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Facendo scivolare un po' i pensieri, dormicchiando tra afa e sogni di ghiaccio che si liquefa comunque, pure solo sognato (!), ci ripenso.
Sta arrivando la celebrazione per i settant'anni di sacerdozio di donPeppe, un qualcosa di straordinario che parla di tutta una vita consacrata.
E , penso un po' a lui, DonPeppino, cioè Mons. Giuseppe Asciano.
Nella mia, e nella nostra vita di famiglia. A quanto io sia fortunata.
Perché, ebbene sì, è festa anche
per me, che di quei settant'anni e più faccio parte, visto che lo conosco praticamente da quel "sempre" che è tutta la mia vita.
Don Peppino è stato molto "presente", come amico di famiglia, in quella grande tribù fatta da noi
(papà, mamma, nonna, zia, mia sorellina, io)
e la sua famiglia
( lui, le sue sorelle ,che negli anni Sessanta, per il rispetto dei bambini verso gli adulti, si chiamavano "zie" pur senza che loro lo fossero realmente : Rosetta e Dora.
Le nostre,per mia sorella e me, due splendide ,insostituibili e laboriose "fate madrine" .
Sempre impegnate,e non solo nelle faccende di famiglia.Ed incredibilmente *buone*.
Il fratello ,Paolo, che portava ben stampigliata in faccia la bontà.
Quella cordiale,sempre sorridente e generosa ,di una persona gentile, affabile .Con la bellissima Diana e il loro piccolo esercito di figli, con cui abbiamo condiviso i giochi.
I suoi cognati: Osvaldo, il nostro carissimo dottor Marcello,che rimane nel nostro cuore anche come medico di famiglia. di quelli "veccho stampo" : accorreva ,quando chiamato,forte
della e nella propria "missione". a tutte le ore. del giorno e della notte .anche quella buia del dolore della morte.
mostrava una comprensione genuina *oltre* la mera diagnosi clinica ,con una umanità semplice in grado di supportare e curare ogni malanno,anche psicologico.
E "zio" Bernardo, indimenticabile affabulatore dal cuore immenso e accogliente.Parlarne qui,adesso.Sarebbe aprire un lungo capitolo di poesia.
Poi i nipoti, tanti, tutti amici. Di quelli che non ci frequentiamo
assiduamente, sì, ma se ci rivediamo, scatta la scintilla felice del
rivedersi, complici le sere d'estate passate insieme in
campagna, a giocare, o alle occasioni conviviali, tipo feste dell'Assunta, tutti insieme : tavolo dei bambini contro tavolata degli adulti
(bei tempi!).
E ci si mette a chiacchierare con l'immediatezza sincera di chi ha condiviso l'infanzia.)
Ricordi, ma tanti. Faccio l'elenco:
dunque, DonPeppe che mi regala una penna di tanti colori, da piccola, mentre scrivo i pensierini, piegata sul tavolino della cucina di sua sorella, zia Dora, e tutti gli altri piangono qualcuno che è andato nell'altrove.
DonPeppe a scuola, che entra in classe come prof supplente, ed io che mi faccio piccola-piccola (da cicciona che si illude di poter sparire) non so come comportarmi, come chiamarlo e spero di non sbagliare.
Idem da adulta, ascoltandolo insegnare Psicologia all'Istituto di Scienze Religiose.
Anni dopo, in doposcuola privato, lui che mi aiuta, io completamente a digiuno di didattica, perché devo preparare una "lezione" per una classe, io che impensabilmente insegno in una scuola privata e non so come fare. Io preoccupata assa', lui che mi incoraggia, a casa di zia Rosetta, che porge dolcetti e se la ride.
O lui che mi presta attenzione, mentre gli racconto dell'Albania, camminata d'estate con le suore.
O di un libro antico che ho visto ad Assisi, aiutando il fratello bibliotecario.
Lui che viene dalla mamma poche ore prima che lei muoia e poi celebra il suo funerale e la racconta, senza arzigogoli. Ne parla con un affetto che ha il sospetto del fratello maggiore che da adesso farà da padre a questa figlia orfana e ancora scapocchiona, con la sorella, due completamente smarrite
nel dolore immenso della loro
perdita.
Io che sto per farmi operare e potrei perdere un occhio, io che...
DonPeppino preoccupato per me, completamente da sola, durante il COVID, si sorbisce le mie chiacchiere, ridiamo insieme al telefono.
DonPeppino che mi regala un libro su San Nicolino (Nicola, il Pellegrino).
DonPeppino... che c'è.
A disposizione. Si divide e condivide.
Se stesso,sacerdote.
Vado a cercarlo sul web e trovo un articolo di dieci anni fa, all'epoca dei sessant'anni di sacerdozio, su TraniViva, con un suo intervento, quasi un'intervista al giornalista dell'epoca.
Leggo.
Rileggo.
C'è tanto che avevo dimenticato o che proprio non sapevo: la storia di un uomo che ha scelto di vivere il Vangelo,profondamente,non solo da predicare.
E poi mi blocco.
Incontro in Mons.Giuseppe Asciano che si racconta lì, un po' timidamente, il mio DonPeppino "quasi zio."
Lo trovo in lui che ringrazia e rivela tutto un mondo che è come un oceano di pensieri, in una sola parola:
«Tutte le esperienze pastorali mi hanno arricchito interiormente, mi hanno gratificato, mi hanno dato la gioia di spendermi per il Signore e per gli altri, ma l'incontro e il dialogo quotidiano con le amiche della Casa Penale Femminile di Trani, in qualità di Cappellano, è stata l'esperienza più forte che ha lasciato in me un segno indelebile.»
*Le amiche.*
Da sempre, mi interessa esplorare l'etimologia delle parole e analizzare come vengano impiegate nei diversi contesti discorsivi. Lo vedo come una sorta di "etimologia delle intenzioni", un modo per comprendere ciò che una persona desidera ardentemente comunicare. È nel parlare, infatti, che sveliamo frammenti di noi stessi: esprimiamo emozioni, ci sfuggono propositi e progetti, e lasciamo la profonda impronta del nostro io.
Sospiro e ci ritorno su.
"Amico", è una parola che porta con sé un peso profondo, è molto più di una semplice conoscenza fatta di velocità superficiale.
A differenza di un familiare che ci "sorbiamo" per nascita (!), un amico lo scegliamo noi, ed è proprio in questa scelta, spesso reciproca, che risiede la sua forza.
Un amico è qualcuno con cui condividiamo momenti, è chi ci sta accanto quando il mondo sembra crollarci addosso, che ci ascolta senza giudicare e che trova sempre le parole giuste per tirarci su, per dimostrarci solidarietà.
Con l'amico si ha un percorso dinamico che si evolve nel tempo, si rafforza con le prove superate e si nutre di piccole attenzioni e gesti, alle volte tangibilmente eclatanti, alle volte minuscoli e nascosti, che parlano di intimità d'animo.
In un mondo sempre più connesso digitalmente, dove campeggia il "nascondimento" che prospera nella possibilità di nascondersi con i fake, i doppi nomi e personalità fittizie, il valore dell'amicizia vera, quella che si costruisce e si vive faccia a faccia, diventa ancora più prezioso.
È un rifugio, un sostegno, una fonte inesauribile di gioia e di conforto.
Ma tutto si amplifica se l'amicizia nasce e si allarga in un mondo ristretto, dove si sconta una pena decisa dalla legge dello Stato.
È chiaro, e molto toccante, il significato che intravedo in quella parola di
DonPeppe, "amiche". Scivolata con grazia gentile ed un pizzico di orgoglio.
Ne rimango colpita sollevando il velo di ciò che appare; mi commuove tutto un piccolo, ma infinitamente grande mondo di sacerdote che cammina sulle orme di Gesù, come Gesù.
Dove c'è confronto, vicinanza, nel dolore.
Che, magari, abbruttisce, non chiede perdono o, al contrario, lo spera. Lo supplica.
Ho chiesto direttamente poche volte all'amico sacerdote, così paziente con me, e così pudico nel racconto della sua esperienza come cappellano nella Casa Penale Femminile di Trani, perché tra le righe ho intuito quanto fosse argomento così delicato e, nel contempo, così indelebilmente impresso nell'esperienza di vita, da evitare. Per rispetto.
Però, con la mamma, era
consuetudine, da quando DonPeppe
"lavorava" lì, aspettare,fuori, l'ingresso in quell'ambiente della statua della Madonna Addolorata, al primissimo mattino del Venerdì Santo .
Ed anche all'arrivo della festa della Madonna del Carmine,quando lì dentro entra per un brevissimo lungo,toccante momento ,anche quella statua. Solidarietà.
Con la presenza.
Lei, ogni volta, decideva:
"Aspettiamo fuori. "Dentro" ci sta sicuramente DonPeppino ,è il cappellano "
Come a condividerlo, pure pregando per lui, per le sue "protette".
Non solo l'impegno, ma la presa di coscienza di un mondo di difficoltà, da donna che pensa e considera altre donne, detenute.
E questo modo di inviare quasi una carezza a quelle "amiche" ,lei.
Lo aveva deciso ascoltando lui.
Pensandoci.
Pare niente,invece è tanto.
Ma un tanto *testimoniato*.
Quella parola "amiche", la rileggo ancora. Dichiarata dieci anni fa,ma so che non è stato solo un termine affettuoso, bensì un ponte che ha eliminato
barriere, pregiudizi e giudizi, e lo elimina ancora, grazie alla sua testimonianza, se vogliamo.
Don Peppino, con quella semplice ma potentissima definizione, ha elevato le detenute della Casa Penale di Trani a un piano di parità, di riconoscimento reciproco e di profonda umanità condivisa.
In un ambiente dove spesso prevalgono etichette, condanne e distanze, lui ha scelto di usare un termine che implica fiducia, accoglienza e un'assenza totale di pregiudizio.
Questo approccio è la quintessenza dell'atteggiamento di Gesù, che non ha mai giudicato, ma ha sempre accolto, ha visto oltre le colpe e ha riconosciuto la dignità intrinseca di ogni persona.
DonPeppe non si è limitato a essere un cappellano che portava un messaggio religioso, ma si è fatto amico, compagno di viaggio, figura che ha offerto ascolto e comprensione senza filtri.
che ha ascoltato.
che ha consolato.
che ha pregato.
Quell' "amiche" è la testimonianza di un ministero pastorale che non è fatto di regole e dogmi da imporre, ma di relazione autentica e di amore incondizionato, riflesso tangibile,sperimentato e da porgere, di un Amore più Grande.
Per me che ci rifletto, nella distanza degli anni, è il segno indelebile di un sacerdote che ha capito che la vera fede si manifesta nel mettersi sullo stesso piano degli ultimi, nel guardare negli occhi chi è ai margini e nel costruire legami basati sulla reciproca fiducia e sul rispetto, proprio come farebbe un amico.
Che si "onora", leggo tra le righe, di essere "accolto" come amico, trattato da amico, da donne che lo ritengono, con fiducia, un amico.
È il dono più bello, penso rileggendo, che DonPeppe si lascia sfuggire forse senza accorgersene, su DonPeppino
stesso, pardon
Mons.Giuseppe Asciano, con la sua profonda spiritualità e il suo ministero.
Ripeto, sono un po' commossa.
Giornate anomale,queste.
In cui tutti ,una volta informati,ci siamo trovati a pensare con affetto e dolore al giovane DonMatteo,che ha scelto (oltre qualsiasi logica umana) di terminare il suo passaggio nel nostro mondo.
Sono tempi difficili, i nostri. A volte siamo un po' tutti nemici di noi stessi
con la fretta,la velocità nel giudicare, l'incapacità di scavare nel profondo di cose e situazioni,di lucidare l'altra parte della medaglietta di comodo che ci appuntiamoc al petto, magari sentendoci migliori.
ed anche nemici della riflessione. spesso e poco consideriamo.
Ma oggi, ripeto."quell' amiche", scritto lì in quell'articolo, dieci anni fa, è il più bel regalo inaspettato che potessi ricevere.
da lui.
<<Pronto?
Ciao Don Peppino, come stai?
Hai visto che caldo?>>
(Ma non gli parlo di altro)
gioilan
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[Link all'articolo su TraniViva ,da copincollare nel vostro browser:]
https://www.traniviva.it/notizie/60-anni-di-sacerdozio-per-monsignor-giuseppe-asciano/
____________________ATTENZIONE
SOTTOTITOLO ARTICOLO____________
<<La parola "amiche", adoperata dieci anni fa nell'articolo di "TraniViva",da Monsignor Giuseppe Asciano per nominare e descrivere le detenute della Casa Penale Femminile di Trani, va ben oltre un semplice termine affettuoso. Essa incarna la quintessenza del suo ministero sacerdotale e della sua profonda umanità. In un contesto di condanna e isolamento, Don Peppino ha scelto di creare un ponte di fiducia, accoglienza e parità, riflettendo l'approccio inclusivo e non giudicante di Gesù. Questo termine rivela la sua capacità di vedere oltre le etichette, riconoscendo la dignità intrinseca di ogni persona e costruendo legami autentici basati sul rispetto reciproco. "Amiche" non è solo una parola, ma la testimonianza tangibile di un amore incondizionato che si spende per gli ultimi, trasformando un ambiente di pena in uno spazio di relazione umana profonda e significativa [cut]>>
*_gioilan_*
http://ilcatinodizinco.blogspot.com/2025/07/donpeppino-io-e-le-amiche.html?m=1