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anche il caldo si è seduto
stanco
ha appoggiato la testa
contro la chianca fredda
sul selciato e ha chiuso gli occhi sputando
fuoco
a un cielo di cristallo
sospeso ,come
un manto ,così azzurro
che non tocca terra,prigioniero
di un incubo che nessuno osa interrompere.
voli incerti di gabbiani che strepitano
impauriti,lamentosi,rabbiosi
senza bussola
stiamo
dove sopraggiunge
il desiderio di refoli al gelsomino
alla mentuccia,e.
forse si,
ai nostri sguardi
su
finestre aperte al futuro inverno che,chissà quando.
'st'anno non si sente
il frinire di cicale -forse- assassinate
dall'impeto delle
formiche laboriose sempre e comunque.
probabile che non abbiano saputo cantare alle ombre
non discese,evaporate come i nostri progetti oramai senza
forma.
qui si trattiene il fiato ai fiori
esplosi di notte come
fuochi d'artificio,al
ghiaccio
dei gelati sottolingua,al ventaglio delle stelle libere dall'afa
che ridono di noi.
lassù.