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Jacopa che maestosa passa,mani intrecciate, trattenute poco sotto
il seno.
trecce bionde arrotolate sopra
le orecchie e velo in testa,che scende
a circondare lo mento,poi risale.
fino alla tempia,sul lato
de lo core, appuntato con la fibula d'ornamento,gentilizia.
Jacopa,come dicevo,maestosa.
Con una serva a lei un passo indietro,che reca un grande cesto di cose buone, il
portatore di fiaccola a far strada ,per far luce a prima sera,ed i due custodi di
casa, con spadone, a seguirli per tutto
il tragitto.
La nobile dama,Jacopa di Frangipane Principessa dei Settesoli che
cerca.
Quell'omino un po' buffo
che ha incontrato il giorno prima,dallo
sguardo illuminato di gioia e la risposta semplice, e felice. Per l'allegria.
Con il nome della Francia,Francisco.
Anzi ,no.Francesco ,di Ascesi, o come la chiamano,Assisi,prima di Perugia.
La cittadina un po' più grande di un
paese,
detta così ,per indicare il simbolo di ascesa,salita verso il cielo,verso la perfezione spirituale.
Il giorno prima, lei andava,diretta
a lo Spitale di San Biagio
dei Benedettini,a Ripa Grande
di Trastevere ,notando sul suo tragitto questo gruppo di straccioni,a guardare bene penitenti,forse pellegrini, che mendicavano ,ma .
Cosa estremamente strana ,cantando lietamente.
Uno di loro, basso di statura,dal modo di fare gentile, tale da parere un nobile avvezzo alla cortesia,le si era rivolto,mentre lei ed i suoi passavano e
le aveva chiesto :
"Cortesemente, mi indichereste la strada per il Palazzo del nostro
Santo Papa,quella verso il cielo con
il Paradiso, o mia gentile Madonna?"
Le aveva cercato gli occhi e dentro quelle pupille,lei si era trovata a scoprire che c'erano stelline, luminose
di felicità.
E gli aveva sorriso. Di scatto .A rimando.
Perché a Jacopa,di solito così composta come una nobile dama deve per strada e con gli estranei,non solo quegli occhi scintillanti,che chiamavano affinità con l'interlocutore,chiunque esso fosse,ma la domanda, si.
Era parsa più che insolita .
Gli aveva fatto notare,come.
-forse-
le vie ,per la casa del
Santo Padre a Roma e
per il Paradiso delle anime
Sante,in cielo,non fossero le stesse.
Con le mete cui portavano ,i luoghi richiesti,ubicati allo stesso indirizzo.
A lui,quale interessava? Il Papa o il Paradiso?
Aveva detto troppo,chiedendogli.
E,si. Si era esposta,con i pensieri
personali
sullo stato reale delle cose, spiritualità
e...governo della Chiesa.
Lei ci rimuginava spesso,visto l'andazzo
de li preti ne le cose de lo mondo!
A volte scappava,l'ironia,a Monna Jacopa Principessa, con lo sguardo dritto sulla realtà ,che si allargava,anche al condursi nel fare della gente, notando
attentamente tutto intorno.E no,non doveva .
Una gentildonna, in quei casi, era obbligata ad abbassare
gli occhi,pudica,di fronte ad un uomo e rispondere,solo se fosse davvero il caso,con poche parole .
Doveva ignorare anche un giullare,a
meno che non fosse della
propria casa .
Oppure, con un obolo da porgere velocemente ad un mendicante che le si fosse rivolto,congedarlo,per licenziarsi la coscienza,giusto sapendo d'essere nata fortunata.
Quindi proseguire, per la propria strada,dama ricca,dalla vita agiata.
O,come si diceva : "possidente", di quelle
che possiedono beni,danari,palazzi, proprietà .
Signora d'alto lignaggio,che
ha pietà
e si ritaglia un posto tra i buoni,che il Cristo descrive .
Lei Sperando.
Che così,non solo qui,sulla terra,per le vie del mondo, con la nominata
"dama generosa" fosse riconosciuta.
Anche lì. Nell'Altrove Paradiso
promesso.
L'improntitudine giocosa di quel cialtrone sporco,vestito di tela grezza grigia, da sacco per frumento,a capo di un piccolo esercito di "cofratres",faceva si.
ma certo! *simpatia*.
- infatti-.
Un guizzo negli occhi dell'omino,le aveva fatto intendere subito ciò di cui aveva sentito parlare da suo padre nell'infanzia lieta ,e riconoscerla,cosa rara a questo mondo : la simpatia .
Quella che sboccia senza essere prevista,che si dona e si prende e si
ricambia,che fa bello tempo lieto
tra l'humana gente.
In una specie di contaminazione
istintiva,da affinità emotiva,per un
senso come di vicinanza,che riusciva
a prenderti il cuore
inspiegabilmente
grazie anche ad un
incontro fortuito,casuale.
Un momento . Un contatto
con gli occhi ,poche parole in un colloquio,e poteva essere.
Che capitasse, in un attimo di passaggio molto veloce in tutta una
vita ,raro.
Ma da afferrare, al volo.come un fiore lanciato.Il miracolo della sintonia.
Gli aveva chiesto il nome ,da dove
venisse con tutti i suoi amici,che lui
aveva indicato
"fratelli insieme e fraticelli nel nome del buon Dio" .
Perché cercasse il Papa, e
lui ,semplicemente, le aveva rivelato che voleva chiedergli ,a
Messer lo Papa,se lui,misero
frate, stesse sbagliando e dove.
In quella sua vita che aveva non molto tempo prima scelto povera ,come lo
sono i passerotti in inverno ,che volano felici in cielo e piluccano sulla terra.
Molliche,ecco.
Come potesse dare una "regolata"a tutti loro che
volevano solo seguire ,con Madonna Povertà ,il Vangelo di Gesù .
Con lui, come lui .
Gesù. Nulla di più.
Raccontargli ,a Messer lo Papa Buono et Sapiente.
e chiedergli
lo consiglio giusto,per quella vita
tutti insieme.
Senza beni,denari,conventi da abitare.
Al servizio dei poveri o di chi avesse bisogno,ecco.
proprio come aveva fatto Gesù.
ecco.
Quegli "ecco" ripetuti, erano
un linguaggio semplice,un po' intimidito,che arrivava al cuore e no, non spegneva il sorriso della Principessa, che aumentava ascoltandolo attenta
e le faceva alzare le gote in su ,con lo sguardo sempre più stupito.
Ma stupito contento.
Perché tutto era stato detto in modo gradevole,con una affabilità giocosa e ricca di gaiezza, che aveva colpito profondamente
la Dama vedova, della nobile casata dei Frangipane.
Alla fine ,conscia del proprio ruolo,profondamente conquistata emotivamente ,anche se,per dovere sociale, costretta ad esternare
distanza ,nel suo ruolo
di Signora titolata, ispirata da sincera simpatia,gli aveva pòrto un sacchetto
con qualche moneta, dicendogli :
"Prendete questo.servirà per cercare la strada del cielo. Che passa prima per quella della pancia ,che deve essere sempre piena ,per pensare e scegliere meglio",quindi.
Una risatina le aveva schiuso l'espressione seria e di contegno sua solita,condizione usuale,imposta nel rivolgersi a lui,ed a quelli intorno.
Di poi s'era allontanata, tra le benedizioni
ed i ringraziamenti di tutti quei
mendicanti.
Ma.Aveva chiesto ad uno dei suoi due accompagnatori a
guardia personale,quelli con spadone,di tenerli d'occhio e raccontarne a lei
ancora,in seguito.
Lupo, il suo più fedele servitore,dalla barba bianca e lo sguardo sincero,era
tornato,nei giorni seguenti,stupito con benigno favore e molto divertito,a dirle che si,quegli straccioni ,avevano,con le monete
ricevute in obolo ,acquistato
del pane,poi diviso, con il resto dei
danari, con altri mendicanti come loro.
Non prima di aver
procurato unguenti e bende.
per un ammalato che si era allocato
sotto un
albero,poco lontano dal luogo ove tutti insieme sostavano,alloggiamento di fortuna,sotto il porticato della Chiesa.
E che loro ,dopo aver sfamato,lavato e medicato,avevano preso seco.
Sempre ridendo,cantando e levando al cielo orazioni, fraticelli lieti.Tali da fare radunare gente,fedeli e pellegrini curiosi,invitati a
radunarsi per pregare.
Jacopa,prima di ordinargli di passare per le cucine,a mangiare e bere una buona tazza di vino, s'era ritrovata sorridente riflessa nel vetro,quasi a specchio,della finestra,oltre cui aveva osservato
il cielo.pulito e terso.
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Jacopa ,che maestosa passa, mani
intrecciate trattenute
sotto il seno,il giorno dopo,cerca fratello Francesco
che Lei non trova.
Mentre più lontano,sotto il porticato del palazzo accanto alla bella Chiesa, c'è baccano,di mentecatti che cantano e suonano facendo frastuono, senza essere menestrelli.
Litanie? Ma si,laude.
Battono le mani,ridono,chiamano,ma certo.
Sono loro! e al centro c'è .Lui,quello di Ascesi.
La serva lascia il cesto in terra e qualcuno rovista.
"C'e' pane!" -dice -.e lo porge al suo "capo".
Che lo prende,lo bacia ,lo alza verso il cielo,chiede la benedizione del Padre "anche per quelli che ce lo hanno donato",poi
lo divide,un tocco per ognuno.
Sorride alla nobile dama che ricambia,la ringrazia e lei si avvia,con negli occhi
il sole caldo della benevolenza che si sente,ci si trova ad accogliere e dopo si restituisce immediata.
Donna Jacopa cammina
verso la dimora che
lei ha,a Roma.
Qualcuno ,cercando ancora nel cesto ha trovato unguenti,bende ,anche un vasetto di costosissimo e prezioso miele che dona forza.
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Monna Jacopa, che maestosa e composta,regale dama, è seduta alla penombra
nella sala immensa di casa, poche le fiaccole,guarda .
i suoi due bellissimi figli che giocano con una palla di stracci,ridendo felici.
le fantesche famiglie ,donne di casa che ricamano o siedono composte,tutte attorno a lei, davanti al grande camino
acceso. alcune chiacchierano .
Jacopa guarda.
il fuoco : è notte fredda,a Roma.
Come faranno i tanti sfortunati,i poveri,i penitenti,i pellegrini senza ricovero,come Francesco?
Quello così gentile,con tutti i suoi fraticelli? Come i pettirossi intirizziti
che lei ha visto al primo far della sera
sull'albero di fronte?
Stretti a darsi calore?
Dove saranno?
Ancora nel recinto accanto al
porticato della Chiesa?
Comandato,il servo, parti'
alla loro ricerca dopo essersi sentito raccomandare :
"Portameli,Giacomo .
Ma che non sia un obbligo.
Rivolgiti a Francesco di Assisi,che è il loro capo.
Portagli il mio saluto.
È il mio invito.
Al caldo,qui.
Dalla sua amica Jacopa,Principessa Vedova ,a star con lei ,ed i suoi due
figli, la famiglia tutta, questa notte!"
E portasse anche gli altri, con l'ammalato che stanno assistendo, compreso."
E non tardarono.
La grande sala
affollata da quel piccolo esercito un po' sporco,intimidito
ma tanto allegro,vicino al fuoco.Con i suoi due bimbi, che ridevano
a tutti quei lazzi,un po' da monellacci impuniti,dei giovani frati.
Jacopa che ascoltava
ringraziare.
Jacopa che ricambiava
sorrisi e ritraeva la mano per non farla baciare.
Jacopa che poco dopo,china
a lavare e fasciare i piedi sanguinanti,arrossati,gelati .
Si sentiva dire che
"anche Gesù s'era fatto servo, Monna Jacopa,giusto come Te" .
Ed era successo,quando era stato il suo turno, che fratello Leone, quello che più doveva aver a cuore il fraticello, perché
gli era sempre accanto
e ne aveva cura ,dimostrando
grande sollecitudine, le aveva confidato d'essere preoccupato per il suo amico,sempre più debole,malato, giacché spesso ,digiuno.
Il frate di Assisi intanto,parlava.
Di una storia meravigliosa,di Gesù, che Gesù stesso aveva raccontato :
"un uomo, samaritano, che aveva soccorso un altro uomo.Aveva avuto
compassione ,non era passato oltre, non aveva voluto essere lontano dalla felicità vera ."
Cioe,' l'avere compassione,fermarsi,farsi carico.
Di ciò che è pesante ed arduo da portare,per un altro uomo in difficoltà,capirlo ed
aiutarlo,perché si è fratelli.
Fasciare le ferite e
accettare,dell'altro,tutto.
Assumere di quegli ogni cosa,specie quando non può ricambiare perché è debole,povero,malato,preoccupato e si trova nelle condizioni di non potergli
nell'immediato,restituire il favore .
È Gesù, è Amore. nel Padre Nostro.
Nella grande sala, in silenzio, adesso
ognuno ascoltava,anche i bimbi della principessa,uno con gli occhi sgranati,l'altro con il ditino in bocca.
Fermi lì,interessati,attenti.
Jacopa era una buona ascoltatrice,conosceva quella parabola avendola sentita raccontare in latino,ma.
Adesso i presenti.
Lei, i suoi figli, i suoi domestici famigli,i frati,comprendevano meglio il messaggio di Gesù, raccontato così. come se Lui fosse lì con loro,grazie a Francesco.
Che parlava come le persone fanno
ogni giorno,nel quotidiano, senza il latino dei documenti.
"Volgarmente,"si diceva,nella lingua d'uso popolare,non in quella colta
dei sacerdoti e delle Scritture un po' nascoste alla povera gente.Brani letti,parabole,
che
in Chiesa erano citate,predicate,ma mai comprese pienamente.
Allora.
Alla luce di questa Parola,Jacopa, mentre lavava e medicava piedi,si chiese se lei fosse davvero capace ,quando incontrava qualche malcapitato ,o qualcuno in difficoltà ,di fermarsi.
Per aiutare chi soffre ed è nel bisogno
pure interiore, indugiando per comprendere,immedesimandosi
per non essere distante,e non passare oltre. Dopo un breve interessamento,senza l'animo
di chi accoglie!
Si chiese se avesse capito che negli altri siamo noi,ad avere bisogno
e
che Gesù Buon Samaritano tante volte s'era fermato ad avere cura anche di lei.
Quando, disperata, s'era tòrte le mani perché era morto suo marito.
quando suo figlio Giovanni si era ammalato,quando qualcuno giungeva a chiederle consiglio,o aiuto...
Tutte le volte che lei si era fermata a fare da Samaritana facendosi prossima verso gli altri ,con il cuore sincero vòlto
a Gesù ,non solo per senso del dovere, o perché spetta ad una nobile di famiglia potente,secondo i dettami della buona società.
Tutte le volte
-forse poche,in verità- in cui
lei s'era fatta serva,per lo sua
proprio convincimento .
e non solo per la disposizione che la
portava ,nel suo ruolo,ad essere d'aiuto.
Jacopa,contrita .
Si stava chiedendo se lei lo avesse,il "buon cuore".
Mentre questo nuovo amico così
santo et humile ,raccontava.
Con quel fare semplice,come se
fosse...un bambino.Che si rivolge ad
altri bimbi.
Bisognosi di parole gentili.
La governante della casa e tutte le fantesche avevano portato vino,poi servito minestra di farro e lenticchie, tagliato il pane.E olio,formaggio.
Era una cena,al
caldo.
Intanto lui,Francesco di Ascesi,frate,se non cantava.
parlava parlava parlava parlava
di Gesù,nostro Signore.
Con le mani ed i gesti ,raccontava.
Mentre,se Leone gli massaggiava
i piedi, se la rideva ,come a non sopportare il solletico.
"Sapevi,Monna Jacopa Principessa,che Gesù viaggiava ?"
E lei, rispondendo,gli tendeva una ciotola con le lenticchie.
"No,no. O forse,si.Un pochetto lo avevo immaginato ,eh. tu raccontami.mi piace ascoltarti. Intanto: mangia, Francesco,ti farà bene".
Oramai
lo chiamava Francesco, come se fosse uno di famiglia.
Gli diceva, *tu*.
Ma non come ad un sottoposto.Proprio
come ad una persona vicina a lei,di cui potersi fidare perché cara al suo cuore,semplicemente . Perché
era proprio come lei...avrebbe voluto
poter essere.
Senza obblighi,doveri.
In fraternità, parola bellissima.
Francesco *tu*. "Sei mio fratello",pensava.
Ma lui gentilmente,con il diniego della mano,a schernirsi, rifiutava il pasto.
e intanto
chiacchierava parlava chiacchierava
raccontava
di Gesù,nostro Signore.
Nuova ciotola,(forse quel che c'era nell'altra non gli piaceva?)
un pezzettino di carne di pollo,pane intinto nella salsa. Un minùzzolo di formaggio stagionato.
Un sorso di vino.
Niente.sorridendo,il frate reclinava il capo indietro,poi negava.
come a rifiutare e così allontanava il cibo,la tazza con il vino.
Rideva giocoso e riprendeva :
narrava narrava narrava
di Gesù,nostro Signore.
Poco distante,negli occhi
prima alti al cielo,poi ostinati,verso l'amico,negli occhi,di frate Leone.
C'era la
disperazione.
Francesco, distratto da Giovanni,il figliolo di Monna Jacopa ,che ridendo
gli chiedeva qualcosa,non si era accorto che sussurrando,Leone
aveva spiegato alla nobildonna come avesse visto lui,il suo confratello,da
tempo immemore, rifiutare il cibo,quasi.
Privandosi sempre di tutto.
Digiunava, sacrificandosi per i frati o per i più poveri e questo mortificarsi nel Signore,per Amore del Signore,lo stava indebolendo.
A volte non si reggeva in piedi.
Come il primo giorno del loro
arrivo a Roma.Quando era crollato
nel fango,privo di coscienza .
Doveva essersi abituato al digiuno che lo debilitava,si. Ma non riusciva più,quasi.A nutrirsi.A masticare.
Ma non era cosa bella,rimanere troppo
tempo senza sostenersi, riempiendosi
lo necessario,pur senza fame!
E allora.
Jacopa,ad occhi spalancati che osserva attentamente quel volto ridente.
Turbata,inquieta,impensierita ,riflette.
Respirando piano con le narici, nel
sospirone preoccupato,sciogliendo
di lato il velo appuntato
sul capo, annuendo.
Jacopa , seduta di fronte al cittadino di Ascesi,l'ometto piccolino che.
parla narra e dice s e m p r e .
Continuamente, con un sorriso negli occhi con le stelline felici,Jacopa.
Bella,altera e maestosa, mani
intrecciate, trattenute sotto il seno comprimendosi il cuore.
In apprensione.
Sorge dalla sedia e porge un biscotto secco ,preso da un cesto sul tavolino, lì accanto.
"Prendi e mastica piano questo,fratello Francesco.
Un ,*mustacciolo*,come se nomina.
Impastato per li miei piccini.
Buono al palato,un tanto.
per sostegno.
Ti farà bene."
Non gli disse "ti piacerà",ma con squisito intuito femminile :
"Ti farà bene".
Quasi fosse un miracoloso medicamento
per bambini,si .Ma medicamento prezioso.
"Ti farà bene".
Il frate, ridendo di cuore ai figli della dama che erano accorsi, per gustare anche loro il biscottato a forma di quadrato,ma tagliato a sghimbescio, il dolcetto preferito,continuava il suo racconto,ma non ne prendeva ,e.
Se pure anche Leone gliene porgesse un pezzettino,rifiutava con la mano.
"Gesù,Signore nostro, diceva ai suoi amici,circa i bambini,che dovevano lasciare che si avvicinassero..."
"Si,Francesco.
Mentre ce ne dici,per farmi contenta.
Ti prego accetta questo,e...
mangia!"
E, così facendo,neanche quell'ometto fosse un pargoletto,piegata in avanti
oltre la distanza consentita tra dama e
cavaliero od uomo forestiero,come
ad adoprarsi per nutrire un figlio dispettoso.
Forzandogli le labbra
con il mustacciolo, impartendo un ordine sussurrato ma diretto, il
volto gentile e sorridente,ma
gli occhi
imperiosi a non ammettere rifiuto, la Principessa dei Settesoli
riuscì per un attimo
ad imboccare il suo amico.
Frate Francesco trattiene
tra i denti per qualche istante,poi sputacchia il
biscotto in una mano a pugno.
Un cenno che vuole dire "no" ,con l'altra mano scarna.
E continua,sorridendo.
Come niente fosse,il
suo racconto di Gesù,nostro Signore.
La disperazione,delusa,preoccupata del povero Leone che cerca di interrompere quella cascata di parole :
"Mangia ,per un riguardo alla nobile
ospite, fratello. ti prego..."
"Non ora.Piu' tardi,prima del sonno. E ti dicevo ,Monna Jacopa ,che nostro Signore,sai ?!??? aveva tre amici,fratelli. Marta,Maria e Lazzaro,andava a casa
loro a riposare..."
E la risposta di Jacopa, determinata
ad interromperlo. premendo ancora il biscotto contro le labbra del suo
amico ,era :
"Di sicuro ,certo. Il Signore.Eccappunto.
Andava anche a desinare,Francesco.
A casa dei suoi tre amici.Come tu qui,adesso.Sei con noi,con me.
Si, dimmi ,dimmi.
Dimmene ancora ! Ma tu
mangiane,prima !"
Jacopa gentile,donna serena e maestosa,cambia modo di fare.
Spazientita.con un tono da dama
leggermente irosa.
Ha capito ,quanto sia importante
un mostacciolo : è,farina e
mandorle,noci,pinoli. non solo sapore : il miele è come un potente
cordiale, salvacondotto per tornare ad avere forze.E recuperare.
Il tono che usa è diretto,imperioso, non certo per fare dispetto.
Un tono *forte*.Autorevole, che non ammette altro che l'ottenimento
di ciò che è stato richiesto.
Adesso. Con gli occhi che sputano fuoco.
E' un ordine ,che non si discute :
"Francesco?!?!"
"M A N G I A !"
Nella sala grande,tutto si blocca,solo il crepitìo del legno che brucia si sente,e
che scoppia.
Francesco, con un sorriso alla donna che
gli porge il biscotto,occhi negli
occhi,ora
prima morde, poi
mastica piano. Inghiotte .
Il mustacciolo della principessa che adesso sospira,ma no.Non
smette di provare ad alimentarlo,gliene porge ancora.
Un po' severa,come una mamma
buona ,cui lui, d'improvviso.
Inaspettatamente,dice,ridendo:
"è tanto buono,grazie. " FrateJacopa."
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"A donna Jacopa, serva dell'Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo.
Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma".
«scrissero la lettera come aveva detto il santo allorquando bussarono alla porta»: era donna Jacopa che giungeva da Roma, con tutte le cose da lui richieste E il Santo (Francesco) disse : "Benedetto Dio, che ha condotto a noi donna Giacoma, fratello nostro! Aprite la porte, esclama, e fatela entrare, perché per frate Giacoma non c'è da seguire il decreto della clausura relativo alle donne!"
passo citato da
"Fonti Francescane"
" Trattato dei Miracoli"
di Tommaso da Celano
(numeri 37-38)
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Quando dalle Basiliche scendi le scale per visitare la tomba del Poverello di Assisi che vedi immediatamente,di fronte a Te,voltati un attimo :
alle tue spalle, in una nicchia custodita da una grata in
ferro,c'è un'urna che pare stare lì
a "controllare" ancora oggi Santo Francesco .
Leggi. C'è scritto,il nome delle spoglie li' custodite .Troverai
scritto :
Jacopa de'Settesoli.
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(affreschi di Giotto,gentilmente forniti
senza che Giotto lo sappia,dallo
stesso Giotto,ma con Intelligenza molto
e pure troppo Artificiale che ne imita lo stile)
immaginando.
come potrebbe essere andata.
come potrebbe essere nata.
l'amicizia tra
frate Francesco e frate Jacopa.
Donna nobile.Che,si.
Che il fraticello chiamava "frate".
*_gioilan_*