sabato 1 novembre 2025

capito(mbo')lo.


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           capito(mbo')lo. 
                       I
          
 addì 31 di ottobre 
-mattina a scuola-

La maestra ,detta
laSignoraMaestra (bionda),Giovanna

dava
un suo monito

(era il
Presidente della nostra
piccolissima
Repubblica che a scuola
si chiamava *classe*)
                 :

<<Da domani vacanza,
ma compiti a casa.Ci
aspettano giorni di
tanti ricordi e silenzio.
Giorni per

O. sser. Va.re. 

e poi
raccontare sul
quaderno a righi.

In altri paesi del mondo
però,non é così.
Si festeggia. Ma questo
-bambine- vuol dire
vivere in posti diversi.

Il fiore di questi giorni 
é il 

Cri. Sant. Emo.

Che per noi vuol dire
dolore.Però in
Giappone -per quella
sua esplosione di 
petali- é il fiore della
gioia.Si regala ai
matrimoni.

La nuova parola da
trovare sul dizionario é 

Tra.di.zio.ne.

E adesso vi racconto
della festa che é
il primo giorno
di novembre,
di tutti noi vivi 
che siamo santi.

Tuttituttituttitutti
(diceva così per aumentarne.il numero,e nessuno escluso!)

perché viviamo la
nostra vita ogni giorno
fra tante difficoltà 
visto che siamo
per so ne = u ma ni.

Poi,da vivi,il giorno
dopo ricordiamo
tutti i defunti :
quelli che c‘erano,
perché vivevano,quindi

e.sis.té. vano

 e poi
si sono addormentati
per sempre.

Però. Tornano vivi
quando,ricordandoli,li
raccontiamo 
agli altri,anche a
quelli che non li hanno
mai conosciuti.

E ci si
reca tutti al Cimitero a
lucidare le lapidi,
a portare fiori ed accendere
lumini.

Vi capiterà,bambine,di 
vedere tombe senza
neanche un fiorellino.
Lì. 
Ci sono persone che non hanno più nessuno che
le ricorda.
(la maestra ci faceva un sorriso triste).
Altra parola da trovare sul dizionario: 

A.dot.ta.re.

(lei scandiva sempre, le lettere delle parole.
Quando voleva dare
grande 
so len ni t-à 
al vocabolo
nuovo ed al suo significato).

Ecco: adottate quelle tombe 
e fermatevi un attimo a dire che,
se pure non conoscerete 
mai chi c‘é lì dentro,gli volete un poco bene.

Poi.
In fondo al viale
con i pioppi dolorosi.
Dove al cimitero c‘é la tomba del milite ignoto,ci sono le tombe degli ebrei.

Se c‘é qualcuno chiedetegli
il permesso e,se no e
potete,lasciate 
un sassolino.
Ma niente fiori.
Mi raccomando: agli
ebrei solo piccoli
sassolini che -per loro
sono come i fiori- e
ricordano a tutti
di quando quel popolo
vagava per i deserti improvvisando sotto le pietre
le sepolture.

Poi,il giorno 4.

Ricorderemo
tutti i soldati.Di sempre.
Di tutte le
(terribili) guerre.Quelli
che sono morti lontano da casa...dalle famiglie,dagli 
amici.

Mi raccomando,bambine.
Ricordate di osservare.

Ma di parlare a bassa voce 
e fare

            Si. Len. Zio.

Il silenzio é importante.

Mangerete un dolce strano
la Colve.É un dolce che 
arriva dagli antichi romani.
Ma ne riparleremo.>>

La mia maestra,
SignoraGiovanna.anni '60.

chiedo scusa e riscrivo :
laSignoraMaestra (bionda),Giovanna.
(Era di colore biondo,infatti.)

Ri pe to : anni '60
Un altro secolo,addirittura un altro
millennio.

Poi a casa capivi subito
che era una festa
diversa.
Intanto gli odori.
Di mosto che cuoce.
Poi di castagne,arrosto.E funghi,per il risotto.

Fino a quando
non squillava il campanello
del portone e qualcuno
arrivava.

Gente di famiglia ma di città lontane, gente che
veniva in visita
“per i morti“.

Gente che pure allegra
per la visita e trovava 
allegri pure tutti noi
di casa, poi 
si intristiva,parlando
di chi non c‘era e
del Cimitero.
Perché. 
Ogni anno ce n‘era
uno nuovo.
Che,altra parola nuova
da ricercare sul
vocabolario,
*MAN CA VA*.

(ma non ora.
 Adesso c‘era da pensare
alla festa di domani
Tutti i Santi.)

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          capito(mbo')lo
                       II

addì 1 novembre.


Tutti(i)Santi.
Già.
Come aveva spiegato la 
laSignoraMaestra (bionda),Giovanna
tutti siamo Santi (esse maiuscola),per
oggi.
E noi bambine per un
giorno *dobbiamo 
esserlo*.
*DOVETE*
(questo era il pensiero
dal “buongiorno“ appena sveglie fino a sera,a seconda
che a parlarci fossero
-in ordine alfabetico-
la mamma
la nonna
il papà
la zia ospite,con pure lo zio,l'altra zia.)

Buone,brave. 

Riapro parentesi:

(Uhm Però anche domani
co‘ ‘sta solfa,perché 
domani 2 novembre
c‘é 
Silenzio.
Per i tuttituttiTUTTIimorti
E vabbè !)

Chiunque a farci gli
auguri.
Dopo la Messa.
Quindi in visita agli zii.
Anche per telefono.

“AUGURIAUGURIAUGURI
BUONONOMASTICO
A TUTTITUTTITUTTI.
I SANTI“.

A pranzo sugo,ma
con i funghi.(Senza risotto)
Pollo saporoso
di vino dolce con patate
arrosto.
Per dolce, castagnaccio
con le spine (che erano
foglioline di rosmarino)

Quindi a prepararsi.
Per il giorno dopo,
quello di 
tutti tutti tutti 
          i morti.(come aveva detto laSignoraMaestra (bionda),Giovanna

Che stesse arrivando
una cosa speciale
lo capivi dalla nonna.

Che sciorinava tovaglie
riposte,sbuffava a certe
macchie gialle,ne lavava
una che
appendeva ai fili
sul terrazzo visitato dal sole,ritirava
e stirava perché 
a sera,si doveva
 “apparecchiare per
   i morti“.

E a primo pomeriggio
si manovrava
sul como‘ del corridoio.

Lucidato a nuovo,
a destra la vecchia
“campana“ con la statua
della Madonna Addolorata
la stessa,in piccolo, che esce
in processione a cercare
Gesù che soffre, ogni anno a
notte 
del giovedì santo.

(e già qui c‘era un
sentore di tragedia)

Davanti,portafiori
con (quegli orribili) piccoli crisantemi
gialli che la mamma
si coltivava sui vasi 
in terrazzo e che,ma tu guarda.
Misteriosamente
poi fiorivano esattamente
all'appuntamento 
sul comò.

Il lumino ad olio,a debita distanza da
fiori e campana.

E,si capiva.
Tutto doveva essere
perfetto.

Apparte la puzza (!).

Di quel lumino
ad olio nel vecchio
calice rosso
sbreccato
(che.modestamente.
avevo rotto io
ad anni 5) il quale,
sfrigolando,
puzzavapuzzavapuzzava
di panzerotti fritti,per
 ore.
la nonna mia non buttava mai nulla.

Puntualmente,ogni anno,
per evitarci quel cattivo
odore,
la mamma ne
comprava uno di cera
che la nonna sequestrava
per altri (mai saputi)
usi.

Tu la fuggivi,quella puzza,andandotene a giocare
altrove.
Poi,passandoci davanti per
caso...

Finalmente li vedevi,i.

m. o. r. t. i.

Ovvero le foto 
esposte lì,in bella vista 
come carcerati all‘ora d‘aria,fuor dalla ex scatola delle scarpe,quella
(giustappunto)nera,
chiusa da un nastro di raso,
scippato ad una vecchia
coperta del corredo.
Qualche portaritratti
in argento con il
nonno con i baffoni,la
nonna un poco triste,e.
“Fotine“, foto piccine
delle persone che
erano mancate.
Quelle immaginette che
si inviavano ai parenti
del defunto, o 
si distribuivano a fine celebrazione “trigesimo“,ai 30 giorni dalla morte,con la
 immagine bella che viva e sorridente,con gli occhialoni
o i capelli freschi di parrucchiera...di chi (uomo
o donna) era scomparso
e,sotto,una
breve preghiera.


Guai a toccare.
Guai a chiedere.
Guai a fiatare

 (‘ché a nonna venivano
subito gli occhi rossi
come al
raffreddore)

Però. 
Era a sera,dopo cena.
Che incominciava la
cerimonia.

Quando solitamente si
sparecchia e rigoverna
prima di andarsene
a nanna.

Succedeva...l‘insolito.
Nonna riapparecchiava
di nuovo.

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      Capito(mbo')lo III

prima sera 
addì 1novembre.


Riapparecchiava
tavola.
Stavolta con la
tovaglia bella,profumata
ed appena stirata.
I fiori a centrotavola.
E le bottiglie in 
cristallo 
d‘acqua e
vino rosso.
Tovaglioli,posate
al loro posto giusto.
(!) 
Ed un panino vicino
ad ogni piatto.
Posate (senza coltello e forchetta,ma poi vi spiego),tovagliolo.
Al centro la zuppiera con
la Colve.
Qualche castagna intorno con foglie cremisi della "Vite del Canadà" per decorare.


Bella tavola! Ma la più bella dell'anno!

Come se si fosse in
attesa di ospiti.
Perché .Con gli ospiti
era sempre così .
Le cose migliori,per
accoglierli bene.
*L‘ospite é Sacro*.

E se sono sacri gli
ospiti vivi,figurarsi
i morti.

Quindi la nonna, ogni
anno 
passava a raccontare.

Che.
Quella notte.
*Solo quella notte*.

Le anime dei morti
avevano il permesso
di uscire dalle proprie
tombe e...tornare nel
mondo dei vivi.

Nelle proprie case,alle
proprie famiglie,per
controllare che lì
tutto andasse bene.

Girovagando per le
stanze,sfogliando
i propri libri,sedendo
nelle vecchie poltrone.
Controllando negli
armadi,mentre i mobili
scricchiolavano.

Quindi.
Sedendo a tavola.
L'unico posto dove,con la 
propria famiglia riunita,quando,riunendosi.
Mangiando.Avevano
celebrato la vita.


Non consumavano
pasti.Semplicemente
si sedevano lì .Dove
la famiglia si
riunisce e condivide
per almeno due
volte al giorno,il pasto.

oh .Era importante 
anche sapere che alcune anime
nu poco dispettose,se trovavano
 le posate appuntite...ehm
con quelle si potevano ,diciamo vendicare (ma non ero curiosa e nemmeno adesso . e non voglio ne' sapere e nemmeno dire come
potevano essere eseguite vendette)

'na cosa.
Che amme' bambina come alla tizia dai capelli bianchi che adesso scrive...
metteva e mette ancora 'na pa.ù .ura....

Dopo la visita.
Le anima dei defunti
Si spostavano.
Tutte insieme, per andare
a Messa in Cattedrale,per
poi tornarsene
in processione,al Cimitero.
Nel giorno della loro
festa,ad aspettare le
visite dei vivi.

Gli altri,i morti "freschi",morti
non da un anno,in casa ci 
rimanevano
ad osservare e stare vicino con amore di testimoni che guidano,tutti 
i loro amati
fino all'Epifania ,quando se ne andavano 
in Purgatorio con la Befana,che
 ogni festa porta via.

E.
In quella notte era bene
che tutti i vivi...
stessero a casina propria!
A meno che .
Non fossero medico.
O prete.

Mbà .
....
Sempre apparecchiando,la
nonna raccontava di
avere le prove
di questo ritorno...

Ed ogni anno 
era lo stesso racconto.
Ma rispolverato.
Arricchito di nuovi
particolari.

Un‘amica della mamma di sua nonna,
alla sua nonna da bambina,aveva
raccontato di
un episodio successo
al trisnonno di suo nonno


(per età si risaliva,fatti
due conti,al milleeseicento)

Il poveraccio,medico,poco
dopo la mezzanotte di
*quella notte* in cui tutti
si sta tappati in casa,
nonostante le preghiere dell‘anziana madre e della
mogliera
s‘era
risolto ad andare a
controllare lo stato
di una puerpera che lo
preoccupava molto : lei
era giovane ma 
delicata e debole,il
suo bambino 
si presentava dal verso
sbagliato.

Però.A metà viaggio.
Al calessino che lui
guidava, s‘era svitata
una ruota...e così s‘era fermato.

Già si disperava.Che.

Improvvisamente un
giovane,sbucato dal
 nulla,sorridendo 
s‘era offerto di
aiutarlo,salutandolo 
rispettosamente
e chiamandolo
per nome.

Faccia rassicurante,educato.
-Che fortuna-

Lavoro difficile,riattaccare
una ruota in piena notte.

Però.Ci erano riusciti.
Ed il dottore si era
offerto di accompagnare
il giovanotto che
rincasava 

-Era il minimo-.

E dove? Dove abitava???
Combinazione!!!
In una zona vicinissima
a casa sua.

Lui che,guidando i cavalli,
ci faceva quattro 
chiacchiere si 
scopriva contento,di
quella compagnia
in *quella*notte.

Il ragazzo tornava 
a casa,dopo la guerra.
Infatti,il medico
se ne accorgeva solo.
allora,era 
vestito come un soldato.
Tornava
dalla moglie e dal
suo -sconosciuto-
piccolino
mai tenuto tra le braccia,mai 
conosciuto

Nel tragitto
il dottore lo scopriva 
simpatico,un tipo che 
vorresti per amico.
E dall‘aria 
(vai a capire perché ) 
piuttosto inspiegabilmente,
familiare.

Intanto.
Il calessino per strada
incrociava tanta,ma tanta
gente.

 -Cosa strana.Di notte,di
*quella notte*...-

Pareva pieno giorno.E
giorno di festa.Con persone
che si salutavano,si 
riconoscevano,si
abbracciavano ridendo.


Bambini,signore.
Operai,notabili,
manovali,contadini.
Negozi aperti.Addirittura
la forza pubblica e
le carrozze delle persone
facoltose.Anche musici
e le bancarelle delle
fiere,un cantastorie
seguito da famiglie,il
teatrino dei burattini 
con bambini che 
piazzati lì davanti 
ascoltavano ,ridendo.
Chi cantava.C‘era una
processione,con preti,monache,frati.
Scendeva
dalla 
Cattedrale.


Che ti fa la stanchezza!
Ed il medico
stancostanchissimo
sempre,pensò d‘aver 
confuso data,pensò 
ad una festa di città...che.
Già .
La stanchezza
gli aveva fatto dimenticare.

Ma quanti anziani,in
questo viavai.
E molti si scappellavano.
Tanti lo riverivano.
E alcuni...
Avevano anche volti
che gli pareva
di conoscere.

Poi.All‘improvviso.

Una bella signora, 
giovane,bell‘abito
della festa,felice,con 
il suo neonato fra le
 braccia.

Eh...ma quella non era...
Ma certo.
La puerpera che lo
impensieriva.
Che avrebbe avuto un
parto difficile.
Invece ...
Ma guarda!
Era andato tutto bene.
E così bene che il
bimbo era nato
-bellissimo-
stava bene e la mamma
lo portava a veder 
passare processione,forse
per la sua prima
volta in visita
in Cattedrale.
...
Meglio tornare a casa.
Povero dottore stanco!
Molto meglio.
Procedendo piano,fra
tutta quella gente.
Meglio tornare dalla moglie,a
dare un bacio ai suoi 
bambini che dormivano,a
chiedere la benedizione
dell‘anziana madre.

Fu in vista di casa che se
ne accorse.

Il giovane che lo
aveva aiutato non
era più con lui.

Questi giovani!!!
Sempre imprevedibili!
Doveva essere sceso
poco prima della curva,
oltre la Cattedrale
quando aveva 
rallentato per la 
processione.

Un pò gli dispiaceva.
Non gli aveva chiesto
il nome.Il cognome.
Nemmeno dove abitasse
esattamente....

Il tempo di smontare dal 
calesse,sciogliere i cavalli
e portarli nella
piccola stalla,entrare
in casa.

Nel silenzio della
notte 
tutti dormivano.

La tavola della
sala da pranzo
come ogni anno
era apparecchiata
con le stoviglie più belle,i fiori 
e la Colve al centro,in
una zuppiera panciuta,per
la visita dei morti.

E sulla scrivania piccola 
di fronte,un piccolo
lume,e fiori,dinanzi ai
ritratti dei defunti.

Al centro, quello
del padre,scomparso
in guerra.Mai 
conosciuto.Morto
prima che lui nascesse.

Un dolore antico.

Da sempre avrebbe
voluto parlare,ridere e
chiedere consiglio 
a quel suo genitore.

Stanotte guardò
meglio quell‘immagine.
Amata,ma di persona 
mai frequentata in vita:
l‘immagine allegra e
sorridente di un giovane
che andava in guerra
sicuro di tornare a casa.

Lo guardò.E ancora. 
Meglio.Spostando
 il ritratto sotto la
luce fioca.

Era il ragazzo che
lo aveva aiutato 
con la ruota del calesse.

Poco prima
lui aveva incontrato
suo padre,che
tornava a casa.
Quella notte :dalla
moglie e da lui bambino.

E tutti quelli che
avevano incontrato????
Tuttituttitutti i morti

!

A questo punto
era resa nota anche
la scomparsa della
puerpera ,quella che il
dottore voleva
aiutare e che più 
tardi,per strada
aveva visto
con il
neonato in braccio
andare verso la Cattedrale.
Ma se chiedevi
alla nonna,lei
 sorvolava.

E a noi. 
cisiacccccapppponava
la pelle.

E buonanotte.
Sotto le coperte
per la paura.



*_gioilan_*
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