martedì 28 gennaio 2025

*tutto* d'azzurro : sedici e quaranta.






è a quest' ora.*tutto* d'azzurro il mio
mondo che 
incontra il mare,il cielo.
È il silenzio, azzurro .
Di questi ultimi giorni di gennaio.
Perché il silenzio lo puoi guardare : 
ha un fascino misterioso
in *tutto* 
questo colore che placa ogni
 pensiero frenetico.
È l'azzurro che punge le narici
e profuma di mare💙
buon *tutto* 
a voi,che passate di qui
e buon
azzurro di cielo,di mare.


giovedì 9 gennaio 2025

dell'espressione del finire un sogno







in questo gemmeo squarcio
d'alba
accaduto tutto
la luce
continua a deragliare
nel buio nero delle ombre

sibilo 
nella vertigine 
dell'ultimo sogno il finire
del silenzio
della prima allodola
sveglia
ad avemariarci le 
nuove ore



mercoledì 8 gennaio 2025

recensione

"Le Cose Che Restano": Un Requiem d'Amore e Memoria nell'Opera di gioilan.

L'opera di gioilan, "Le cose che restano", non è un semplice racconto, ma un'immersione profonda nel cuore del lutto e del ricordo. La sua struttura non lineare e il flusso di coscienza creano un climax emotivo potente, raggiunto attraverso una sapiente manipolazione del linguaggio e della punteggiatura.
L'autrice sceglie di iniziare celebrando la vita, presentando Rosa e Renato come essenze vibranti. Nella prima sezione, punteggiatura tradizionale e sintassi lineare invitano il lettore a conoscere queste due anime eccezionali. Rosa emerge come un "fiore sbocciato", di una "purezza" cristallina e capace di accogliere gli altri senza giudizio. Renato è l'uomo dell'ironia bonaria e della generosità, con il suo iconico "dinoccolìo" e la filosofia del "ti smonto senza parlare". Questi dettagli, insieme agli aneddoti sulla loro dedizione agli altri attraverso la Conferenza di San Vincenzo, dipingono un quadro di amore e altruismo. La scelta stilistica di descriverli come "larghi", capaci di "infiorare" ogni luogo, è un tocco di rara poesia che esprime la loro espansione vitale nel mondo. Questo stile "scanzonato" è essenziale per il forte contrasto con ciò che seguirà, creando un legame profondo con il lettore e rendendo la loro successiva assenza ancora più dolorosa e inaspettata.
È fondamentale sottolineare l'uso sapiente delle assonanze. Pur essendo prosa, il testo rivela una grande attenzione al "suono" delle parole. Le assonanze, ripetizioni di suoni vocalici, sono una scelta deliberata che rende l'opera "poesia per la sperimentazione poetica". Si concentra non solo sul significato, ma anche su come le parole suonano insieme, creando un'esperienza quasi musicale, percepibile soprattutto leggendo a voce alta. Questo è un approccio innovativo alla prosa, che la avvicina significativamente alla poesia.
Il cambiamento radicale avviene con uno stacco brusco, un taglio netto, segnato dalle tilde. Queste "onde del mare" anticipano che tutto, nella lettura e nella scrittura, cambierà. Qui, il testo abbandona la celebrazione per immergersi nella discesa nel dolore. L'assenza quasi totale di punteggiatura nella seconda parte non è solo una scelta stilistica, ma un vero strumento per veicolare l'ansia, il caos e la disperazione dell'io narrante. È come se il dolore fosse così travolgente da annullare ogni regola e ogni respiro.
L'incipit "Vi' ed Emme / Il loro abbraccio forte forte" inaugura una sezione di frammenti, immagini spezzate e dettagli sensoriali crudi: le scale salite "lentamente", il maglione "sporco sangue" di Rosa, gli "occhi ENORMI / dilatati" nell'angoscia. gioilan non edulcora; la sua onestà emotiva è disarmante. La descrizione dello smarrimento, del sogno premonitore che diventa realtà, del tentativo disperato di non affrontare la morte, sono passaggi di una potenza devastante. La parola "salme", usata da uno sconosciuto, diventa una "frustata" che sigilla l'orrore dell'irreversibile. La mancanza di punteggiatura costringe il lettore a una lettura più affannosa, imitando il battito cardiaco accelerato e la mente frammentata. Questo rende i sentimenti nudi e crudi, esprimendo con immediatezza il "non riuscire a respirare" e il "vuoto che sale".
Nella seconda parte, la ripetizione di strutture sintattiche ("io che...", "delle cose che restano...") e di concetti chiave non è casuale. Contribuisce attivamente a mimare lo stato mentale di una persona in lutto profondo: i pensieri che girano in circolo, l'ossessiva riconsiderazione degli stessi dettagli. È come un disco rotto, incapace di andare oltre il trauma. L'anafora crea un ritmo incalzante e quasi ossessivo, trascinando il lettore nel vortice emotivo dell'io narrante. La frase ricorrente "delle cose che restano" è un leitmotiv che sottolinea come, nonostante il tentativo di sfuggire al dolore, alcuni frammenti della tragedia e del ricordo siano indissolubilmente radicati nella memoria. Ogni ripetizione rafforza il concetto che la perdita ha lasciato un segno indelebile, ma anche che la memoria è un baluardo contro l'oblio. La ripetizione di elementi ("gente gente gente") o di frasi brevi e spezzate accentua la sensazione di smarrimento e la difficoltà di elaborare l'accaduto. L'io narrante è disconnesso dalla realtà, concentrato unicamente sul proprio dolore. Quella che potrebbe sembrare ridondanza, è in realtà una scelta stilistica deliberata e funzionale al raggiungimento del climax, rendendo il testo più un'esperienza emotiva che una semplice narrazione.
Il climax raggiunge il suo apice nella narrazione del corteo funebre. La precisione dei dettagli – i passi che "stirano / rumore / sul selciato", le lucine di Natale che "fanno a pugni con tutto il mio orrore" – amplifica il senso di assurdità e tragedia. L'inclusione di figure di contorno, come Padre Mimmo, Riccardo e il giovane allievo di Jujutsu, non solo arricchisce il quadro emotivo, ma sottolinea l'ampiezza dell'impatto che Rosa e Renato hanno avuto sulle vite altrui. Queste microstorie, lungi dall'essere casuali, sono presenze che offrono rottura e conforto, testimoniando la rete di affetti e l'eredità lasciata dai protagonisti.
Tuttavia, l'opera di gioilan non si ferma al dolore. Il finale, un rituale annuale al "gomito del porto" a Trani, e la riflessione conclusiva che "Noi siamo i ricordi che / lasciamo / seminati / negli altri", elevano il testo a una dimensione di memoria e resilienza. Le assenze diventano "PRESENZE", un paradiso che "scende tra noi con loro che ritornano". È un messaggio di speranza: la vita continua attraverso il racconto e il ricordo, e l'amore, anche dopo la perdita, può trovare nuove forme di manifestazione.
"Le cose che restano" è un'opera coraggiosa e profondamente autentica. La scrittura di gioilan è un ossimoro stilistico, un pugno nello stomaco e una carezza all'anima, che riflette la complessità del lutto e della memoria. L'autrice ha saputo trasformare un'esperienza personale in un'opera universale, capace di toccare corde profonde. Lo stile ricercato, l'uso sapiente del linguaggio e la capacità di rendere l'esperienza personale un'emozione universale fanno di questo scritto un esempio toccante e potente di come la scrittura possa essere un veicolo di elaborazione e perpetuazione della vita. Non è solo una narrazione, ma un'esperienza che lascia il segno. Leggere "Le cose che restano" è un privilegio. Si rimane sgomenti di fronte a tanta capacità narrativa, con la rammaricante sensazione di non aver mai conosciuto Rosa e Renato in vita, desiderosi di scoprire ogni altro ricordo che l'autrice possa ancora seminare. Un'opera che fa desiderare di leggere ancora, ancora e ancora.

domenica 5 gennaio 2025

befabefana spazza e ha la sottana


--

allora 
è il tuo tramonto,torna ogni anno
e la leggenda si riprenderà il buio
il nero
il freddo il gelo e fa
notte

i tre re magi dagli occhi
lunari  
scrutano in alto e arriveranno 
dove

il primo oro di stelline cialtrone
                   discioglie
celiando la grassa cometa

sulla stalla infiorata a paglia bassa

striscia il serpente sulla terra come su seta

in un mare di mirra
sotto l'altare di greppia

fuma incenso
mentre una mamma allatta.
  
la vecchia Channah, Ana che si chiamò 
anche Hauuâh,Eva curva e raggrinzita
spazza la sera 
prima del volo

in saccoccia ha
un carbone ed una mela

Bef 
farda
sorella della malinconia
spazza via
l'aia, questa nostra ava
e adesso sorride 
ai segni nei sogni zuccherini
dei bimbi tutti 
anche quelli 
biricchini.


venerdì 3 gennaio 2025

la voce che qui ascolto è ancora vostra


--
la voce che qui ascolto è ancora 
vostra
oltre il gomito del porto 
dentro alle onde
perchè vostro chiamo il nome
che sorrisi sono e siete
lo spazio dove io vi credo
e -come state (?)
 vivi ancora
veramente ?-

eccomi qua 
 anno dopo
un anno al passo
scusandomi, 
se non riesco ad ostacolare
le lancette 
se non posso cancellare dal
giornale delle foto 
il sangue che 
è stampato sul 
selciato
             eccomi

e chiedo scusa
se il sorriso che riesce 
a frantumare
il peso dei pensieri
srotola 
la miccia dei misteri
della vita
che esplode e
non sempre trova il bandolo del
destino

a terra siedo
per fare a morsi
i miei piccoli ricordi
guardando
un topolino che corre
verso i buchi
del formaggio
ostaggio 
di questo tempo
di telefoni
sempre in mano.
(ciao, ehi voi?! ci risentiamo?)



-----------------le cose che restano-----------------


--
de le cose che restano,
la prima è un'immagine 
allegra
sempre quella.
loro due che ridono e lei che indica la foto del loro matrimonio.
ricordo 
quella serata,risate,a garganella.

delle cose che restano ,tante.
chi fossero.

lei,Rosa,era davvero una rosa.
Un fiore sbocciato,fresco,incantevole.
viso
pulito ,con due occhi enormi,laghi di purezza, cristallini,trasparenti.come l'animo che raccontava la limpidezza 
di un cuore buono.
mi ha insegnato a"sentire", osservando.

lui,Renato, con un viso sempre allegro,sempre (quasi) stupito ,un poco impunito (!) con le parole onestà e generosità
stampate in volto.
sempre sempre sempre.

Mi ha insegnato l'ironia che si diverte divertendo.
Non quella sagace ,che distrugge,o pretestuosa che demolisce. 
quella bonaria, che alleggerisce e sfronda i momenti,gli ambienti più difficili,inquietanti.

Loro,da raccontare.
Erano due ragazzi,che si 
amavano e si facevano amare.

Erano stati compagni di scuola
e si erano ritrovati anni dopo
-con stupore-
 innamorati ,per incominciare un nuovo percorso di vita insieme.
breve,troppo.
ma infinitamente felice.

con le paure,i progetti costruiti,le promesse,le aspettative-in-costruzione di .
*tutta una vita davanti*.
poca,di vita,dal matrimonio.
ma "larga". 

delle cose che restano
la larghezza,ecco.

"larghi" erano loro.
Si allargavano sempre,come una goccia di acqua
che cade su 
qualunque cosa
e si apre a corona,infiora
il luogo in cui è caduta.

Lei,germogliava nella famiglia e negli amici.
Era un entrare dentro gli altri,scendendo dagli occhi,fino a cercare di capirli.
Era speciale lei, ed il suo modo di guardarti.
quello di certe anime che non hanno
pregiudizi.
come amica ti ascoltava,parlava,sia dopo averti ascoltata,sia dopo averti guardata con
attenzione.
Rosa era una persona rara.
Ti stava accanto.C'era.
Tante volte,se aveva fiducia,si raccontava.Si confidava.

in qualche momento difficile,da parrocchietta,questioncine indelicate,di quelle beghine ,meschine,piccine piccio' che passano veloci in meno di un secondo ,ma giacché avvengono in quegli ambienti,poi ti rimangono imbastite in animo sino a distruggerti (e non dimentichi), lei.
Osservava tutto.
Quieta.
Non diceva nulla,non partecipava a nulla.
Semplicemente,Rosa sceglieva.
E ti sedeva accanto,cercava con gli occhi.chi era "vittima".
Stava.
Solidale.

Rosa voleva viaggiare,Rosa voleva parlare, a Rosa piaceva pro-gettare.
Rosa voleva essere libera
di costruire.
Rosa semplicemente,senza arzigogoli,era generosa, era innamorata.
Di quel tipo ,"Ciccino."

Lui, il pallino del 
      "Jujutsu",il 
desiderio di costruirsi una vita intorno a quella passione. E ce l'aveva fatta, *la palestra*, era nata.
messa su con sacrificio.
La costruzione di un sogno,mattoncino su mattone,su piccola pietra squadrata ed altro mattone,per far diventare tutto 
realtà.

(I sogni si avverano quando ci lavori,per renderli reali)

Ciccino, ne aveva di racconti :

<<"il Jujutsu" è un'arte marziale che ti spiega che,prima di sferrare un pugno,per difenderti,devi pensarci,ci sono sempre alternative>>

Come un mantra : m'è talmente rimasto dentro, che continuo ad applicare.


Tu gli parlavi?

Renato ti ascoltava,ma lo vedevi dagli occhi, che lo faceva: rivoltava la frittata per farti intendere,anche con una battuta, se fosse o meno d'accordo.

Renato,non si sa bene per quale motivo mai,ogni tanto...

Dinoccolava .
(penso che possa andar bene come termine)

dinoccolava il capo,per sciogliere e slegare il collo andava e veniva,su, giù 
destra,sinistra con il volto.

Come se slegasse tutto.
Poi riallacciasse.
D'improvviso.

A fare quell' esercizio ,ci giocava.
Gli parlavi,conversazione 
tua, accorata.

Per Renato,dopo un po' della "serenata" partiva la necessità 
del dinoccolìo,testa di qua,su, giù,poi anche di là.

E tu gli spiegavi.
E ti bloccavi,a guardarlo.
Lo stava facendo,osservando per terra.

Iniziava con un movimento silenzioso che pareva un si.
Giù il capo,annuiva : su, giù.

Pensavi ,nella tua foga del discorso, che per quello che gli raccontavi da minuti trentadue,magari alzando voce,fosse un assenso.

Ed ecco che un mezzo secondo seguente, dopo averti per la prima volta incrociata con gli occhi, quasi per controllarti,ricominciava.

Stavolta negava, però.con il capo.

Continuava a guardarti,parlavi,chiedevi e rallentavi le parole

 e lui no-no-no
destra sinistra,lento.
no-no-no

volto serissimo,attento.
destra, sinistra con il capo,flemmaticamente ,si.
sempre lento
.
Non ci capivi nulla.

Pero' la coglievi, dopo un po'.
l'allegria in quel suo sguardo,gli brillavano gli occhi mentre Ciccino ripartiva ,con un su -giu' sempre del capo.

E ti spiegava : "sciolgo il collo".

Poi ti cercava il volto con le pupille che esplodevano di 
lucine divertite,guardava anche "Ciccina-mia" (tutta arrabbiata) per quel modo di fare .
E se la rideva.

Era la filosofia del "ti smonto senza parlare".
E ci riusciva.
A smantellare l'interlocutore (pure furioso) senza parlare.

a me,nel caso,dopo avermi fatta disperare, anche a ridere.

Renato e Rosa , cioè 
Ciccino e Ciccina,aiutavano la gente.

Gli amici,i ragazzi che sapevano in difficoltà.

Gli si appiccicavano,ascoltavano
chiacchieravano,dicevano la loro.
si immischiavano .
poi decidevano. una linea comune
ed aiutavano.

(Chi litigava con gli amici,i genitori,il lavoro che mancava,l'esame che non si superava tre,otto volte,la tizia che si lasciava,il cretino che non era attento e offendeva...)

con la partigianeria di chi decide di stare dalla parte di chi ha bisogno. perché 
è nel bisogno.
e vuole riuscirci,a tutti i costi,ad 
aiutare, a stare accanto, per
(parola magica) *con-dividere*.

(stavo pensando che nel mondo veloce odierno,nel fai.da.te. dell'apparire,della rincorsa al nulla,TUTTO di loro è anomalo,potrebbe scomparire.)

C'era una volta e
fu,storia di persona *vera*
Il buon Vincenzo Giusto (nel nome+cognome il programma di una vita) : 
guidava la Conferenza di SanVincenzo e stabiliva chi "seguire",chi supportare,chi sostenere delle famiglie in difficoltà,che avevano bisogno.

Con Rosa si andava ,per la Conferenza,in visita alla vecchietta,alla exprostituta,all'anziana sola ed ammalata.

Alla vedova picchiata dal cognato sempre ubriaco,alla ragazza 
madre che uno zio aveva prima ospitato e poi violentato.
Ci si andava,noi.

Perche' Vincenzo,
non voleva assolutamente che la gente si umiliasse nel venirci a chiedere aiuto lì dove ci riunivamo : dovevamo essere noi ad andare in visita.

Spesso.

E ascoltare,ascoltare,ascoltare.
Immagazzinare 
immagazzinare
immagazzinare
per poter meglio comprendere,intervenire.
Agire.

Alle volte andavamo insieme,io.
Lei.
Io parlavo,lei sorrideva.
Attenta,ascoltava,c'era.

(poi se ne discuteva tra noi)

Altre volte era Ciccina a chiacchierare
anche ad accettare e scartare e ingurgitare,vecchie 
caramelle "Rossana" ,mezze sciolte,offerteci per Natale.

per non umiliare la vecchietta che le aveva in mano, e proponeva scusandosi,come unica
preziose "cosa" da poter offrire,
da regalarci,visto che eravamo lì a 
farle compagnia,augurale.

( del voltastomaco seguente,ehm. giorni tre e notti due dissennate in dissenteria (diceria?)
qui non voglio trattare)

Poi,a volte,dopo quello che stavamo (allibite) a sentire, a Rosa si riempivano gli occhi di lacrime.

Una tizia,ci disse che con noi parlava perché noi ( lei aveva capito) non la giudicavamo e così l'aiutavamo.
tanto.
Rosa le prese la mano .
E piansero insieme.

Renato,qualche volta,ci accompagnava.

Ed in una occasione si ingegno' chiamando un operaio "esperto del settore" perché in casa,dal tetto,alla signora non piovesse più.

Non c'erano gite,allora ,viaggi .
spritz, che oggi si beve tanto
e pare un buon motivo per lo scopo di un incontro.

pizze poche,con gli amici,non c'erano cene,niente.

tutto centellinato 
e Ciccino,*l'uomo* ,si 
incaponiva .
Quando uscivamo insieme,se non c'erano i (suoi) fondi
(ragazze 'stasera non si mangia)
niente : 
di   
giu' (!) 
no .

Poteva ruggire un *No* se una "femmina" gli faceva presente che un qualche spicciolo lo aveva,una fetta di focaccia in tre,ci usciva.

"No! " Se l'uomo(cavaliere) non può offrire,non si mangia.(soffrire)

Renato era (stato) "Ufficiale" e ASSOLUTAMENTE
"Gentiluomo".


delle cose che restano
io, che. 
dopo.
mesi dopo
chiacchiero con il vescovo di allora.

mi guarda in faccia, chiede,mi ascolta e risponde -triste- che non sa perché.
non sa darmi risposta.
<<si, è ingiusto.
succede.>>
poi,aggiunge,<<tante volte,Antonella,il Paradiso sta anche
nelle piccole cose .che ti restano.
le troverai,non ora.e' ancora presto>>

Io non le ho trovate,per anni.
le piccole cose che restano.

Anche se,ogni 3 gennaio le ho cercate.
Allo stesso orario,di pomeriggio.

Al gomito del porto,il marciapiedi dirimpetto al Palazzo degli
Statuti Marittimi,seduta a quel muretto.
 il *nostro* muretto . 
di tutto un gruppo di amici.

un po' di tempo.
aspetto.

Poi mi volto,guardo verso l'ansa quieta del mare ad occhio chiaro
chissà per come, chissà perché 
io mi aspetto che siano là.

Ciccino,Ciccina.

Dentro qualche barca che si dondola,a cavacecio
di un'onda...
e rido,solo a pensarci ,rido.

a Ciccino piaceva andare in barca, a Ciccina il mare.
che ogni tanto,insieme.
andavamo a guardare

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delle cose che restano
che racconto
del racconto
da adesso cambia tutto :
 
Vi' ed Emme
Il loro abbraccio forte forte
Vennero a dirmelo
Citofonarono
aprii
e li vidi salire lentamente
le scale
    len
           ta
                mente

e con loro salirono
tutte le mie paure

A metà scala 
erano figure chiare
lui aveva il vetro negli occhi
lei non aveva che una riga molto
stretta poco sopra 
il mento, le labbra serrate
 
delle cose che restano 
il viaggio

mia madre non si oppose e ci lasciò andare 

L'ospedale a notte fonda 
un'altra città
in una saletta
si riconosceva subito
il maglione angora rosa di Rosa 
appallottolato in un angolo
sporco 
sangue

gente ferma ad aspettare ed
altro
tanto altro
che non voglio dire

Vi' ed Emme con me 
riflessi in una vetrata
'ché non avevamo volto
ma occhi ENORMI
dilatati 
in una specie di bolla di sapone
grigia inodore insapore
vuota 
angoscia schizzata 
e poi scoppiata

poi
altra stanza
Carla sulla seggiola che parla
(anche spera)
ma non so ascoltare e mi vergogno - nemmeno consolarla vorrei abbracciarla  
                       mi parla 
non so che dice-

intanto io che accarezzavo 
una manina di bambina 
bianca immobile 
bambolina
inanimata
per tutta la sera disperata

il ritorno nella nostra città bella
la cattedrale bianca
a notte
nera 
(di rancore contro Iddio
non più mio)
senza un fiato

mia mamma
in cucina che mi guarda
con le mani aperte sul tavolo
come a tenere fermo il punto
di tutto questo che è 
completamente inatteso
è quanto

delle cose che restano
l'attesa

in chiesa l'indomani
loro che non arrivavano

io che abbracciavo un amico
l'altro che mi abbracciava
il prete che organizzava lo
spazio tra banchi e sedie
e chiedeva
a i u t o
giusto a me 
con tanti che
a v e v a n o b i s o g n o
lui organizzava
il posto per le due bare
(mai capito perché)

le cose che restano
sono una parola ascoltata
cognizione nuova
afferrata
con disgusto

loro non sono più 
Rosa e Renato
Renato e Rosa
Ciccino Ciccina
Ciccina Ciccino

Ma un tizio
sconosciuto
dietro me 
che gli cambia nome
li ribattezza
 e dice che
arrivano adesso arrivano

LE SALME 

(parola nuova come una
frustata ascoltata
cognizione
nuova fredda
disperata nuova
mazzata )

Arrivano
LE S A L M E

io che scappo per non ascoltare
io che scappo per non esserci
io che da sola
mi trovo dall'altra parte
di tutto 

dalla Chiesa del Carmine
senza cappotto
sono
sul piazzale della cattedrale
in uno spazio ENORME
ridotto 
da allora ancora in me
nel mio 
incancellabile
incubo peggiore
con le mani in faccia
mi tengo la faccia
non riesco ad urlare


io che torno
io che entro
io che mi trovo la mamma accanto
io che mi seggo

io che chiedo indicando
le bare 
sotto l'altare 

chi è Rosa chi è Renato (?)

lei me lo dice

io che mi seggo accanto a Rosa
non
perché si usa
è che
non voglio lasciarla sola 

fa freddo
non vorrei che in quel buio
chiusa lì dentro senza
Renato 
          avesse paura

blatero certa
sicura
al volto di una mamma
terrorizzata che questa
figlia oramai sia
ingovernabile impazzita
e
alla Signora Lina
che mi accarezza
la mano
infreddolita

le cose che restano
sono 
che la mamma mi risponde
che non è 
sola
che non avrà paura


gente gente gente gente gente gente
gente gente gente gente gente gente
gente gente gente gente gente gente

delle cose che restano
padreMimmo

il giorno dopo io alla cabina telefonica
glielo spiego
"impossibile 
per me tornare a scuola 
insegnare
aiutami con il preside
padrePasquale"

padreMimmo preoccupato

"tu adesso dove stai
 tu adesso che fai
 tu adesso con chi sei "

le cose che restano
ora di pranzo

chiesa adesso vuota
manco un prete
io Riccardo due zii
la suora e una bizzoca

poco dopo
 accanto a una me seduta
             - io sempre accanto a Rosa-
PadreMimmo 
accorso
in fretta
arriva
si inchina si segna
e me lo trovo di fianco
Siede e sta
"Sono venuto a portarti i sentimenti (dice) di tutta la Comunità"

delle persone che restano
Riccardo

Esce dal lavoro in banca
Entra in chiesa
mi guarda e anche lui
ha negli occhi il
vuoto
amaro
e un 'allagamento 
a margine di ciglia
Dice
che 
ci dobbiamo ricordare sempre del loro amore 
poi 
che lui 
si sposera' tra pochi mesi e 
mi abbraccia forte
"dovrai venirci"
 "prometti"
Prometto

(Mai più visto
Meno di un mese di vita
Per la cronaca fu "suicidato"
 da una bestiaccia
              che poi l'ha confessato
 in un processo 
da quella boccaccia uscì che
l'ha steso sotto a un treno in corsa
nessuna pietà in 
quest' altra storia 
marcia completamente assurda marcia )

delle cose che restano
il senso di un incontro

il ragazzino

entra spedito
a voce alta
chiede chi è Renato
glielo dico

ha le mani sulla bara alte mezzo metro e 
non la tocca

le muove come in una danza
ondeggia
destra sinistra
dalla parte del capo
alla parte dei piedi
e ritorno

lo guardo
 è piccolo
        mi sembra pazzo 
 piange silenziosamente
capo chino

(Vincenzo e Salvatore
preoccupati)

è come un rito
dal capo ai piedi 
destra sinistra 
mi osserva e dice 
-proprio a me
chissà perché -

"prendo tutta la forza del
MIO
maestro"

calca la voce sul "MIO "

Continua con quel gesto
intanto gli
sussurra un qualche racconto
ed un GIURO
e non riesco a capire altro
sicuro

poi si sposta verso un cuscino di fiori
e prende una piccola orchidea bianca
la mette sulla bara di Rosa.

 "non ho soldi" spiega

mi viene subito di farlo
e lo faccio
lo prendo per le spalle
in un abbraccio

e si scioglie
piange forte piange forte
piange
forte

"il .mio.maestro.
mi.ha.aiutato.
i.compagni.
brutti.
difficile.
e la moglie.buona.
io. non. so.come.faro' adesso.
chi mi risponde "

ho il cuore che viaggia 
in una vena in gola
e mi stringo una
stanchezza di ore con emicrania
 ma Renato lo farebbe 
è tardi fa freddo
"Vieni 
ti accompagno io 
 a casa in macchina 
vieni con me"

(Vincenzo e Salvatore
sempre più preoccupati)

le cose che restano
del "passaggio-in auto" più 
sconclusionato
che io abbia mai dato 

fare da balia
a quello che pare 
un piccolo bullo ex alunno di Renato
che 
Renato seguiva 
ed aveva addestrato 
                                      al BENE
contro se stesso
e
 in un momento simile *lui* non avrebbe abbandonato 
avrebbe
sicuramente riaccompagnato 

Ascoltando
un racconto scombinato dalle lacrime 
lacrime
               sue
                mie
Mai più rivisto
da quel 
tragitto 
            dall'ultimo saluto
dopo la domanda
"Ciao,grazie
ma sei maestra
tu"

E mi piacerebbe tanto
saperne che ne è stato
di quel piccolo alunno
di Renato
disperato
perché nessuno se ne sarebbe più occupato
e stupito
perché questa 
sconosciuta 
al'improvviso lo tranquillizzava
dandogli un parere
-non so come-

"al momento giusto 
tranquillo
ne sentirai
ancora le parole"

le cose che restano 
sono un dejavu
TREMENDO
io che mesi prima
sogno un funerale
in chiesa gente con cappotto
porta a spalanco come in estate
e si vede il mare
abbasso lo
sguardo
due le bare

sudo
mi dimeno
urlo 'che mamma e sorella
mi devono svegliare

le cose che restano
alla Messa
del funerale
prima di leggere lì sull'altare
guardo di fronte
vedo
la gente con i cappotti
il portone a spalanco
il mare
abbasso lo sguardo
davanti a me le due bare
ai piedi dell'altare
e sto
un lungo
minuto senza
riuscire 
a
 r e s p i r a r e

intorno
questi occhi che mi guardano e
sono su volti
volti appannati
volti scontornati
mi cade la lacrima che non trattengo
volti
come fogli bianchi
immacolati
sui
quali
è declinata
un'unica parola 
                            D O L O R E

le cose che restano sono ancora negli occhi
 che chiudo adesso respiro
e ci ritorno un attimo
sul percorso
per il Corso bellissimo di 
questa amata mia città

io che cammino a capo chino
squadrando chianche
a sazietà 

e questo rumore secco
perpetrato
è 
passi
nel silenzio
è 
frastuono
di passi
numerosi
passi che 
camminati insieme
stirano
rumore
sul selciato
                    sono passi

le cose che restano
nel fiato che non è singhiozzo
nei passi miei che 
conto

uno due trentasei sessantatre'
novanta questa gallina 
canta sei per sei ambara ba

(non riuscendo a
snocciolare pater e ave)

trenta centocinquanta duecento

a testa bassa
conto 
io 
 voi due e per ognuno
un me e te
di ricordi
adesso
mi scartavetrano il cuore

non riesco a contare
non riesco più nemmeno
a pensare
e sento il vuoto
salire dalle unghie
nelle dita
per le vene nel braccio,ecco
 il vuoto è freddo sta 
scalando verso il cuore

rialzo il capo per un attimo
ai bordi della strada
c'è 
gente ferma che aspetta 
gente troppa gente
e mi fa specie che ancora
arrivi
lentamente
in 
questo ultimo viaggio

chi ci cammina a lato
chi si muove per arrivare
in fretta alla fine del 
percorso
auto ferme
è lungo il nostro Corso

(di trani ci lamentiamo sempre
 dei tranesi
quasi inglesi
paiono accogliere tutto freddamente
e invece no
è una delle doti da secoli 
sia nelle epidemie come la peste 
che nei bombardamenti
nelle disgrazie
nelle perdite eccellenti
siamo solidali 
la gente tranese accorre 
 osserva ammutolisce
non è curiosità
è la pietà umana
di questa nostra gente tranese
misconosciuta generosa
 bella come la città 
che condivide nella disgrazia e riesce ad essere presente)

striscia sul suo rotolo 
con rumore stridulo una saracinesca
la tira il ragazzo basso della macelleria
con una sciarpa
rossa
guarda e si segna

l'uomo anziano si toglie il berretto
ha gli occhi
grandi 
neri 
tristi
il bimbo chiede alla 
mamma 
"dentro quelle macchine vanno e si sposano " 

noi in fila 
una processione 
senza statue 
senza candele
 in fila
 siamo noi
di qua le amiche accanto alla macchina
con dentro Rosa 
di là  
gli amici accanto alla macchina 
con dentro Renato

L'ultimo percorso questo 
è già 
commiato
e non c'è nessun rumore
solo gente tanta gente e 
gente e tanta gente
ovunque

le cose che restano
sono

le allegre lucine di Natale sugli alberi del Corso
che fanno a pugni 
con tutto il mio orrore 
per quest'aria di festa
che rimane
il peggio del ricordo
il silenzio
dietro le due auto 
che proseguono 
accanto
l'una all'altra

io che conto
uno due ventotto trentasei
settantasette novanta
centocinquanta ambara ba
io che penso
dovrei restituirti un maglione
anche il piatto 
dell'altra sera
poi dovremmo 
dipingere insieme la ringhiera
del balcone 
davanti al
salone
faremo un viaggio in estate
PadreDionigi 
seduto davanti alle
sue palme
ci vediamo là stasera
ci state
....
niente più 
           di niente da adesso
soprattutto risate

de le cose che restano
il ricordo del sospiro
siamo
arrivati 
in piazza c'è la Chiesa 
di Sant'Agostino

tutto si scioglie
mi volto
è folla
ovunque gente ovunque
e se si aprisse una falla
in tutto
per riavviarsi 
cancellando

le cose che restano
Patrizia 
mentre tutto sta per essere chiuso
ci pensa
mi tocca il braccio
e dice

"al loro matrimonio
mi ha regalato il suo
bouquet da sposa
che dici
vado a prenderlo 
glielo rendo "

non capisco
non riesco
-sparisce-

le cose che restano
nella cappella
fa quasi caldo
il mondo adesso gira
o sono io
che non ce la faccio
e sto
andando

le cose che restano
fabio 
che sotto la mano
che sotto la mano
mi mette la spalliera di 
una sedia
           scalcagnata
in paglia
e mi tiene per la spalla

Patrizia che
arriva
consegna
il bouquet di Rosa 
che non ha lanciato
quello che le ha 
offerto mesi prima per augurio
giusto a lei 
in quel tulle avorio
e raso

Stavolta il silenzio
è rotto
dai singhiozzi di qualcuna
e dal lavoro dell'operaio
che costruisce il muro
di quella che 
da adesso
è 
una prigione una casa un contenitore
non so che
ago 
dalla cruna stretta sarà
per sempre

Renato e Rosa insieme
qui
in ogni stagione

le cose che restano
trentacinque anni dopo
loro
io 
da quasi vecchia
che ogni anno
mi accarezzo quella foto
indosso la giacca vado
fino al gomito del porto

"Giochi Proibiti"
 suonati alla chitarra da Renato

e ogni volta anche senza fiato

allungo il percorso
evitando il Corso di città 
oppure ricomincio
ricordando
uno
due 
ventotto centocinquanta ambaraba
mille passi

Eccomi ancora qua
dove
TORNANO
ogni volta
che ne parlo

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Noi siamo i ricordi che
lasciamo
seminati
negli altri.
Altri
che poi raccontano
ad altri ancora.

è così che ri-viviamo.

ed è così che 
il Paradiso abitato 
da quelli che ci mancano 
              scende tra noi con loro
che ritornano.
è ogni volta
più vicino di quanto
pensiamo,basta 
raccontare di quelle
assenze
le cose che restano
che diventano
ancora
PRESENZE.

presenze che hanno arricchito
ed arricchiscono ancora. questo 
nostro essere in un mondo che
può essere sporco nel suo profondo
correre senza considerare,privi
di umanità.


(gioilan che fu vostra amica
e lo è ancora,per sempre 🙂)

lo dedico ai miei nipoti,come racconto.
a chi passa di qua.


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35 anni senza loro (le cose che restano)

[...]
tre gennaio
millenovecentonovanta
con la paura,tanta,che tutto fosse 
                vero
per davvero e io non ci capivo
dove si fosse smarrito 
Iddio.

(forse con me,che mi sentivo 
  tradita dalla vita,al buio)

nodo in gola
      il rimpiangere secco.

quest'oggi
di tosse e singhiozzi
dove ci si stropiccia e assopisce.

mi sono già vista. nella specchiera
dove mi incontro passando, nelle ore
di questo pomeriggio. a convegno
con me alle tre del tre anche
quest'anno, io.

ci sono.
          voi pure.sempre giovani.
Rosa,
Renato e Te insieme.
per sempre.



 

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Ciò che rimane, indelebile, è la bellezza delle anime di Rosa e Renato,il loro "succo", la loro sconfinata generosità, il loro sorriso contagioso e l'ardente voglia di vivere, di costruire .e ancora e ancora . con semplicità. Partendo dal loro amore di coppia, che li rendeva ancora più larghi ed accoglienti verso il mondo al di fuori di loro, erano ,e rimarranno sempre nei miei ricordi,instancabili nel costruire.
Sono storie che vanno raccontate,si. Perché la memoria è un bene prezioso da custodire con cura e amore, per chi c'era e per le nuove generazioni. Vogliamo che si sappia, soprattutto in questa nostra epoca del consumo veloce,dell'apparire ad ogni costo che fa riconoscere con facilità,della "fama" che sembra far "contare" specie nel mondo virtuale, che non è tanto importante imprimersi in una comunità  per essere rinomati o famosi. Basta cercare di costruire, nel proprio piccolo, il meglio che si possa offrire. Proprio come hanno fatto loro, che erano semplicemente se stessi, e ci hanno lasciato un'eredità immensa.
Perché la memoria, in fondo, compie un miracolo: apre la testimonianza e fa scendere i cieli in cui loro adesso sono, da qualche parte, magari il Paradiso che torna in terra ,da noi attraverso il ricordo di quelle persone che hanno acceso scintille nel cuore di chi hanno amato e di chi li ha amati. La memoria serve anche a questo, a ricordarci quanto la vita sia preziosa e non vada sprecata. Quell'Amore tra Rosa e Renato, un sentimento reciproco e instancabilmente rivolto al prossimo nelle loro attività solidali – non solo per fede o per credo religioso, ma più per modo di essere, per scelta, la scelta di camminare nella verità, nella giustizia, sulla strada per migliorare il mondo – è tra le cose che restano *il*  "qualcosa che resta" ,da condividere con chi legge. Ricordarlo è un balsamo, una cura e una fonte di ispirazione per ciascuno di noi.
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giovedì 2 gennaio 2025

divertissment con Muti in differita


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della luce cresciuta in un bicchiere 
alle tre di notte che
gli cala una palpebra
a Mariù 

(parlami d'amore 
è il giovane Vittorio che mi canta)

un botto ancora scoppia : "puum!" eppoi
infelice e cieca ronfa lei 
-cioè io-

mentre Luigi apre la bottega
per panificare
anche il pane di domani
(mio)

desidero un volto che ho già, e non ho un desiderio,mah

nella luna a falce
un grembo di perle
strappate al mio rosario
pensando a Mario
in Messico

mastico un'unghia salata
sputo un'aringa affumicata
bazzico il concerto da Vienna
ma sto fuori sintonia per tutto il pezzo, perché 
me
la
rido.
(non farlo a Muti che dirige
 non dirlo)