lunedì 28 luglio 2025

"base artica zebra", con tartaruga


--
nella base artica -mia preferita -
di agosto,faccio perplessità.

 di Swarowski è 
un gingillo
che spolvero sul comò.

impegnato ,'sto caldo 
mi lambisce
e combatto
con un ventaglio di panna
come neve .

circuisce la mia bilancia che
sonora sona
la *_controra_* insana di cicale.

scassano,decisamente scassano.
puranche cassapanche .

ore stanche come monili
in uno scrigno 
con la sciatalgia.

i due poli
come polli che regolano
un condizionatore che pure 
sputa afa
-al solito-
non si corrispondono.

 *_gioilan_*



sabato 26 luglio 2025

lessico, per scrittura che racconti









--
aerostato come acqua di vita
in un grembo ancestrale
vola,scripta.
Starà attenta ad ogni legge naturale
              ma non in quale
dialogo mi ha chiesto
di fermarmi sulla porta dell'attesa.

la sorpresa sta.
nell'odore di una casa appena imbiancata
sfoderata dall'umido
in quella certa grazia presso il segno del tempo.
straniata stella staccata 
dall'intonaco di un vezzo
a firma di scudo.

Comunque bella. Tutto si solleva all'improvviso e confluisce e
riverbera in un unico complesso accordo. 
Poi ,di nuovo il silenzio.

-Democritea breve, scritta a Lucippo-

--
particelle indivisibili
che si muovono
nel vuoto
e si combinano
per firmare tutte le cose.

atomi ,attimi attoniti.
 passi ,guidati verso me
se infilo i piedi nelle onde 
che scalpitano e
cantano nitriti sui sassi ,donde
 ne risulta libertà.

ehilà:
sto seguendo il disegno del destino
e della mia paura in quello.
come celarla.
pesco un pensiero
in un ditino di tè alla
pesca.

in tasca
ho una collezione di piante 
da dissetare ogni sera
sul far dell'umido,quando
 l'acqua esce da se stessa
e abbevera l'afa.









giovedì 24 luglio 2025

persiane .verdi . ed io passo al passo.


--
Un lenzuolo bianco, grande,  luminosa
cortina
come un sipario 
disteso 
sul teatro di me ,che passo
al passo delle ore.

sul balcone, splende
oggetto che polarizza
le visioni 
declinando :
tutto quel candido che ondeggia
piano,piano.

il vaso con una cascatella 
di fiori minuti
cremisi 
e viola scuro, un po' nascosti, un po' circonfusi in un loro mondo
di ritrosia che non
eslode di rumore 
colorato, e fluttua.

Le persiane verdi,strette
in una chiusura ferrea
sono due mani unite, ma come 
una preghiera
irrisolta per sigillo 
che conchiude
dubbi,paure.
stanchezza.

Un gesto senza gesti 
un mondo
tranquillo, che dice tanto senza parlare
ed io. che blocco l'attimo.
al passo,passando.

*_gioilan_*


mercoledì 23 luglio 2025

invasioni dell'essere quando è, è.

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Ci sono cose che ti succedono
e sono luoghi di te che non si limitano a essere attraversati,ma.

Ti attraversano loro. 

E, una volta entrati, restano.

Non sai spiegarli razionalmente, ma scoppiano.

Allora fai il conto veloce
di secondi,minuti,battiti di ciglia
di chi ti parla, semini di pomodoro
affettato e morti sul tagliere,luci
intermittenti passate ,quelle di Natale.

Ci sono cose che ti succedono
e i tentativi d'adattarsi
a tali accadimenti lunatici
in luna calante sono ,poi.

io,assolutamente un budino.
nella paura.

Se dalla stanca sera ho rubato un pensiero ,non
chino il capo sul braccio
e non dormo. senza pace.

Cerco di aggomitolate speranze
un filo da riannodare. dovrei pregare.

Potranno domani le stelle perdonarmi ancora
come le fiammelle delle candele 
di fronte alla statuetta 
a Lourdes,io. non riesco.

Lasciano un segno indelebile.
Invasioni dell'essere,nell'ineluttabile
cose non scrivibili,ma stampate
altrove.







martedì 22 luglio 2025

de Nittis ,e le dame sulle spighe.


--
{microblogging}

È un assolato giorno estivo,1873. 
Due gentildonne passeggiano per i campi ,io penso del _nostro_ Sud d'Italia,forse Barletta.
Tra spighe dorate e papaveri rossi,   
mentre chiacchierano sotto nuvole pesanti. 
L'ombrellino nasconde la pelle e preserva l'incarnato.
Un breve rivolo d'acqua scorre e corre accanto a loro che passeggiano, luccica di un oro che riflette tutto ciò che è intorno.
Un attimo in un mondo fissato per l'eternità,  dove il calore fatto di sole e afa in un altro tempo lontano,si mescola ai refoli,   la luce si riverbera tra le spighe piegate,tra i puntini cremisi ed i brevi spazi verdi.
Il profumo dell’estate si sente
anche nella colonna sonora delle
cicale che intuiamo. 
Staffilate d'azzurro vivido in cielo,rompono icirri che sono come velieri gonfi d'aria.
Dei mille sussurri,forse confidenze passeggiando, arriva solo   
l’eco di tutta l'estate che osserviamo.
Due gentildonne, una visione.
Sotto il riparo dell'ombrellino,trascorrono lente.
*_gioilan_* #denittis,le spighe

domenica 20 luglio 2025

e' scienza .dei ricordi ricordati


--

la realtà è quella che 
dimostrano vento e stelle giocose,bimbi che strappano
teli di zucchero filato
per appiccicarseli al mento e piangere.

cicale suicide nel
mio vaso di salsa 
posta a seccare al sole, che.

Fa occhiolino alla pozza
dell'ultima pioggia che lotta tra
grigio e azzurro riflesso. a seconda.

Chi discute d'altro 
per atteggiarsi ,con atteggiamenti
risolutori e alla peggio ringhiosi, vuol nascondere questa evidenza :
siamo i nostri avi.

le nonne d'estate.
che preparavano conserve
 o marmellate. sfidando
la "controra" ,duellando
con il ventaglio e assatanate.
nei safari alle mosche.


Con le mani in alto 
io c'ero e non c'ero : 
spicchio di albicocca schiacciata su pane 
osservavo. dei miei cinque anni
ricordo
il riposino pomeridiano
ed
 il mistero dell'afa a fine luglio.

(che a dicembre ,poi.
 sul presepe,zona desertica dove dormicchiava Benino sotto la palma.
 non c'era)

sabato 19 luglio 2025

{microblogging}_Come ti assassino una festa (del Carmine) voluta.mente_


{microblogging}
_Come ti assassino una festa (del Carmine) voluta.mente_


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per l'omicidio della festa, che non sia liturgica ,complimenti.
Intanto al Comune.
Per i costi esorbitanti. Agli ambulanti.
Che si spostano in gregge, è vero (e qualcuno borbotta) a tutte le feste "patronali" . 
Forti delle "presenze" in città .

Però sia chiaro : non solo di quelli che una volta si chiamavano "forestieri",per seguire processione e poi spettacolo pirotecnico. 
Arrivano ad esibire merce 
anche per i cittadini che vogliono ritrovare l'occasione di gioia fatta da minuscole particelle di aria. 
Di festa. Appunto.
Quegli stessi cittadini che,in fedele ossequio alle statue ,per una preghiera in chiesa, poi sostano davanti a chincaglierie varie,merce esposta ,tanta. Sempre poco venduta.Pero'.
E ci scappa il pezzettino di torrone,l'affare fatto con la borsa o il cappello,anche il braccialetto o i capelli intrecciati con i fili di cotone,il panino o la crepes alla crema .
Si,gli ambulanti portano "casini",sporcizia.
Ma muovono nella gente il desiderio di muoversi.
Si,non è movimento altamente raffinato,ma c'è.
Ci sono comuni dove gli ambulanti vengono accolti a braccia aperte,"sistemati" dove possano cambiarsi,lavarsi,cucinare . 
Perché in detti comuni hanno capito . Il giro di affari e di presenze,che si moltiplicano grazie ai mercatini serali etnici .
Chi non è mai andato a farsi un giro per le "bancarelle"?E poi a comprare un gelato? fare una pizza,dopo?
È vero.Che cosa guadagna la città dalla loro presenza?
In minima parte lo "spirito" della festa, gli ambulanti con le loro bancarelle,lo ricreano.
Ed è gente. Gente che lavora. Che,magari.E' anche bello ritrovare,anno dopo anno . Che poi racconta. Dei disagi,delle difficoltà. In un lavoro che pochi riconoscono , è difficile .
Tasse,figli e famiglie da mantenere.
Molti,anche dei "clienti". Volutamente. Non lo percepiscono.
Ma portano,ripeto,il senso della festa.
Certo 
non siamo al "sabato del villaggio" .
Oggi di villaggio c'è solo quello globale o giù di li'...
Festa.
Gente che arriva,gente che un *pizzico* consuma . E può aiutare i ristoratori,bar,gelaterie che aspettano gli eventi per poter lavorare.
Un minimo.

In passato " La Madonna del Carmine" era la prima festa dell'estate; attesa.
Un trionfo di ricchezza in fatto di tradizione,che è cultura locale.
tutta tutta *nostra*.
Adesso sembra ci se ne debba vergognare....
Pare un'ordine secondo una trama prestabilita : distruggiamo la festa *fuori*dalla Chiesa ,portiamo più anime dentro. 
Bello, è la responsabilità di chi vuole e deve ricordare il motivo primo,della festa.
occhei,lecito.speciale missione. per la fede tutto molto. bello. molto giusto
partendo dal fatto che se chiedi obolo minimo per farla ,la festa (!) qualcosa prometti e poi non mantieni(!!),la gente.
quella che sta fuori.
quella che è abituata ai "suoi" piccoli riti che arrivano dal passato,da anni ed anni, legati *anche* alla fede, non capisce.
È la festa che si rimpicciolisce,ogni anno di più.
Sparite luminarie come trine lucenti,sparito gruppo Cassa Armonica fuori dalla Chiesa che invitava alla musica classica e melodia d'Opera...Spariti fuochi.E,tanto per ricordare,anche la primissima celebrazione all'alba.
Tutto ha sempre un costo,
mi domandavo . se per comunioni battesimo,sponsali,funerali... C'è un'offerta (libera) ma di base,quanto costa invitare (affittare) un cardinale per lo spazio di poche ore ,forse un pomeriggio? quanto costa far presenziare un "principe della Chiesa" ex capo della CEI, benedicente bambini?
non ci sono soldi.
????????????????????

Tutto ridotto,poi mi si catapulta 
in faccia la presenza del Cardinale.
Ecco,anche : diamoci dentro ad invitare l'orchestra *in* Chiesa.
stupendo.
Però.Siamo un tantinello al ridicolo: 
la processione esce ,e si porta all'imbarco per lanciare come di consueto tra le onde, fuori dai moli e lontano dal faro , dei fiori a tutti gli scomparsi in mare. 
Unica vecchia tradizione confermata ,la preghiera lì in alto mare *per la gente del mare*.
Torna in porto,attracca. La processione con la piccola Statua sbarcata si snoda per le vie.
Tutto-sotto-silenzio.
Niente fuochi d'artificio
 E vabbè. non ci sono soldi ma c'era il cardinale. puranco l'orchestra in chiesa.
Ma *quel* solo colpo che avvisasse, richiamando i fedeli e i cittadini.
Quell'unico fragoroso segno.
È mancato.
Come tutto,del resto.
Della "festa" che non c'è. stata.
Della tradizione non rispettata,quando noi,Comune compreso,*siamo* le nostre tradizioni.Quelle fuori dalla Chiesa con la confraternita festeggiante in connubio con clero e Comune.
E così la sera della festa nel giorno della festa.
Un pianto.
Sarebbe il caso di annullare tutto.
mantenere la festa liturgica esclusivamente *in* chiesa. Stop.
E cercate di cancellare i i ricordi,o voi che mi leggete, perché il resto,sono solo pretese : tenere vivo il cuore di tutto ,pretesa.
Invece.Ossigeno.Aria fresca nel dispiacere.
o forse no.
E basta scorrere il programma per la festa di Sant'Anna ,nella "magica"(parola azzardata) consociazione tra sacerdoti,confraternita...fedeli e cittadini.I fuochi d'artificio ,la banda, l'arte magnifica delle lucine che si intramano nei ghirigori splendenti e variopinti.
Ci saranno.
Manca il Comune,proposta senza provocazione : trasferiamo le bancarelle e la dignità della festa -come-da tradizione.
A Sant'Anna .(senza cardinale) 
*_gioilan_*



mercoledì 16 luglio 2025

mesta.e' la festa che non c'è.stata.

--
la festa che non c'è.
                                      stata.
tutta una bugia. raccontata
senza lucine ,fuochi 
all'uscita ed al ritorno
delle barchine, senza
banda che girava,senza.
festa.
            aria di festa.
che proprio non c' è stata.
gente imbambolata
                (pareva disperata)
nemmeno l'infiorata
o il madonnaro con
i gessetti.
niente più il tizio
 venditore di cocco ,refrigerato
nel ghiaccio.

il ragazzo con tutti i palloncini
 e
quello che vendeva il nuovo aggeggio che taglia
magnificamente
 i funghi porcini.

la mandorla rigirata nello zucchero senza essere glassata.

la gente. - senza meta- 
 pareva senz'anima, imbronciata.

che festa disperata.

senza un fuoco d'artificio
con una rosa allargata in cielo 
sparata.
una serata. sul pensiero  -bello- 
del passato,accartocciata.

stanca .  la festa che non c'è.stata.

*_gioilan_* 

Ave o Maria seduta qui accanto a me

--
 credo. 
         che una preghiera a Te,accogliente e piena di speranza ,"Maria del Giardino"*,nel "Giardino del Mare", non 
sia solo concomitanza
 con la tua festa.

Madre,scolpita nel cuore ed in ogni richiamo
con l'eleganza di un ricamo
tra archi tesi in un abbraccio
e capitelli che giocano
con i sospiri dei fedeli offerti al cielo.

quando il prete allunga
l'omelia come un'ombra 
con la noia appiccicata 
ai piedi, credo.

(se non rido alle facce dei fedeli più all'inferno che in Paradiso)

Madre,credo.

Stai qui con me, se ti siedi un po' e osservi
il potente possente arcangelo Marcantonio distinto,che 
guida la nave 
verso l'approdo 
con la prora nei flutti
e i marinai terrorizzati ,tutti.  
nel dipinto.

credo che te la ridi,accanto a me, "Ave o Maria" un poco divertita,madre del Carmelo
che consola
intanto che l'Omelia su citata
si allunga
 (e tu che adesso leggi,sappi.non è ancora.
finita.)

*_gioilan_*



*nel Vecchio Testamento,in aramaico la parola
Carmelo vuole dire giardino.

In figura,
particolare della volta della
Chiesa della Beata Vergine del Carmine a Trani.



martedì 15 luglio 2025

concertare "minestra di rinforzo"




 
Un flusso di pensieri
ritaglia congetture mentre
faccio a pezzi
melanzane.

La nuova sperimentazione
 scinde
riflessioni che suggellano
la sinergia degli sforzi.

si possono vedere belli e intelligenti i peperoni
per "la minestra di rinforzo"
che concertava la nonna
in luglio.

ridiamo il futuro
alla precisione dei percorsi delle nubi
nelle valvole dei sorrisi
dei bimbi, caricate in amore.

annodati fili su percorsi esistenziali :
uno stimolo a fare sempre meglio.

(specie se mi casca il gazebo sui gelsomini)

le aurore boreali scendono a
latitudini più basse :
noi sotto, a stupirci
della magnificenza
delle piccole palme di luce.

il senso della scienza è nella
curiosità insaziabile e voglia di cimentarsi.

(a quadratini le zucchine sepolte da una salsa di acqua di Sirmione)

passione,dedizione, traguardi da raggiungere
con nuovi orizzonti sfidanti.

la stella polare è
la terapia che consolida il futuro
traslando speranza
dall'olio evo a quello di girasole.

Amen, così sia.

*_gioilan_*

domenica 13 luglio 2025

realtà da incubo tra fiati sospesi



"misericordias Domini
in aeternum cantabo"

squarci di assi indebolite come su 
ventre di balena lacerata
il pensiero corre. e scivola. 
verso altre barche smarrite.strano
 da scrivere e forse non dovrei,ma 
è così. 
agli approdi ,abbacinati miraggi,come Lampedusa.
alle barche come noci . 
al posto dei gherigli ,la vita.
che mendica dignità.
e poi favole ascoltate alimentando sogni. 
ma rotte,che nessuno può ricucire 
in una realtà da incubo.
Tra fiati sospesi nell'acqua e l'azzurro che si stringe  
portando via l'aria del respiro.
siamo profumo.
di esseri umani.
La barca è ferita,ma alla sua ombra,a lato,cresce la 
Speranza. 

(magari è il suo nome ).

*_gioilan_*

sabato 12 luglio 2025

patafisica ironia contro l'afa



--

scritto di patafisica per sola
soluzione immaginaria.

-segatura colata
su olio che scivola.-

il blocco dei singhiozzi
grazie ad un aquilone
sottovuoto,spinto 
in una boule di cristallo
è
  la voce dei delfini.

un fazzoletto incorniciato
in un quadro,in realtà
 è un gabbiano in gabbia:
sente un mare infuriato lontano.
mentre ride 
al riflesso
dei capricci dell’acqua
nascosta negli anfratti
degli scogli.

dondolano ritagli di vetro.

Tu sbagli,se pensi,che l'afa
abbia rotto poesia.

*_gioilan_*

venerdì 11 luglio 2025

tigre in un fiore sbocciato nel giorno

--
sei una tigre.senza digrignati denti.

la tua bocca è ricca di luce
trabocca
 in chiarita' del giorno 
             di un luglio azzurro 
corolla di un pianto rappreso
innamorata di un'ape innamorata.

con lei e la sua ombra, spunta dalla sponda 
di una notte che incalza e distrugge
il vezzo di un sogno
    in un fiato
che chiude colori ,a base
di arancia e puntini di fragola 
ne fa un pane di nettare.

il tuo amore parla così,semplicemente 
di un incontro intagliato nel cielo.
ed è immediata.mente
emozione

_*gioilan*_

giovedì 10 luglio 2025

DonPeppino, io. E le "amiche".

--

Facendo scivolare un po' i pensieri, dormicchiando tra afa e sogni di ghiaccio che si liquefa comunque, pure solo sognato (!), ci ripenso.

Sta arrivando la celebrazione per i settant'anni di sacerdozio di donPeppe, un qualcosa di straordinario che parla di tutta una vita consacrata. 

E , penso un po' a lui, DonPeppino, cioè Mons. Giuseppe Asciano.
 Nella mia, e nella nostra vita di famiglia. A quanto io sia fortunata. 
Perché, ebbene sì, è festa anche 
per me, che di quei settant'anni e più faccio parte, visto che lo conosco praticamente da quel "sempre" che è tutta la mia vita.

Don Peppino è stato molto "presente", come amico di famiglia, in quella grande tribù fatta da noi
 (papà, mamma, nonna, zia, mia       sorellina, io)
e la sua famiglia 
( lui, le sue sorelle ,che negli anni Sessanta, per il rispetto dei bambini verso gli adulti, si chiamavano "zie" pur senza che loro lo fossero realmente : Rosetta e Dora.
Le nostre,per mia sorella e me, due splendide ,insostituibili e laboriose "fate madrine" .
Sempre impegnate,e non solo nelle faccende di famiglia.Ed incredibilmente *buone*. 
 Il fratello ,Paolo, che portava ben stampigliata in faccia la bontà.
Quella cordiale,sempre sorridente e generosa ,di una persona gentile, affabile .Con la bellissima Diana e il loro piccolo esercito di figli, con cui abbiamo condiviso i giochi. 
I suoi cognati: Osvaldo, il nostro carissimo dottor Marcello,che rimane nel nostro cuore anche come medico di famiglia. di quelli "veccho stampo" : accorreva ,quando chiamato,forte 
della e nella propria "missione". a tutte le ore. del giorno e della notte .anche quella buia del dolore della morte.
mostrava una comprensione  genuina *oltre* la mera diagnosi clinica ,con una umanità  semplice in grado di supportare e curare ogni malanno,anche psicologico. 
E "zio" Bernardo, indimenticabile affabulatore dal cuore immenso e accogliente.Parlarne qui,adesso.Sarebbe aprire un lungo capitolo di poesia.
Poi  i nipoti, tanti, tutti amici. Di quelli che non ci frequentiamo 
assiduamente, sì, ma se ci rivediamo, scatta la scintilla felice del
 rivedersi, complici le sere d'estate passate insieme in 
campagna, a giocare, o alle occasioni conviviali, tipo feste dell'Assunta, tutti insieme : tavolo dei bambini contro tavolata degli adulti 
(bei tempi!).
E ci si mette a chiacchierare con l'immediatezza sincera di chi ha condiviso l'infanzia.)

Ricordi, ma tanti. Faccio l'elenco:

dunque, DonPeppe che mi regala una penna di tanti colori, da piccola, mentre scrivo i pensierini, piegata sul tavolino della cucina di sua sorella, zia Dora, e tutti gli altri piangono qualcuno che è andato nell'altrove.

DonPeppe a scuola, che entra in classe come prof supplente, ed io che mi faccio piccola-piccola (da cicciona che si illude di poter sparire) non so come comportarmi, come chiamarlo e spero di non sbagliare.

Idem da adulta, ascoltandolo insegnare Psicologia all'Istituto di Scienze Religiose.

Anni dopo, in doposcuola privato, lui che mi aiuta, io completamente a digiuno di didattica, perché devo preparare una "lezione" per una classe, io che impensabilmente insegno in una scuola privata e non so come fare. Io preoccupata assa', lui che mi incoraggia, a casa di zia Rosetta, che porge dolcetti e se la ride.

O lui che mi presta attenzione, mentre gli racconto dell'Albania, camminata d'estate con le suore.

O di un libro antico che ho visto ad Assisi, aiutando il fratello bibliotecario.

Lui che viene dalla mamma poche ore prima che lei muoia e poi celebra il suo funerale e la racconta, senza arzigogoli. Ne parla con un affetto che ha il sospetto del fratello maggiore che da adesso farà da padre a questa figlia orfana e ancora scapocchiona, con la sorella, due completamente smarrite 
nel dolore immenso della loro
perdita.

Io che sto per farmi operare e potrei perdere un occhio, io che...

DonPeppino preoccupato per me, completamente da sola, durante il COVID, si sorbisce le mie chiacchiere, ridiamo insieme al telefono.

DonPeppino che mi regala un libro su San Nicolino (Nicola, il Pellegrino).

DonPeppino... che c'è.
A disposizione. Si divide e condivide. 
Se stesso,sacerdote.

Vado a cercarlo sul web e trovo un articolo di dieci anni fa, all'epoca dei sessant'anni di sacerdozio, su TraniViva, con un suo intervento, quasi un'intervista al giornalista dell'epoca.

Leggo.
Rileggo.

C'è tanto che avevo dimenticato o che proprio non sapevo: la storia di un uomo che ha scelto di vivere il Vangelo,profondamente,non solo da predicare.

E poi mi blocco.
Incontro in Mons.Giuseppe Asciano che si racconta lì, un po' timidamente, il mio DonPeppino "quasi zio."

Lo trovo in lui che ringrazia e rivela tutto un mondo che è come un oceano di pensieri, in una sola parola:

«Tutte le esperienze pastorali mi hanno arricchito interiormente, mi hanno gratificato, mi hanno dato la gioia di spendermi per il Signore e per gli altri, ma l'incontro e il dialogo quotidiano con le amiche della Casa Penale Femminile di Trani, in qualità di Cappellano, è stata l'esperienza più forte che ha lasciato in me un segno indelebile.»

*Le amiche.*

Da sempre, mi interessa esplorare l'etimologia delle parole e analizzare come vengano impiegate nei diversi contesti discorsivi. Lo vedo come una sorta di "etimologia delle intenzioni", un modo per comprendere ciò che una persona desidera ardentemente comunicare. È nel parlare, infatti, che sveliamo frammenti di noi stessi: esprimiamo emozioni, ci sfuggono propositi e progetti, e lasciamo la profonda impronta del nostro io.

Sospiro e ci ritorno su.

"Amico", è una parola che porta con sé un peso profondo, è molto più di una semplice conoscenza fatta di velocità superficiale.
A differenza di un familiare che ci "sorbiamo" per nascita (!), un amico lo scegliamo noi, ed è proprio in questa scelta, spesso reciproca, che risiede la sua forza.
Un amico è qualcuno con cui condividiamo momenti, è chi ci sta accanto quando il mondo sembra crollarci addosso, che ci ascolta senza giudicare e che trova sempre le parole giuste per tirarci su, per dimostrarci solidarietà.
Con l'amico si ha un percorso dinamico che si evolve nel tempo, si rafforza con le prove superate e si nutre di piccole attenzioni e gesti, alle volte tangibilmente eclatanti, alle volte minuscoli e nascosti, che parlano di intimità d'animo.

In un mondo sempre più connesso digitalmente, dove campeggia il "nascondimento" che prospera nella possibilità di nascondersi con i fake, i doppi nomi e personalità fittizie, il valore dell'amicizia vera, quella che si costruisce e si vive faccia a faccia, diventa ancora più prezioso.
È un rifugio, un sostegno, una fonte inesauribile di gioia e di conforto.

Ma tutto si amplifica se l'amicizia nasce e si allarga in un mondo ristretto, dove si sconta una pena decisa dalla legge dello Stato.

È chiaro, e molto toccante, il significato che intravedo in quella parola di 
DonPeppe, "amiche". Scivolata con grazia gentile ed un pizzico di orgoglio.

Ne rimango colpita sollevando il velo di ciò che appare; mi commuove tutto un piccolo, ma infinitamente grande mondo di sacerdote che cammina sulle orme di Gesù, come Gesù.

Dove c'è confronto, vicinanza, nel dolore.
Che, magari, abbruttisce, non chiede perdono o, al contrario, lo spera. Lo supplica.

Ho chiesto direttamente poche volte all'amico sacerdote, così paziente con me, e così pudico nel racconto della sua esperienza come cappellano nella Casa Penale Femminile di Trani, perché tra le righe ho intuito quanto fosse argomento così delicato e, nel contempo, così indelebilmente impresso nell'esperienza di vita, da evitare. Per rispetto.

Però, con la mamma, era
 consuetudine, da quando DonPeppe 
"lavorava" lì, aspettare,fuori, l'ingresso in quell'ambiente della statua della Madonna Addolorata, al primissimo mattino del Venerdì Santo .
Ed anche all'arrivo della festa della Madonna del Carmine,quando lì dentro entra per un brevissimo  lungo,toccante momento ,anche quella statua. Solidarietà. 
Con la presenza. 
Lei, ogni volta, decideva:
"Aspettiamo fuori. "Dentro" ci sta sicuramente DonPeppino ,è  il cappellano "
Come a condividerlo, pure pregando per lui, per le sue "protette".
Non solo l'impegno, ma la presa di coscienza di un mondo di difficoltà, da donna che pensa e considera altre donne, detenute.
E questo modo di inviare quasi una carezza a quelle "amiche" ,lei. 
Lo aveva deciso ascoltando lui.
Pensandoci.
Pare niente,invece è tanto.
Ma un tanto *testimoniato*.

Quella parola "amiche", la rileggo ancora. Dichiarata dieci anni fa,ma so che non è stato solo un termine affettuoso, bensì un ponte che ha eliminato 
barriere, pregiudizi e giudizi, e lo elimina ancora, grazie alla sua testimonianza, se vogliamo.

Don Peppino, con quella semplice ma potentissima definizione, ha elevato le detenute della Casa Penale di Trani a un piano di parità, di riconoscimento reciproco e di profonda umanità condivisa.

In un ambiente dove spesso prevalgono etichette, condanne e distanze, lui ha scelto di usare un termine che implica fiducia, accoglienza e un'assenza totale di pregiudizio.

Questo approccio è la quintessenza dell'atteggiamento di Gesù, che non ha mai giudicato, ma ha sempre accolto, ha visto oltre le colpe e ha riconosciuto la dignità intrinseca di ogni persona.

DonPeppe non si è limitato a essere un cappellano che portava un messaggio religioso, ma si è fatto amico, compagno di viaggio, figura che ha offerto ascolto e comprensione senza filtri.
che ha ascoltato.
che ha consolato.
che ha pregato.

Quell' "amiche" è la testimonianza di un ministero pastorale che non è fatto di regole e dogmi da imporre, ma di relazione autentica e di amore incondizionato, riflesso tangibile,sperimentato e da porgere, di un Amore più Grande.

Per me che ci rifletto, nella distanza degli anni, è il segno indelebile di un sacerdote che ha capito che la vera fede si manifesta nel mettersi sullo stesso piano degli ultimi, nel guardare negli occhi chi è ai margini e nel costruire legami basati sulla reciproca fiducia e sul rispetto, proprio come farebbe un amico.

Che si "onora", leggo tra le righe, di essere "accolto" come amico, trattato da amico, da donne che lo ritengono, con fiducia, un amico.

È il dono più bello, penso rileggendo, che DonPeppe si lascia sfuggire forse senza accorgersene, su DonPeppino 
stesso, pardon 
Mons.Giuseppe Asciano, con la sua profonda spiritualità e il suo ministero.

Ripeto, sono un po' commossa.

Giornate anomale,queste.
In cui tutti ,una volta informati,ci siamo trovati a pensare con affetto e dolore al giovane DonMatteo,che ha scelto (oltre qualsiasi logica umana) di terminare il suo passaggio nel nostro mondo.

Sono tempi difficili, i nostri. A volte siamo un po' tutti nemici di noi stessi 
con la fretta,la velocità nel giudicare, l'incapacità di scavare nel profondo di cose e situazioni,di lucidare l'altra parte della medaglietta di comodo che ci appuntiamoc al petto, magari sentendoci migliori.
ed anche nemici  della riflessione. spesso  e poco consideriamo.

Ma oggi, ripeto."quell' amiche", scritto lì in quell'articolo, dieci anni fa, è il più bel regalo inaspettato che potessi ricevere.
da lui.

<<Pronto?
Ciao Don Peppino, come stai?
Hai visto che caldo?>>

(Ma non gli parlo di altro)

gioilan

________________________________

[Link all'articolo su TraniViva ,da copincollare nel vostro browser:]

https://www.traniviva.it/notizie/60-anni-di-sacerdozio-per-monsignor-giuseppe-asciano/


____________________ATTENZIONE 
SOTTOTITOLO ARTICOLO____________

<<La parola "amiche", adoperata dieci anni fa nell'articolo di "TraniViva",da Monsignor Giuseppe Asciano per nominare e descrivere le detenute della Casa Penale Femminile di Trani, va ben oltre un semplice termine affettuoso. Essa incarna la quintessenza del suo ministero sacerdotale e della sua profonda umanità. In un contesto di condanna e isolamento, Don Peppino ha scelto di creare un ponte di fiducia, accoglienza e parità, riflettendo l'approccio inclusivo e non giudicante di Gesù. Questo termine rivela la sua capacità di vedere oltre le etichette, riconoscendo la dignità intrinseca di ogni persona e costruendo legami autentici basati sul rispetto reciproco. "Amiche" non è solo una parola, ma la testimonianza tangibile di un amore incondizionato che si spende per gli ultimi, trasformando un ambiente di pena in uno spazio di relazione umana profonda e significativa [cut]>>
*_gioilan_*

http://ilcatinodizinco.blogspot.com/2025/07/donpeppino-io-e-le-amiche.html?m=1

mercoledì 9 luglio 2025

credo.nei sogni altra vita e parole


--
Sassi aguzzi sull'arenile
strofe senza versi ,raccattate
lanciate al campanile ,attimi che
 il tempo ha cancellato riflessi in un notturno sciolto,delicato.

è tardi ,ma tu bambina
dimmi di me che sono tornato 
                    -tuo padre-
nei sogni.

con iI girasole che ho regalato
a mamma - ridendo- al tempo dei fichifiore, esplosi sulle lucertole assetate. 

con nelle crepe della terra di luglio a bocche arse,rassegnate, anche le indefesse formiche, in fila.

il racconto del mare mozzafiato
oltre il pergolato di bouganvillea
poi le palme, sotto cui
si crea
 lo spazio per l'amaca.

masticando
la ruota di focaccia tranese.

-che stasera è un pane di luna
su una duna abruptha, tutta blu
di nubi,incollata alla serenata di una cicala,un po' stremata.-

un ragno trama,  ridacchiando ,un
"non so nulla più ,di loro".

ed anche del vento ,che 
devasta i capelli e passa.

della fine del tempo che gli è stato assegnato, non so nulla.

(però .secondo me ,non sono persi
questi sogni, sparsi per aria
come semini d'anguria) 

*_gioilan_*

martedì 8 luglio 2025

filo di sudore su notte calda

--

Notte spettinata
sudata
 su un cuscino
che brucia

con una Luna mezza cicciona 
o pescanoce trasparente.
dorata appannata isola 
ridente,sul faro.

e gabbiani.arrabbiati nel nero. abbacinati da luci ,in fuga pazza.
che strepitano
tra palazzi di tufo e disegni
di oleandri cadenti.

su silenzi condivisi,pisciate di cani
schiamazzi e baccani
fino alle ore tre.

c
a
l
d
o

in ascolto 
di quello che si tace

( non piace
nulla)

*_gioilan_*

venerdì 4 luglio 2025

contro la chianca fredda,anche il caldo.


--
anche il caldo si è seduto
stanco
ha appoggiato la testa
contro la chianca fredda 
sul selciato e ha chiuso gli occhi sputando 
fuoco
 a un cielo di cristallo
sospeso ,come
un manto ,così azzurro
che non tocca terra,prigioniero
di un incubo che nessuno osa interrompere.

voli incerti di gabbiani che strepitano
 impauriti,lamentosi,rabbiosi 
senza bussola
stiamo
        dove sopraggiunge 
il desiderio di refoli al gelsomino
alla mentuccia,e.
forse si,
ai nostri sguardi
                               su 
finestre aperte al futuro inverno che,chissà quando.

'st'anno non si sente
il frinire di cicale -forse- assassinate
dall'impeto delle
formiche laboriose sempre e comunque.

probabile che non abbiano saputo cantare alle ombre
non discese,evaporate come i nostri progetti oramai senza 
forma.

qui si trattiene il fiato ai fiori
 esplosi di notte come
fuochi d'artificio,al 
ghiaccio 
dei gelati sottolingua,al ventaglio delle stelle libere dall'afa
che ridono di noi.
lassù.




accordi e disaccordi sul calore

--
anche il caldo si è seduto
stanco
ha appoggiato la testa
contro la chianca fredda 
sul selciato e ha chiuso gli occhi sputando 
fuoco a un cielo di cristallo
sospeso 
come
 un manto così azzurro
che non tocca terra
prigioniero
di un incubo che nessuno osa interrompere

voli incerti di gabbiani che strepitano impauriti
lamentosi
rabbiosi 
senza bussola

stiamo
dove sopraggiunge 
il desiderio di refoli al gelsomino
alla mentuccia,e.
forse si 
ai nostri sguardi
                               su 
finestre aperte al futuro inverno che 
chissà quando

'st'anno non si sente
il frinire di cicale -forse- assassinate
dall'impeto delle
formiche laboriose sempre e comunque

probabile che non abbiano saputo cantare alle ombre
non discese
evaporate come i nostri
progetti

qui si trattiene il fiato
ai fiori esplosi di notte come
fuochi d'artificio
al ghiaccio 
dei gelati sottolingua
alle stelle libere dall'afa
 che ridono di noi
in cielo