaria

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"eau de oignons" alle narici  ed io piango 

fili cremisi raggrumati : sangue.


i peperoncini come capelli 

lo steccato di polvere di sale

zucchero,aceto ed olio evo puro

a perdivuoto nella bagnarola.


al mattino di un gennaio chiuso

al gelo

rinchiusa nei ricordi io mi 

assento

poi sveglio a urla di bimbi che

 escono.

fuori scuola è . un baccano di 

passi

rotti alle corse e ai giuochi.

accaduti.

avanspettacolo i passerotti e il micio

che graffia un'arancia poi 

gratta la pancia al vaso.



scadute le vacanze di Natale

spenti i pulpiti e' arduo il concimar

salmoni.










sabato 6 gennaio 2024

befana,bambinello e pecorella.

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bambinello e pecorella.ridono

alla befana brutta brutta e vecchia

o, come dice la storiella,

racchia.


ma non è spaventato,il piccolo

che tre anni ha compiuto

anzi

vuole essere 

accarezzato sulla testolina

dalla manona rugosa e magica

della vecchina,

che sa di torrone 

al miele,mandorle e cannella.


la scopa di saggina scossa,perde

polvere di stellina 

che un angioletto 

raccatta,

spolvera con l'alito e poi

riattacca al cielo scuro.


dove splende rilucente la stella 

Madrina,la Regina alta, Signora 

 Cometa.

Osserva quei tre cammelli

 in viaggio, lenti.

ci sono

i Magi 

imponenti ,con i turbanti 

e nella seta dei caffettani ,che.

da buoni sultani hanno carovana

e viaggiano tra musiche di pifferi

tamburi,bajadere e battimani.


il tè,datteri in bocca 

il vermiglio karkadè 

offrono alla vecchietta,chiedendosi

dove han già vista

 quella faccia austera 

 -da befana arcigna,pure fattucchiera- 

che fa a pezzetti cioccolata nera

e,se la alza, dalla sottana, spunta 

una bisaccia con la liquirizia.


befa-befana innaffia la poinsezia,

sgranocchia caramella,

sorride 

al Bambinello con la pecorella...

ai Magi, a quella Mamma tanto bella

all' angiolino che riappiccica

la stella.

saluta il vecchio con il bastone in fiore

e parte per il mondo 

con il suo cappellone.







mercoledì 3 gennaio 2024

voi due al tre gennaio alle tre(pomeriggio)

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anche questo pomeriggio 

intorno 

alle tre fa notte.per me,è notte

colore dell'acqua a lavarmi gli occhi 

e strappare

garze avvizzite a garze

affossate nel giorno 

-che non scordo-.

sono nella geometria del silenzio

che fa triangolo:

me,loro,memoria.

occhi,labbra serrate e ci rivado.



tre gennaio

millenovecentonovanta

con la paura,tanta,che tutto fosse 

vero

per davvero e io non ci capivo

dove si fosse smarrito 

Iddio.

(forse con me,che mi sentivo 

tradita dalla vita,al buio)


nodo in gola

                    il rimpiangere secco.

quest'oggi

di tosse e singhiozzi

dove ci si stropiccia e assopisce.


mi sono già vista. nella specchiera

dove mi incontro passando, nelle ore

di questo pomeriggio. a convegno

con me alle tre del tre anche

quest'anno, io.

ci sono.

          voi pure.sempre giovani.

Rosa,

      Renato e Te insieme.per sempre.



Io,con tutti gli altri,siamo.Viviamo.


(io,tutti gli altri -ovunque siano-

di gennaio 

                     -appena fa pomeriggio-

tre, alle tre come ad un appuntamento

-ne sono sicura-vi ricordiamo)





lunedì 1 gennaio 2024

la notte della festa al capitone


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stasera, si. questa salsa tartara

su tartina,

                  pomodoro a ciliegina

e cornucopia d'insalata russa.


non me l'ha data mia madre,

china su 

mio padre a leggergli il menù e

nemmeno

la nonna

che a ciglia lente aspetta mezzanotte

o

Manuela che gioca 

a far la spadaccina con il righello.


stasera,qui. da sola.

con l'alberello che sa di tonno in scatola ed ha

le lucine 

accendispegni e

pare cresciuto in un'aiuola.

di mussola e calcinacci.


alla mezza ho le stelline in mano

un po' di frutto del melograno

in bocca

e cerco piano piano di 

far passare 

questa

veglia

che mi narro

a fatica,con l'aria stracca.


la frenetica notte

sta iniziando :

intorno il mondo è tempeste

di fragori.

botti per l'anno nuovo in fasce

tra fondali incerti 

di melmose paure

e delirio di guerre che ci sono.

           

           tanti mancano.

dalle mie ombre auguri :

i sorrisi

sono il dito 

sul mio alito ai vetri.


l'anno nuovo è giunto ed

ha il suo scettro.


squilla il telefono :


"buon duemilaventiquattro".