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si sbriglia capelvenere al sole e
-al deglutirsi il gelo d'acqua sparsa-
si spegne, tra forchette di foglie
in accartoccio su se stesse
morte,completamente secche.
Burrascosa è ogni oscura nudità di rami
stretti a intrico di rabbia per vento
e ogni petalo ,labbro di rosa
antica,bacia il mento della statua.
D'un tratto esplode un lampo
controluce ,un bianco di
ghiaccioli intorno
a isole di tufo sbrecciolato
dove già è
scolpito più lieve dirti un addio
che mi trebbio dentro io,tremando.
La farina di ceci
e mandorle impastata,
la fretta ruminata
in agrodolce e il polpaccio contratto
(ha un crampo che non piace)
-sta passando-.
di questo soliloquio
sul giorno che anticipa vigilie (!)
è il ricorso a finti aghi di pino
e andrò di lucine dicembrine .
-ma stai dicendo veramente?-
tu pensa un po',
pedessiquamente attendo
ricucendo il centrino sul como'.
(antonellal)