venerdì 15 agosto 2025

funzionava tutto tuttattaccato

    
 

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                             ~01~

funzionava così. 
arrivava con la zia Giovanna,detta Nina,sorella della nonna. Carico di bagagli.
Scendeva dal treno,omone forte e silenzioso,stringeva la mano a
 papone che rideva e se lo tirava in un abbraccio caloroso ,dicendogli : 
"Ciao,zio.Come stai?". 
Poi lo zio baciava la mamma e noi bimbe, che stavamo già ridendo.

Pensando a come avremmo fatto,a farlo spaventare,nei giorni del suo soggiorno tra noi .
( e qui si apre il capitolo "organizzazione a delinquere".)

Ci borbottava un :
"Delinquenti!!!,'st'anno vi faccio vedere io!" però un bacio poi lo stampava,in fronte .

ZioFranco (tutto attaccato) era alto,pacioccoso,o. 
Come si dice,"pingue".

In città ci tornava volentieri con la consorte ,a trovare le cognate Emma,mia nonna,e Maria,tutti i nipoti.
Soggiornavano da noi.

Una volta sistemati i bagagli partiva il resoconto del viaggio appena fatto a L'Aquila,altro ramo della famiglia 
con l'altra sorella della nonna,zia Maria.

Funzionava così,ripeto.

Gli zii partivano da Novara e raggiungevano l'Abruzzo,in luglio.Approfittavano per "controllare la situazione" della famiglia lì e portare nuove.

Poi si stabilivano da noi per "San Nicolino",la festa Patronale, quindi partivano dopo ferragosto.

Nonna e zia Nina 
si sussurravano racconti per ore.Lui piazzato in cucina accanto a loro,le osservava attentamente .
E ascoltava, attentamente.
Interveniva poco ed annuiva ,specie alle tesi di sua moglie.

Se zioFrancoTuttattaccato era di poche parole,estremamente attento ma silenzioso,nell'attesa che a 
sua moglie si scaricassero
le invisibili pile che le permettevano di straparlare per ore,la
 zia Nina aveva una grande energia impiegata in tante attività,ma la preferita,appunto.

La buona chiacchiera.

Era estremamente difficile
che lei ammutolisse ,forse , spiegava mio papà ridendo,era un compensare i silenzi del marito.
E ,quelle rare volte che lo zio 
pontificava, ziaNinaTanteparole
gli diceva:

 "Franco,stai zitto" 
          oppure
"Franco,stai lì e dormi un poco".

Ecco.dormire un poco.

Lo zio ,specie dopo pranzo, tuttattaccato alla sua sedia,dritto impalato come un carciofo pacioso sul proprio gambo  (!) chiudeva gli occhi.  

E dormiva. 

La zia ci spiegava che ascoltava silenziosamente, ed ogni tanto lo chiamava ,fingeva di interessarlo ai suoi discorsi con la nonna :

"È così,Emma. È colì,Emma.
 né? eh Francoo?"

Lo zio ,quando non sussultava. 
Al richiamo ,semiapriva 
gli occhi, annuiva,poi. 

Accorgendosi che la nonna ridacchiava silenziosamente con moto 
sussultorio,  si "raschiava" la gola,allentava la cravatta, si riposizionava sulla sedia e per un po',annuendo.

Compartecipava ai discorsi,sempre silenzioso e attento.
Poi.
Ci ricascava.

"ZZZZ zzzzzZzzzz ZZzzzzzz"

Se la conversazione prendeva 
una piega "accanita",riportando malefatte o disguidi,anche corna di famiglia in famiglia (!) mentre 
la nonna sputava
 fuoco dagli occhi ,serrando le labbra,arrabbiatissima, la 
ziaNinaTanteparole 
richiamava il marito : 

"Franco,'né? eh Francoo? Non dormire!"

A quel punto,spesso 
la nonna ci cacciava.
Erano discorsi per grandi.

Per la verità sia Manu,mia sorellina,che io...non ci capivamo nulla.
Però erano interessanti loro.
Molto,si.
Da osservare. 
In un tempo in cui pochissima tivù e per giunta bianco e nero (!) 
 loro ,"i grandi" ,erano un magnifico e curioso spettacolo. A colori.

Io, mesi dopo. 

Nei temi,una volta tornata a "squola",magari in inverno,raccontavo tutto alla signora bionda maestra Giovanna, che se la rideva assa' ,eppoi .
informava la mamma con i miei "elaborati"  in mano, che le faceva leggere.

La mamma ,rassegnata.

Dapprima mi spiegava per ore 

*che i fatti di famiglia non-si-dicono-  mai,a NESSUNO.figurati scriverli .
come devo fare per fartelo capire...?!*

 (mammina,perdonami 
 anche adesso,dove sei tu,se mi vedi. 
 ma proprio nun ja fo ,a non  
 scrivere,a non raccontarvi TUTTI.       nemmeno in questo momento) 

poi minacciava di dirlo a papone 
per punirmi.
se non le sembravo convinta ,alla fine glielo diceva 
e quello.

Prima componeva  la faccia a 
" seria- seria" ,poi...
mi interrogava a lungo, veniva
 a conoscenza dei fatti 
 incriminati ed incriminanti e...
rideva.
A squarciagola. 
Rovesciando la testa indietro,in una
 risata possente,sonora. 
Con mammina sopraffatta perché 
di spe ra ta .

Un mondo strano,quello degli adulti.

Quando ziaNinaTanteparole 
arrivava,dopo un po',fatina
laboriosa ,lavorava a maglia.
Maglioncini per noi due sorelline.

E Manu,a guardarla ammirata, voleva imparare. Si sedeva accanto a lei
e sferruzzava.
Era piccolissima e 
voleva "fare come la zia".

Io,invece. 

Con già come
due pesanti mini-televisori 
rettangolari appoggiati sul naso,fondi di bottiglia spessi ,detti "occhiali" ,leggevo.

Se non "Topolino", "I tre moschettieri",di Dumas.

Qualche volta "Viaggio al centro della Terra".

"Il Conte di Montecristo" che
osservava tanto e tutti  e  poi
pianificava dispetti 
(o così amme' pareva).
Tutti eroi maschili . 
Libri che papà mi passava 
dopo esserseli letti lui.
Li prendeva in prestito dalla Biblioteca 
del Collegio dei Padri dove era stato convittore da bimbo.

Credo di averli letti tutti.
I "Classici per la gioventù".

Poi,dopo averli divorati, lui prima e
dopo io,se ne parlava. 
Di quei personaggi,quegli eroi. 
In quei loro mondi.

Era bello il gioco :
"io dico a te quello che 
ci ho capito,tu dici a me 
quello che ti è piaciuto"

<Perché,quando leggi un libro
(ascolta  papà tuo). 
E' bello leggerlo,ma ancora di più raccontarlo per far venire a un altro la voglia di leggerlo anche lui ,e.
Se si impara qualcosa, è sempre meraviglioso non tenersela per sé, ma regalarla agli altri.
Che poi ,dopo.
Ne parleranno anche loro.
Per regalerla ad altri ancora>

Era così che papone spiegava alla figlia che la cultura cioè 
quello che si impara.
È come le onde del mare  : 
prendono,si ingigantiscono e 
poi lasciano andare, come un regalo
 di sé .
per ritornare a prendere. 
a dare ancora.sempre mare.

Mamma non approvava le letture .

Incominciando una battaglia tra loro : ad ogni libro di letteratura per ragazzi  che celebrava un protagonista maschile ,lei rispondeva con un libro che aveva come protagonista  una fanciulla. (!)
ed io in mezzo,ossequiosamente silenziosa e
speranzosa di leggere tanto.

Quindi : 
a  "Pel di Carota" la mamma rispondeva con "Piccole Donne".

Contro "Robin Hood" ,ci fu "Pollyanna".

"Moby Dick" prevaricò su "La Piccola Dorrit".

Vinse mamma (per certi versi).con
"Una ragazza fuori moda".
Io lo sono,da sempre.
Orgogliosamente e,quando in età 
adulta, glielo facevo 
notare,*reminiscenze da libro letto nell'infanzia*,ammutoliva.

Insomma ,per tutto quel leggere : io ero felice.(i miei occhi no)

Leggevo e basta. Quando non giocavo .

Siccome organizzavo battaglie con 
la mini-ciurma di  amichetti e amichette

(era andata in onda,come diceva la signorina Orso Mando (tuttattaccatoOrsomando) che annunciava in tivù,
"La freccia Nera" ,sceneggiato Rai )

la mamma mi puni' iscrivendomi ad un corso di danza classica. 
per "ingentilirmi" ,diceva. 

I miei alluci ,per andare sulle punte con il mio peso di peso già da allora,quando ci pensano,ringraziano ancora (!).

E perché papà mi aveva già iscritto a basket.
Ma lasciamo stare,altre storie .

Insomma, io.  A fare la maglia, M A I .

La sorellina,invece.
più buona e quieta ,ci si cimentava.

È che alla bambina-Manu,cui spesso sudavano le mani, un pomeriggio ,non volendo,sfuggi' 
 un ferro da lavoro,cadendo a terra 
con un fragoroso rumore.

Mentre lo zio dormiva. 

Fu così che lei,per la prima volta,assiste' ad uno tra
 *i.più.straordinari.spettacoli.al.mondo* :
  zio.Franco. 
Tutto.s t a c c a t o. da. se.stesso. e. dal . suo.sonno. 

S.
P.
A.
V.
E.
N.
T.
A.
T.
O.

Un salto enorme sulla sedia
ad un occhio mezzo spalancato.

Le braccia in avanti come a proteggersi con
le due manone pronte ad afferrare qualcosa di inesistente,ovvero l'aria.

L'altro occhio, finestrone sul mondo di mezzo,con un tremolio. sulla
 palpebra , anche questo 
semi-aperto ,mentre l'urlo
potente,
terminava tra le risate generali .

Da allora la genialata : 
Manu si appostava curiosissima ,e. non appena lo zio si addormentava, qualche ferro cadeva.

urla.

" Delinquenti .Emma,le tue nipoti 
 sono due 
delinquenti.
E io,qui. Non ci torno più,MAI più!"

(poi, però.l'anno dopo,puntuale .
tornava. in vacanza) 

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                             ~02~

 Una volta rincasato nella sua penisola di Colonna, in barcone ,San Nicolino 

( leggi : terminata la festa del Santo Patrono)

lo zioFrancoTuttattaccato,dopo 

le passeggiate fino alla Cattedrale.

i fuochi di artificiopumpum! 

le bancarelle, 
la cremolata al bar;

le sue 
"puntate" di primissimo mattino alla "Piazza del Pesce", dove
 gli piaceva ascoltare
 i richiami dei venditori per illustrare il pescato.
che per lui erano pura musica,con la cadenza tranese ed il suo gergo poetico ;

le visite a zia Maria e a tutti gli altri nipoti; a zia Assunta e a zio Basilio...

qualche pranzo o cena
cui era invitato.
lo zio,dicevo.

precipitava in uno stato depressivo,sempre tuttattaccato 
alla sedia sdraio sulla loggia.

Non c'era verso di staccarlo di lì. Nemmeno cercando di tirargli 
il cappello di paglia alla Borsalino, dalla coccia.

Sprofondava in uno stato di abulìa.

cioè. l'unica occupazione 
era assassinare
 le odiate ,maledette serpi (!)

Come inveiva contro  le zanzare, zanzare 
che lo costringevano,in pieno 
agosto, ai calzini nelle pantofolone, datosi che,"il mozzico" della 'zanzaraserpe', sotto,sopra,a lato del  piede,è quanto di 
piùpiù difficile - fastidioso
 ti possa capitare.

Quando tornava dall'ufficio  papà,tutto contento che in casa ci fosse un altro uomo...se lo trovava così. 

Con un giornale quotidiano aperto
 tra le braccia,a mo' di copertina,lo sguardo perso nel vuoto,se non 
dormiva.

E alla mamma lo indicava ridacchiando :

"La pietà. Maschile .Che a Michelangelo  
farebbe  ancora da ispirazione."

Io,che ascoltavo,poi andavo a chiedergli,magari svegliandolo 
(apposta) di soprassalto :

"ZioFraaancozio? 
Cosa è la "spirazione "di Michele
e Angelooo?"

imitando mia sorellina.

Papà e mamma sparivano sempre,destinazione cucina.

Proprio era un loro 
 vizio: ogni tanto che Manu o io,animate da buone intenzioni gli facevamo domande per sapere,per
 imparare, "come le onde".
Loro si guardavano,si voltavano 
di scatto e correvano in cucina.
Anche se alla mamma tremavano 
le spalle come ...
quando si ride, mbo'.

Dopo un po' papà,e questo ogni anno.
Incominciava: 

"zioFra'! E quest'anno,le bandierine? Ci siamo,eh".

Una domanda, constatando, ripetuta più volte al giorno.
Magari sorseggiando Moscato ghiacciato.O con un libro tra le mani,riparando un giocattolo rotto... Buttandola lì.
Casualmente.

Come se si dovesse rimettere un orologio che non
voleva andare,noiosamente.

Risposta,rimbalzata più e più . 
E più volte  :

" io, per quelle due "delinquenti" non       preparo niente!"

Oggi direbbero "atteggiamento da zio tossico", ma no.

Era un rituale.

Funzionava in questo modo, lui si proclamava 
-indignato- non disponibile.

il meditato accuratamente,in seguito architettato da papone furbacchione,invece era che.

Lui, papà.
Arrivava la sera e,dopo
cena,se non era umido ,si usciva.

Putacaso,nel caso, per un caso,ma guarda che caso...
papà
 *distrattamente* ci conduceva 
in piazzetta Scolanova o in certe stradine verso la via d'Andria.

Era bellissimo.
Perché c'erano.
Appena appese.
File lunghissime,colorate.
Traforate,trapanate di gioia che facesse scoppiare felicità in chi le scorgesse,le
b a n d i e r i n e 
di ferragosto. era la festa.
Spesso tanta gente ,in quelle vie ,ci stava ancora lavorando .
Signore e bambini.
Una,una volta. 
a ziaNinaTanteparole 
spiegò che 
 Signo' . *quelli* .prima non hanno
 voglia di fare niente (i bambini)!
Poi dopo si divertono.
Vogliono "fare".E fanno. 
come facciamo noi.
Magari qualcosa gli rimane.

Frasi misteriose che oggi.
Più di
cinquant'anni dopo,di questi tempi assurdi, hanno un senso.
che mette freddo. fa venire i brividi.
ma non dà sollievo dal caldo.

Erano belli anche gli altarini ,in costruzione. 
Dalle tovaglie bianche,a fregi gialli che parevano quelle in chiesa.
Arricchite da pampini,edera intrecciata e fiori estivi,campestri.

Altarini che avrebbero fatto da nido alla statua,al quadro,all'effigie dell'Assunta in cielo,traslata tra un tripudio di cherubini.

Raffigurazione ben esposta,ai rosari,alle veglie.per la Madre Santa.
Che quasi ogni via, quasi ogni 
quartiere in questa nostra bella città ,si muoveva a ricordare *prima* del ferragosto

 (che non è da celebrare come   
   l'Assunta,ma da vivere
  come giornata di riposo 
  al centro pieno del mese 
  del riposo estivo,borbottava
   donFelice) 

Era così,ma davvero
 misteriosamente che.
Al mattino dopo.

 zioFrancoTuttattaccato 
si animava e,nelle ore più fresche del giorno tormentava la nonna
 con richieste tipo :

"Emma,dove hai messo forbici e forbicine?"

"Emma, è avanzato spago dal gomitolone che comprai l'anno scorso?"

"Emma . La carta di recupero di tutto l'anno (frutta,pacchi dono,pane) è riposta sempre lì?"

 Ed indicava un cassetto 
della cucina,che apriva e poi 
lo vedevi che borbottava 
qualcosa molto ,ma molto ,seccato.

Incominciava ad aggirarsi nervoso per la casa in cerca di non si sa che.

Oppure sulla loggia ,con il naso in aria,pareva contare i metri del cielo.

Quindi spariva.

Usciva di casa ,destinazione 
cartolibreria. 

Usava,sino agli anni '70

 (altro secolo,addirittura altro millennio)

 una carta "da pacco",si chiamava
così ,leggermente pesante
 e colorata, senza immagini. 
Senza arzigogoli con fiori o
 animali o disegni .
Serviva ad involtare 
pacchetti,addirittura qualcosa 
da spedire.

Quando lo zio tornava dalla cartolibreria Farnelli ,quella su via Roma ,aveva un fascio di quelle carte sul braccio.

Di tanti colori,meno che il rosso 
(che era carta detta di recupero (non sporca, cioè,d'avanzo) che usava il macellaio) ;

meno che il grigio , che arrivava dritto dalla 
(purtroppo defunta) Piazza del Pesce ;

 meno quella bianca ,in cui la mitica e 
 buona Giovina involtava 
 focaccia e pizze.

Tutti gli altri colori.Tonalita' del verde e azzurro ,fucsia, il mio adorato giallo,qualche marroncino,l'arancione.

A quel punto,secondo pomeriggio, prima del tramonto, lo zio si "conciava" per le grandi operazioni lavorative che conoscevamo a memoria e
che poi,sul fare della sera,sarebbero diventate
"catena di montaggio" . 
con tutta la famiglia.

Raccontiamo la sua divisa: 

1)Occhialoni tondi sul nasone a cipollone.

2)Canottiera bianca in puro cotone .

di quelle che per la prima volta in un film americano aveva sfoggiato
ClercGheibol,
diceva la ziaNinaTanteParole. 

Poi.
Un po' sottovoce, aggiungeva alla nonna e a mammina: 

"Che però Clerc non è la stessa cosa del *povero* Franco, neh ?!"

"povero". era già "povero".

Povero zio tutto dormire,era considerato già trapassato,povero.

Sospiro ben sospirato ,occhi al cielo. 
e quelle due che la osservavano, erano tutte  risate. sussultorie la nonna,mani sulla bocca la mamma,lacrime agli occhi. insieme.

3)Meravigliosi pantaloncini corti blu
mare azzurro agitato ,ma d'inverno (!)

4)su rigorosi calzini ai piedi ,infilati in 5)ciabattone estive di pelle
    nera,aperte.

Mentre Manu gli gironzolava intorno 
con il suo animaletto preferito tra le mani,un  sempiterno
 paperottolo  bianco e poi all'arrivo di papà ,che rincasava da una visita a sua cugina,chiedeva a questi:

"Papàaaaa??? chi è ClercPeipol?"

Un sorpresissimo genitore che ,dopo il bacetto di rito,si voltava verso lo zio ,se
lo scrutava da sotto a sopra
e gli diceva ( a proposito di cinema) 

"ZioFra'! : le più belle gambe del cinema Italiano..."

Partiva il primo tuono del pomeriggio :

"Emmaaaaa .Io lo so 
da chi hanno preso le Delinquenti,io.
lo so,io."

Rientrava in cucina,beveva un 
bicchierone d'acqua. 
Usciva sul terrazzo a spostare 
tavolo e sedie.

A quel punto,secondo pomeriggio, prima del tramonto, ancora a voce altissima  :

"Emma ,ho coltello e forbici in mano,allontanami le *tue* nipoti delinquenti !"

 Lo zio si decideva a lavorare.

Inciso dubbioso: mica mai capito se zioFrancoTuttoAttaccato stesse minacciando un omicidio o ...

volesse preservarci dal farci 
noi stesse del male. 

Visto che queste due ,"le criminali",completamente 
attratte da tutti quei colori, dopo 
un po' si cercava di emularlo ,rubando 
un coltello o delle forbici,anche qualche foglio per...collaborare.

Se ,in contemplazione,dopo aver promesso "di essere buone" alla mamma,rimanevamo a distanza...

lui FINALMENTE incominciava
l'OPERA.

Si sedeva al tavolo,fulminava con lo sguardo un punto dell'alto pino 
di fronte a lui ,dove schitarrava a modo suo una (fastidiosa) cicala ,prendeva alcune carte e 
le piegava in quattro parti...

Estraeva dal taschino
 l'enorme fazzoletto pulito e con quello lucidava il coltello della nonna, che in estate era in ferie in un cassetto, perché solitamente serviva a sezionare 
il Tacchino, a Natale.

Lui ci alitava su e lo strofinava.

Quindi lo faceva diventare 
un potente sfogliacarte
che tagliava perfettamente.

Tutti quei perfetti quadratini
 in cui si erano ridotti,piegati,gli 
enormi fogli di carta da pacco .

Li ripiegava ancora
in due, in modo che si formasse un rettangolo.
 
 Poi, con le forbicione da sarta della 
nonna,partendo dal vertice 
estremo, quindi da fuori, con 
un potente
taglio obliquo, si spostava verso 
l'esatto centro del rettangolo.

Alla fine ,svolgeva lo strano
 pezzo di carta che aveva altrettanto strana  forma ,tipo trapezio e,ai nostri occhi spalancati 
e rapiti, tutto soddisfatto,lo
zioFrancoTuttoAttaccato

A P R I V A
                    la sua prima bandierina
 per l'Assunta di quell'anno .

Separandola  da un perfetto 
triangolino di carta che veniva 
riposto sotto una pietra,in
 un angolo del tavolo.

E tutto soddisfatto,continuando 
a lavorare i suoi magnifici,colorati fogli,incominciava a raccontare la
 *vera* storia delle bandierine.

Ogni estate sempre
 la stessa,sempre quella, ma 
arricchita da particolari nuovi
che tenessero buone,"ferme" perché interessate al racconto (!) le due 
diavolesse.

E  capitava che noi , le due pericolose malfattrici ,lentamente 
ci avvicinassimo a lui osservando,ascoltando.

E "capitava",anche che io,specie io.
Urlando un : 

"Ahio zio,sei cattivo!"

ritraevo immediatamente la manina che avevo allungata di nascosto ,verso
 il coltellone di Natale.

essendomi beccata 
uno schiaffone
sull'artiglio stesso,seguito 
dal ruggito:

"Maniapposto!".

Il racconto,dei più strani,sul perché delle bandierine per la festa 
del Ferragosto, arrivava 
da lontano,da Assisi,Umbria.

Era lì che abitava 
"suor Italia, purtroppo",la figlia 
bionda e bellissima di
 ziaNinaTanteParole e zioFrancoTuttattaccato che,ad 
un certo punto, se ne era andata lì 
a fare la suora,purtroppo. 

La sua mamma Nina 
 la chiamava sempre
"SuorItalia". 

mai,semplicemente, Italia.

doveva sottolineare il Suora.
come a mettere distanza,a
chiedere rispetto. Suora.
che,però.vuol dire "sorella".
ed io una volta glielo feci notare.

(tipo come interveniva
con me,se facevo errori,la
 bionda 
maestra Giovanna ,a "squola")

"Zia,se tu che sei 
la sorella di nonna
 e sei la  mamma di 
 zia Italia ,non sei
 sua suora, cioè sorella.
Ma  mamma .
E suora -sorella di 
tua sorella,la nonna.Mia.
Tu a tua figlia non dici sorella : 
sei la mamma.Sua"

papà rideva.
la mamma diceva
"chiedi scusa alla zia!"
Io mi accanivo chiedendo
perché.
la ziaNinaTanteparole
replicava  .... che
 lei *è*

SuorItaliaPurtroppo.

Genere e titolo "francescana di povertà".

Ed ogni volta,per i racconti 
su lei ,partiva più 
di una lacrimuccia 
dalla nonna, qualcuna scivolata .
qualche altra asciugata 
con l'orlo del suo sempiterno 
grembiule.

 mentre lo zio 
ammutoliva definitivamente ,segno
 di un dolore mai spento,dato da quell'ultima figlia.quasi fuggita.

Con la zia che abbondava.
Di "purtroppo".
Si creava confusione.

Per anni noi,da bimbe, s'è pensato
che questa zia
suorItaliaPurtroppo, fosse bella,si.

ma portatrice suora di scalogna.
'sti pianti ogni volta che 
la si nominava.
 O che fosse lei triste,infelice: 
Invece no : allegra e con 
una parlantina simile a quella
 di ziaNina.


Quando gli zii passavano a trovarla, abitando nel suo stesso convento
 per un po',lo zio,stufo di tutte quelle femmine, anche se monachelle gentili,gironzolava per Assisi e 
"studiava" nelle biblioteche.
 Poi raccontava . E,infatti.

Aveva scoperto l'origine delle "nostre" bandierine.

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                             ~03~

Due buoni frati  missionari spagnoli 
erano partiti per la California
ed avevano costruito una città,dedicata a Santa Maria degli Angeli, nel ricordo della Porziuncola ,restaurata
dal buon frateFrancesco poverello,di mestiere santo.
ad Assisi.

Il villaggio 
si era chiamato "Los Angeles", abbreviativo in ricordo della Chiesina umbra e
con quello si voleva rinnovare la devozione 
alla Madonna Assunta in cielo .
Quindi, tutti  gli 
angioletti,milioni pare,che 
avevano portato in Paradiso 
il corpo della mamma di Gesù,morta.
-Traslato,si dice bene.-

Però gli spagnoli avrebbero voluto qualcosa che fosse festa e fosse 
il ricordo di quel viaggio al cielo.

Allora,con le fibre delle pale degli onnipresenti cactus, prima fatte a poltiglia,poi stese sottilissime 
ed essiccate al sole in modo
 che fossero come carta, di lì esattamente,avevano 
tagliato bandierine .

Bello,no?

Mica finito il racconto...

Perché i figli dei tintori 
di stoffe, messicani,coloravano
 quelle bandierine prima di appenderle
ed era "Fiestas!"

Proprio facevano allegria.
Sospese ai fili,tra le casette .

Il vento,increspandole e
muovendole, simulava 
nel tipico rumore un po' ovattato 
della carta mossa,il suono
delle ali degli angeli che volavano
con il corpo ,verso il cielo.

Storia che,
allo zioFrancoTuttattaccato aveva confermato ridendo 
zia-suorItaliaPurtroppo.

Nei suoi appassionati studi 
a zonzo per il borgo antico,scopo 
sfuggire 
a quella torna di femmine 
velate,chiuse in convento, che 
volevano convertirlo, più la sua ciarliera moglie che pareva aizzargliele
 contro con concioni e preghiere, lo zio .
in qualche biblioteca, aveva ricostruito il "viaggio della tradizione".

Spiego.
Come erano arrivate ,chi
le aveva portate
le tradizioni delle bandierine che fanno
ricordate gli angeli in volo
da noi,in Puglia?

Gli SPAGNOLI.

Qualcuno aveva riportato
 in Europa,specie 
in Spagna 
(quella tutta nera di abiti e 
come si vedeva nei dipinti tristi,seri e paurosi)
governata dai re e regine,poi 
dai Borbone ,l'usanza.

Noi eravamo anche stati 
contaminati
dagli spagnoli,che 
ci avevano governato, nei
secoli ,dalle 
loro tradizioni.

Ed ecco spuntate anche aTrani le bandierine all'Assunta,da 
esporre ad agosto,fino a che vento e pioggia non le distruggessero.

"Avete capito,delinquenti?"
"Quello che conta è che richiamino
 il suono delle ali degli angeli!"

Annuivamo mentre lui ,a lavoro
 terminato ,incominciava a suddividere 
le bandierine,sul tavolo,per colore.
Magnifiche.

"Volete farmi delle domande?"

E qui,la mia ingenua sorellina piccina,facendosi avanti, chiedeva
interessatissima,pure mezzo spaventata,qualcosa tipo: 

" Ma erano così 
grandi le barbe in Spagna? 
degli "vuomini" spagnoli Barboni,zio?"

Lo zio si bloccava e guardava la bimba al di sopra degli occhiali 
scivolati a punta nasone.

Cercava di stabilirne il grado di innocente ingenuita' 
(ma a questo ,noi sorelle associate 
in conversazione,s'è 
arrivate ,ridendo, una 
cinquantina di anni dopo).

il dubbio,per lo zioFrancoTuttattaccato era che
 da codesto padre...
fosse stata orchestrato ogni forma di sfottò tramite
 codeste "delinquenti" sue 
foglioline-figlioline.
Comunque.

Papà si alzava di scatto e spariva in cucina.

La mamma implorava:
"Zio, è piccolina".

E zioFrancoTuttattaccato 
borbottava a quella 
curiosa mocciosa :

"Io ti cucino un colombino nero 
e te lo faccio mangiare
 tutto-tutto!"
"Stasera,per cena!"

La sorellina piangeva,la 
mamma la consolava e lui,urlava: 

"Emmaaaa,ho bisogno delle 
forbicine per manicure o quelle da ricamo!"

Ed io capivo che stava per iniziare
il meglio del suo lavoro sulle bandierine,quello che io chiamavo
"i merletti". e lui 
mi rimbrottava ,correggendomi : 

 "l'intaglio,lo zio! si chiama :
 intaglio dopo il ritaglio!"

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                                ~04~

le forbicine da ricamo avevano la punta leggermente arrotondata,per non ferire le stoffe.

le forbicine per manicure avevano le punte sottilissime.

poi c'erano le forbicine
 innominabili, quelle "storte" . ad uso "omicidio e sventramento calli".

Erano severamente vietate ai bambini.

Ma pure al papà,eh .

'che' una volta aveva sciupato  
alla nonna ,un preziosissimo asciugamano in lino 
del suo corredo ,ferendosi.

Quando lo 
zioFrancoTuttattaccato se le trovava davanti ,come un chirurgo
 che seleziona il giusto strumento,sceglieva e
 imbracciava,pardon, "inditava"  le forbicine giuste.

 prendeva una bandierina,piegava impercettibilmente un lato ,o di sghimbescio ed incominciava a 
tagliare 
seguendo profili di arabeschi
 inesistenti,
affascinanti e complicati ,così.

scolpiti a memoria,con
 la maestria di chi 
ha una grande pratica
 di lavoro,esperienza di anni.

cadevano da quei disegni cesellati, i più bei coriandoli 
che sarebbero stati usati nei mesi seguenti, a carnevale.

 cuori,semini,ghirigori,riccioli. impareggiabili forme come di 
lampadari o fili...

che venivano raccolti in un cestino.

quando lo zio terminava le trine, cioè "l'intaglio" ,dato perché il vento non le strappasse una volta stese ,le bandierine erano capolavori.

Ognuna unica ed irripetibile.

Uno spettacolo 
di rara bellezza,come certe stoffe damascate 
dai disegni incredibili ed elaborati.

Se, chiacchierando, si avvicinava
 al lavoro prima papa',poi 
 anche mamma ,a volte anche 
altri ospiti presenti in visita,i capolavori  nascevano per un gioco che anche i Grandi volevano giocare .
 e  si chiamava  
" a chi le incide meglio"
Oppure
" alla bandierina più bella" ,con
tutti gli elaborati,preziosi segmenti tagliati,spesso "sovrastati" per 
tecnica, da quei fiori, 
                   quei quadri,
                   quei cuori,quelle picche
che erano proprie di papà  nostro.

( ci aveva 'na fissazione con le carte da
poker,scala quaranta,i suoi
giochi preferiti a Natale ) 

La più bella bandierina, più fantasiosa e perfetta ,era premiata dalla caraffa in cui la nonna aveva raccolto mentuccia,mandorle e succo sciolto di quelle : la lattea orzata.
Che il vincitore distribuiva a tutti ,nei bicchieroni da bibita.

Ripartiva l'urlo :

"EMMAAA,noi qui 
abbiamo finito.
puoi lavorare la colla"

Quello era uno 
dei momenti più belli, perché 
a me piaceva il profumo della colla di farina. 
Mi appiccicavo alla nonna per osservare,aspirare.

La colla era
una specie di besciamella bianca 
 senza burro e sale,a base acqua che
 bisognava saper lavorare.

data da un solo cucchiaio
 della "polvere di grano raffinata" 

( la ziaNina ,dalla sua bella parlantina,era campionessa di sinonimi,a volte pure contrari,e chiamava così la farina)

Mentre sorseggiavo il bicchierone di succo di mandorla sputacchiando le foglioline di menta.

 la sorellina dentro al suo 
 cercava le uova del colombino del "vuomo BArbone di Spagna".
 che lo zio le aveva detto di aver annegato li' dentro ,perche' 
lei piagnucolava ancora (!).

 la nonna si preparava.

Prendeva il sacchetto della farina.
Mestolo di legno tuffato dentro
 che ne raccogliesse un po'.
Intanto.
Pentolino , bicchiere di acqua .
Portava a bollore.
Spegneva il fuoco e sul
liquido,lentamente, spargeva il contenuto di un cucchiaio 
di preziosa polvere bianca

Quindi, girava,rigirava,girava ancora.
Poi aggiungeva altra acqua e 
riportava a bollire
 senza mai smettere 
di girare,fuoco lentissimo.

Il profumo era davvero speciale,come tutto quello che la nonna metteva a cucinare.

Poi,a consistenza tipo ricotta liscia e densa ,la nonna spegneva il fuoco e,con il ventaglio ,faceva aria.

Trascorse ore due

("Emmaaaa ,che ti sventoli con questo caldo? il ventilatore,ci vuole. il ventilatore!") 

mentre lì fuori,sul terrazzo si continuava ad intagliare ,stavolta i triangolini 

(che erano stati separati dalle bandierine al momento di crearle ,scindendoli dai quadrati di carta ,piegati in due)

ecco che la magica,profumata colla era pronta.

E si chiedevano due sedie.

Una ad un lato e l'altra
 dall'altra parte del 
lunghissimo terrazzo. 

il papà fissava ad una sedia e poi
all'altra ,srotolandolo, lo spago. 
Legava, tagliava. 

Ed era arrivato il momento 
più bello, per  partire
con il gioco-lavoro dell'apporre le bandierine,in cui
zioFrancoTuttattaccato 
dava il meglio.

Veniva portato sul tavolo il pentolino con la colla.

Lo zio prendeva una bandierina e la stendeva davanti a sé.
si lucidava il lungo dito indice della manona destra,per pulirlo, su una parannanza che si era fatto prestare dalla nonna,lo affondava nella colla e poi
spalmava quello che ci rimaneva appiccicato su,sulla parte
 superiore della carta.

Quindi, a turno, ci consegnava la bandierina che 
noi,correndo,dovevamo in fretta 
portare sul filo stendedola
velocemente 
 e ripiegandola
            "TUTTATTACCATO e BENE".
TUTTATTACCATOOOO
TUTTATTACCATOOOOOOOO

Perché se lo zioFranco controllava e non era tutto-tutto tuttattaccato 
bene, lo zio ripartiva con le minacce di colombini neri in umido, serviti  per cena 
c'era chi piangeva,chi sbuffava progettando dispetti 
come Edmondo Dantés,e
                 blablabla.

il papà rideva,la mamma 
che consolava la sorellina 
che piangeva...
la ziaNina che sferruzzava e 
la nonna che le chiedeva :
 "Che prepariamo per cena?"

Per continuare e terminare il lavoro...
arrivava la promessa del 
gelato al "Bar Gelo" 
del signor Giannino,la sera.
Solo nel caso.

Ci facessimo spuntare le aureole.

Così ,a casa mia ,si costruivano i fili.
Con le bandierine 
a colori alterni,bellissime
allegre,giocose.
Si srotolavano e si appendevano 
al cielo
da guardarle benebene
di giorno
azzurroazzurro con una lama rovente di sole al centro.
 o buionero sforacchiato da stelline ,a
notte.

Una volta terminato il lavoro,il filo si staccava e si portava per terra .
Si fermava con due belle pietre e si ripartiva da capo con un nuovo spago sottile appeso alle sedie...

Più fili erano ,meglio era.
Perché la nonna sosteneva che a guardarle, le bandierine, portavano fortuna...
con il suono delle ali degli angeli
che era più forte e sonoro
 perché,davvero.
 Erano tante.A sventolare.

E c'era gente -ci dicevano-, che a Ferragosto passava sotto il terrazzo , guardava in alto e sorrideva. come ad un appuntamento ,ogni anno. 

E in giro,in città ,di terrazzi così ce ne stavano tanti.

Si giungeva alla sera della vigilia:
c'erano lumini rossi,verdi, gialli
che la nonna accendeva ,con piccole lucerne improvvisate nei bicchieri
sbreccati.

era bello. ma tanto.

E numerosi palloncini di quelli a lanternina, di Venezia .
Uno era un faccione del sole che rideva. ma di notte.
L'altro, di Manu. Un paperotto con il becco giallo.
Dentro, al centro,si accendeva una candelina.
Ed il papà vigilava affinché nessuna prendesse fuoco.
 ( alla fine si decise :
 pericoloso,niente più)

Poi  con tutta la famiglia
 il Rosario ,alla statuetta di Maria con il suo bel manto blu trapunto di stelle,mentre anche lei guardava 
-ufficialmente- il cielo.
 (invece per me ,con gli occhi 
verso l'alto pure Lei,si godeva
le bandierine .
ma non ditelo alla nonna o vi beccate uno SCOMUNICATA)
Ed alla fine .
 La cena.
Il nostro Ferragosto.

ecco raccontata la nostra 
felicità familiare,l'infanzia
da "delinquenti".
fatta con poco,cose semplici
e risate,insieme.

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                          ~05~

Tempo dopo ,non 
tanti giorni,eccoci.
all' infelicità della prima pioggia che annunciava la fine dell'estate.

 Ore di acqua battente .
Tutte le bandierine stinte,rovinate.

noi bimbe con il naso ai vetri delle portefinestre : si stava sciupando
tutto il nostro lavoro.

Lo zio che tagliava i fili appesi per pulirli  dalle carte e 
recuperare,annodandolo,lo spago.
Noi infelici . 
Perché capivamo che.
L'estate era finita : tra un po' ci sarebbe stata la  salsa da fare , cioè *da osservare come la mamma e la nonna si stancavano a prepararla* mentre noi si doveva stare 
lontane,impegnate con i compiti.
esercitandoci a finire "il libro delle vacanze"  ed eravamo 
uffascocciate e uffadisperate.
e,a mattina ( novità.cosa tipo festa,inusuale assai )
 in televisione c'era il "Film perché c'è la Fiera del Levante".

Un giorno di settembre,di primo tempo,a
salsa finita ed imprigionata 
nelle bottiglie,
proverbio di ziaNina
"salsa fortunata senza bottiglia scoppiata" per noi due bimbe,inaspettatamente
ZioFrancoTuttattaccato,

consegnava alla nonna le bandierine avanzate ,lo spago raggomitolato ,per usare tutto tra un anno, al suo ritorno,e.
il giorno dopo.
Partiva.

 ("Delinquenti,qui.non ci torno più!")

ZioFrancoTuttattaccato,prendeva
 le valige sottobraccio e facendo da battistrada a 
ziaNinaTanteparole ,nonostante le nostre suppliche,le richieste,le promesse
 di non farlo più spaventare nel sonno.

Partiva.

 Mentre ziaNinaSenzaParole piangiucchiava,lui.

Sventolava dal finestrino quella sottospecie di lenzuolo bianco ,che 
era il suo fazzolettone sempre ben in vista 
dentro il taschino.
E il treno grigio se
li portava via.

Un'estate,l'ultima per papà,le bandierine non usate erano tante ,ma l'anno seguente, niente più.
di niente. 
nemmeno una festa. 
nell'universo triste  ,vuoto
e doloroso del lutto.
il nulla.

Un zioFranco sempre
 più silente e stanco, cambiò date per la loro annuale visita e con zia Nina venne tra Natale e Pasqua,quando non era ancora primavera.
Manu era già più grande
e lo fissava puntuale 
mentre lui dormiva 
ed il suo ferro,sferruzzando
le scivolava di mano
e cadeva...
(Delinquente!)

Poi non c'era più nemmeno zioFrancoTuttattaccato .

che mi viene da piangere ancora se ci penso, ed
anche le "sue" carte da pacco colorate che si procurava 
dal cartolibraio . In giro non se ne vendevano  più.

Sparite,tramutate in eleganti fogli da regalo o veline,che. 
alla prima acqua, leggerissime e 
stinte ,sarebbero morte
puranco loro, subito.

Tutto finito,andato.
Però.
Dopo un po',una volta ripresa dall'ubriacatura del dolore,con la volontà di tentare,ancora.

C'ero io, che. 

ostinatamente,dopo la partenza di SanNicolino in barcone per tornare a casa,nella sua 
penisola di Colonna 
( leggi : terminata la festa del Santo Pellegrino) 
a fine festa patronale, non
 più bambina,ma .
dapprima testarda  ragazzina/adolescente.
poi
giovane ,con tutti gli amici.
ed anche donna fatta,ostinatamente,pure adesso,da vecchia,ogni anno.

Per l'Assunta.

Mi ci rimetto ,cocciuta, sui fogli .
adesso quelli colorati  
per le fotocopie : 
taglio,ritaglio,intaglio almeno 

        bandierine sette.

Per tutti noi felici di allora: 
papà ,mamma ,nonna, ziaNinaTanteparole
zioFrancoTuttattaccato me e Manu bambine,
 le appendo, perché osservarle mette allegria e porta un po' fortuna. 

Aspetto il vento che
le muova,come il suono 
delle ali degli angeli che portano Maria in cielo, Assunta .

Ed auguro 
             "buon ferragosto".
a tutti loro,ma specie. 
a me stessa ,pure a chi passa.

Funzionava così. E chiaramente
così funziona ancora.
Tra le onde del mare,io .

Con chi ha letto. 
fino ad ora.


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nota bene . I racconti Assisani dello zio
sulla nascita delle tradizioni delle "fiestas" tra pale di cactus,frati e suono che al vento simuli le ali degli angeli,ho controllato.
non sono poesia o voglia di intrattenere le bambine.ma.
hanno un fondamento storico
appurabile da chi ha voglia
"di fare come il mare".


*_gioilan_*