martedì 16 dicembre 2025

La novena che è la poesia all'albore

"Alle prime luci dell'alba, l'antico rito della Novena a Gesù Bambino a San Toma si rinnova: non è solo attesa, ma una riscoperta, passo dopo passo, della nostra umanità più vera."
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A primissimo mattino, dalle 6.30, quando nel buio lentamente si affaccia la luce del nuovo giorno, nella Chiesa di San Toma, sede della Confraternita del Sacro Cuore Immacolato di Maria Santissima, torna in punta di piedi, rinnovata per il secondo anno, l'antichissima usanza della novena a Gesù Bambino.

Potrebbe stupirci il fatto che "La Novena di Natale ", non sia una preghiera ufficiale della Chiesa, però rientra 
tra le" pratiche pie" della pietà popolare da riscoprire e far tornare all'attenzione dei fedeli,come rinnovato impegno di preghiera e riflessione.
Infatti dal 16 al 24 dicembre ha come scopo aiutare a prepararsi spiritualmente alla nascita di Gesù.

Fu eseguita per la prima volta a Torino nel 1720 ,nella chiesa dell'Immacolata dai Missionari Vincenziani,che avevano una particolare attenzione verso l'umanità di Gesù, ed il mistero dell'Incarnazione.Fu scritta e per la prima volta intonata in un canto ,quindi diffusa in Piemonte, e da qui viaggiò in tutta Italia,per giungere così anche a Trani.

Una consuetudine molto sentita nella nostra città, in passato.

È stata l'attenta priora della confraternita sita in SanToma a riportarla in vita lo scorso anno, insieme a Don Michele Torre. 
Da oggi prosegue guidata dal rettore di fresca nomina, Don Giuseppe Mazzilli.

La novena a Gesù Bambino in città come in molti paesi  della Puglia ,era l'attesa della luce di Cristo che squarcia la tenebra del peccato e proprio per questo si teneva al primo albore, quando il chiarore illumina lentamente il mondo che esce dal buio. 

Era un simbolo fatto di partecipazione e preghiera che si offriva prima di recarsi al lavoro, per una "buona disposizione" all'accoglimento del Bambinello non solo nel Presepe, ma nella propria vita quotidiana fatta di
contrarietà,e piccole questioni che potevano allontanare spiritualmente dal clima del Natale.

Ci si andava tutti, di famiglia. 
Genitori, figli, nonni. Le persone anziane come i giovani, le persone sole, gli ammalati che potevano, tutti fedeli che costruivano il Natale in una maniera decisamente molto diversa dall'odierna.

 Un mondo lontano,semplice, in cui la parola "partecipazione" era importante e diventava spunto per crearne una nuova: "com-partecipazione", con un  "con" che diventava compagnia, condivisione della fede.
Grazie a momenti di riflessione comunitaria, la novena al Bambinello era riservata alla confraternita ma aperta a tutti: tempo trascorso insieme con canti e invocazioni, ricco di letture dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, meditazioni che rievocavano le profezie, la nascita di Gesù e i pastori, in un connubio tra racconto e preghiera espressa con una grande devozione.

Gli ultimi giorni prima della Messa della notte di Natale erano scanditi da questo appuntamento. In alcune liturgie, la preghiera si intrecciava alla poesia con un linguaggio estremamente lirico: si parlava della camicia candida del neonato, della sua aureola traforata come un merletto (a ricordare le spine della corona sulla Croce), degli angeli con i canti dell'Annuncio e dell'Alleluja.
Dei pastori che ricevevano l'annuncio 
della nascita del Salvatore e correvano a cercarlo seguendo la stella.

Lo scorso anno è stata, anche per chi scrive, una sorpresa autentica ed emozionante. Scoprirsi non sola per strada a quell'ora, andando verso la chiesetta, incontrando diverse persone con la stessa meta. E lo stupore, grandissimo, nell'annotare che alla novena c'era così tanta gente da dover rimanere in piedi, fuori dalla porta. Impensabilmente numerosa. Devota, commossa e, alla fine, anche serena, felice.
Sconosciuti che nei giorni seguenti si riconoscevano, si sorridevano, anche chiacchieravano. Una riscoperta a piccoli passi del significato profondo del Natale, testimonianza del bisogno del Sacro in questi nostri tempi difficili, del bisogno di viverlo con il cuore più che con il consumo delle feste, mettendo in comune l'esperienza di un rito che arriva dal passato.
La Novena a Gesù Bambino a San Toma, una chiesetta dove il Presepe è come ogni anno costruito con amore e speciale attenzione ai particolari, è un momento che aiuta a sperare.

In tempi complicati di social, di guerre, di paura, di mancanza di lavoro, di malattie, di quotidiano sempre più difficile, a volte disperato nella solitudine.
È uno sforzo da fare superando il sonno nella levataccia, il freddo e le preoccupazioni quotidiane, lasciandosi andare occhi-negli-occhi di estranei che diventano come amici: ti accolgono e ti sorridono, ti fanno posto, ti cercano una sedia, ti prestano un guanto perché hai i geloni alla mano, ti passano una caramella contro la tua tosse, ti chiedono come ti chiami e  ti danno appuntamento al giorno dopo chiamandoti per nome. E tu poi ti stupisci giusto il giorno
 seguente, quando ti invitano con un cenno per richiamare la tua attenzione e, davvero, ti hanno tenuto il posto a sedere.
Anziani con cui spendere cinque minuti di quel sole tiepido appena sorto, che diventa bollente di amicizia, fraternità e tempo in comune in cui si dà davvero poco, con poche parole, ma si guadagna TANTO.
Facciamoci un regalo, queste mattine gelide prima del 24 dicembre. 
Solidali con la delicatezza della priora, una donna di straordinaria sensibilità e attenta guida di una confraternita che le è specchio: la sua profonda fede e attenzione ai valori spirituali e di autenticità sono da accogliere e fare nostri.
Potremmo riuscirci, volendo.
Andiamo ad ascoltare Don Giuseppe, spegnendo il telefono e provando ad accendere l'animo per consegnare lì, in un angolo nascosto, ogni dubbio e preoccupazione. Provando "a cercarci dentro" cinque minuti, per incontrare ciò  che siamo. A rivoltarci il cuore per far posto a quel piccolino 
che viene a cercarci alle prime luci di una Trani che si sveglia e torna a camminare verso la festa, tra tanti problemi e tanta... bellezza.


*_gioilan_*