mercoledì 30 aprile 2025

le incertezze sul filo azzurro,alte.



--
Sull'eterno respiro di un istante
un vento leggero disegna le cose.

tremule memorie
scaldano il volo incerto di gabbiani 
su un mare d'ombra,silenzioso e piano.

tra le ampie palpebre di nuove prospettive
l'orgoglio
fragile, ecco, s'arrende.
cade prigioniero di un'antica rete
il fiato corto 
tra le maglie strette, inattesa,un'infinità di stelle accese 
ci fa sperare
in questa rete di giorni.

come può continuare,tutto
in geografie nuove,righe 
di suoni diretti al cielo : 
qualcuno va',chi viene.

sabato 26 aprile 2025

ad Dio ,con amore,Francesco Papa💙

--
Pare sia che nelle scarpe
 pesanti,sformate dal
viaggio lì ,dove un individuo vestito di bianco
si è ostinato senza
alcuna pretesa,nell'attesa
della speranza,costruendo,oggi
ci sia 
                    -buffo-     il cuore .

ho le mie ragioni
-e queste hanno torto-
sperando di trattenerti 
ancora un poco , qui
a ciglia lente, acqua
e angoscia che non finisce ,si .

in questo preciso luogo 
hai cominciato un racconto 
umano, *francesco* nuovo .
che, si è sciolto nei passi
         e nei secoli
rimarrà indelebile,orma .
e c'è quel che
parla ancora più forte di te

 *" e per favore,non dimenticatevi di pregare per me"*

Come un sogno tenace che si vuol fare strada nella memoria del
giorno, per sempre 
rimani 💙
tua,
       gioilan

________________________________________
«Il viaggio non finisce mai . 
   I viaggiatori, finiscono . 
E anche loro possono
prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione . 
Quando il viaggiatore 
si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto : 
"Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero .

 La fine di un viaggio 
è solo l'inizio di un altro».

_José Saramago_

domenica 20 aprile 2025

La luce dai fori ,la corsa.Fuori.




--
alla morte di Gesù,
 le tenebre si impossessarono della Terra,che prese a tremare per il dolore.

Si fermarono gli oceani,non volarono gli uccelli : tutto fu senza vita in quel solo attimo .
Fremevano solo le nubi,in cielo.

Poi piovve.Quell'acqua lavo' il sangue.
Ma non. La morte.

alla resurrezione di Gesù ,anche.
Ad un certo punto, l'aria si fermo',immota.
Come un sospiro bloccato a metà.

un angelo trasparente ,con un aspetto simile a un lampo e vesti bianche come la neve,  rotolo' via la pesante pietra che chiudeva il Sepolcro.

Non ci fu sforzo,solo il gesto : fu uno spalancare uno spazio i n f i n i t o.

E fu Luce totale,abbagliante .
E fu il tuono della folgore,il fuoco che non brucia e nel contempo, come un vento potente a diradare il buio della notte,sorse.

Ecco,poi ci fu Lui. A correre fuori 
dalla morte,nella Vita : c'era ancora.
Aveva sentito nuovamente il calore sgorgare nel
suo corpo,incendiarlo.
Esisteva.
 Sul dolore patito,sulla morte e sul vuoto.
ERA CORSO FUORI.

Tutto era luminoso.
Dalle ferite ai piedi,alle mani,adesso quei fori
erano trapassati di luce.


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                       Il passaggio

La Terra, tremante
quando Lui spirò:
                   buio ovunque.
Mari fermi,cielo senza ali:
un momento senza  più vita.
Nubi inquiete.
Pioggia che cade,pulisce il sangue,
ma non cancella ciò che è stato.
 Tempo sospeso,aria immota .

Angelo luminoso,trasparente
 e come fulmine.
rotola la pietra senza fatica:
apre lo spazio senza fine.
Luce che acceca,
tuono che spezza,
fuoco che non brucia,
vento contro il buio che si lacera.
Lui corre
fuori dalla tomba,
ritorna al calore,
al corpo vivo:
c'è ancora,
sopra il dolore,
sopra la morte,
sopra il vuoto.

Tutto splende:
i segni dei chiodi
ora  sono fessure di luce :
lui è  come trapassato di vita.





venerdì 18 aprile 2025

Sta,La Madre.Guarda,piange,gli parla

--
Eccomi, finalmente.
Sono arrivata a Te, Figlio mio,
piegata ai piedi della Tua croce.
Le ginocchia sulla terra umida
del tuo martirio.
Vorrei raccogliere
questo tuo sangue che stilla.
Nel profumo acre di ferro,aceto e fiele nell'aria immobile.
Per restituirtelo.
Riversarlo nelle tue vene.
Fermare questa perdita
di vita tua che mi lacera.
Figlio mio dolente,
vedo il tuo corpo teso.
Sento il tuo respiro affannoso,
un rantolo sommesso.
E questo mi spezza il cuore.
Sono qui, Gesù.
Guardami.
Tua madre è qui.
Sono con Te.
Tutto questo pugnala il mio cuore.
Torce e ritorce la lama
nella ferita aperta da anni.
Da quell'augurio
del vecchio Simeone.
Posta per sempre
di fronte al mistero tuo.
E di me e Giuseppe,
che ti siamo sempre stati accanto.
La Profezia mai polverosa
nelle ante della mia memoria.
Accogliendo e custodendo tutto,
di Te.
Non riesco che ad urlarti
nel rumore assordante 
di questa collina:
"Figlio mio, Amore mio, sono qui".
Io, dal basso,
bacio come se fossi Tu,il 
legno ruvido della croce.
Tu appeso a questo supplizio,la
 tua carne straziata.
Io, Tu.
Siamo sempre stati solo noi due.
E Tu finalmente apri gli occhi
e mi guardi.
I tuoi occhi incontrano i miei
che urlano solo: "Figlio mio".
È per dirti che ci sono.
Ci sono.
Sentimi,
come sento il tuo dolore.
Eco nelle mie ossa.
Tormento nella mia pelle.
Ascolta.
Sono qui.
Vorrei accarezzare piano
la tua fronte madida
di sudore freddo.
Come da bambino,
quando avevi paura
e correvi da me.
Non sei solo.
Sono qui.
Sono qui.
Vorrei baciare
ogni Tua ferita, Figlio.
Sentire la tua pelle martoriata
sotto le mie labbra.
Medicare le tue ferite
con i baci.
E con tutte le mie lacrime,
lavarti.
Sono qui.
Vorrei che tutto fosse inferto a me.
Ogni spina.
Ogni frustata.
Ogni pugno.
Ogni sputo.
Ogni chiodo.
Sono qui.
Urlo affinché tu mi senta.
Hanno provato a tenermi lontana,
mentre il martello batteva sordo
sui chiodi.
Un suono nemico alle mie orecchie.
Ma quel giovane soldato
che mi osservava
ha avuto pietà.
Ha detto al centurione
con voce sommessa:
"È sua Madre".
Uno squarcio di speranza
nel tormento.
Un sussurro di umanità
nel vento acre
dell'indifferenza
da aguzzini maestri.
Anche lui, sì,
questo romano,
è un figlio mio.
Sì, ha avuto pietà.
Ed è conforto
in questo inferno silenzioso.
Rotto solo dai tuoi gemiti soffocati.
Eccomi.
Sono qui.
Sei appeso allo strazio, in alto,
contro un cielo che sembra
mura grige indifferenti.
Io, i miei occhi nei tuoi occhi spenti.
Mia sorella Maria di Cleofe.
Salome.
Mi sorreggono,
tenendomi sotto le ascelle.
Sento il loro cuore vicino al mio.
Sento piangere
la giovane di Magdala.
Ma io non mi rialzo.
Piegata in due,
sento nelle mie viscere
il tuo dolore sordo, lancinante.
Sono io.
Il tuo dolore è il mio dolore.
Non poterti aiutare.
Non poterti liberare, Figlio.
Ogni pugno che mi infliggo sul petto.
Mani torte tra urla mute
e parole strozzate.
Per questi attimi
intrisi di sangue
e gemiti soffocati.
Che squarciano il mio cielo azzurro.
Quel manto di madre
trapunto di stelle
che indosso nei sogni felici.
È sporco di sofferenza.
Impregnato di questo odore di morte.
Mette a nudo la realtà cruda:
ad ogni Tuo sussulto, Figlio,
più breve, più debole.
Attimi di vita straziata.
Io ti guardo.
Tu guardi me
che vorrei salirti accanto.
Tenerti stretto
nel tuo passaggio a Tuo Padre.
Sentire il tuo ultimo respiro.
Prendono forme incolori
i ricordi miei.
Immagini al rovescio.
Come una eco lontana.
Di te,
la prima volta che ti sei mosso
e hai riso dentro al mio ventre.
Una sensazione calda e nuova.
Di te
che mi porti fiori di salvia violetti.
Di Te
che mi scappi tra le pieghe
del matrimonio a Cana.
Tutto soddisfatto
perché mi hai accontentato.
Forme di ciò che avrei voluto
per questo volto
che ogni giorno ho amato sempre più
e per cui ho trepidato
conoscendo le scritture.
Adesso ti penso,
Anna vecchia profetessa.
E ricordo nostro passaggio
traditore nel Tempio.
Tra gli anni e la polvere
che riempie le anse
di infinite ansie
e i fragili sogni
di te, libero dal sangue.
Figlio mio.
Cristo.
Sei impresso in me.
Sono qui.
Nell'ora della Tua morte.


Figlio.io,Tua Madre.Sono qui.


--
"Eccomi: ce l'ho fatta.
 Sono arrivata a Te, Figlio mio,piegata ai piedi della Tua croce, le ginocchia sulla terra umida del tuo martirio. 
Vorrei raccogliere questo tuo sangue che stilla,nel profumo acre di ferro aceto e fiele nell'aria immobile, per restituirtelo. Riversarlo nelle tue vene, fermare questa perdita di vita tua che mi lacera.

Figlio mio dolente, vedo il tuo corpo teso, sento il tuo respiro affannoso, un rantolo sommesso
e questo. mi spezza il cuore.
Sono qui, Gesù. Guardami.
Tua madre è qui.
Sono con Te.
Tutto questo pugnala il mio cuore, torce e ritorce la lama nella ferita 
aperta da anni,da quell' augurio del vecchio Simeone,posta per sempre di fronte al mistero tuo 
e di me e Giuseppe,che ti siamo sempre stati accanto.
la Profezia mai polverosa nelle ante della mia memoria,accogliendo e custodendo tutto,di Te.
Non riesco che ad urlarti nel rumore assordante di questa collina : 'Figlio mio, Amore mio, sono qui'.


Io, dal basso,bacio come se fossi Tu, il legno ruvido della croce.
Tu appeso a questo supplizio, la tua carne straziata. 

Io, Tu. Siamo sempre stati solo noi due .
e Tu finalmente apri gli occhi e mi guardi .
 I tuoi occhi incontrano i miei che 
urlo solo 'Figlio mio'. 
È per dirti che ci sono, ci sono.
Sentimi,come sento il tuo dolore,eco nelle mie ossa,tormento nella mia pelle.
Ascolta,sono qui.

Vorrei accarezzare piano la tua fronte madida di sudore freddo, come da bambino,quando avevi paura e correvi da me, non sei solo, sono qui, sono qui.

Vorrei baciare ogni Tua ferita, Figlio, sentire la tua pelle martoriata
sotto le mie labbra. 
Medicare le tue piaghe con i baci .e con tutte le mie lacrime,lavarti.


Sono qui.Vorrei che tutto fosse inferto a me,ogni spina,ogni frustata,ogni pugno,ogni sputo.Ogni chiodo.
Sono qui.urlo affinché tu mi senta.

Hanno provato a tenermi lontana, mentre il martello batteva sordo sui chiodi, un suono nemico alle mie orecchie. 
Ma quel giovane soldato che mi osservava ha avuto pietà, ha detto al tribuno,con voce sommessa: 'È sua Madre'. Uno squarcio di speranza nel tormento, un sussurro di umanità nel vento acre dell'indifferenza da aguzzini maestri.

Anche lui,si,questo romano, è un figlio mio, sì, ha avuto pietà, ed è conforto in questo inferno silenzioso ,rotto solo dai tuoi gemiti soffocati. Eccomi.Sono qui.
Sei appeso allo strazio, in alto, contro un cielo che sembra mura grige indifferenti.
 Io, i miei occhi nei tuoi occhi spenti. Mia sorella Maria di Cleofe,Salome , mi sorreggono, tenendomi sotto le ascelle, sento il loro cuore vicino al mio.
Sento piangere la giovane di Magdala.

 Ma io non mi rialzo. Piegata in due, sento nelle mie viscere il tuo dolore sordo, lancinante.
Sono io,il tuo dolore è il mio dolore : non poterti aiutare,non poterti liberare,Figlio.

Ogni pugno che mi infliggo sul petto, mani torte tra urla mute e parole strozzate, per questi attimi intrisi di sangue e gemiti soffocati che squarciano il mio cielo azzurro, quel manto di madre trapunto di stelle che indosso nei sogni felici, è sporco di sofferenza, impregnato di questo odore di morte.

Mette a nudo la realtà cruda: ad ogni Tuo sussulto, Figlio, più breve, più debole, attimi di vita straziata, io ti guardo, tu guardi me che vorrei salirti accanto, tenerti stretto nel tuo passaggio a Tuo Padre, sentire il tuo ultimo respiro.

Prendono forme incolori i ricordi miei, immagini al rovescio, come una eco lontana. 

Di te, la prima volta che ti sei mosso e hai riso dentro al mio ventre, una sensazione calda e nuova. 



Di te che mi porti fiori di salvia violetti .
 Di Te che mi scappi tra le pieghe del matrimonio a Cana, tutto soddisfatto perché mi hai accontentato.

 Forme di ciò che avrei voluto per questo volto che ogni giorno ho amato sempre più e per cui ho trepidato conoscendo le scritture.

 Adesso ti penso, Anna vecchia profetessa, e ricordo il nostro passaggio 
 traditore  di ogni  nostra Speranza di genitori dai progetti belli,nel Tempio, tra gli anni e la polvere che riempie le anse di infinite ansie.
Anche adesso
 ho  fragili sogni di te, libero dal sangue, Figlio.Mio .Cristo .
Sei impresso in me,sono qui.
Nell'ora della Tua morte.


giovedì 17 aprile 2025

Si chiama GETSEMANI (con tutto il suo terrore)

--

Sono qui. 
Però Tu,non attendere che io, angelo disceso dalla luna perfettamente 
tOnda come un pane,enorme e lucente,io.
angelo
del con-sentire che consola,io.

asciughi il Tuo terrore
che essuda sangue da ogni Tuo poro tremante.
Lo sai.Ti porgo un calice di sangue,il Tuo.

Tutto sta giungendo inesorabile :
dalla distanza del passato, dalle profezie che ora Ti avvolgono come ombre palpabili,tutto sta per compiersi.

Adesso, in questa Tua ora,sei
solo un giovane uomo
impaurito fino al midollo,i cui
denti battono nella notte,
eppure nessuno sente.

Conosci ogni flagello che verrà.
Ogni chiodo, ogni spina, ogni scherno .

Li vedi già scavare nella Tua carne,strapparla,raschiarla
con gli uncini . 
il terrore è sentimento troppo umano che divora la divinità. 

e.Tu.sei.Terrore.

Rimani qui, con 
ciò che conosci bene,ed ami. 
il mondo . il Tuo,mondo .

Aspira la terra ed il suo profumo.

Inebriati degli aromi dell' erbetta tenera bagnata dalle Tue stesse lacrime : portati alle narici rosmarino e timo alle labbra,sfrega le loro foglie sulla barba.Mastica la menta ,senti il miracolo del sapore.

Abbraccia così questa vita.
Prima che sia sangue. e dolore.e sangue ancora, fino alla morte.

Sei l'unico a saperlo: hai
l'unicità di chi conosce ogni momento del proprio supplizio imminente.

Un tormento 
come quello che affoga chi oggi attende in certe prigioni,dove mani crudeli preparano strumenti per far cantare nella tortura i corpi.

E già vittime, sanno della costruzione macchinosa dei supplizi.

È la notte della solitudine assoluta :
anche i Tuoi amici dormono,stanchi.

Non capiscono, non vegliano con Te.

Per Te è arrivata la notte della conoscenza del terribile che viene ad abbracciarTi,e Ti prenderà 
                            la Tua. vita .

È giunto il tempo annunciato : consumaTi, i pensieri . Non c'è scampo.Oppure no ,prova a farfugliare :

"Padre, allontana da me questo calice".

Trema,sulle Tue labbra di pietra illividita, la domanda sussurrata.
I Tuoi occhi 
cercando un Padre che sembra silente,si perdono nel nero del cielo che non risponde,acre 
di quella furia pesantemente buia che è un muro
            imperscrutabile.
L'angelo Ti pone il calice sotto le labbra e Tu,bevi.

e' a.m.a.r.o.

respira.osserva.

Da Gerusalemme le fiammelle si avvicinano, inesorabili:
processione di uomini, funi e fruste pronte.

Pensa a Tuo padre che raccoglieva segatura dei suoi pensieri e piallava croci .

Mandando baci a Te bambino, seduto sempre lì, vicino. A lui,Tu. Innamorato delle sue mani nodose, delle sue risate poderose,dei suoi racconti sulle profezie,del suo sorriso buono. Buono  come un giglio profumato.

Pensa a Tua Madre che
sa. Lei sa. Da sempre Ti spia e pensa l'ora della morte Tua, promessa nefasta, che sta correndoti incontro adesso.
Adesso e nell'ora della morte 
di tutti.
Gli altri, figli. Tutti figli. Suoi.
Madre che accoglie,Madre che genera e Madre che abbraccia ogni dolore.

Stanno arrivando correndo,quasi. Che non sia che Tu gli sfugga. E sui loro passi frettolosi corre il Tuo cuore.Ansimi.


La solitudine del dolore preannunciato
si chiamerà orto del Getsemani.

Dove gli ulivi contorti e maestosi
dalle foglie come sottili e minuscole lance d'argento ,sono la Tua migliore compagnia.
Alberi di pace in questa notte senza pace.

Chiudi gli occhi e respira.

E ama, per l'amore di generazioni
che non poterono che attenderTi dal passato
e nasceranno nel Tuo sangue
a nuova vita. Ama.
Non aver paura, giovane Gesù.
Anche se la paura è ciò che Ti rende umano.
In questa notte di tenebra che inizia.
Ecco. Sono arrivati.
Il corpo trema ma hai accettato .
Tu stai per dire a Pietro che la spada non occorre:
così doveva essere,dovrà essere, così sia.

*_gioilan_* 



martedì 15 aprile 2025

siamo Tutti un po' Giuda,come SimonPietro,noi.

--

Il vento gelido della notte penetrava fin nelle ossa, 
come una neve soffocata in un nido di brina intrecciata al cuore.

Così era che anche il silenzio attorno a Gesù fosse ancora più denso,arrivando a gelare l'animo. 

"Sei solo, Gesù!" sussurrò l'eco 
 con cui si parlava nell'intimo.

Si,alla fine si era consegnato.
Volontariamente. 
Nelle mani ruvide degli uomini
incagniti nelle proprie tradizioni
radicate nel retaggio di secoli,gramigna avvinta alle intenzioni;
nelle loro meschinità striscianti, nella brutalità sorda e nell'ingiustizia tagliente come lame.

Era entrato nel regno delle tenebre ,che gli sarebbero state solitarie ,di una notte lunga,fatta anche di giorni .
Di processi,parole e poi aguzzini.
Alba di sangue,di una vita che gocciolava sulle pietre del selciato,lui. Era entrato.Per la porta massiccia a promessa di 
profezie indurite nelle ombre.

Come un agnello mansueto, docile, senza opporre resistenza.

La scrittura di secoli ,la predizione . Negli anni ,da ora sarebbe stata ,grafitata nel dolore della sua carne.

Noi, invece, eravamo rimasti a distanza, timorosi, quasi spettatori di un dramma che non osavamo affrontare,quasi senza 
radici,sbriciolati come tufo al vento senza quiete.

Giuda.
Siamo TUTTI,un po' Giuda.
Quando le nostre stesse colpe architettate per infierire cadono sulla nostra vita.E la vergogna
nell'animo poi spunta come la stella fredda del rimorso senza requie.

Ed in seguito avremmo capito di non essere migliori di Giuda : nel momento del tradimento,potevamo anche chiamarci SimonPietro.

In Lui, però.
Nel nostro Rabbi non c'era traccia di rabbia, neppure un sussurro di vendetta.

 Quanto avrebbe desiderato il demonio vederlo esplodere di odio, scagliare anatemi contro i suoi accusatori.

 Ma Gesù non cedeva.
 Ogni suo gesto, ogni suo sguardo, ogni silenzio parlava di una pace profonda, di una serenità disarmante, di un perdono che sembrava avvolgere ogni cosa, annodandosi a noi 
come la luce del sole alla terra.

Lo sguardo buono lanciato a Pietro che lo aveva appena rinnegato , lì fuori dal Sinedrio, era stato uno sguardo affettuoso,naufragio di occhi negli occhi,di quel bene che qualcuno ti vuole sempre.
Anche se "sa".
Del tuo errore,di quella tua spina nel cuore che affligge in un cruccio.Che sta diventando il tuo veleno.E proprio per quello : lui ti ama. 

Ecco:
 non si era lasciato scalfire nemmeno dalla fragilità, dalla stonatura del suo stesso fidato Pietro.

Un sussurro di gratitudine si era levato, quasi un respiro: 

"Grazie, Gesù, perché ci ami."
 
Un amore che non era fatto di parole vuote, di teorie astratte, ma di un'azione silenziosa, potente nella sua umiltà.

"Tu taci e così vinci." 

E' la verità. Entrando nel covo oscuro di colui che ci teneva prigionieri, con la sua sola presenza silenziosa, Gesù ,si .
Il suo titolo era il Messia,il Cristo promesso , ma.Era solo Gesù.
 Il rabbi,l'amico fraterno e giocoso,a volte un po' triste,l'uomo,uno come noi,stava liberando TUTTI.

Questa volta in modo definitivo.
(gioilan)

lunedì 14 aprile 2025

terso. oltre l'anfora il cielo il mare .


--
tramonto con la luna che sarà 
il pane lucente
di Pasqua .
Anfora che custodisce 
segreti e parole raccontate,sussurrate.
Il mare è tanta bellezza
in cui si diffonde il cielo stanco 
del giorno.
e in questo sguardo che condivido
c'è .
il sogno della pace.
(lo respiri.e sai che altrove 
il mondo scoppia)

mercoledì 9 aprile 2025

tuttO il mOndo in un'Onda gravida,tOnda

--
fila la vela soffiata di maestro

ed è solcare azzurro e cielo
nel vento

su acque di madre 
gravida
             tOnda incinta  
                        d' indaco,di ciano
   Onda~
in
profondo liquido
-specchio d' universo-

in spuma
in alghe e in illimpidite anse

la scintilla di un grido
muore in un nulla

che (a volte)svapora
che (a volte) cresce.

(gioilan)

giovedì 3 aprile 2025

esigenze di prosa e poesia ,qui in me.

--
indosso abiti da cercatrice
di tepore
nella luce sfuggente
d'un aprile che abbraccia le rondini
e raccolgo capelvenere
nei ricami di un tufo chiaro
che si trasforma 

                          per la pioggia
quando violenta, anche si
si disegnano mappe 
effimere
sul riflesso delle nubi 
 a terra ,sudicie
 ai piedi,tormento
nelle pozze grigie .

spunta un nuovo 
verde di brevi foglie,si 
 insinua nelle crepe,esplode
 sul marmo 
che respira acqua.

parole non dette
-forse- nelle carezze sospese  
di petali 
sulla guancia di una statua,donna
senza fuoco alcuno,irrigidita per sempre tra alberi 
che pungono il cielo.

da qui ,si trasforma tutto.