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~01~
funzionava così.
arrivava con la zia Giovanna,detta Nina,sorella della nonna. Carico di bagagli.
Scendeva dal treno,omone forte e silenzioso,stringeva la mano a
papone che rideva e se lo tirava in un abbraccio caloroso ,dicendogli :
"Ciao,zio.Come stai?".
Poi lo zio baciava la mamma e noi bimbe, che stavamo già ridendo.
Pensando a come avremmo fatto,a farlo spaventare,nei giorni del suo soggiorno tra noi .
( e qui si apre il capitolo "organizzazione a delinquere".)
Ci borbottava un :
"Delinquenti!!!,'st'anno vi faccio vedere io!" però un bacio poi lo stampava,in fronte .
ZioFranco (tutto attaccato) era alto,pacioccoso,o.
Come si dice,"pingue".
In città ci tornava volentieri con la consorte ,a trovare le cognate Emma,mia nonna,e Maria,tutti i nipoti.
Soggiornavano da noi.
Una volta sistemati i bagagli partiva il resoconto del viaggio appena fatto a L'Aquila,altro ramo della famiglia
con l'altra sorella della nonna,zia Maria.
Funzionava così,ripeto.
Gli zii partivano da Novara e raggiungevano l'Abruzzo,in luglio.Approfittavano per "controllare la situazione" della famiglia lì e portare nuove.
Poi si stabilivano da noi per "San Nicolino",la festa Patronale, quindi partivano dopo ferragosto.
Nonna e zia Nina
si sussurravano racconti per ore.Lui piazzato in cucina accanto a loro,le osservava attentamente .
E ascoltava, attentamente.
Interveniva poco ed annuiva ,specie alle tesi di sua moglie.
Se zioFrancoTuttattaccato era di poche parole,estremamente attento ma silenzioso,nell'attesa che a
sua moglie si scaricassero
le invisibili pile che le permettevano di straparlare per ore,la
zia Nina aveva una grande energia impiegata in tante attività,ma la preferita,appunto.
La buona chiacchiera.
Era estremamente difficile
che lei ammutolisse ,forse , spiegava mio papà ridendo,era un compensare i silenzi del marito.
E ,quelle rare volte che lo zio
pontificava, ziaNinaTanteparole
gli diceva:
"Franco,stai zitto"
oppure
"Franco,stai lì e dormi un poco".
Ecco.dormire un poco.
Lo zio ,specie dopo pranzo, tuttattaccato alla sua sedia,dritto impalato come un carciofo pacioso sul proprio gambo (!) chiudeva gli occhi.
E dormiva.
La zia ci spiegava che ascoltava silenziosamente, ed ogni tanto lo chiamava ,fingeva di interessarlo ai suoi discorsi con la nonna :
"È così,Emma. È colì,Emma.
né? eh Francoo?"
Lo zio ,quando non sussultava.
Al richiamo ,semiapriva
gli occhi, annuiva,poi.
Accorgendosi che la nonna ridacchiava silenziosamente con moto
sussultorio, si "raschiava" la gola,allentava la cravatta, si riposizionava sulla sedia e per un po',annuendo.
Compartecipava ai discorsi,sempre silenzioso e attento.
Poi.
Ci ricascava.
"ZZZZ zzzzzZzzzz ZZzzzzzz"
Se la conversazione prendeva
una piega "accanita",riportando malefatte o disguidi,anche corna di famiglia in famiglia (!) mentre
la nonna sputava
fuoco dagli occhi ,serrando le labbra,arrabbiatissima, la
ziaNinaTanteparole
richiamava il marito :
"Franco,'né? eh Francoo? Non dormire!"
A quel punto,spesso
la nonna ci cacciava.
Erano discorsi per grandi.
Per la verità sia Manu,mia sorellina,che io...non ci capivamo nulla.
Però erano interessanti loro.
Molto,si.
Da osservare.
In un tempo in cui pochissima tivù e per giunta bianco e nero (!)
loro ,"i grandi" ,erano un magnifico e curioso spettacolo. A colori.
Io, mesi dopo.
Nei temi,una volta tornata a "squola",magari in inverno,raccontavo tutto alla signora bionda maestra Giovanna, che se la rideva assa' ,eppoi .
informava la mamma con i miei "elaborati" in mano, che le faceva leggere.
La mamma ,rassegnata.
Dapprima mi spiegava per ore
*che i fatti di famiglia non-si-dicono- mai,a NESSUNO.figurati scriverli .
come devo fare per fartelo capire...?!*
(mammina,perdonami
anche adesso,dove sei tu,se mi vedi.
ma proprio nun ja fo ,a non
scrivere,a non raccontarvi TUTTI. nemmeno in questo momento)
poi minacciava di dirlo a papone
per punirmi.
se non le sembravo convinta ,alla fine glielo diceva
e quello.
Prima componeva la faccia a
" seria- seria" ,poi...
mi interrogava a lungo, veniva
a conoscenza dei fatti
incriminati ed incriminanti e...
rideva.
A squarciagola.
Rovesciando la testa indietro,in una
risata possente,sonora.
Con mammina sopraffatta perché
di spe ra ta .
Un mondo strano,quello degli adulti.
Quando ziaNinaTanteparole
arrivava,dopo un po',fatina
laboriosa ,lavorava a maglia.
Maglioncini per noi due sorelline.
E Manu,a guardarla ammirata, voleva imparare. Si sedeva accanto a lei
e sferruzzava.
Era piccolissima e
voleva "fare come la zia".
Io,invece.
Con già come
due pesanti mini-televisori
rettangolari appoggiati sul naso,fondi di bottiglia spessi ,detti "occhiali" ,leggevo.
Se non "Topolino", "I tre moschettieri",di Dumas.
Qualche volta "Viaggio al centro della Terra".
"Il Conte di Montecristo" che
osservava tanto e tutti e poi
pianificava dispetti
(o così amme' pareva).
Tutti eroi maschili .
Libri che papà mi passava
dopo esserseli letti lui.
Li prendeva in prestito dalla Biblioteca
del Collegio dei Padri dove era stato convittore da bimbo.
Credo di averli letti tutti.
I "Classici per la gioventù".
Poi,dopo averli divorati, lui prima e
dopo io,se ne parlava.
Di quei personaggi,quegli eroi.
In quei loro mondi.
Era bello il gioco :
"io dico a te quello che
ci ho capito,tu dici a me
quello che ti è piaciuto"
<Perché,quando leggi un libro
(ascolta papà tuo).
E' bello leggerlo,ma ancora di più raccontarlo per far venire a un altro la voglia di leggerlo anche lui ,e.
Se si impara qualcosa, è sempre meraviglioso non tenersela per sé, ma regalarla agli altri.
Che poi ,dopo.
Ne parleranno anche loro.
Per regalerla ad altri ancora>
Era così che papone spiegava alla figlia che la cultura cioè
quello che si impara.
È come le onde del mare :
prendono,si ingigantiscono e
poi lasciano andare, come un regalo
di sé .
per ritornare a prendere.
a dare ancora.sempre mare.
Mamma non approvava le letture .
Incominciando una battaglia tra loro : ad ogni libro di letteratura per ragazzi che celebrava un protagonista maschile ,lei rispondeva con un libro che aveva come protagonista una fanciulla. (!)
ed io in mezzo,ossequiosamente silenziosa e
speranzosa di leggere tanto.
Quindi :
a "Pel di Carota" la mamma rispondeva con "Piccole Donne".
Contro "Robin Hood" ,ci fu "Pollyanna".
"Moby Dick" prevaricò su "La Piccola Dorrit".
Vinse mamma (per certi versi).con
"Una ragazza fuori moda".
Io lo sono,da sempre.
Orgogliosamente e,quando in età
adulta, glielo facevo
notare,*reminiscenze da libro letto nell'infanzia*,ammutoliva.
Insomma ,per tutto quel leggere : io ero felice.(i miei occhi no)
Leggevo e basta. Quando non giocavo .
Siccome organizzavo battaglie con
la mini-ciurma di amichetti e amichette
(era andata in onda,come diceva la signorina Orso Mando (tuttattaccatoOrsomando) che annunciava in tivù,
"La freccia Nera" ,sceneggiato Rai )
la mamma mi puni' iscrivendomi ad un corso di danza classica.
per "ingentilirmi" ,diceva.
I miei alluci ,per andare sulle punte con il mio peso di peso già da allora,quando ci pensano,ringraziano ancora (!).
E perché papà mi aveva già iscritto a basket.
Ma lasciamo stare,altre storie .
Insomma, io. A fare la maglia, M A I .
La sorellina,invece.
più buona e quieta ,ci si cimentava.
È che alla bambina-Manu,cui spesso sudavano le mani, un pomeriggio ,non volendo,sfuggi'
un ferro da lavoro,cadendo a terra
con un fragoroso rumore.
Mentre lo zio dormiva.
Fu così che lei,per la prima volta,assiste' ad uno tra
*i.più.straordinari.spettacoli.al.mondo* :
zio.Franco.
Tutto.s t a c c a t o. da. se.stesso. e. dal . suo.sonno.
S.
P.
A.
V.
E.
N.
T.
A.
T.
O.
Un salto enorme sulla sedia
ad un occhio mezzo spalancato.
Le braccia in avanti come a proteggersi con
le due manone pronte ad afferrare qualcosa di inesistente,ovvero l'aria.
L'altro occhio, finestrone sul mondo di mezzo,con un tremolio. sulla
palpebra , anche questo
semi-aperto ,mentre l'urlo
potente,
terminava tra le risate generali .
Da allora la genialata :
Manu si appostava curiosissima ,e. non appena lo zio si addormentava, qualche ferro cadeva.
urla.
" Delinquenti .Emma,le tue nipoti
sono due
delinquenti.
E io,qui. Non ci torno più,MAI più!"
(poi, però.l'anno dopo,puntuale .
tornava. in vacanza)
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~02~
Una volta rincasato nella sua penisola di Colonna, in barcone ,San Nicolino
( leggi : terminata la festa del Santo Patrono)
lo zioFrancoTuttattaccato,dopo
le passeggiate fino alla Cattedrale.
i fuochi di artificiopumpum!
le bancarelle,
la cremolata al bar;
le sue
"puntate" di primissimo mattino alla "Piazza del Pesce", dove
gli piaceva ascoltare
i richiami dei venditori per illustrare il pescato.
che per lui erano pura musica,con la cadenza tranese ed il suo gergo poetico ;
le visite a zia Maria e a tutti gli altri nipoti; a zia Assunta e a zio Basilio...
qualche pranzo o cena
cui era invitato.
lo zio,dicevo.
precipitava in uno stato depressivo,sempre tuttattaccato
alla sedia sdraio sulla loggia.
Non c'era verso di staccarlo di lì. Nemmeno cercando di tirargli
il cappello di paglia alla Borsalino, dalla coccia.
Sprofondava in uno stato di abulìa.
cioè. l'unica occupazione
era assassinare
le odiate ,maledette serpi (!)
Come inveiva contro le zanzare, zanzare
che lo costringevano,in pieno
agosto, ai calzini nelle pantofolone, datosi che,"il mozzico" della 'zanzaraserpe', sotto,sopra,a lato del piede,è quanto di
piùpiù difficile - fastidioso
ti possa capitare.
Quando tornava dall'ufficio papà,tutto contento che in casa ci fosse un altro uomo...se lo trovava così.
Con un giornale quotidiano aperto
tra le braccia,a mo' di copertina,lo sguardo perso nel vuoto,se non
dormiva.
E alla mamma lo indicava ridacchiando :
"La pietà. Maschile .Che a Michelangelo
farebbe ancora da ispirazione."
Io,che ascoltavo,poi andavo a chiedergli,magari svegliandolo
(apposta) di soprassalto :
"ZioFraaancozio?
Cosa è la "spirazione "di Michele
e Angelooo?"
imitando mia sorellina.
Papà e mamma sparivano sempre,destinazione cucina.
Proprio era un loro
vizio: ogni tanto che Manu o io,animate da buone intenzioni gli facevamo domande per sapere,per
imparare, "come le onde".
Loro si guardavano,si voltavano
di scatto e correvano in cucina.
Anche se alla mamma tremavano
le spalle come ...
quando si ride, mbo'.
Dopo un po' papà,e questo ogni anno.
Incominciava:
"zioFra'! E quest'anno,le bandierine? Ci siamo,eh".
Una domanda, constatando, ripetuta più volte al giorno.
Magari sorseggiando Moscato ghiacciato.O con un libro tra le mani,riparando un giocattolo rotto... Buttandola lì.
Casualmente.
Come se si dovesse rimettere un orologio che non
voleva andare,noiosamente.
Risposta,rimbalzata più e più .
E più volte :
" io, per quelle due "delinquenti" non preparo niente!"
Oggi direbbero "atteggiamento da zio tossico", ma no.
Era un rituale.
Funzionava in questo modo, lui si proclamava
-indignato- non disponibile.
il meditato accuratamente,in seguito architettato da papone furbacchione,invece era che.
Lui, papà.
Arrivava la sera e,dopo
cena,se non era umido ,si usciva.
Putacaso,nel caso, per un caso,ma guarda che caso...
papà
*distrattamente* ci conduceva
in piazzetta Scolanova o in certe stradine verso la via d'Andria.
Era bellissimo.
Perché c'erano.
Appena appese.
File lunghissime,colorate.
Traforate,trapanate di gioia che facesse scoppiare felicità in chi le scorgesse,le
b a n d i e r i n e
di ferragosto. era la festa.
Spesso tanta gente ,in quelle vie ,ci stava ancora lavorando .
Signore e bambini.
Una,una volta.
a ziaNinaTanteparole
spiegò che
Signo' . *quelli* .prima non hanno
voglia di fare niente (i bambini)!
Poi dopo si divertono.
Vogliono "fare".E fanno.
come facciamo noi.
Magari qualcosa gli rimane.
Frasi misteriose che oggi.
Più di
cinquant'anni dopo,di questi tempi assurdi, hanno un senso.
che mette freddo. fa venire i brividi.
ma non dà sollievo dal caldo.
Erano belli anche gli altarini ,in costruzione.
Dalle tovaglie bianche,a fregi gialli che parevano quelle in chiesa.
Arricchite da pampini,edera intrecciata e fiori estivi,campestri.
Altarini che avrebbero fatto da nido alla statua,al quadro,all'effigie dell'Assunta in cielo,traslata tra un tripudio di cherubini.
Raffigurazione ben esposta,ai rosari,alle veglie.per la Madre Santa.
Che quasi ogni via, quasi ogni
quartiere in questa nostra bella città ,si muoveva a ricordare *prima* del ferragosto
(che non è da celebrare come
l'Assunta,ma da vivere
come giornata di riposo
al centro pieno del mese
del riposo estivo,borbottava
donFelice)
Era così,ma davvero
misteriosamente che.
Al mattino dopo.
zioFrancoTuttattaccato
si animava e,nelle ore più fresche del giorno tormentava la nonna
con richieste tipo :
"Emma,dove hai messo forbici e forbicine?"
"Emma, è avanzato spago dal gomitolone che comprai l'anno scorso?"
"Emma . La carta di recupero di tutto l'anno (frutta,pacchi dono,pane) è riposta sempre lì?"
Ed indicava un cassetto
della cucina,che apriva e poi
lo vedevi che borbottava
qualcosa molto ,ma molto ,seccato.
Incominciava ad aggirarsi nervoso per la casa in cerca di non si sa che.
Oppure sulla loggia ,con il naso in aria,pareva contare i metri del cielo.
Quindi spariva.
Usciva di casa ,destinazione
cartolibreria.
Usava,sino agli anni '70
(altro secolo,addirittura altro millennio)
una carta "da pacco",si chiamava
così ,leggermente pesante
e colorata, senza immagini.
Senza arzigogoli con fiori o
animali o disegni .
Serviva ad involtare
pacchetti,addirittura qualcosa
da spedire.
Quando lo zio tornava dalla cartolibreria Farnelli ,quella su via Roma ,aveva un fascio di quelle carte sul braccio.
Di tanti colori,meno che il rosso
(che era carta detta di recupero (non sporca, cioè,d'avanzo) che usava il macellaio) ;
meno che il grigio , che arrivava dritto dalla
(purtroppo defunta) Piazza del Pesce ;
meno quella bianca ,in cui la mitica e
buona Giovina involtava
focaccia e pizze.
Tutti gli altri colori.Tonalita' del verde e azzurro ,fucsia, il mio adorato giallo,qualche marroncino,l'arancione.
A quel punto,secondo pomeriggio, prima del tramonto, lo zio si "conciava" per le grandi operazioni lavorative che conoscevamo a memoria e
che poi,sul fare della sera,sarebbero diventate
"catena di montaggio" .
con tutta la famiglia.
Raccontiamo la sua divisa:
1)Occhialoni tondi sul nasone a cipollone.
2)Canottiera bianca in puro cotone .
di quelle che per la prima volta in un film americano aveva sfoggiato
ClercGheibol,
diceva la ziaNinaTanteParole.
Poi.
Un po' sottovoce, aggiungeva alla nonna e a mammina:
"Che però Clerc non è la stessa cosa del *povero* Franco, neh ?!"
"povero". era già "povero".
Povero zio tutto dormire,era considerato già trapassato,povero.
Sospiro ben sospirato ,occhi al cielo.
e quelle due che la osservavano, erano tutte risate. sussultorie la nonna,mani sulla bocca la mamma,lacrime agli occhi. insieme.
3)Meravigliosi pantaloncini corti blu
mare azzurro agitato ,ma d'inverno (!)
4)su rigorosi calzini ai piedi ,infilati in 5)ciabattone estive di pelle
nera,aperte.
Mentre Manu gli gironzolava intorno
con il suo animaletto preferito tra le mani,un sempiterno
paperottolo bianco e poi all'arrivo di papà ,che rincasava da una visita a sua cugina,chiedeva a questi:
"Papàaaaa??? chi è ClercPeipol?"
Un sorpresissimo genitore che ,dopo il bacetto di rito,si voltava verso lo zio ,se
lo scrutava da sotto a sopra
e gli diceva ( a proposito di cinema)
"ZioFra'! : le più belle gambe del cinema Italiano..."
Partiva il primo tuono del pomeriggio :
"Emmaaaaa .Io lo so
da chi hanno preso le Delinquenti,io.
lo so,io."
Rientrava in cucina,beveva un
bicchierone d'acqua.
Usciva sul terrazzo a spostare
tavolo e sedie.
A quel punto,secondo pomeriggio, prima del tramonto, ancora a voce altissima :
"Emma ,ho coltello e forbici in mano,allontanami le *tue* nipoti delinquenti !"
Lo zio si decideva a lavorare.
Inciso dubbioso: mica mai capito se zioFrancoTuttoAttaccato stesse minacciando un omicidio o ...
volesse preservarci dal farci
noi stesse del male.
Visto che queste due ,"le criminali",completamente
attratte da tutti quei colori, dopo
un po' si cercava di emularlo ,rubando
un coltello o delle forbici,anche qualche foglio per...collaborare.
Se ,in contemplazione,dopo aver promesso "di essere buone" alla mamma,rimanevamo a distanza...
lui FINALMENTE incominciava
l'OPERA.
Si sedeva al tavolo,fulminava con lo sguardo un punto dell'alto pino
di fronte a lui ,dove schitarrava a modo suo una (fastidiosa) cicala ,prendeva alcune carte e
le piegava in quattro parti...
Estraeva dal taschino
l'enorme fazzoletto pulito e con quello lucidava il coltello della nonna, che in estate era in ferie in un cassetto, perché solitamente serviva a sezionare
il Tacchino, a Natale.
Lui ci alitava su e lo strofinava.
Quindi lo faceva diventare
un potente sfogliacarte
che tagliava perfettamente.
Tutti quei perfetti quadratini
in cui si erano ridotti,piegati,gli
enormi fogli di carta da pacco .
Li ripiegava ancora
in due, in modo che si formasse un rettangolo.
Poi, con le forbicione da sarta della
nonna,partendo dal vertice
estremo, quindi da fuori, con
un potente
taglio obliquo, si spostava verso
l'esatto centro del rettangolo.
Alla fine ,svolgeva lo strano
pezzo di carta che aveva altrettanto strana forma ,tipo trapezio e,ai nostri occhi spalancati
e rapiti, tutto soddisfatto,lo
zioFrancoTuttoAttaccato
A P R I V A
la sua prima bandierina
per l'Assunta di quell'anno .
Separandola da un perfetto
triangolino di carta che veniva
riposto sotto una pietra,in
un angolo del tavolo.
E tutto soddisfatto,continuando
a lavorare i suoi magnifici,colorati fogli,incominciava a raccontare la
*vera* storia delle bandierine.
Ogni estate sempre
la stessa,sempre quella, ma
arricchita da particolari nuovi
che tenessero buone,"ferme" perché interessate al racconto (!) le due
diavolesse.
E capitava che noi , le due pericolose malfattrici ,lentamente
ci avvicinassimo a lui osservando,ascoltando.
E "capitava",anche che io,specie io.
Urlando un :
"Ahio zio,sei cattivo!"
ritraevo immediatamente la manina che avevo allungata di nascosto ,verso
il coltellone di Natale.
essendomi beccata
uno schiaffone
sull'artiglio stesso,seguito
dal ruggito:
"Maniapposto!".
Il racconto,dei più strani,sul perché delle bandierine per la festa
del Ferragosto, arrivava
da lontano,da Assisi,Umbria.
Era lì che abitava
"suor Italia, purtroppo",la figlia
bionda e bellissima di
ziaNinaTanteParole e zioFrancoTuttattaccato che,ad
un certo punto, se ne era andata lì
a fare la suora,purtroppo.
La sua mamma Nina
la chiamava sempre
"SuorItalia".
mai,semplicemente, Italia.
doveva sottolineare il Suora.
come a mettere distanza,a
chiedere rispetto. Suora.
che,però.vuol dire "sorella".
ed io una volta glielo feci notare.
(tipo come interveniva
con me,se facevo errori,la
bionda
maestra Giovanna ,a "squola")
"Zia,se tu che sei
la sorella di nonna
e sei la mamma di
zia Italia ,non sei
sua suora, cioè sorella.
Ma mamma .
E suora -sorella di
tua sorella,la nonna.Mia.
Tu a tua figlia non dici sorella :
sei la mamma.Sua"
papà rideva.
la mamma diceva
"chiedi scusa alla zia!"
Io mi accanivo chiedendo
perché.
la ziaNinaTanteparole
replicava .... che
lei *è*
SuorItaliaPurtroppo.
Genere e titolo "francescana di povertà".
Ed ogni volta,per i racconti
su lei ,partiva più
di una lacrimuccia
dalla nonna, qualcuna scivolata .
qualche altra asciugata
con l'orlo del suo sempiterno
grembiule.
mentre lo zio
ammutoliva definitivamente ,segno
di un dolore mai spento,dato da quell'ultima figlia.quasi fuggita.
Con la zia che abbondava.
Di "purtroppo".
Si creava confusione.
Per anni noi,da bimbe, s'è pensato
che questa zia
suorItaliaPurtroppo, fosse bella,si.
ma portatrice suora di scalogna.
'sti pianti ogni volta che
la si nominava.
O che fosse lei triste,infelice:
Invece no : allegra e con
una parlantina simile a quella
di ziaNina.
Quando gli zii passavano a trovarla, abitando nel suo stesso convento
per un po',lo zio,stufo di tutte quelle femmine, anche se monachelle gentili,gironzolava per Assisi e
"studiava" nelle biblioteche.
Poi raccontava . E,infatti.
Aveva scoperto l'origine delle "nostre" bandierine.
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~03~
Due buoni frati missionari spagnoli
erano partiti per la California
ed avevano costruito una città,dedicata a Santa Maria degli Angeli, nel ricordo della Porziuncola ,restaurata
dal buon frateFrancesco poverello,di mestiere santo.
ad Assisi.
Il villaggio
si era chiamato "Los Angeles", abbreviativo in ricordo della Chiesina umbra e
con quello si voleva rinnovare la devozione
alla Madonna Assunta in cielo .
Quindi, tutti gli
angioletti,milioni pare,che
avevano portato in Paradiso
il corpo della mamma di Gesù,morta.
-Traslato,si dice bene.-
Però gli spagnoli avrebbero voluto qualcosa che fosse festa e fosse
il ricordo di quel viaggio al cielo.
Allora,con le fibre delle pale degli onnipresenti cactus, prima fatte a poltiglia,poi stese sottilissime
ed essiccate al sole in modo
che fossero come carta, di lì esattamente,avevano
tagliato bandierine .
Bello,no?
Mica finito il racconto...
Perché i figli dei tintori
di stoffe, messicani,coloravano
quelle bandierine prima di appenderle
ed era "Fiestas!"
Proprio facevano allegria.
Sospese ai fili,tra le casette .
Il vento,increspandole e
muovendole, simulava
nel tipico rumore un po' ovattato
della carta mossa,il suono
delle ali degli angeli che volavano
con il corpo ,verso il cielo.
Storia che,
allo zioFrancoTuttattaccato aveva confermato ridendo
zia-suorItaliaPurtroppo.
Nei suoi appassionati studi
a zonzo per il borgo antico,scopo
sfuggire
a quella torna di femmine
velate,chiuse in convento, che
volevano convertirlo, più la sua ciarliera moglie che pareva aizzargliele
contro con concioni e preghiere, lo zio .
in qualche biblioteca, aveva ricostruito il "viaggio della tradizione".
Spiego.
Come erano arrivate ,chi
le aveva portate
le tradizioni delle bandierine che fanno
ricordate gli angeli in volo
da noi,in Puglia?
Gli SPAGNOLI.
Qualcuno aveva riportato
in Europa,specie
in Spagna
(quella tutta nera di abiti e
come si vedeva nei dipinti tristi,seri e paurosi)
governata dai re e regine,poi
dai Borbone ,l'usanza.
Noi eravamo anche stati
contaminati
dagli spagnoli,che
ci avevano governato, nei
secoli ,dalle
loro tradizioni.
Ed ecco spuntate anche aTrani le bandierine all'Assunta,da
esporre ad agosto,fino a che vento e pioggia non le distruggessero.
"Avete capito,delinquenti?"
"Quello che conta è che richiamino
il suono delle ali degli angeli!"
Annuivamo mentre lui ,a lavoro
terminato ,incominciava a suddividere
le bandierine,sul tavolo,per colore.
Magnifiche.
"Volete farmi delle domande?"
E qui,la mia ingenua sorellina piccina,facendosi avanti, chiedeva
interessatissima,pure mezzo spaventata,qualcosa tipo:
" Ma erano così
grandi le barbe in Spagna?
degli "vuomini" spagnoli Barboni,zio?"
Lo zio si bloccava e guardava la bimba al di sopra degli occhiali
scivolati a punta nasone.
Cercava di stabilirne il grado di innocente ingenuita'
(ma a questo ,noi sorelle associate
in conversazione,s'è
arrivate ,ridendo, una
cinquantina di anni dopo).
il dubbio,per lo zioFrancoTuttattaccato era che
da codesto padre...
fosse stata orchestrato ogni forma di sfottò tramite
codeste "delinquenti" sue
foglioline-figlioline.
Comunque.
Papà si alzava di scatto e spariva in cucina.
La mamma implorava:
"Zio, è piccolina".
E zioFrancoTuttattaccato
borbottava a quella
curiosa mocciosa :
"Io ti cucino un colombino nero
e te lo faccio mangiare
tutto-tutto!"
"Stasera,per cena!"
La sorellina piangeva,la
mamma la consolava e lui,urlava:
"Emmaaaa,ho bisogno delle
forbicine per manicure o quelle da ricamo!"
Ed io capivo che stava per iniziare
il meglio del suo lavoro sulle bandierine,quello che io chiamavo
"i merletti". e lui
mi rimbrottava ,correggendomi :
"l'intaglio,lo zio! si chiama :
intaglio dopo il ritaglio!"
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~04~
le forbicine da ricamo avevano la punta leggermente arrotondata,per non ferire le stoffe.
le forbicine per manicure avevano le punte sottilissime.
poi c'erano le forbicine
innominabili, quelle "storte" . ad uso "omicidio e sventramento calli".
Erano severamente vietate ai bambini.
Ma pure al papà,eh .
'che' una volta aveva sciupato
alla nonna ,un preziosissimo asciugamano in lino
del suo corredo ,ferendosi.
Quando lo
zioFrancoTuttattaccato se le trovava davanti ,come un chirurgo
che seleziona il giusto strumento,sceglieva e
imbracciava,pardon, "inditava" le forbicine giuste.
prendeva una bandierina,piegava impercettibilmente un lato ,o di sghimbescio ed incominciava a
tagliare
seguendo profili di arabeschi
inesistenti,
affascinanti e complicati ,così.
scolpiti a memoria,con
la maestria di chi
ha una grande pratica
di lavoro,esperienza di anni.
cadevano da quei disegni cesellati, i più bei coriandoli
che sarebbero stati usati nei mesi seguenti, a carnevale.
cuori,semini,ghirigori,riccioli. impareggiabili forme come di
lampadari o fili...
che venivano raccolti in un cestino.
quando lo zio terminava le trine, cioè "l'intaglio" ,dato perché il vento non le strappasse una volta stese ,le bandierine erano capolavori.
Ognuna unica ed irripetibile.
Uno spettacolo
di rara bellezza,come certe stoffe damascate
dai disegni incredibili ed elaborati.
Se, chiacchierando, si avvicinava
al lavoro prima papa',poi
anche mamma ,a volte anche
altri ospiti presenti in visita,i capolavori nascevano per un gioco che anche i Grandi volevano giocare .
e si chiamava
" a chi le incide meglio"
Oppure
" alla bandierina più bella" ,con
tutti gli elaborati,preziosi segmenti tagliati,spesso "sovrastati" per
tecnica, da quei fiori,
quei quadri,
quei cuori,quelle picche
che erano proprie di papà nostro.
( ci aveva 'na fissazione con le carte da
poker,scala quaranta,i suoi
giochi preferiti a Natale )
La più bella bandierina, più fantasiosa e perfetta ,era premiata dalla caraffa in cui la nonna aveva raccolto mentuccia,mandorle e succo sciolto di quelle : la lattea orzata.
Che il vincitore distribuiva a tutti ,nei bicchieroni da bibita.
Ripartiva l'urlo :
"EMMAAA,noi qui
abbiamo finito.
puoi lavorare la colla"
Quello era uno
dei momenti più belli, perché
a me piaceva il profumo della colla di farina.
Mi appiccicavo alla nonna per osservare,aspirare.
La colla era
una specie di besciamella bianca
senza burro e sale,a base acqua che
bisognava saper lavorare.
data da un solo cucchiaio
della "polvere di grano raffinata"
( la ziaNina ,dalla sua bella parlantina,era campionessa di sinonimi,a volte pure contrari,e chiamava così la farina)
Mentre sorseggiavo il bicchierone di succo di mandorla sputacchiando le foglioline di menta.
la sorellina dentro al suo
cercava le uova del colombino del "vuomo BArbone di Spagna".
che lo zio le aveva detto di aver annegato li' dentro ,perche'
lei piagnucolava ancora (!).
la nonna si preparava.
Prendeva il sacchetto della farina.
Mestolo di legno tuffato dentro
che ne raccogliesse un po'.
Intanto.
Pentolino , bicchiere di acqua .
Portava a bollore.
Spegneva il fuoco e sul
liquido,lentamente, spargeva il contenuto di un cucchiaio
di preziosa polvere bianca
Quindi, girava,rigirava,girava ancora.
Poi aggiungeva altra acqua e
riportava a bollire
senza mai smettere
di girare,fuoco lentissimo.
Il profumo era davvero speciale,come tutto quello che la nonna metteva a cucinare.
Poi,a consistenza tipo ricotta liscia e densa ,la nonna spegneva il fuoco e,con il ventaglio ,faceva aria.
Trascorse ore due
("Emmaaaa ,che ti sventoli con questo caldo? il ventilatore,ci vuole. il ventilatore!")
mentre lì fuori,sul terrazzo si continuava ad intagliare ,stavolta i triangolini
(che erano stati separati dalle bandierine al momento di crearle ,scindendoli dai quadrati di carta ,piegati in due)
ecco che la magica,profumata colla era pronta.
E si chiedevano due sedie.
Una ad un lato e l'altra
dall'altra parte del
lunghissimo terrazzo.
il papà fissava ad una sedia e poi
all'altra ,srotolandolo, lo spago.
Legava, tagliava.
Ed era arrivato il momento
più bello, per partire
con il gioco-lavoro dell'apporre le bandierine,in cui
zioFrancoTuttattaccato
dava il meglio.
Veniva portato sul tavolo il pentolino con la colla.
Lo zio prendeva una bandierina e la stendeva davanti a sé.
si lucidava il lungo dito indice della manona destra,per pulirlo, su una parannanza che si era fatto prestare dalla nonna,lo affondava nella colla e poi
spalmava quello che ci rimaneva appiccicato su,sulla parte
superiore della carta.
Quindi, a turno, ci consegnava la bandierina che
noi,correndo,dovevamo in fretta
portare sul filo stendedola
velocemente
e ripiegandola
"TUTTATTACCATO e BENE".
TUTTATTACCATOOOO
TUTTATTACCATOOOOOOOO
Perché se lo zioFranco controllava e non era tutto-tutto tuttattaccato
bene, lo zio ripartiva con le minacce di colombini neri in umido, serviti per cena
e
c'era chi piangeva,chi sbuffava progettando dispetti
come Edmondo Dantés,e
blablabla.
il papà rideva,la mamma
che consolava la sorellina
che piangeva...
la ziaNina che sferruzzava e
la nonna che le chiedeva :
"Che prepariamo per cena?"
Per continuare e terminare il lavoro...
arrivava la promessa del
gelato al "Bar Gelo"
del signor Giannino,la sera.
Solo nel caso.
Ci facessimo spuntare le aureole.
Così ,a casa mia ,si costruivano i fili.
Con le bandierine
a colori alterni,bellissime
allegre,giocose.
Si srotolavano e si appendevano
al cielo
da guardarle benebene
di giorno
azzurroazzurro con una lama rovente di sole al centro.
o buionero sforacchiato da stelline ,a
notte.
Una volta terminato il lavoro,il filo si staccava e si portava per terra .
Si fermava con due belle pietre e si ripartiva da capo con un nuovo spago sottile appeso alle sedie...
Più fili erano ,meglio era.
Perché la nonna sosteneva che a guardarle, le bandierine, portavano fortuna...
con il suono delle ali degli angeli
che era più forte e sonoro
perché,davvero.
Erano tante.A sventolare.
E c'era gente -ci dicevano-, che a Ferragosto passava sotto il terrazzo , guardava in alto e sorrideva. come ad un appuntamento ,ogni anno.
E in giro,in città ,di terrazzi così ce ne stavano tanti.
Si giungeva alla sera della vigilia:
c'erano lumini rossi,verdi, gialli
che la nonna accendeva ,con piccole lucerne improvvisate nei bicchieri
sbreccati.
era bello. ma tanto.
E numerosi palloncini di quelli a lanternina, di Venezia .
Uno era un faccione del sole che rideva. ma di notte.
L'altro, di Manu. Un paperotto con il becco giallo.
Dentro, al centro,si accendeva una candelina.
Ed il papà vigilava affinché nessuna prendesse fuoco.
( alla fine si decise :
pericoloso,niente più)
Poi con tutta la famiglia
il Rosario ,alla statuetta di Maria con il suo bel manto blu trapunto di stelle,mentre anche lei guardava
-ufficialmente- il cielo.
(invece per me ,con gli occhi
verso l'alto pure Lei,si godeva
le bandierine .
ma non ditelo alla nonna o vi beccate uno SCOMUNICATA)
Ed alla fine .
La cena.
Il nostro Ferragosto.
ecco raccontata la nostra
felicità familiare,l'infanzia
da "delinquenti".
fatta con poco,cose semplici
e risate,insieme.
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~05~
Tempo dopo ,non
tanti giorni,eccoci.
all' infelicità della prima pioggia che annunciava la fine dell'estate.
Ore di acqua battente .
Tutte le bandierine stinte,rovinate.
noi bimbe con il naso ai vetri delle portefinestre : si stava sciupando
tutto il nostro lavoro.
Lo zio che tagliava i fili appesi per pulirli dalle carte e
recuperare,annodandolo,lo spago.
Noi infelici .
Perché capivamo che.
L'estate era finita : tra un po' ci sarebbe stata la salsa da fare , cioè *da osservare come la mamma e la nonna si stancavano a prepararla* mentre noi si doveva stare
lontane,impegnate con i compiti.
esercitandoci a finire "il libro delle vacanze" ed eravamo
uffascocciate e uffadisperate.
e,a mattina ( novità.cosa tipo festa,inusuale assai )
in televisione c'era il "Film perché c'è la Fiera del Levante".
Un giorno di settembre,di primo tempo,a
salsa finita ed imprigionata
nelle bottiglie,
proverbio di ziaNina
"salsa fortunata senza bottiglia scoppiata" per noi due bimbe,inaspettatamente
ZioFrancoTuttattaccato,
consegnava alla nonna le bandierine avanzate ,lo spago raggomitolato ,per usare tutto tra un anno, al suo ritorno,e.
il giorno dopo.
Partiva.
("Delinquenti,qui.non ci torno più!")
ZioFrancoTuttattaccato,prendeva
le valige sottobraccio e facendo da battistrada a
ziaNinaTanteparole ,nonostante le nostre suppliche,le richieste,le promesse
di non farlo più spaventare nel sonno.
Partiva.
Mentre ziaNinaSenzaParole piangiucchiava,lui.
Sventolava dal finestrino quella sottospecie di lenzuolo bianco ,che
era il suo fazzolettone sempre ben in vista
dentro il taschino.
E il treno grigio se
li portava via.
Un'estate,l'ultima per papà,le bandierine non usate erano tante ,ma l'anno seguente, niente più.
di niente.
nemmeno una festa.
nell'universo triste ,vuoto
e doloroso del lutto.
il nulla.
Un zioFranco sempre
più silente e stanco, cambiò date per la loro annuale visita e con zia Nina venne tra Natale e Pasqua,quando non era ancora primavera.
Manu era già più grande
e lo fissava puntuale
mentre lui dormiva
ed il suo ferro,sferruzzando
le scivolava di mano
e cadeva...
(Delinquente!)
Poi non c'era più nemmeno zioFrancoTuttattaccato .
che mi viene da piangere ancora se ci penso, ed
anche le "sue" carte da pacco colorate che si procurava
dal cartolibraio . In giro non se ne vendevano più.
Sparite,tramutate in eleganti fogli da regalo o veline,che.
alla prima acqua, leggerissime e
stinte ,sarebbero morte
puranco loro, subito.
Tutto finito,andato.
Però.
Dopo un po',una volta ripresa dall'ubriacatura del dolore,con la volontà di tentare,ancora.
C'ero io, che.
ostinatamente,dopo la partenza di SanNicolino in barcone per tornare a casa,nella sua
penisola di Colonna
( leggi : terminata la festa del Santo Pellegrino)
a fine festa patronale, non
più bambina,ma .
dapprima testarda ragazzina/adolescente.
poi
giovane ,con tutti gli amici.
ed anche donna fatta,ostinatamente,pure adesso,da vecchia,ogni anno.
Per l'Assunta.
Mi ci rimetto ,cocciuta, sui fogli .
adesso quelli colorati
per le fotocopie :
taglio,ritaglio,intaglio almeno
bandierine sette.
Per tutti noi felici di allora:
papà ,mamma ,nonna, ziaNinaTanteparole
zioFrancoTuttattaccato me e Manu bambine,
le appendo, perché osservarle mette allegria e porta un po' fortuna.
Aspetto il vento che
le muova,come il suono
delle ali degli angeli che portano Maria in cielo, Assunta .
Ed auguro
"buon ferragosto".
a tutti loro,ma specie.
a me stessa ,pure a chi passa.
Funzionava così. E chiaramente
così funziona ancora.
Tra le onde del mare,io .
Con chi ha letto.
fino ad ora.
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nota bene . I racconti Assisani dello zio
sulla nascita delle tradizioni delle "fiestas" tra pale di cactus,frati e suono che al vento simuli le ali degli angeli,ho controllato.
non sono poesia o voglia di intrattenere le bambine.ma.
hanno un fondamento storico
appurabile da chi ha voglia
"di fare come il mare".
*_gioilan_*