giovedì 25 dicembre 2025

il pastorello e la nuova famiglia


--


stanotte
che mi coprivo della cappa di lana accanto al fuoco
-allo stesso modo,teso sul crinale il cielo-
tutto è cambiato 
ed ho pensato che, essendo tanto solo,alla fine ero 
un bambino impazzito : 
mi pareva che
scendessero dalle stelline
palpitanti e ridanciane, fili di lucore.Scoppiavano come lampi,piovevano
sottili,si allargavano
bimbini 
poco più piccoli di me.

Vuoi vedere che erano -forse- cherubini?

Ma non era un sogno,nemmeno impressione : toccavano terra
ed erano fanciullini,mai visti.
belli-belli.giocosi,canterini.

<< Luce, luce, luce : Alleluja !
  Luce, Alleluja felice,luce,luce
  luce! per favore canta con noi 
  la lode a Dio, nostro Padre!

  Stanotte è nato ! Il promesso
   Redentore! Luce, luce ,luce!
   È nato in una stalla,dove 
   c'è la calda paglia! Alleluja a
   tutto il mondo,ed anche a te
   infelice Pastorello! E questo
   si dice :" Alleluja nella luce,la     
    luce diventa un annuncio di
    Pace!" 

    Adesso corri verso
    quella ruota infuocata che 
    ride su,nel buio.
    E' una bella cometa,corri
    piccolo pastore.E' un invito
    a Te,che sei un 
    orfanello buono,corri
    che la notte è di luce 
    luce ,luce,per quella notizia
    che di ogni cosa fa una
    meraviglia,grazie a 
    quella stella!>>

Tutto,per me, è cambiato.
Il viaggio veloce,sempre più  affrettato,nel mio passo andato - o
se preferisci - venuto a te, Redentore
con mille aliti alle labbra per 
la corsa, eccomi a Te : sono giunto sul posto
della grotta ,che funge da stalla.

In cuor mio una felicità che ...io
spiumo dai fili di paglia e 
fieno,le leggere trame 
di piume sparse dagli angeli alti e bellissimi come Marcantoni ,che battono le mani,cantano lodi e 
dolci canzoni.
Ti solleticano i piedini per aiutare
quel padre che sostiene per le spalle la madre ,che ninna Te, neonato.

Io che non ho mamma,io che
non ho papà, io che sono
 un pastorello, cioè un bimbo che una notte qualcuno non ha voluto,ha abbandonato e 
che poco ,davvero, della vita,sa.
Giusto io,proprio io -io.
Sono stato invitato, qua .

Con loro.
In questo piccolo grande mondo
di calore e di famiglia
con il  pensiero,io.
ho d'improvviso ricordato.
 
In sinagoga,di passaggio,avevo
 ascoltato e non 
saputo cogliere, il passaggio della promessa
del profeta ,quello a memoria mia che si chiama Isaia .

Ricordavo di non aver compreso,allora
mentre adesso,alla buonora,soffiando.

Accendo il fuoco per far asciugare i panni e le fasce del Bambinello che ciuccia
il ditino più piccolo e ciccioso del piede,gioioso.

Nel caldo del fiato di bue ed asinello
 mi trafigge -nuovo- da parte a parte  questo pensiero che 
era una promessa,ed io...
nel muto restare come in un tempo sospeso di gioia,mi allargo dentro
di tanto calore mai provato.

Dalla mente si prende l'animo
in questa bolla di luce e,insomma.
Da pastorello piccino quale sono,ho il cuore che rotola e salta,esulta 
e ogni volta che mi sorridi e mi indichi con il ditino, si scioglie.  
E sono qui con te Gesù,ciao Bambino.

*_gioilan_*






--
Un poemetto narrativo in versi liberi con struttura drammatica,definibile come
"Monologo lirico-drammatico natalizio".

mercoledì 24 dicembre 2025

bimbonesca (di nonna e di ricordi)


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notte di pietra dura,scura 
e gelida,ma chiara 
per gli angeli,che
 come fili di luce 
scendono lenti ridendo, fosforescenti.

notte di fuochi in terra
e belati e cani che
scodinzolano, corrono 
abbaiando felici.

notte di cometa
che ricuce profezie e si allarga chiamando stelline sorelle.

notte di splendore
per l'anziano pastore che sente una squilla, alza gli occhi
 ed osserva
questa immensa stella 
che rotea e ride.

notte magica e senza dolori
per la vecchietta
che arzilla
 accorre con fasce e bende . 
sale e scende 
vallata e dune.

nel Presepe tutto si accende
di Amore. 
e dopo mezzanotte 
quando andiamo a dormire
-mi
raccontava la nonna -
ogni personaggio si anima e
vive.

*_gioilan_*

martedì 23 dicembre 2025

è filastrocca zuccherina che non


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strimpellate note di passi ,che spassi verso la Giudecca di fiocchi rossi e lucine,belle manfrine 
natalizie -accendi e spegni-
tra le case antiche.

tufi e umido che scende,luna e calcina.
su mura ,muschio tra gli anfratti.

ride
quella bella bambina che stava per cadere sui sassi.

con il ditino indica Babbo Natale che sale sulle scale sino al balcone,curiosone 
di quel che c'è in casa.

forse è un marpione
furioso, intento a rubacchiare un buon panettone.

per queste feste
la distanza è l'assonanza
tra il mio viso e il tuo sorriso 
-in un sogno che passa e afferro al volo -
di labbra cucite 
con l'alchermes -senza rossetto-.
 e mangiavamo
un pochetto di dolcetto alle mandorle per ridere, ci voleva poco per essere in Paradiso,invece adesso.
-qui scappa sorriso-

*_gioilan_*

lunedì 22 dicembre 2025

Dove le mele ardono di attesa


--

Di canto, di poesia il
tempo prima del Natale
oggi risuona
di coppa
in cui mele candele
e dolcezza
sconvolgono il luogo
legati dal rosso che bene augura.
Il nome sospirato -bellezza-
è un vuoto pieno, interrotto dalla
regale impellenza d'amore
che ha voluto con una nascita
redimere il mondo.
I cherubini
-che ci sono e non si vedono-
si sporgono
e insondabili per grazia
ninnano le nostre speranze
cui cediamo
allargando
tutto quello che non abbiamo
ancora amato.
Stiamo esalando silenziosamente il termine che è un inizio
a un passo da noi, è un bimbo
in un piccolo presepe che guarda
mele come quelle di Eva, tradite da candele infilzate dalla Luce,Promessa.

*_gioilan_*

domenica 21 dicembre 2025

pettirosso scarso a trilli nel rosso

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nei drappi cremisi di bacche dai rovi spenti, incrementi di eleganza
in una stanza
che accoglie festa e gelo
verde grigio.

di là dall'altra
ora che è tardi per la luce piena
si scuce
il tempo
su un tavolo di ferro intarsiato
in stelle d'argento.

unica nota di vita 
un pettirosso,per caso 
un po' commosso d'essere in casa,pare dolersi lontano dal cielo
silenziando trilli sputati e risolti
in una catena di 
dolori masticati nel becco.

volto lo sguardo ed uno stacco di
nastri di raso 
e gigli di
sangue,accendono
con
abbaglio il Natale
che ,stringi- stringi arriva
fatale 
di incontri e
finale d'anno ('sta carogna)
di assoluto sale che sparso è 
stato da occhi.
 (per lacrimare)

brancolando
con le mani in cerca di chi
non trovo,si.
anche qui ad osservare.
ci sono.

*_gioilan_*



sabato 20 dicembre 2025

si,l'alberello è triste a sghimbescio


--
uno sparuto minimo
alberello
-un po' rachitico e niente bello-
con decori senza luci e colori
abbandonato di sghimbescio,un poco a lato -di tutto- ,sta .

per un Natale che vale
-come a rovescio-
nel taglio
 di una stanza (mentale)
minimale,pensando 
a dove c'è guerra 
qui giù, su 
questa terra che aspetta
 -appuntamento annuale-
un Salvatore.

con nonchalance 
che sfarfuglia distanza
da tutto il fulgore
di lucine e palline,nocchette e
stelle,stelline luccichevoli
però senza calore(!)
non incanta
questo alberello minimo
silenzioso
che non ostenta.

Forse
canta semplicità,in tale 
discordanza ,vivendo di
 sua intrinseca (comune a molti)
Speranza.

*_gioilan_*








venerdì 19 dicembre 2025

interno scialbo con oggetti e assenza


un minimo assoluto 
di ricordi
in un cucù disoccupato
dentro un orologio
 privo di vita.

una candela che illumina 
un lampadario riflesso in uno
specchio spento,come
un altare senza visite.

c'è una ghirlanda 
stanca
appuntata ad una porta sbarrata
di pali scollati alle visite 
di estranei.

sulla mensola del caminetto

-che non ride che
di un nastro bordeaux sicario di una festa inchiodata per tradizione-

casca a cascata anche
erba di spilli come rosmarino.

una sedia
 inabitata accanto 
e lì.
sarò 
presto,stanca.

*_gioilan_*

giovedì 18 dicembre 2025

da ponente a levante umido allaccia

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Da ponente l'odore di pioggia
a levante, in umbratile giorno, ha
il respiro trattenuto da
 allacci veloci che fumano,d'aliti 
sputati e non prigionieri.
umido
scende.

ed io,come sono io ,solo io
stamattina ripongo una stadera per farina che scivola al soffio, in
 un gioco poetico,impastero'
 tenebra di mosto.cotto
sarà dolce,frutto.

si riceve una strana spinta
a imporsi, tassello indispensabile
 in un insieme che non tergiversa
tempo e non s'arrende.

Il ritaglio è una
cornice -davvero- quiquiqui.

scuote la luce 
perché ammarano nuvole cariche
di torpore grigio : isolata è la notte,all'albore d'antichi pesi 
in pectore,tutto si scioglie.

nell'adesso senza catene
come si rinnova.

*_gioilan_*

mercoledì 17 dicembre 2025

immagino in questo verde struggente

--


immagino che sia 
in questo verde struggente
l'affidabile 
senso del Natale così cristallino.
abbiamo bisogno di più tempo
in questo circolo-senza mattino-
di ritorni
che vengono e non vanno
partono,ritornano,stanno
trasparenti
nelle boule che s'innevano
in quel loro minuscolo
spazio silente,cresciuto di
muschio.
Sedutastante
un grande merito è 
l'incartellare a rose 
ricomposte 
torte e ritorte ,cartellate
da friggere in un
dolcissimo nero 
che sdilinguisce.
Non marcisce più nulla
se in pochi istanti
troviamo tutto
trasparente.

*_gioilan_*

martedì 16 dicembre 2025

La novena che è la poesia all'albore

"Alle prime luci dell'alba, l'antico rito della Novena a Gesù Bambino a San Toma si rinnova: non è solo attesa, ma una riscoperta, passo dopo passo, della nostra umanità più vera."
                              ~


--
A primissimo mattino, dalle 6.30, quando nel buio lentamente si affaccia la luce del nuovo giorno, nella Chiesa di San Toma, sede della Confraternita del Sacro Cuore Immacolato di Maria Santissima, torna in punta di piedi, rinnovata per il secondo anno, l'antichissima usanza della novena a Gesù Bambino.

Potrebbe stupirci il fatto che "La Novena di Natale ", non sia una preghiera ufficiale della Chiesa, però rientra 
tra le" pratiche pie" della pietà popolare da riscoprire e far tornare all'attenzione dei fedeli,come rinnovato impegno di preghiera e riflessione.
Infatti dal 16 al 24 dicembre ha come scopo aiutare a prepararsi spiritualmente alla nascita di Gesù.

Fu eseguita per la prima volta a Torino nel 1720 ,nella chiesa dell'Immacolata dai Missionari Vincenziani,che avevano una particolare attenzione verso l'umanità di Gesù, ed il mistero dell'Incarnazione.Fu scritta e per la prima volta intonata in un canto ,quindi diffusa in Piemonte, e da qui viaggiò in tutta Italia,per giungere così anche a Trani.

Una consuetudine molto sentita nella nostra città, in passato.

È stata l'attenta priora della confraternita sita in SanToma a riportarla in vita lo scorso anno, insieme a Don Michele Torre. 
Da oggi prosegue guidata dal rettore di fresca nomina, Don Giuseppe Mazzilli.

La novena a Gesù Bambino in città come in molti paesi  della Puglia ,era l'attesa della luce di Cristo che squarcia la tenebra del peccato e proprio per questo si teneva al primo albore, quando il chiarore illumina lentamente il mondo che esce dal buio. 

Era un simbolo fatto di partecipazione e preghiera che si offriva prima di recarsi al lavoro, per una "buona disposizione" all'accoglimento del Bambinello non solo nel Presepe, ma nella propria vita quotidiana fatta di
contrarietà,e piccole questioni che potevano allontanare spiritualmente dal clima del Natale.

Ci si andava tutti, di famiglia. 
Genitori, figli, nonni. Le persone anziane come i giovani, le persone sole, gli ammalati che potevano, tutti fedeli che costruivano il Natale in una maniera decisamente molto diversa dall'odierna.

 Un mondo lontano,semplice, in cui la parola "partecipazione" era importante e diventava spunto per crearne una nuova: "com-partecipazione", con un  "con" che diventava compagnia, condivisione della fede.
Grazie a momenti di riflessione comunitaria, la novena al Bambinello era riservata alla confraternita ma aperta a tutti: tempo trascorso insieme con canti e invocazioni, ricco di letture dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, meditazioni che rievocavano le profezie, la nascita di Gesù e i pastori, in un connubio tra racconto e preghiera espressa con una grande devozione.

Gli ultimi giorni prima della Messa della notte di Natale erano scanditi da questo appuntamento. In alcune liturgie, la preghiera si intrecciava alla poesia con un linguaggio estremamente lirico: si parlava della camicia candida del neonato, della sua aureola traforata come un merletto (a ricordare le spine della corona sulla Croce), degli angeli con i canti dell'Annuncio e dell'Alleluja.
Dei pastori che ricevevano l'annuncio 
della nascita del Salvatore e correvano a cercarlo seguendo la stella.

Lo scorso anno è stata, anche per chi scrive, una sorpresa autentica ed emozionante. Scoprirsi non sola per strada a quell'ora, andando verso la chiesetta, incontrando diverse persone con la stessa meta. E lo stupore, grandissimo, nell'annotare che alla novena c'era così tanta gente da dover rimanere in piedi, fuori dalla porta. Impensabilmente numerosa. Devota, commossa e, alla fine, anche serena, felice.
Sconosciuti che nei giorni seguenti si riconoscevano, si sorridevano, anche chiacchieravano. Una riscoperta a piccoli passi del significato profondo del Natale, testimonianza del bisogno del Sacro in questi nostri tempi difficili, del bisogno di viverlo con il cuore più che con il consumo delle feste, mettendo in comune l'esperienza di un rito che arriva dal passato.
La Novena a Gesù Bambino a San Toma, una chiesetta dove il Presepe è come ogni anno costruito con amore e speciale attenzione ai particolari, è un momento che aiuta a sperare.

In tempi complicati di social, di guerre, di paura, di mancanza di lavoro, di malattie, di quotidiano sempre più difficile, a volte disperato nella solitudine.
È uno sforzo da fare superando il sonno nella levataccia, il freddo e le preoccupazioni quotidiane, lasciandosi andare occhi-negli-occhi di estranei che diventano come amici: ti accolgono e ti sorridono, ti fanno posto, ti cercano una sedia, ti prestano un guanto perché hai i geloni alla mano, ti passano una caramella contro la tua tosse, ti chiedono come ti chiami e  ti danno appuntamento al giorno dopo chiamandoti per nome. E tu poi ti stupisci giusto il giorno
 seguente, quando ti invitano con un cenno per richiamare la tua attenzione e, davvero, ti hanno tenuto il posto a sedere.
Anziani con cui spendere cinque minuti di quel sole tiepido appena sorto, che diventa bollente di amicizia, fraternità e tempo in comune in cui si dà davvero poco, con poche parole, ma si guadagna TANTO.
Facciamoci un regalo, queste mattine gelide prima del 24 dicembre. 
Solidali con la delicatezza della priora, una donna di straordinaria sensibilità e attenta guida di una confraternita che le è specchio: la sua profonda fede e attenzione ai valori spirituali e di autenticità sono da accogliere e fare nostri.
Potremmo riuscirci, volendo.
Andiamo ad ascoltare Don Giuseppe, spegnendo il telefono e provando ad accendere l'animo per consegnare lì, in un angolo nascosto, ogni dubbio e preoccupazione. Provando "a cercarci dentro" cinque minuti, per incontrare ciò  che siamo. A rivoltarci il cuore per far posto a quel piccolino 
che viene a cercarci alle prime luci di una Trani che si sveglia e torna a camminare verso la festa, tra tanti problemi e tanta... bellezza.


*_gioilan_*



venerdì 12 dicembre 2025

la vecchina confeziona nuvole


--
un cielo ritagliato
in un piccolo arco di miracoli
e si respira 
il tempo
delle storie -per chi ha voglia di-

spunta una virgola rosé 
confezionando
pacchetti
con nastri e ceralacca
appena scivolata,calda.

su questi mattutini dicembrini
che strade creano d'incantesimo
e miracoli,un
vagabondo
cherubino, dai piedini aggraziati
starnuta,poi con ditini di
latte, crea.

scalette di nuvole
per Santa Lucia.

che così scenda con il suo asinello carico di doni
per tutti i bimbi buoni.

-io sono vecchia e cattivona-

di lassù lui
scioglie coriandoli 
e perle, sulla corte azzurra
annuvolata che un poco
suona. Senza lampi.

-salvifici gesti minimi di grazia-

mbe': frammenti di 
vangeli apocrifi scrutiamo
mentre salutiamo,
già 

*_gioilan _*

giovedì 11 dicembre 2025

lo spirito del Natale che spaùra


--
la distruzione di una stella
a capofitto 
ghermita da un buco nero
in fine
è l'inerzia dopo il dolore.

-per spiegare-

siamo,di sguardi sbrindellati
come
ogni vecchio oggetto,ciascun segno del tempo nella casa che è 
luogo di noi .
tutto è smorzato . dal filo sereno
di una mezza luce, umani e fitti spini 
(abeti con addobbi spenti in mezzo al cuore)
s’allontanano, smarriti. brancolano in uno
spirito del Natale
che spaùra
il nostro angelo custode portatore di luce : la sua faccia, sporge
dietro la pallida collina
che è la nostra mente.

Nell'umido
che soffre il vento
che poi
che spiove dagli occhi ,ecco che s’asciuga.

*_gioilan_*
 

mercoledì 10 dicembre 2025

la sintassi lenta in un'immagine

--
sintassi lenta, in una corbeille di frutta intarsiata e poi esplosa .
di arancione.
su calchi perfetti di solitudine.
delle cose intorno narra,grazie all'eco delle parole rimaste
 sull'affresco cucito al muro,di un verde disperato
e tutto sembra così.
elegante,nel quadrettato 
della tovaglia 
con un'impronta lasciata, di mano . 
a finire,nel comporre 
di bacche e foglie, l'annodare
 fiocchi di velluto 
Principe di Galles -che ora è Re-. 
ci sono ancora le briciole di frutta martorana
da raccogliere in bocca
prima , piluccando con le dita. 
sparsi,i resti impossessati 
di un pasto da lasciarsi cadere dalle tasche,per il cane .
la piccola
zucca,con le rose tea, i loti sistemati a fare piramide, o ventaglio in architetture percorse con arance e mandarini a buccia,
trionfano di bello . 
questo è 
tutto nel tempo in cui
dolcezze si aspergono
-inattese-
in una tazza di cioccolato semi-vuota.

_*gioilan*_


martedì 9 dicembre 2025

ciao,cinquantadue dopo tutti gli altri


--

ciao papà.
oggi pomeriggio saranno
cinquantadue anni che
noi due sorelline,
mai capito 
perché.
giusto a noi, doveva capitare
che -poi per sempre-
da allora in poi
saremmo state 
senza te.

(io)

lunedì 8 dicembre 2025

Pensieri nell'abbandono alla Luce


Non fu fragoroso il sì,fu
 un sussurro che scosse i cieli.
Nel silenzioso consenso della fiducia, Dio entrò.
L'attesa è sacra :
non nel rumore, ma nell'abbandono,dove
la grazia germoglia,nascosta.
Il "Fiat" non fu solo coraggio di fanciulla,l'aprire
 alla vita senza vederne il futuro, l'intero percorso.
Fu l'accettazione, in quell'abbandono.
La Luce guida nelle stanze buie.
Lei la seguì, accogliendo.

*_gioilan_*

sabato 6 dicembre 2025

San Nicola che si trasforma



--
San Nicola,il vescovo buono
è memoria dei passaggi lenti  sulle chianche,tra 
le stradine di Bari vecchia
dove scivola il suo cuore nei cuori di tutti quelli
che lo amano,intensamente.E vanno ad accoglierlo.
❤️
Dalla prima Messa dell'alba in Basilica
esce fuori, poi passeggia,benedice,saluta 
e si trasforma in Santa Claus.

San Nicola di Bari,a Bari vecchia,
mangia "sgagliozze" a forma di rombo,il cibo dei poveri,fritte e croccanti,poi beve cioccolata calda.

E così si riscalda.

Percorre strade in cui
aiuta e protegge le "vacantine", cioè le fanciulle senza marito,i bimbi
cui porta doni e tutti i poveri.

Russi,ortodossi e popolo del mondo
che lo guarda, sorridendo.
Che sia vestito da vescovo tutto di oro con il bastone, che vestito di rosso,con il barbone
bianco e tutto sorridente ,quello della Coca *Cola*,appunto. ❤️

San Nicola che si trasforma,nei secoli e arriva puntuale,prima di Natale.

(fate un salto a Bari,oggi. e andatelo a trovare)






giovedì 4 dicembre 2025

de' giochi fonici nella pioggia


--

che se piove ,cade e apre
squarcio dove tento di tenere insieme
lembi di giorno tra incubi e
terrore.
inzuppa poltrone di polvere per correre nella cera che fu
e c'era, sveglia di
lacrime,messe in fila da prediche parrucchiere.
i pensieri, uno dopo l'altro,toppe ai soldatini di piombo che non tolgo e aggiungo ,nei
laghi di acqua che
corre e scorre,di
un quasi Natale che 
arriva ,ma non rimane.
sogni di una casa
costruita in famiglia 
prima che vi fosse avvisaglia
del tramonto nel lucernaio.mi chiama Patrizia e
mi ridisegno un po' 
più serena .
_*gioilan*_

mercoledì 3 dicembre 2025

nel riguardo di una notte incantata


--

non sono che l'infanzia
ancora stipata di ore 
che guardi e pare
 ti serva per scappare da visi assenti e sedie vuote.

(che a pensarci mi si scuote. il cuore.)

incoronato Re,ha un bramito verso d'innocenza,furioso
il cervo bianco, imperioso
in un riquadro di tempo
natalizio, agghindato e regale.

le stelle incantano le bufere invernali all'orizzonte
-tutto inesistente- e qui
pare di gelare per scherzo 
di purezza.

mentre vado riponendo le pieghe della notte a mattino,stilo
 _l'ecfrasi_ in una bolla
istantanea che 
si perde tra pensieri
 inestricati,meglio che.

_*gioilan*_

martedì 2 dicembre 2025

Ricamo lento di un tempo trattenuto


--
in una
fenditura di mondo
pare -quest'attesa sospesa-
accolta
in una barca
cucita ad un'acqua che è 
un frammento di cielo,piccolo cielo
stretto
in una nebbia infinita
mentre
balugina la vita
in lillipuziane
puntine di luci.

case con le vite trattenute
dentro, a ricamarsi tempo.
un albero spoglio fuori
-al centro-
rapito 
in una pace
che ridice bellezza.

l'ospite è un cane,piccolo miracolo
che osserva e
non sa prevedere.

_*gioilan*_

lunedì 1 dicembre 2025

bellezza congelata farfuglia vita

--
è giorno,l'aria
tagliente di un sole figurato
ha fiato : la luce inonda.

un albero d'argento e
un lampadario di ghiaccioli 
a vetri sfaccettati,mossi
da remoti 
scampanii.

due cigni bianchi 
immobili, scolpiti 
nel silenzio
di un pavimento di gelo
 asciugato 
da ore 
 assorbite ed espirate.

nel profumo di foschia
e mandarini,regali
abbandonati,ed
un affresco racconta
altra stagione.

il caminetto,intanto
che il primo
dicembre accorre,di
 tanto del nostro vivere
_e altro ancora da non dire,qui_
immagina,fuori
da questo tempo 
infinito,un salto( farfugliato
nel caldo)

_*gioilan*_








domenica 30 novembre 2025

d'alito e catene oltre i vetri


--
è un guaito d'intenti
questo strisciare
di parole
succhiando sangue da dita ferite.

il cielo, dalle persiane s'intravede
e come grato di archi di luce
gira, tra nubi 
e tisane azzurre,intazzato
 su
pozze.

sciogliendo gelo sui vetri
-che alito allarga-
l'infanzia ancora :
"Zecchino d'oro"
e arabeschi 
con il dito ,ascoltando.

da dentro a fuori che guardo
un'altalena di ruggine,il
pomeriggio domenicale 
di
righe tirate a filo
in minuti
cantati e
incielati di gioia.

*_gioilan_*




mercoledì 26 novembre 2025

suonata sonata e allegretto andante


--
una richiesta formale
per sonata 
al pianoforte 
cucita alle frange del rivestimento
del sofà 
qua e là 
un maleintendimento,fra.
tutto tanto troppo
sta.

_*gioilan*_

giovedì 20 novembre 2025

scivolano ombre in pozze di parole



la grammatica
nella stoltezza
ha parole da strisciare 

in bolle di frasi sfatte
in crune di aghi
in bocca di curve e 
di
silenzio.

sul dorso delle dita
scende
foschia
in una mente
a forchetta che infilza
                 il salto 
di luce
tra sole e primo freddo.

nelle scarpe non vorresti 
pietre,ma
metri di passi
da volare
a corto di fiato

quando

passando
annusi
lo scrocchiare dei colori
e una foglia gialla 
prigioniera
tra puntini di ghiaia,in acqua
trema,come se



*_gioilan_*


martedì 18 novembre 2025

l'Alzheimer ,faticoso nel mio callo


--
passi.
mentre racconta
veloce mente
che io non riesco 
a tenerle dietro,mi stanca
l'idea che lei sappia già 
che dimenticherà 
t u t t o.

siamo tanto e sempre amiche
dal - più o meno-
non mi ricordo
niente
di quel giorno e quando,ma tu si.
-mi dice-
dai 
che lo sai,ridendo.
sicuramente sai.

-dalla scuola,rido 
ma non le dico-

che io,zappando
in quella zolla del dolore
mio
per te,ho
 un callo 
alla mano
che ti porgo
prima di scrivermi 
sul volto
rivolto al tuo,di volto :
*si*.
e continuiamo 
e andiamo,noi sui
passi.


*_gioilan_*



lunedì 17 novembre 2025

dove va il tempo come va il tempo


--
il tempo
un urlo 
imbavagliato  
in cima 
 a scale 
da salire scendere 
nelle ore
delle
stazioni
per tutti i treni
che mai verranno
sui binari, a
rivederci,pronti
agli arrivi,alle partenze
certi,certe.

*_gioilan_*

"Dadaumpa" per sempre.Alle mie fatine luccicanti.


{miniblog}
Avevo 4 anni e papà e zio Mario mi portarono all'allora JollyHotel
dove,oltre qualcuno che loro due dovevano incontrare,c'erano le gemelle Kessler.

Erano con i loro compagni,sedute ad un divanetto, in un salotto accanto alla Hall dell'albergo.

Papà le riconobbe,si sapeva fossero in città a "La Lampara", il famoso 
dancing ,sorrise chiamandomi ,mentre guardavo,curiosa, un vaso 
con dei fiori di gladioli rosa enormi ,mi disse chi erano,se volevo potevo avvicinarmi gentilmente e sorridendo,a salutare.

*Ma senza disturbare*.

Lo specificò a voce altissima,come a
farglielo sentire.
Decisi che si.Andava bene.

'Ndiamo a vedere 'ste due gemelle che tutti dicono.

Però,quando si voltarono.
Io le riconobbi,immediatamente. 
Ma mi spaventai *moltissimo* .

Le "fatine" luccicanti che vedevo minuscole, in quella cosa che 
mi piaceva tanto,la
 televisione,erano,si . 
Lì davanti a me. 
Ma alte,troppo.
E pure colorate.
Io le vedevo piccole,nella tivù.
Queste, erano ENORMI ,alte come papà.

Tutte scintillanti nel bianco e nero che faceva sfavillare i loro costumi in televisione,qui avevano,di brillante,solo i sandaletti.
Il genitore mi chiese di avvicinarmi e salutare,ed io.
Obbediente,infatti.
Mi avvicinai e scoppiai a
piangere,delusa.
Con un pugno nell'occhio ad asciugarmelo,lacrimai tutto il mio dolore a papà, protestandogli :

<<No,non voglio! Voglio la mamma.Sono alte. Non sono loro.>> 

Feci un fracasso tremendo,che :

1) papà rimase stupito,con
2)mio zio Mario  che
 gli chiedeva ,sorpreso, che cosa mi avesse fatto,e
3) le due altissime dame, ridendo, mi chiamavano a sé con le mani 
mentre il povero
4) Enrico Maria Salerno,compagno di Alice,si avvicinava,molto preoccupato.

Mi accarezzò i capelli,mi
 disse che ero una bella bambina.

 (😳Amme'!! Sempre stata una palletta bruttissima,si vede che era un papà ,uno che ci sa fare con i bambini) 

Riuscì a stupirmi con quel 
complimento inaspettato ( e raro)
quindi a farmi smettere 
di piangere ,immediatamente .

Fu gentile,mi offrì caramelle che erano su un vassoio poco distante,si informò se fossi ancora spaventata e 
mi consolo', quando glielo confessai :
queste "GEMELLEKESSELERER"
erano troppo alte e non erano "ASSOTUTAMENTE" le MIE fatine luccicose nella tivù ,che facevano la magia di DADAUMPA.Che
erano piccole
come gli omini di
GULLIVER 
(che diceva zio Mario,là)
Ed indicai lo zio
che osservava,alquanto 
preoccupato.

(Questa me di adesso si ricorda le risate di tutti.)

E il disappunto a quelle,di 
Enrico Maria Salerno
che,serissimo ,chiese ad un signore seduto non lontano, come si potesse spiegare,adesso,alla bambina.

A papà sopraggiunto,che cercava,scusandosi,di portarmi via
e allontanarmi da tutti loro,lui affermò quanto fossi intelligente.

Ellen profumava tanto, si alzò dal divanetto, si chinò (traduco: scese giù 
verso me)
a guardarmi negli occhi ,mi mise una mano tra i capelli e provò 
a convincermi, cantando
"DADAUMPA" e si, la voce 
pareva la stessa .
Alice non si avvicino' ma mi salutò 
con la mano e canticchiò anche lei.

Umberto Orsini,era bellissimo.Si,quello della televisione pure lui, era il 
signore accomodato
lì ,accanto ad Alice, fumava, con un portacenere "a girello" ,in mano.

Umberto Orsini amme' pareva 
il principe Filippo della
Bella Addormentata,del libro che
zioNino,ilcognatone di zioMario,mi 
aveva regalato.Lo aveva comprato
*amMilano* che era una città 
magica dove si trovavano i libri
colorati di Disney,che lo zio mi
portava quando tornava di lì.
E lui mi aveva detto
che Filippo era un principe vero.
Umberto Orsini era bellissimo,preciso
identico e uguale,a Filippo.Del libro.
Umberto Orsini, mbe':
era bellissimo.

E non sapeva che rispondere a Salerno.Pero'.
Mi chiamò con le dita,dicendo
"Vieni, vieni, vieni,qui.Da noi".
Lì dove era seduto con
 l'altra gemella,mi chiese 
il nome,che era come quello
 di una sua amica Steni ,disse,proprio così,Steni, vattelappesca chi fosse. 

( oggi so,una grande attrice) 

E, mentre papà,lo zio e non so chi altro,in quella afosa tarda serata estiva parlavano,mi avvicinai a lui sempre accompagnata e presa per mano da Enrico Maria Salerno che inforcava un paio di occhialoni neri,pure di notte, come quelli di mio zio Nino,il cognatone 
di zio Mario.

Il Signore Orsini ,con una sigaretta tra le dita,e tenendo con l'altra mano il posacenere, me ne illustrò la "magìa".

Funzionava come un aggeggio misteriosissimo ,al centro si spingeva una specie di birillo,il piattino si animava a ventola e la cenere spariva, in
un insospettabile 
doppiofondo,sotto.

Se la mangiava,mi disse.
Altra magìa.
Decisamente .Affascinante.

Per una bimbetta che continuava a chiedere ad "Enrico",mentre
 papà ,tenendo tutto 
sottocontrollo,poco lontano
rideva :

 <<Ma come fanno  loro (Umberto Orsini,quello che era bellissimo,compreso) ad entrare nella televisione?>>

Stasera.
Triste.
Ma tanto.

"Dadaumpa" a voi,per sempre
 siete e sarete le mie 
minuscole "fatine luccicanti".

Se c'è un Paradiso
spero siate già lì 
insieme per sempre 
come 
avete vissuto ,perché il Paradiso
dev'essere per chi 
ha amato tanto e si è 
fatto tanto amare.

Pur se in ultimo il dolore 
e la paura non facili da 
affrontare, hanno deciso
una comune scelta.

"Dadaumpa" a voi.
E ad Enrico,che mi salutate tanto.

 PSSSSS : (Post.Scriptum.)
E comunque,invece a Roma,in una trattoria,un anno dopo,correndo per raggiungere mammina,versai addosso ad un signore con occhiali come quelli di Enrico Maria Salerno e mio zioNino,il cognatone di zio Mario,un piatto di minestrone.
Quando si firmava ,scriveva PPP.
ma è un'altra storia.


*_gioilan_*


lunedì 10 novembre 2025

obiettivo azzurro nell'alba,piano


luce che arraggia tutt'intorno
caccia il buio
sulla notte mancante, scorrevole aurora
infiora le nubi 
e pecca in umiltà, quand'anche fosse tutto il vero
in quei fiori canuti
del mondo 
del tempo.

a vomito
una bava nebbiolina è 
la foschia del mattino.

si passa e si resta
sulla bocca affilata del mare
che s'ondula
ad osservarne
il corpo
acciaio perlaceo colore
che pare immobile
ma non


sabato 8 novembre 2025

dal palmo delle mani verso l'alto


--
stasera ho i piedi 
d'acqua e vado avanti
piano.l'odore delle foglie strette ai rami,e quelle volate a terra -se le chiami- rispondono la fiaba
di angeli condannati al marciume nella zolla.

Se osservi, da una cruna
ti divora un cielo grigio a dare un filo al nulla -è sera di neanche luna,che dovrebbe,cicciottona-

tutto s'affolla,eccetto il vuoto
su una culla di acqua -che è una pozza- in cui s'ammazza e
sborda un tanto,tutto
il vento.
               che non manca
ridendo,ai richiami -solo un poco-.
ne ho ricami,piano piano
dalla pioggia.sul palmo delle mani
verso l'alto
a foggia come conca.
di


*_gioilan_*

domenica 2 novembre 2025

*quello che vorrei fosse vivo ancora*

--
 *quello che vorrei*

c'è un qualcosa da spiegare,sorridendo.
quanto siano belli i piccoli scheletri,
dòmini e streghette.
i bambini del "dolcetto o scherzetto?" accompagnati da genitori e che invadono,per lo più, esercizi commerciali, dai gestori 
innegabilmente infastiditi. ma con il sorriso arreso sulle labbra,che offrono caramelle e dolciumi per evitarsi -raccontano sconsolati- fastidiose uova non tanto marce,ma sempre puzzose ,che arrivano puntuali.I bimbi.
Un po' meno belli gli idioti che approfittano.Della mascherata. per vandalizzare,imporsi,disturbare,
pretendere.Anche circondando per strada anziani o seguendoli con pretese assurde.

Quello che vorrei è che fosse 
raccontato, più che spiegato.
bene-bene. Che la festa di Halloween è anglosassone,americana ,arriva da chi non ha storia e deve inventarsi tradizioni.
Altre da noi,come in culture che sono anglosassone,ma furono celtica ,spazzate via dalla commercializzazione americana e poi importate in modo disconnesso da noi, dove invece la tradizione di memoria è sempre ancora forte.
 Noi,diretti discendenti dei Romani ,che in casa avevano le statuine 
in cera dei Lari ,gli dei che poi erano
 le anime dei defunti ,abbiamo un concetto di festa 
(per l'unica festa che non è festa)
legato al ricordo.
Senza gli eccessi colorati come la "Dia de los Muertos",in Messico.

Noi,non siamo che così.

Memoria.Un po' triste,ancora un po' silenziosa.Delle visite,chi può, lì,dove come in alcune noci di terra o in guscio di cemento chiusi da marmo, riposano persone care che non ci sono più accanto.
Noi siamo. In quella decisione di fare il viaggio verso i Cimiteri 
dove tutti ,purtroppo,abbiamo qualcuno.

A tutte le età della nostra vita, li' siamo "visitati" dal senso della perdita,consci che in quel campo, dove sorgono anche cappelle,c'è sempre un qualcuno amato per parentela,amicizia,magari solo conoscenza,che ha attraversato la nostra vita con la sua. Ed è diventato "presenza".
Da ricordare.
Che è andato via ,ma ci sta sempre dentro al cuore ,nella mente per tutto l'anno. 
Però poi il 2 novembre o giorni giù di lì, e' lì che ci aspetta.Solo un momento.

Halloween è una festa allegra,giocosa,un divertimento che puo' distrarre.
Che rincorre "la paura" ,uno degli stati emotivi più gettonati nei nostri tempi,ricreati per far vivere
emozioni ,forti,pare ,anche nei più piccoli .
Che certe maschere o certi racconti diseducativamente proposti ,sembrano attirare.
Potremmo aprire lunghi discorsi sull'odierna e risibile ricerca di certe "emozioni",ma non qui,ora.
Halloween,quindi.
Da spiegare ai bimbi,da fare vivere,ma *specificando bene*.
Come non sia festa _nostra_.

~
Quello che vorrei.
Raccontare le tradizioni.
Della mia famiglia,e di tante famiglie,ancora.
La sera di "Tutti i santi" 'ché *Tutti*,noi vivi,ma proprio tutti,siamo santi, dalla scatola dove sono raccolte,una ad una,
tornano tra le dita
quelle "immaginette" rispettosamente riposte, che spesso ai trigesimi sono consegnate a futura memoria,fotografie di volti cari di persone scomparse.
Ognuna sorridente ,con una storia personale di vita da non dimenticare,da ritrovare ogni anno ,sorridendo.Magari bevendo ,come una volta il buon Padre Enzo Bianco raccomandò in tivù ,un buon bicchiere di vino rosso per celebrarne il ricordo.
Da tramandare ,come la mia nonna materna raccomandava, perché è 
davvero così,raccontandolo a chi è vivo,che qualcuno morto ricompare ancora.

Foto,a centinaia.

Poi l'esposizione in un angolo
di una stanza,sul vecchio comò,in quei primi giorni del mese "dei morti", con i lucernini ad olio i fiori,alternati a rami di foglie secche.
E Crisantemi.
In un senso di rispetto per quella presenza esibita,ancora.
Passandoci davanti,di giorno,magari ricambiando il sorriso che arriva da quelle foto.
Altra tradizione.

La sera tra uno e due novembre, la tavola apparecchiata ,lasciata preparata per la notte del "Passaggio".

Credenza popolare che ad alcuni pare più truculenta,da raccontare ai bimbi,di quella delle streghe o dei morti di Halloween che sorgono non benigni ed invidiosi 
dei vivi, dalle tombe .

Con la tovaglia più bella,i fiori al centro, la bottiglia con il vino,il pane su un vassoio coperto da un tovagliolo,piatti,posate,altro tovagliolo.

Perché racconti tramandati, spiegano che quella notte, le anime care dei defunti di casa tornano. Per riunirsi nel luoghi dove 
quotidianamente ci si incontra e celebra la vita con l'atto principe della stessa, il desinare.
In famiglia,insieme.

Antiche storie,opinioni arricchite da racconti ed altre tradizioni ancora,come,a centro tavola, quella notte,lasciare la "Colva".

Che ha origine antica,con nome che parte direttamente dalla Magna Grecia .
Il "nostro", pugliese,tranese,dolce dei morti.
Una volta,ne ho scritto dei versi
in una flash di ricordo di bimba 
che
osservava la nonna e sua sorella, zia Graziella.

 Preparavano con amore il grano scegliendolo,tenendolo in ammollo,lessandolo e scolandolo. Poi avviandosi a 
"condirlo" in un rituale 
speciale fatto dalle litanie
 degli scomparsi di famiglia,nei teneri ricordi,anche nelle risate provocate da quelli.

Con i simboli ricchi degli ingredienti del dolce stesso :  
il grano lesso ,che rappresentava le anime dei trapassati .
Più se ne ingoiava, più si liberavano  verso il "Purgatorio".
Condito
dal vino zuccheroso e nero del mosto cotto,rappresentazione 
poeticamente intendendo,dal succo principe ,nettare degli dei ,al collante delle anime della nostra terra : la dolcezza zuccherina  del vino che si fa,cotto,liquore.
Inglobando al tutto:
noci spezzettate, come a segno di ossa,in un corpo sepolto in un guscio, la' come custodito in uno spazio segreto (rappresentazione delle tombe);
aciduli chicchi di melograne, sgranati pazientemente per essere separati 
dall'involucro amaro. Frutti
dal succo cremisi ,che rappresenta il sangue 
che fluisce in vita e si rapprende in morte,passaggio simbolico tra vita
 stessa e morte.Come la ninfa 
Persefone , ingannata per l' Ade ,che mangiandone alcuni chicchi,esattamente sei,per sei mesi dell'anno, viveva con il suo
rapitore e maritio,nel Regno dei Morti. 
La cannella.
Che aromatizzava anticamente i vini,i cibi e nel contempo poteva essere adoprata per imbalsamare i corpi dei defunti.
Le uvette, cioè l'uva passita.Che nei dolci è fertilità ,abbondanza.
Tutto,ha un senso.
Antico.
Con ingredienti che esistono da sempre.
E diventa
un cibo antico.Tutto celebra la vita nel ricordo dei trapassati dei quali ,nulla si perde.
 Vale a dire, come il chicco di grano caduto in terra, sepolto cambia consistenza ma non marcisce, e poi cresce migliore e più bello in una spiga ricca di vita,così il corpo umano sepolto nella terra si decompone,* per risorgere di nuovo senza essere danneggiato, glorioso in eternità.**

 C'è da premettere che ogni tradizione 
antica, nel tempo assorbe modernità e
 oggi aggiungono il cioccolato,il cacao,lo zucchero.Ma in passato non potevano essere,dalla tradizione piu' longeva dei tempi andati : non erano contemplati cioccolato, 
zucchero  perché manufatti, giacche'-ovviamente- semplicemente non esistevano
nella "nostra"
tradizione culinaria antica.

Tutti prodotti rigorosamente "poveri" della terra che produce il suo zucchero anche senza lo zucchero,ma con le uvette passite,il vino d'uva cotto e dolce che chiamano "Sapa".

Un tramestare lento, di chi preparava il dolce
raccolto in un
recipiente alto e chiuso al centro della tavola del "Passaggio",che il dì 
seguente ,sempre di digiuno,sarebbe 
stato l'unico pasto.
Prima di recarsi in visita,al Cimitero.
Con lì il trionfo dei
fiori,dei lumini.
E degli incontri.
Tra gente viva che è convenuta
nel ricordo di chi non c'è e si saluta,si parla,dialoga.

Non c'è silenzio,ma parole.
Saluti,vita.
Perché la morte,prima che tutto, è vita.

'A livella nella nostra mente e nel nostro cuore,ci livella anche nei sentimenti,ogni anno c'è l'usanza per i defunti di andare,al cimitero... tutti.Noi.
Anche solo con il pensiero.
Niente Halloween,niente streghette ,niente scheletri e racconti da paura della notte prima...
Ma ricordo.
Magari,nel silenzio.



* Ne parla Paolo nella Lettera ai Corinzi (capitolo 12, versi 35-44).
** La stessa immagine della Sua Resurrezione fu anche usata da Cristo (Giovanni Vangelo, capitolo 12, versetto 24).

*_gioilan*_

sabato 1 novembre 2025

capito(mbo')lo.


--
           capito(mbo')lo. 
                       I
          
 addì 31 di ottobre 
-mattina a scuola-

La maestra ,detta
laSignoraMaestra (bionda),Giovanna

dava
un suo monito

(era il
Presidente della nostra
piccolissima
Repubblica che a scuola
si chiamava *classe*)
                 :

<<Da domani vacanza,
ma compiti a casa.Ci
aspettano giorni di
tanti ricordi e silenzio.
Giorni per

O. sser. Va.re. 

e poi
raccontare sul
quaderno a righi.

In altri paesi del mondo
però,non é così.
Si festeggia. Ma questo
-bambine- vuol dire
vivere in posti diversi.

Il fiore di questi giorni 
é il 

Cri. Sant. Emo.

Che per noi vuol dire
dolore.Però in
Giappone -per quella
sua esplosione di 
petali- é il fiore della
gioia.Si regala ai
matrimoni.

La nuova parola da
trovare sul dizionario é 

Tra.di.zio.ne.

E adesso vi racconto
della festa che é
il primo giorno
di novembre,
di tutti noi vivi 
che siamo santi.

Tuttituttituttitutti
(diceva così per aumentarne.il numero,e nessuno escluso!)

perché viviamo la
nostra vita ogni giorno
fra tante difficoltà 
visto che siamo
per so ne = u ma ni.

Poi,da vivi,il giorno
dopo ricordiamo
tutti i defunti :
quelli che c‘erano,
perché vivevano,quindi

e.sis.té. vano

 e poi
si sono addormentati
per sempre.

Però. Tornano vivi
quando,ricordandoli,li
raccontiamo 
agli altri,anche a
quelli che non li hanno
mai conosciuti.

E ci si
reca tutti al Cimitero a
lucidare le lapidi,
a portare fiori ed accendere
lumini.

Vi capiterà,bambine,di 
vedere tombe senza
neanche un fiorellino.
Lì. 
Ci sono persone che non hanno più nessuno che
le ricorda.
(la maestra ci faceva un sorriso triste).
Altra parola da trovare sul dizionario: 

A.dot.ta.re.

(lei scandiva sempre, le lettere delle parole.
Quando voleva dare
grande 
so len ni t-à 
al vocabolo
nuovo ed al suo significato).

Ecco: adottate quelle tombe 
e fermatevi un attimo a dire che,
se pure non conoscerete 
mai chi c‘é lì dentro,gli volete un poco bene.

Poi.
In fondo al viale
con i pioppi dolorosi.
Dove al cimitero c‘é la tomba del milite ignoto,ci sono le tombe degli ebrei.

Se c‘é qualcuno chiedetegli
il permesso e,se no e
potete,lasciate 
un sassolino.
Ma niente fiori.
Mi raccomando: agli
ebrei solo piccoli
sassolini che -per loro
sono come i fiori- e
ricordano a tutti
di quando quel popolo
vagava per i deserti improvvisando sotto le pietre
le sepolture.

Poi,il giorno 4.

Ricorderemo
tutti i soldati.Di sempre.
Di tutte le
(terribili) guerre.Quelli
che sono morti lontano da casa...dalle famiglie,dagli 
amici.

Mi raccomando,bambine.
Ricordate di osservare.

Ma di parlare a bassa voce 
e fare

            Si. Len. Zio.

Il silenzio é importante.

Mangerete un dolce strano
la Colve.É un dolce che 
arriva dagli antichi romani.
Ma ne riparleremo.>>

La mia maestra,
SignoraGiovanna.anni '60.

chiedo scusa e riscrivo :
laSignoraMaestra (bionda),Giovanna.
(Era di colore biondo,infatti.)

Ri pe to : anni '60
Un altro secolo,addirittura un altro
millennio.

Poi a casa capivi subito
che era una festa
diversa.
Intanto gli odori.
Di mosto che cuoce.
Poi di castagne,arrosto.E funghi,per il risotto.

Fino a quando
non squillava il campanello
del portone e qualcuno
arrivava.

Gente di famiglia ma di città lontane, gente che
veniva in visita
“per i morti“.

Gente che pure allegra
per la visita e trovava 
allegri pure tutti noi
di casa, poi 
si intristiva,parlando
di chi non c‘era e
del Cimitero.
Perché. 
Ogni anno ce n‘era
uno nuovo.
Che,altra parola nuova
da ricercare sul
vocabolario,
*MAN CA VA*.

(ma non ora.
 Adesso c‘era da pensare
alla festa di domani
Tutti i Santi.)

 ______________________________

          capito(mbo')lo
                       II

addì 1 novembre.


Tutti(i)Santi.
Già.
Come aveva spiegato la 
laSignoraMaestra (bionda),Giovanna
tutti siamo Santi (esse maiuscola),per
oggi.
E noi bambine per un
giorno *dobbiamo 
esserlo*.
*DOVETE*
(questo era il pensiero
dal “buongiorno“ appena sveglie fino a sera,a seconda
che a parlarci fossero
-in ordine alfabetico-
la mamma
la nonna
il papà
la zia ospite,con pure lo zio,l'altra zia.)

Buone,brave. 

Riapro parentesi:

(Uhm Però anche domani
co‘ ‘sta solfa,perché 
domani 2 novembre
c‘é 
Silenzio.
Per i tuttituttiTUTTIimorti
E vabbè !)

Chiunque a farci gli
auguri.
Dopo la Messa.
Quindi in visita agli zii.
Anche per telefono.

“AUGURIAUGURIAUGURI
BUONONOMASTICO
A TUTTITUTTITUTTI.
I SANTI“.

A pranzo sugo,ma
con i funghi.(Senza risotto)
Pollo saporoso
di vino dolce con patate
arrosto.
Per dolce, castagnaccio
con le spine (che erano
foglioline di rosmarino)

Quindi a prepararsi.
Per il giorno dopo,
quello di 
tutti tutti tutti 
          i morti.(come aveva detto laSignoraMaestra (bionda),Giovanna

Che stesse arrivando
una cosa speciale
lo capivi dalla nonna.

Che sciorinava tovaglie
riposte,sbuffava a certe
macchie gialle,ne lavava
una che
appendeva ai fili
sul terrazzo visitato dal sole,ritirava
e stirava perché 
a sera,si doveva
 “apparecchiare per
   i morti“.

E a primo pomeriggio
si manovrava
sul como‘ del corridoio.

Lucidato a nuovo,
a destra la vecchia
“campana“ con la statua
della Madonna Addolorata
la stessa,in piccolo, che esce
in processione a cercare
Gesù che soffre, ogni anno a
notte 
del giovedì santo.

(e già qui c‘era un
sentore di tragedia)

Davanti,portafiori
con (quegli orribili) piccoli crisantemi
gialli che la mamma
si coltivava sui vasi 
in terrazzo e che,ma tu guarda.
Misteriosamente
poi fiorivano esattamente
all'appuntamento 
sul comò.

Il lumino ad olio,a debita distanza da
fiori e campana.

E,si capiva.
Tutto doveva essere
perfetto.

Apparte la puzza (!).

Di quel lumino
ad olio nel vecchio
calice rosso
sbreccato
(che.modestamente.
avevo rotto io
ad anni 5) il quale,
sfrigolando,
puzzavapuzzavapuzzava
di panzerotti fritti,per
 ore.
la nonna mia non buttava mai nulla.

Puntualmente,ogni anno,
per evitarci quel cattivo
odore,
la mamma ne
comprava uno di cera
che la nonna sequestrava
per altri (mai saputi)
usi.

Tu la fuggivi,quella puzza,andandotene a giocare
altrove.
Poi,passandoci davanti per
caso...

Finalmente li vedevi,i.

m. o. r. t. i.

Ovvero le foto 
esposte lì,in bella vista 
come carcerati all‘ora d‘aria,fuor dalla ex scatola delle scarpe,quella
(giustappunto)nera,
chiusa da un nastro di raso,
scippato ad una vecchia
coperta del corredo.
Qualche portaritratti
in argento con il
nonno con i baffoni,la
nonna un poco triste,e.
“Fotine“, foto piccine
delle persone che
erano mancate.
Quelle immaginette che
si inviavano ai parenti
del defunto, o 
si distribuivano a fine celebrazione “trigesimo“,ai 30 giorni dalla morte,con la
 immagine bella che viva e sorridente,con gli occhialoni
o i capelli freschi di parrucchiera...di chi (uomo
o donna) era scomparso
e,sotto,una
breve preghiera.


Guai a toccare.
Guai a chiedere.
Guai a fiatare

 (‘ché a nonna venivano
subito gli occhi rossi
come al
raffreddore)

Però. 
Era a sera,dopo cena.
Che incominciava la
cerimonia.

Quando solitamente si
sparecchia e rigoverna
prima di andarsene
a nanna.

Succedeva...l‘insolito.
Nonna riapparecchiava
di nuovo.

__________________________
      Capito(mbo')lo III

prima sera 
addì 1novembre.


Riapparecchiava
tavola.
Stavolta con la
tovaglia bella,profumata
ed appena stirata.
I fiori a centrotavola.
E le bottiglie in 
cristallo 
d‘acqua e
vino rosso.
Tovaglioli,posate
al loro posto giusto.
(!) 
Ed un panino vicino
ad ogni piatto.
Posate (senza coltello e forchetta,ma poi vi spiego),tovagliolo.
Al centro la zuppiera con
la Colve.
Qualche castagna intorno con foglie cremisi della "Vite del Canadà" per decorare.


Bella tavola! Ma la più bella dell'anno!

Come se si fosse in
attesa di ospiti.
Perché .Con gli ospiti
era sempre così .
Le cose migliori,per
accoglierli bene.
*L‘ospite é Sacro*.

E se sono sacri gli
ospiti vivi,figurarsi
i morti.

Quindi la nonna, ogni
anno 
passava a raccontare.

Che.
Quella notte.
*Solo quella notte*.

Le anime dei morti
avevano il permesso
di uscire dalle proprie
tombe e...tornare nel
mondo dei vivi.

Nelle proprie case,alle
proprie famiglie,per
controllare che lì
tutto andasse bene.

Girovagando per le
stanze,sfogliando
i propri libri,sedendo
nelle vecchie poltrone.
Controllando negli
armadi,mentre i mobili
scricchiolavano.

Quindi.
Sedendo a tavola.
L'unico posto dove,con la 
propria famiglia riunita,quando,riunendosi.
Mangiando.Avevano
celebrato la vita.


Non consumavano
pasti.Semplicemente
si sedevano lì .Dove
la famiglia si
riunisce e condivide
per almeno due
volte al giorno,il pasto.

oh .Era importante 
anche sapere che alcune anime
nu poco dispettose,se trovavano
 le posate appuntite...ehm
con quelle si potevano ,diciamo vendicare (ma non ero curiosa e nemmeno adesso . e non voglio ne' sapere e nemmeno dire come
potevano essere eseguite vendette)

'na cosa.
Che amme' bambina come alla tizia dai capelli bianchi che adesso scrive...
metteva e mette ancora 'na pa.ù .ura....

Dopo la visita.
Le anima dei defunti
Si spostavano.
Tutte insieme, per andare
a Messa in Cattedrale,per
poi tornarsene
in processione,al Cimitero.
Nel giorno della loro
festa,ad aspettare le
visite dei vivi.

Gli altri,i morti "freschi",morti
non da un anno,in casa ci 
rimanevano
ad osservare e stare vicino con amore di testimoni che guidano,tutti 
i loro amati
fino all'Epifania ,quando se ne andavano 
in Purgatorio con la Befana,che
 ogni festa porta via.

E.
In quella notte era bene
che tutti i vivi...
stessero a casina propria!
A meno che .
Non fossero medico.
O prete.

Mbà .
....
Sempre apparecchiando,la
nonna raccontava di
avere le prove
di questo ritorno...

Ed ogni anno 
era lo stesso racconto.
Ma rispolverato.
Arricchito di nuovi
particolari.

Un‘amica della mamma di sua nonna,
alla sua nonna da bambina,aveva
raccontato di
un episodio successo
al trisnonno di suo nonno


(per età si risaliva,fatti
due conti,al milleeseicento)

Il poveraccio,medico,poco
dopo la mezzanotte di
*quella notte* in cui tutti
si sta tappati in casa,
nonostante le preghiere dell‘anziana madre e della
mogliera
s‘era
risolto ad andare a
controllare lo stato
di una puerpera che lo
preoccupava molto : lei
era giovane ma 
delicata e debole,il
suo bambino 
si presentava dal verso
sbagliato.

Però.A metà viaggio.
Al calessino che lui
guidava, s‘era svitata
una ruota...e così s‘era fermato.

Già si disperava.Che.

Improvvisamente un
giovane,sbucato dal
 nulla,sorridendo 
s‘era offerto di
aiutarlo,salutandolo 
rispettosamente
e chiamandolo
per nome.

Faccia rassicurante,educato.
-Che fortuna-

Lavoro difficile,riattaccare
una ruota in piena notte.

Però.Ci erano riusciti.
Ed il dottore si era
offerto di accompagnare
il giovanotto che
rincasava 

-Era il minimo-.

E dove? Dove abitava???
Combinazione!!!
In una zona vicinissima
a casa sua.

Lui che,guidando i cavalli,
ci faceva quattro 
chiacchiere si 
scopriva contento,di
quella compagnia
in *quella*notte.

Il ragazzo tornava 
a casa,dopo la guerra.
Infatti,il medico
se ne accorgeva solo.
allora,era 
vestito come un soldato.
Tornava
dalla moglie e dal
suo -sconosciuto-
piccolino
mai tenuto tra le braccia,mai 
conosciuto

Nel tragitto
il dottore lo scopriva 
simpatico,un tipo che 
vorresti per amico.
E dall‘aria 
(vai a capire perché ) 
piuttosto inspiegabilmente,
familiare.

Intanto.
Il calessino per strada
incrociava tanta,ma tanta
gente.

 -Cosa strana.Di notte,di
*quella notte*...-

Pareva pieno giorno.E
giorno di festa.Con persone
che si salutavano,si 
riconoscevano,si
abbracciavano ridendo.


Bambini,signore.
Operai,notabili,
manovali,contadini.
Negozi aperti.Addirittura
la forza pubblica e
le carrozze delle persone
facoltose.Anche musici
e le bancarelle delle
fiere,un cantastorie
seguito da famiglie,il
teatrino dei burattini 
con bambini che 
piazzati lì davanti 
ascoltavano ,ridendo.
Chi cantava.C‘era una
processione,con preti,monache,frati.
Scendeva
dalla 
Cattedrale.


Che ti fa la stanchezza!
Ed il medico
stancostanchissimo
sempre,pensò d‘aver 
confuso data,pensò 
ad una festa di città...che.
Già .
La stanchezza
gli aveva fatto dimenticare.

Ma quanti anziani,in
questo viavai.
E molti si scappellavano.
Tanti lo riverivano.
E alcuni...
Avevano anche volti
che gli pareva
di conoscere.

Poi.All‘improvviso.

Una bella signora, 
giovane,bell‘abito
della festa,felice,con 
il suo neonato fra le
 braccia.

Eh...ma quella non era...
Ma certo.
La puerpera che lo
impensieriva.
Che avrebbe avuto un
parto difficile.
Invece ...
Ma guarda!
Era andato tutto bene.
E così bene che il
bimbo era nato
-bellissimo-
stava bene e la mamma
lo portava a veder 
passare processione,forse
per la sua prima
volta in visita
in Cattedrale.
...
Meglio tornare a casa.
Povero dottore stanco!
Molto meglio.
Procedendo piano,fra
tutta quella gente.
Meglio tornare dalla moglie,a
dare un bacio ai suoi 
bambini che dormivano,a
chiedere la benedizione
dell‘anziana madre.

Fu in vista di casa che se
ne accorse.

Il giovane che lo
aveva aiutato non
era più con lui.

Questi giovani!!!
Sempre imprevedibili!
Doveva essere sceso
poco prima della curva,
oltre la Cattedrale
quando aveva 
rallentato per la 
processione.

Un pò gli dispiaceva.
Non gli aveva chiesto
il nome.Il cognome.
Nemmeno dove abitasse
esattamente....

Il tempo di smontare dal 
calesse,sciogliere i cavalli
e portarli nella
piccola stalla,entrare
in casa.

Nel silenzio della
notte 
tutti dormivano.

La tavola della
sala da pranzo
come ogni anno
era apparecchiata
con le stoviglie più belle,i fiori 
e la Colve al centro,in
una zuppiera panciuta,per
la visita dei morti.

E sulla scrivania piccola 
di fronte,un piccolo
lume,e fiori,dinanzi ai
ritratti dei defunti.

Al centro, quello
del padre,scomparso
in guerra.Mai 
conosciuto.Morto
prima che lui nascesse.

Un dolore antico.

Da sempre avrebbe
voluto parlare,ridere e
chiedere consiglio 
a quel suo genitore.

Stanotte guardò
meglio quell‘immagine.
Amata,ma di persona 
mai frequentata in vita:
l‘immagine allegra e
sorridente di un giovane
che andava in guerra
sicuro di tornare a casa.

Lo guardò.E ancora. 
Meglio.Spostando
 il ritratto sotto la
luce fioca.

Era il ragazzo che
lo aveva aiutato 
con la ruota del calesse.

Poco prima
lui aveva incontrato
suo padre,che
tornava a casa.
Quella notte :dalla
moglie e da lui bambino.

E tutti quelli che
avevano incontrato????
Tuttituttitutti i morti

!

A questo punto
era resa nota anche
la scomparsa della
puerpera ,quella che il
dottore voleva
aiutare e che più 
tardi,per strada
aveva visto
con il
neonato in braccio
andare verso la Cattedrale.
Ma se chiedevi
alla nonna,lei
 sorvolava.

E a noi. 
cisiacccccapppponava
la pelle.

E buonanotte.
Sotto le coperte
per la paura.



*_gioilan_*
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martedì 28 ottobre 2025

candore spento all'alba dei rifiuti


--
imperla,tu.

ad una ad una
una su l'altra
gòcciole di candore

e intreccia
nastri azzurri 
fili di argento e
capelli che
fanno fatica alle onde
da costringere.

si piegano in mano e
qualcosa parla tra le dita 
sfuggendo da
un lavoro che acconcia 
sbaragliando il tempo :

in un mese,  siamo
diventati
spenti come i galli
ciechi
quando albeggia  pure nei
sacchi dei rifiuti
il cielo aperto
ci cade sulla testa
al primissimo mattino,scialbi già
 i pensieri.

 in
chiasso di fuliggine 
su piedi incrostati
che non .



 *_gioilan_*



~ immagine,particolare da
Girolamo Francesco Maria Mazzola (detto il Parmigianino)

sabato 25 ottobre 2025

_felice_


--
che senza da un mese
ti donerei un metro di lido 
da passeggiare
tra flutti 
di neve azzurra,al cielo
nella purea delle nubi
per cancellare tutto
e riavviare
speronando comete
afferrando l'improvviso
non so più nulla di gioia
gesticolando l'inutile che dentro
ribolle allo sconforto
mentre vita 
sotto stelle severe insiste
un dolore 
che non riesco

*_gioilan_*