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mi porto
come del porto l'acqua
di madre
a specchio
in occhio.
lacrima
per uno steccato
di memorie lanceolate
incastrate
tra baci lanciati con soffi
al passaggio del treno
in campagna
—bimbasaluto con il braccio sono—
e domande :
viaggerò, chissà.
le gomme masticate
salvate appiccicate
saranno sospirate
nella finestra stretta
— quasi una feritoia —
da cui
qualcosa di germinale
perforerà l'eterno di un
"non si sa che sarà."
forse falliti amori
con la firma
del pasticcio universale
impiallacciato in tempi altri
ad ora
graffiato dal rancore
in una lettera riletta
che esprimeva piano, un peso
ed una icona in sospeso.
aver paura di dirsi che ci fu un richiamo
senza eco
e
sputando amaro
definì i miei spazi
di oggi
da vecchia senza speranze più.
stamane
respiro perduti e lontani
dubbi, marosi su scoglio.
che si scioglie
d'una nuvola azzurra
mentre s'allunga
e s'appresta
a stropicciare le sue dita lunghe
dentro il mare.
intanto è già
quando
la marea sale sporca di sale e
risale luna che si, porto
con me
stupita
di saperla ancora dei poeti.
sorrido di rado e se. alla fine
rido.
*_gioilan_*